L’opposizione prova a riscrivere la riforma della legge elettorale con una carica di emendamenti. A conti fatti, oggi allo scadere del termine alle 12 in commissione, potrebbero stanziarsi intorno al migliaio le proposte di modifica quasi tutte, appunto, delle minoranze. Dalla maggioranza dovrebbero, invece, arrivare solo poche correzioni più ‘tecniche’ a partire da quella riguardante il voto degli elettori di Trentino Alto Adige e Valle D’Aosta e da una specifica sulla salvaguardia delle prerogative del capo dello Stato per quanto riguarda l’indicazione del premier che resta, comunque, un punto fermo della riforma. Nessun emendamento è atteso, invece, dai singoli di partiti di maggioranza. Il tema delle preferenze (sul quale insistono FdI ed Nm) verrà demandato all’Aula, come fa sapere il responsabile organizzativo del partito della premier, Giovanni Donzelli. Non per i vanacciani, però, che hanno depositato tre proposte di modifica in materia nel loro pacchetto che comprende anche una misura definita “anti-woke elettorale”, ovvero una stretta sulla quota obbligatoria (si passa dal 60 al 65%) di candidati di genere diverso nelle liste bloccate. Le votazioni in commissione sono previste solo a partire dalla prossima settimana, ma intanto i partiti mettono a punto le loro strategie. La segretaria dem Elly Schlein ha parlato a lungo alla Camera con Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi. Giuseppe Conte era impegnato a Bruxelles ma i contatti tra i leader sono in questi giorni frequenti. Una grossa parte delle proposte di modifica delle opposizioni saranno, del resto, comuni a partire da una serie di soppressivi ma anche dalle proposte per il voto dei fuori sede e per la raccolta delle firme online (presentato anche da FnV) come sulla parità di genere nelle liste. Ciascun partito di opposizione, avrà, però, anche proprie proposte. I pentastellati proporranno un sistema proporzionale con sbarramenti modulati in base alle alleanze con collegi piccoli e preferenze. Da +Europa arriverà la riproposizione del Mattarellum ma anche la proposta di assegnare il premio solo in caso di alta affluenza. Sia il Pd che Avs, infine, dovrebbero presentare al posto delle bloccate collegi uninominali proporzionali sul modello del ‘Provincellum’. E sempre dai Dem anche in chiave di “limitazione del danno” dovrebbe arrivare l’attribuzione del premio mediante lo scorrimento liste plurinominali.
Roma, 11 giugno 2026 – Il principale problema di costituzionalità, segnalato in modo pressoché unanime da tutte le audizioni di esperti, ossia l’esclusione degli elettori del Trentino-Alto Adige e della Valle d’Aosta dal voto per determinare il premio di maggioranza, sembra superato accettando i rilievi critici. A testimonianza del fatto che il Parlamento ha dei meccanismi di ascolto che possono funzionare. L’effetto connesso sarà anche quello di computare i seggi dei vincitori dentro il tetto nazionale di 220 e 113 seggi, evitando che esso possa lievitare verso soglie problematiche, a di sopra del 55 per cento dei seggi già ammesso dalla Corte Costituzionale. Così la prima finalità che nel contro contesto concreto va perseguita, la scelta diretta di una maggioranza da parte degli elettori, viene finalmente inquadrata dentro binarli ragionevoli.
Come è stato detto ieri nella presentazione alla Camera di un numero della bella rivista “Percorsi Costituzionali”, il nostro contesto spinge a creare una maggioranza in seggi sin dal voto per due ragioni. Anzitutto perché mancano rimedi costituzionali che in altri Paesi consentano di dar vita a Governi cosiddetti di minoranza, tra cui la mancanza del voto di fiducia iniziale e la previsione una maggioranza assoluta dei componenti per abbattere un Governo. In secondo luogo perché mancano oggi alcuni requisiti politici per superare un eventuale pareggio elettorale: la disponibilità a sostenere un governo tecnico o uno politico con forze distanti dalla propria coalizione. Senza queste condizioni costituzionali e politiche vi sarebbe il serio rischio di un avvitamento di sistema con elezioni più volte ripetute.
Resta però una contraddizione vistosa. Pur motivata dalla corretta lettura del contesto contingente una legge elettorale dovrebbe avere un’aspettativa di durata. Ora se per le elezioni 2027 il raggiungimento del 42 per cento dei voti per conseguire il premio non sembra problematico, bisogna pensare anche a possibili elementi di frammentazione futura che solo la reintroduzione del ballottaggio, ora invece espunto, potrebbe risolvere. Ci deve interessare non solo il rischio del pareggio prossimo, ma anche di quelli futuri. Lo si è detto nel pomeriggio al Senato nella presentazione del bel libro di Peppino Calderisi che ha ricordato le varie proposte di ballottaggi nazionali proposte autorevolmente nei decenni. La legge deve però anche avere un’altra finalità, quella di individuare bene i candidati per la rappresentanza. La Corte ammette liste bloccate corte (4 o 5 nomi).
Ora, io non so dire se l’eliminazione dei collegi uninominali e la comparsa sulla scheda non più di una sola lista bloccata ma addirittura di due (la seconda di coalizione per il premio) sia sicuramente incostituzionale, dato che entrambe restano corte. Di certo problemi ne creano perché questa scelta non si presenta comprensibile per l’opinione pubblica ed espone il Parlamento a una pronuncia cosiddetta additiva della Corte Costituzionale che, come già accaduto per la legge Calderoli, possa aggiungere direttamente preferenze da esprimere. Per questa ragione è da vedere con favore che alcuni gruppi di opposizione sembrino convinti a raccogliere con emendamenti la soluzione di collegi uninominali proporzionali segnalata in varie e diverse audizioni. Una terza via tra liste bloccate e preferenze che potrebbe costituire una buona alternativa. È troppo sperare in intese larghe? Che si cominci almeno con le piccole.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link

