Con il primo via libera al disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, sono molti a chiedersi se non sia necessario un referendum sul tema dell’energia nucleare. Sono nella memoria collettiva non soltanto i due disastri nucleari di Chernobyl e Fukushima, ma anche i referendum sul nucleare cronologicamente vicini a questi due eventi. In entrambi i casi la risposta è stata “no, grazie”.
Ora, viene detto, le condizioni sono diverse. Non soltanto per quanto riguarda la necessità di risorse energetiche, ma anche per la sicurezza delle centrali nucleari. Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, quando arriverà il momento del referendum il Governo “sarà in grado di spiegare che non c’è nulla da temere”.
Due referendum contro il nucleare
La storia dell’energia nucleare in Italia tocca tre tappe fondamentali. La prima è l’inaugurazione dell’uso di energia nucleare, con l’Italia in prima fila in Europa. Poi i due referendum che hanno messo nero su bianco il timore che episodi come quelli avvenuti a Chernobyl e a Fukushima potessero ripetersi anche sul nostro territorio.
Così a novembre del 1987 e a giugno del 2011 si è scelto di dire no al nucleare. Oggi, a distanza di 15 anni dal tentativo del governo Berlusconi, si prova la strada del ritorno del nucleare in Italia.
La Camera il 4 giugno ha dato il primo sì al disegno di legge delega sul nucleare sostenibile e il prossimo passaggio sarà al Senato. L’obiettivo è arrivare entro la fine dell’anno con i decreti attuativi. Sarà questa la nuova tappa dell’energia nucleare in Italia?
Serve un nuovo voto?
I due referendum negativi sull’energia nucleare non hanno impedito il percorso normativo per il ritorno del nucleare in Italia. Il giurista Giovanni Guzzetta, intervistato dal Corriere della Sera, ha spiegato che:
i referendum pongono un vincolo, ma il vincolo è sottoposto a due condizioni: che la situatione oggettiva sia rimasta di fatto inalterata e che pure la situazione politica non sia mutata. Sono passati quindici anni, il quadro politico e la sensibilità dei cittadini non possono ritenersi gli stessi.
Al momento ci sono diverse differenze rispetto al passato, a partire dallo sviluppo tecnologico che ha cambiato lo standard di sicurezza. Se si pensa infatti ai precedenti referendum dell’87 e del 2011, il no degli italiani è stato sicuramente spinto anche dall’emotività dei due eventi che avevano sconvolto il mondo.
Quindi, spiega il giurista, non c’è un impedimento per il legislatore e si può quindi legiferare. Ci sarà però un momento nel quale si arriverà a un eventuale referendum abrogativo della nuova legge.
Gli italiani sono favorevoli all’energia nucleare?
Secondo le ultime rilevazioni, come i sondaggi Swg, l’Eurobarometro e il sondaggio di Ipsos con Legambiente, molti italiani sono ancora totalmente contrari al ritorno all’energia nucleare, ma la percentuale di chi è favorevole o si dice neutrale è aumentata rispetto al passato.
L’81% degli italiani a giugno 2024 si diceva contrario al nucleare. Un anno dopo circa, con l’introduzione di termini come “nuovo nucleare” o “nucleare sostenibile”, la situazione appare leggermente cambiata.
Anche se ancora due italiani su tre si sentono poco informati sul nucleare, solo il 18% degli italiani ritiene definitivi i risultati dei due referendum passati.
Cambia anche il favore degli italiani a seconda della tecnologia nucleare che potrebbe essere presente in Italia nei prossimi anni. Per i reattori nucleari della generazione attuale, quindi terza o terza avanzata, il 57% si dice a favore, ma se si va verso la quarta generazione, la percentuale sale a 61%. Resta invariata per i reattori SMR/AMR e i microreattori MR (intorno al 60%).
In definitiva un 20-30% è totalmente contrario, ma cresce anche la solidità di chi è favorevole, sempre intorno al 20-30%. Tolti gli indecisi, se si aggiungono al calcolo finale i “leggermente favorevoli”, ovvero quelli che dicono sì all’energia nucleare ma solo con le nuove tecnologie considerate più sicure, in Italia ci sono molti più favorevoli che contrari.
Pichetto Fratin: “Non si fa quello che è popolare”
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin si sta esponendo molto sull’energia nucleare sostenibile, essendo lui uno dei fautori del ritorno del nucleare in Italia.
Dopo l’approvazione alla Camera, ha spiegato che rispetta la decisione degli italiani negli scorsi referendum, ma fa notare anche che i tempi e le tecnologie sono cambiate.
Soprattutto, sottolinea il ministro:
Non si fa quello che è popolare, ma ciò che è giusto per il paese.
In questo anno di tempo, il ministro e il governo dovranno quindi raccontare l’energia nucleare, i nuovi standard di sicurezza e perché il nucleare sia fondamentale per l’Italia. Secondo il ministro ci riusciranno, a partire dai dati:
Oggi non siamo autonomi in fatto di energia, prendiamo il 15-20% dall’estero e prevalentemente dal nucleare francese.
Il nodo scorie e utilizzo militare
Per Pichetto Fratin, quindi, guardare al futuro e all’autonomia energetica vuol dire anche accogliere il nucleare: “I tempi che stiamo vivendo insegnano che bisogna guardare al futuro prima che ci travolga”.
Il ministro dell’Ambiente è proiettato verso il futuro, così come anche l’iter per il ritorno del nucleare guarda a investimenti sulle nuove tecnologie nucleari per i decenni a venire. C’è però chi critica, come le opposizioni al governo, il problema delle scorie delle centrali nucleari e il nodo del nucleare a fini militari.
Per quanto riguarda le scorie, il ministro dell’Ambiente ha risposto che al momento sono in Francia a vetrificare e possono restarci fino al 2040. È previsto il piano di rientro di questi rifiuti, che saranno stanziati in capannoni in attesa di tornare a essere combustibili per i nuovi reattori.
Il tema dell’utilizzo militare viene portato invece a galla dal co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, che ha parlato di una bocciatura all’emendamento del suo partito che voleva escludere qualsiasi utilizzo militare del futuro nucleare in Italia. Chiesti chiarimenti, il ministro ha spiegato:
Abbiamo escluso categoricamente la diversione di materiale, impianti e tecnologie per produrre armi nucleari. Poi ci sono ricerche che possono essere collegate alla difesa, ma non in un’ottica offensiva.
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