Mare d’Italia, il 95% delle coste è di qualità eccellente


In primo piano si colloca il dato straordinario che certifica la purezza del mare italiano: ben 5.926 chilometri di costa, sui 6.242 complessivamente monitorati in tutto il Paese, hanno ottenuto la classificazione di qualità eccellente. Questa percentuale, che si attesta al 94,9% del totale nazionale esaminato, rappresenta il gradino più alto previsto dalle severe normative europee in materia di balneabilità e posiziona l’Italia ai vertici della tutela ambientale e dell’attrattività turistica nel bacino del Mediterraneo. Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), grazie al costante lavoro di campionamento e analisi operato dalle singole Agenzie ambientali regionali e dalle Aziende sanitarie locali nel territorio siciliano, ha ufficialmente aggiornato la classificazione relativa alle 4.524 acque di balneazione nelle quali è suddiviso il litorale marino della penisola e delle isole.

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Foto di Anna Kharkivska su Unsplash.

Questo imponente monitoraggio permette di restituire una fotografia nitida e dettagliata dello stato di salute del nostro mare, offrendo garanzie fondamentali per la salute pubblica e la conservazione degli ecosistemi.

Mare, la geografia della balneabilità

Accanto alla netta predominanza dei tratti di mare eccellenti, la radiografia dei restanti chilometri di costa evidenzia una quota minoritaria di litorali che non raggiungono la classe massima. In particolare, 207 chilometri di costa, equivalenti al 3,3% del totale monitorato, rientrano nella classificazione di qualità buona. Scendendo ulteriormente nella scala dei giudizi normativi, si incontrano 60 chilometri di coste che mostrano una qualità appena sufficiente, corrispondenti all’1% della quota sottoposta a controllo. I tratti costieri che registrano una qualità scarsa, ossia il livello più basso contemplato dall’ordinamento comunitario, si limitano a 41 chilometri, incidendo per appena lo 0,7% sulla mappa complessiva dei campionamenti.

Infine, il Sistema nazionale rileva una piccolissima porzione pari a soli 8 chilometri che risulta attualmente non classificata, corrispondente allo 0,1% del perimetro esaminato. Tale assenza di giudizio è da attribuire esclusivamente alla temporanea carenza di un set di dati analitici sufficientemente ampio da consentire una valutazione statistica rigorosa. È fondamentale evidenziare che da queste percentuali restano rigorosamente escluse tutte le aree costiere non monitorate che, per via della loro stessa natura e destinazione d’uso, non potrebbero in ogni caso essere destinate alla balneazione, come nel caso di insediamenti portuali, installazioni militari, foci dei fiumi e canali, nonché specifiche zone di riserva e aree marine protette integralmente interdette.

L’analisi dettagliata del profilo costiero per regione

Andando ad approfondire i dati su base locale, emerge una situazione complessivamente eccellente in tutte le regioni marittime, con oscillazioni minime determinate dalle peculiarità geomorfologiche e dalla differente pressione antropica o idrografica esercitata dai bacini interni. La Puglia conquista il primato assoluto nazionale in termini percentuali, sfiorando la perfezione con il 99,9% di costa eccellente sui suoi 882,8 chilometri monitorati. Subito dietro si posiziona il Friuli-Venezia Giulia che, sebbene gestisca un’estensione costiera più contenuta pari a circa 70,5 chilometri, vanta il 99,6% di acque al vertice della qualità.

La Basilicata si attesta a un eccellente 99,1% sui suoi 58,7 chilometri totali, priva di tratti scarsi o sufficienti. La Sardegna, che detiene il litorale monitorato più esteso d’Italia con ben 1.410 chilometri, fa segnare un clamoroso 98,9% di conformità eccellente, lasciando percentuali infinitesimali alle altre categorie e dimostrando un isolamento e una conservazione ambientale straordinari. Ottimi risultati si registrano anche in Toscana, dove su 596,7 chilometri di costa il 97,4% è classificato come eccellente, e nelle Marche, che raggiungono il 96,2% di eccellenza su un totale di 161,7 chilometri monitorati.

