Chi può permettersi le vacanze e chi no


La spesa turistica degli italiani supera gli 86 miliardi di euro l’anno e si concentra nelle aree più ricche del Paese. Tropea piena di stranieri, Vibo Valentia in fondo alla classifica: il paradosso della Calabria

Milano vale più di Roma. Cosenza supera decine di province italiane. Vibo Valentia, nonostante la vicinanza a Tropea, resta quasi in fondo alla classifica nazionale. A prima vista potrebbe sembrare una fotografia del turismo italiano. In realtà racconta la distribuzione della ricchezza delle famiglie nel Paese.

 

Secondo un’elaborazione di Vamonos-Vacanze su dati Istat, Banca d’Italia ed Eurostat, la spesa turistica complessiva dei residenti italiani si attesta intorno agli 86 miliardi di euro annui. Alcune stime previsionali portano il valore potenziale del mercato fino a 120 miliardi, includendo la domanda non ancora espressa e i viaggi programmati.

 

La spesa media nazionale è pari a circa 1.460 euro pro capite, ma con forti differenze territoriali. Una cifra che conferma il ruolo delle vacanze come una delle principali voci di consumo delle famiglie. Ma che rivela una geografia economica quasi sovrapponibile alle storiche disuguaglianze del Paese.

 

Il Nord guida, il Sud guarda

La Lombardia domina con una spesa stimata di 28,7 miliardi di euro, seguita da Lazio e Veneto. Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte concentrano da sole una quota enorme della domanda nazionale. A livello provinciale, Milano si colloca al primo posto con oltre 10,6 miliardi di euro. Roma segue con 8,6 miliardi. Sul podio anche Torino con più di 5,2 miliardi.

 

Nel 2024, il reddito disponibile delle famiglie del Mezzogiorno si attestava a 17.800 euro per abitante, meno del 70% dei 25.900 euro registrati nel Centro-Nord. Le famiglie del Nord-est dispongono del reddito medio più elevato (34.772 euro) davanti a quelle del Nord-ovest, del Centro.  Il Mezzogiorno segue con un divario del 28%.

 

Non è la graduatoria delle destinazioni più visitate, ma quella dei territori che dispongono delle maggiori risorse da destinare al tempo libero.

 

Il paradosso calabrese

La Calabria rappresenta il caso più emblematico. Cosenza occupa il 33° posto nazionale con una spesa stimata di 981 milioni di euro. Reggio Calabria scende al 44° posto, Catanzaro al 71°. Crotone e Vibo Valentia chiudono la graduatoria rispettivamente al 103° e al 105° posto su 107 province italiane.

 

Un risultato che stride con il successo turistico della regione. Perché mentre molti calabresi partono meno degli altri italiani, la Calabria continua ad attirare visitatori in numero crescente.

 

Nei primi quattro mesi del 2025, la Calabria ha registrato il miglior risultato degli ultimi cinque anni, con oltre 224.000 arrivi e 464.000 pernottamenti, in aumento del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un andamento in netta controtendenza rispetto al dato nazionale, che nello stesso arco temporale ha registrato una flessione degli arrivi (-7,2%) e delle presenze (-3,2%).

 

A trainare la crescita sono soprattutto gli stranieri. Il turismo internazionale ha segnato un aumento del 45,8% degli arrivi e del 50,1% delle presenze. Nel 2024 la spesa dei visitatori esteri in Calabria ha raggiunto i 248 milioni di euro, con il 45% concentrato nei mesi estivi.

 

Tropea, tra le principali destinazioni turistiche italiane: la Calabria attira visitatori internazionali, ma resta tra le ultime regioni per capacità di spesa dei residenti (ph. Anastasia – Unsplash)

Ricadi, nel Vibonese, si conferma la destinazione più visitata della regione con quasi un milione di pernottamenti, di cui oltre 357.000 stranieri. Tropea segue con circa 98.000 arrivi e 370.000 presenze. 

 

Il quadro che emerge è quello di due economie turistiche parallele che convivono senza incontrarsi. La Calabria attrae visitatori da tutta Europa e dagli Stati Uniti, ma i residenti restano tra i meno mobili d’Italia. Non perché manchino le destinazioni. Perché mancano i redditi.

 

Nel Mezzogiorno il reddito disponibile pro-capite resta inferiore di circa 23 punti percentuali rispetto alla media italiana. Anche la componente retributiva mostra un divario di quasi venti punti rispetto al resto del Paese. In questo contesto, la vacanza smette di essere un diritto acquisito e torna a essere un lusso selettivo.

 

Metropoli sempre più centrali

L’analisi evidenzia poi un secondo fenomeno: la crescente concentrazione della domanda turistica nelle grandi aree urbane. Le prime dieci province italiane rappresentano da sole oltre un terzo della spesa complessiva stimata.

 

Le città metropolitane registrano un reddito pro-capite superiore del 14% rispetto alle altre province, sostenuto dalla concentrazione di attività direzionali, che garantiscono retribuzioni più alte.

 

La conseguenza è un mercato che si concentra attorno a una platea relativamente limitata di consumatori ad alta capacità di spesa. Nel 2026, la fascia dei 30-45 anni si conferma il principale motore della crescita turistica, con una spesa media per viaggio superiore del 20% rispetto agli over 61.

 

Crescita e disuguaglianze territoriali

Qualcosa, tuttavia, si muove. Nel 2024, il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 3%, con il Mezzogiorno che ha registrato l’incremento più sostenuto (+3,4%). Una crescita superiore alla media nazionale, che però non modifica la struttura del divario. I consumi delle famiglie meridionali sono aumentati in volume solo dello 0,4%, contro lo 0,9% del Nord-ovest.

 

Il turismo internazionale porta ossigeno ai territori più fragili, ma non trasforma i residenti in viaggiatori. La ricchezza che entra non produce automaticamente una maggiore capacità di spesa delle famiglie.

 

La mappa della spesa turistica

La vacanza continua a essere una priorità per milioni di italiani. Ma la mappa dei 120 miliardi, ipotizzati dal settore, racconta un’altra storia, quella di un Paese in cui la possibilità di viaggiare continua a inseguire la geografia del reddito.

 

Vibo Valentia è a pochi chilometri da Tropea. Ma tra i 105° e il 1° posto di questa classifica c’è molto più di una distanza geografica.

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 Giovanni Ierfone

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