Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica ‘Buone Azioni’, vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.
Chi abita a Ponente ci passa davanti ogni giorno, ma magari non sa che all’interno dei locali della ex biglietteria della stazione ferroviaria di Cornigliano si trova la sede dell’associazione Soleluna ODV, realtà nata nel 2002 da un gruppo di persone che facevano parte del circolo parrocchiale ACLI di Sestri Ponente. Inizialmente l’attività consisteva nel portare panini ai senzatetto alla stazione di Principe, una volta alla settimana. Ben presto però il gruppo si rende conto che sarebbe stato più dignitoso sedersi insieme a un tavolo.
La svolta arriva quando si viene a sapere che la stazione di Cornigliano, ridotta a semplice fermata, ha liberato il piano superiore dagli uffici ferroviari. Dopo la richiesta formale e i lavori di ristrutturazione, abbattuti alcuni muri per ricavare un salone, la mensa apre intorno al 2004-2006. “IKEA ci ha regalato per la prima volta tavoli e sedie, noi abbiamo comprato una cucina a gas presa da chi la dismetteva e siamo partiti senza un numero fisso di pasti. La cosa fondamentale per noi era poter offrire un piatto di pasta caldo e un secondo arrangiato alla bell’e meglio“.
Oggi la mensa funziona grazie a un sistema di recupero alimentare capillare: Soleluna è socia fondatrice di Ricibo e ritira pane e prodotti da panifici, pizza e forniture da grandi aziende, oltre alla verdura raccolta tre volte a settimana da un fruttivendolo di Sestri. La verdura richiede due-tre ore di lavoro per essere selezionata e pulita; quando ne avanza, si cuoce e si congela. Il menu è cambiato molto rispetto agli inizi. “Ultimamente cerchiamo di avere un’alimentazione più equilibrata: c’è sempre la pasta, ma anche carne e pesce che acquistiamo“. Il lunedì e il giovedì, inoltre, due volontari preparano i pasti a domicilio per una cinquantina di famiglie segnalate dall’ATS, da Sampierdarena fino a Voltri. “Copriamo quattro pasti su quattordici settimanali, ma per un anziano solo può fare la differenza: se gli porti un primo e un secondo, lui lo dilaziona e mangia per più giorni“.
L’associazione conta un centinaio di volontari, che operano su turni quindicinali. Tra loro ci sono anche ragazzi affidati dal tribunale per messa alla prova o lavori di pubblica utilità in sostituzione del carcere. L’impegno richiesto non è proibitivo: due turni al mese, della durata di alcune ore. “Il vecchio presidente diceva: puoi non venire al turno solo se sei morto” ricorda sorridendo Marcia. Il problema più serio resta però quello del ricambio generazionale. Il socio fondatore più anziano ha 84 anni, un volontario arrivato due anni fa ne ha 90, il più giovane ne ha 40. “Chi è nella fascia di mezzo ha figli, genitori, lavoro. I pensionati non troppo anziani fanno i nonni a tempo pieno“.
I volontari sono preziosi anche perché, nel tempo, alla mensa si sono aggiunti progressivamente nuovi servizi. Con l’assegnazione di un secondo appartamento nascono le docce e la distribuzione di vestiti, poi abbandonata perché diventata fonte di litigi. Arriva poi un medico volontario, operativo una volta alla settimana, fino a quando il Covid e l’età avanzata lo convincono a smettere. Il servizio odontoiatrico invece regge ancora: una dentista garantisce visite ad accesso diretto, senza prenotazione, perché, come spiega la presidente, gli appuntamenti semplicemente non vengono rispettati. Durante il Covid viene inoltre montata una cella freezer per stivare le eccedenze alimentari.
L’ultimo appartamento assegnato, quello del vecchio capostazione, consegnato in condizioni critiche, è stato prima svuotato e rimesso a nuovo, poi utilizzato per ospitare i profughi ucraini all’inizio del conflitto. “Tramite un ambasciatore onorario di Odessa qui a Genova abbiamo accolto gli ucraini che arrivavano con i pullman del Comune, per tre o quattro cicli“. Ripulendo l’appartamento la presidente ha recuperato bicchieri, tazzine, servizi di piatti e due vasi che, una volta lavati, sono rimasti nell’ufficio dell’associazione. Oggi quei locali ospitano un dormitorio da otto posti stabili, gestito in compartecipazione con il Comune e l’associazione Agorà, che si occupa della sorveglianza. “Siamo nati come emergenza freddo, ma le emergenze freddo hanno già chiuso tutto e noi siamo rimasti“. Gli otto ospiti fissi, per ora, sono sempre gli stessi. “Finalmente hanno trovato un po’ di stabilità, una stabilità a casa, per modo di dire” e in quel “per modo di dire” c’è tutta la consapevolezza di cosa sia davvero un dormitorio con le brande d’emergenza.
Soleluna sopravvive grazie a un patto di sussidiarietà con il Comune di Genova, in attesa di passare a una coprogettazione dal primo luglio. “Senza questo patto saremmo già chiusi.”
La mensa accoglie sessanta persone a sera: un numero che non è solo una capienza, ma una scelta consapevole imposta dal contesto. Sul territorio operano altre realtà le suore di Pra’ e Sant’Egidio, attivo tre volte a settimana, e chi non trova posto quella sera sa che a Principe, verso le 20:30, qualche associazione porta comunque qualcosa. Ma il numero va rispettato senza eccezioni. “Bisogna essere intransigenti: apriamo la porta e quando sono entrate le persone nel numero giusto, la chiudiamo. Non possiamo fare eccezioni, altrimenti si creerebbe il caos“.
Il profilo di chi frequenta la mensa è tutt’altro che omogeneo. Ci sono badanti che vengono nel giorno libero, lavoratori separati che versano gli alimenti e non arrivano a fine mese, persone senza fissa dimora. “C’è una signora che dorme per strada con il suo armadio stipato in due carrelli della spesa coperti di nylon, eppure è sempre pulita e ben vestita. Se non sapessi chi è, non lo diresti mai“. Sul tema dei nomi, l’approccio è pragmatico: vengono chiesti ma non imposti.
La presidente lo ammette con una punta d’orgoglio: “E’ un percorso complesso, e a volte ci dicono che siamo matti, e forse hanno ragione, me ne rendo conto“. Ma è proprio questa follia consapevole che tiene in piedi Soleluna da più di vent’anni, all’interno di una stazione che non smette di accogliere chi non sta andando in nessun luogo, ma sta cercando di trascorrere una serata un po’ meno dura.
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Chiara Orsetti
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