Il Lazio mostra una performance solida con il 94,3% di costa eccellente sui suoi 267 chilometri di competenza, mantenendo a zero i tratti scarsi o non classificati. Leggermente al di sotto della media nazionale, ma comunque su livelli di assoluta sicurezza e pregio, troviamo la Campania con il 90,6% di acque eccellenti su 479,5 chilometri, un dato che risente anche della presenza di un 1,5% di costa non classificata pari a oltre 7 chilometri.

La Calabria difende un ottimo 90,1% di eccellenza sull’ampio fronte costiero di 670,9 chilometri, scontando tuttavia un 2,1% di acque scarse. L’Emilia-Romagna, malgrado l’altissima densità turistica e l’influenza del bacino del Po, porta a casa un ragguardevole 90,9% di eccellenza sui suoi 107,7 chilometri. L’Abruzzo e il Veneto chiudono la panoramica regionale con un identico 90% di acque di livello eccellente, con l’Abruzzo che mostra la quota percentuale più alta di costa scarsa a livello nazionale, pari al 4% del proprio litorale.

I dati del monitoraggio dei laghi e dei fiumi interni

La tutela della risorsa idrica e il controllo della balneabilità in Italia non si fermano alle sole coste marine, ma si estendono con capillarità anche al patrimonio delle acque interne, comprendendo un totale di 673 chilometri di laghi e fiumi monitorati. I risultati aggregati confermano l’elevatissimo standard qualitativo dei bacini d’acqua dolce nazionali: ben 624 chilometri sono stati inseriti nella classe di qualità eccellente, pari al 92,7% del totale esaminato. I restanti segmenti fluviali e lacustri si ripartiscono in 28 chilometri di qualità buona (4,1%), 14 chilometri di qualità sufficiente (2,1%) e appena 6 chilometri giudicati di qualità scarsa (0,9%), mentre un solo chilometro, corrispondente allo 0,2%, permane non classificato per carenza temporanea di campioni storici.

Anche per questa specifica tipologia di controlli, la gestione tecnica e operativa delle attività analitiche è affidata alle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e alle Province autonome. Vi sono tuttavia due significative eccezioni nel panorama amministrativo nazionale, rappresentate dal territorio della Regione Lombardia e dalla Provincia autonoma di Trento, aree nelle quali la responsabilità e l’esecuzione materiale dei campionamenti rimangono incardinate all’interno delle articolazioni del sistema sanitario locale.

Protocolli di campionamento e criteri scientifici di valutazione

La classificazione dello stato delle acque risponde a rigidi criteri scientifici standardizzati a livello continentale. L’intero impianto di sorveglianza poggia sulle linee guida stabilite dalla direttiva dell’Unione Europea 2006/7/CE, recepita fedelmente nell’ordinamento italiano tramite il decreto legislativo 116/2008 e le successive specificazioni tecniche definite dal Decreto Ministeriale del 30 marzo 2010, modificato e integrato dal Decreto Ministeriale del 19 aprile 2018. Dal punto di vista prettamente biologico, le indagini di laboratorio si concentrano sulla misurazione quantitativa di due specifici parametri microbiologici, assunti come indicatori primari ed inequivocabili di contaminazione di origine fecale: l’escherichia coli e gli enterocchi intestinali.

La tempestività d’azione costituisce l’elemento cardine del sistema di allertamento e salvaguardia dei bagnanti in caso di superamento dei limiti di legge. Non appena i laboratori delle Agenzie ambientali riscontrano una concentrazione superiore alle soglie massime consentite per uno dei parametri microbiologici, i risultati analitici vengono trasmessi immediatamente e in via prioritaria alle amministrazioni comunali competenti per territorio. I sindaci, in qualità di autorità sanitarie locali, hanno il dovere stringente di emanare nell’immediato un’ordinanza di divieto temporaneo di balneazione per il tratto di costa interessato dal fenomeno degradativo.

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