Il ritiro Usa dall’Europa, i negoziati UE con Ucraina e Moldavia, il raid di Trump in Venezuela. Che si dice Oltreconfine



Oltreconfine, la rassegna stampa internazionale di Policy Maker

GLI USA RITIRANO DALL’EUROPA NON SOLO UOMINI MA ANCHE MEZZI

Gli Stati Uniti hanno deciso di ridurre drasticamente gli aerei e le navi da guerra messi a disposizione della Nato in Europa. La notizia, comunicata agli alleati all’inizio di giugno tramite un documento scritto e riportata la settimana scorsa dal New York Times, segna un’accelerazione netta della strategia di Trump per alleggerire l’impegno americano che dura da ottant’anni.

I tagli principali sono questi: i caccia F-16 e F-15E passeranno da circa 150 a 100; gli aerei da ricognizione marittima da 26 a 15; verranno ritirati tutti e otto i tanker per il rifornimento in volo. Verranno inoltre riallocati un sottomarino lanciamissili, una portaerei con il suo gruppo di navi e aerei, e uno dei due gruppi di bombardieri assegnati alla difesa europea. Queste riduzioni limiteranno fortemente la capacità della Nato di effettuare attacchi a lungo raggio e sorveglianza, per esempio sul traffico di sottomarini russi, o di lanciare missili Tomahawk in profondità nel territorio russo. Anche se gli europei hanno capacità simili, gli esperti sottolineano che la deterrenza è molto più forte quando è Washington a brandire queste armi.

Trump ha criticato per anni il peso americano sulla Nato e ha sempre spinto l’Europa a difendersi da sola. Fino a ora i ritiri erano stati limitati e simbolici; questa volta si tratta di un ridimensionamento complessivo e rapido. Certo, le truppe Usa rimarranno tra le più numerose sul continente e l’Europa stava già aumentando le spese militari. Però i problemi non mancano: il ministro della Difesa britannico si è dimesso giovedì accusando il governo di spendere troppo poco, e la Germania ha abbandonato il progetto del nuovo caccia comune con Francia e Spagna. La vera preoccupazione, però, non è tanto il numero di aerei o navi, quanto la fiducia: molti europei dubitano che con Trump alla Casa Bianca gli Stati Uniti interverrebbero davvero in caso di emergenza.

Il tutto arriva in un momento particolarmente teso. A fine maggio un drone russo ha colpito un palazzo in Romania, e altre violazioni dello spazio aereo hanno aumentato la paura che Mosca possa allargare il conflitto oltre l’Ucraina. Ma dal Pentagono sottolineano la necessità di spostare risorse verso l’Indo-Pacifico per prepararsi a possibili conflitti simultanei. Il generale Grynkewich, capo del Pentagono per l’Europa, ha parlato apertamente di “codipendenza malsana” della Nato dalle forze americane e della volontà di cambiarla.

L’UE APRE I NEGOZIATI DI ADESIONE CON UCRAINA E MOLDAVIA

Venerdì scorso gli ambasciatori dei 27 Paesi Ue hanno dato il via libera definitivo: questa settimana a Lussemburgo si aprono ufficialmente i negoziati di adesione con Ucraina e Moldavia. Come sottolinea l’Associated Press, per Kyiv si tratta di un passo storico. L’ingresso nell’Unione è visto come una garanzia di sicurezza e stabilità per il dopoguerra, anche se tutti sanno che la vera protezione sarebbe la Nato, ipotesi al momento bloccata dall’amministrazione Trump e da chi non vuole accogliere un Paese in guerra. La Russia del resto si è sempre opposta ferocemente all’ipotesi Nato, tanto da usarla come pretesto per l’invasione del 2022, ma non ha mai avuto la stessa ostilità verso l’Ue.

Il percorso di adesione è lungo e complicato: 35 capitoli tematici da negoziare, dall’agricoltura al commercio, che possono richiedere anni. Si parte subito con i capitoli fondamentali sui valori e i principi dell’Unione. Il presidente del Consiglio Ue Costa e quella della Commissione von der Leyen hanno parlato di “riconoscimento del coraggio e del lavoro” di entrambi i Paesi e di una “scelta strategica” per la pace e la prosperità del continente.

L’Ucraina ha presentato domanda meno di una settimana dopo l’invasione russa. Ha fatto riforme importanti anche in tempo di guerra, anche se restano preoccupazioni serie su corruzione e sistema giudiziario. Nelle ultime settimane si sono fatti avanti diversi leader con proposte alternative: il cancelliere tedesco Merz aveva suggerito una “membership associata” per dare a Kyiv un posto al tavolo senza diritti di voto pieni, mentre Francia e Olanda cercano altre formule per integrarla più velocemente senza farla diventare membro a tutti gli effetti.

Tutto questo arriva mentre i colloqui mediati dagli Usa con Putin sul negoziato di pace sono in stallo perché l’attenzione americana è ora concentrata sulla guerra in Iran. Invece l’Ungheria, dopo il cambio di governo a Budapest, ha ammorbidito il suo veto storico.

TRUMP ELIMINA IL CAPO DELLA GANG TREN DE ARAGUA CON UN RAID AEREO

Come riferisce la BBC, il presidente Trump ha annunciato che le forze statunitensi hanno eliminato Héctor Rusthenford Guerrero Flores, meglio noto come Niño Guerrero, storico leader della gang venezuelana Tren de Aragua.

In un post sui social, il capo della Casa Bianca ha spiegato di aver ordinato personalmente al Southern Command un “colpo rapido e letale” e ha anche condiviso un video che mostra l’esplosione di un edificio verde con annessa struttura, con detriti che volano ovunque. L’operazione è stata coordinata strettamente con le autorità venezuelane, con cui gli Stati Uniti stanno lavorando molto bene dopo la caduta di Maduro.

Sotto la guida di Niño Guerrero, la Tren de Aragua si è trasformata da semplice banda carceraria in un’organizzazione criminale transnazionale. Nata nel carcere di Tocorón, la gang ha allargato i suoi tentacoli in Colombia, Ecuador, Perù, Cile e in altri Paesi, passando dalle estorsioni ai migranti al traffico di esseri umani, omicidi su commissione e sequestri. Guerrero aveva addirittura convertito la prigione in cui era recluso in una sorta di resort di lusso, con zoo, piscina, nightclub, ristoranti e sala scommesse. È evaso più volte, anche dopo la grande retata del 2023 ordinata da Maduro. L’amministrazione Trump ha dichiarato la Tren de Aragua organizzazione terroristica straniera, accusandola di condurre una vera e propria “guerra irregolare” contro gli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi Washington ha intensificato gli attacchi aerei contro barche sospettate di essere collegate al narcotraffico del gruppo: secondo i media americani, i raid hanno causato oltre 200 morti da settembre in poi. Queste azioni però hanno sollevato parecchie critiche. Mancano prove pubbliche che le imbarcazioni trasportassero davvero droga, e alcuni esperti di diritto internazionale sostengono che colpire equipaggi senza alcun processo possa violare le norme globali.

Nonostante questo, la Casa Bianca difende la legittimità degli interventi, sostenendo di essere in un conflitto armato con i cartelli. Intanto gli Usa stanno rafforzando i legami con Delcy Rodríguez, succeduta a Maduro, alleggerendo le sanzioni e puntando a collaborare sullo sfruttamento delle immense riserve petrolifere venezuelane.

 

 

 

 


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 Marco Orioles

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