La Casa Bianca ha reso pubblico il testo completo del memorandum d’intesa in 14 punti stipulato con l’Iran. Il documento istituisce una finestra di 60 giorni per negoziare un accordo definitivo e contiene intese che, se attuate, cambieranno radicalmente gli equilibri politici, militari ed economici in Medio Oriente e oltre.
Il memorandum è il risultato di rapporti di forza sul fronte che sono oggi a favore dell’Iran. Apparentemente gli Stati Uniti sono stati sconfitti e il Presidente Donald Trump politicamente rovinato. Questa è la lettura degli avvenimenti data dai media occidentali. La realtà è estremamente diversa e più complessa.
Le vittorie dell’Iran
Da questo memorandum emergono tre punti che rappresentano una vittoria strategica e materiale per Teheran: la fine delle sanzioni, la reintroduzione del petrolio iraniano nel circuito internazionale e la restituzione di fondi e asset congelati. Questi tre punti rappresentano una grande vittoria per l’Iran.
Il punto 7 stabilisce che gli Stati Uniti lavoreranno per terminare tutti i tipi di sanzioni contro l’Iran, incluse quelle dell’ONU, dell’AIEA, primarie e secondarie. Il punto 10 prevede che il Tesoro USA emetterà deroghe per il petrolio greggio iraniano, i prodotti petroliferi, i derivati e i relativi servizi bancari, assicurativi e di trasporto, riaprendo de facto l’accesso iraniano ai mercati energetici internazionali. Il punto 11 dispone che gli Stati Uniti renderanno pienamente disponibili per l’uso i fondi e gli asset iraniani congelati o limitati, restituendo risorse significative accumulate dallo Stato iraniano o sottratte dopo la rivoluzione e l’attacco all’ambasciata americana a Teheran il 4 novembre 1979.
Questi tre punti costituiscono anche una svolta concreta per l’Iran. Il conseguente sviluppo economico e il miglioramento del benessere interno rafforzeranno il Paese, spostando l’asse della potenza regionale. Un Iran economicamente più solido, unito alla sua potenza militare dimostrata nel corso della guerra, rischia di relegare in secondo piano le monarchie del Golfo e Israele.
Queste ultime, per ragioni pragmatiche e culturali, potrebbero progressivamente riallacciare legami con Teheran e ridurre la propria dipendenza dagli Stati Uniti: nella mentalità politica e religiosa dell’area, infatti, le alleanze tendono sempre ad orientarsi verso il vincitore.
Inoltre, l’immagine degli USA come garante della sicurezza regionale è stata compromessa dalle pesanti perdite subite dalle basi e dalle infrastrutture militari americane presenti nei paesi del Golfo. La conseguenza prevista è una diminuzione sensibile della presenza militare americana nella regione.
Israele esce dal conflitto indebolito
Il punto 1, che prevede la cessazione delle ostilità anche in Libano, è interpretato come un segnale dell’inizio del declino del sostegno americano incondizionato a Tel Aviv. Per Israele, l’accordo significa una contrazione della capacità di dominare la regione e mette in discussione l’ambizione di eliminare la Repubblica Islamica.
Gli Accordi di Abramo, volti a legare gli Stati arabi a Tel Aviv, potrebbero perdere il loro valore politico dinnanzi al rafforzamento dell’Iran come attore regionale uscito vittorioso dal conflitto. Di conseguenza, la cooperazione americana con Israele potrebbe ridursi, lasciando spazio a una politica estera più autonoma da parte degli Stati arabi.
L’Iran ha indebolito l’asse storico USA-Israele. Tel Aviv si trova nella necessità di rivedere la propria strategia di uso della forza e i piani di colonizzazione in Palestina; si apre così la possibilità concreta della nascita di uno Stato palestinese.
Le responsabilità per gli eventi a Gaza sono ancora aperte, in quanto sono di una gravità massima e andranno trattate come questioni di diritto internazionale e di indagine. Purtroppo vi è il rischio che le responsabilità sul Genocidio a Gaza siano messe in secondo piano e diventino merce di scambio. Si sta già parlando di amnistia per i crimini in cambio di una uscita di scena di Nethanyahu e del suo governo estremista.
l’intesa tra Stati Uniti e Iran ha isolato Israele sul piano diplomatico e politico, lasciando Benjamin Netanyahu esposto alle critiche interne e regionali.
L’accordo è presentato come una sconfitta strategica per Tel Aviv. L’Iran rafforza la propria posizione, ottiene accesso a beni congelati e vede riconosciuti sul campo i risultati della guerra, mentre Israele non raggiunge gli obiettivi dichiarati. Ne deriva un premier indebolito, contestato dall’opposizione e da parte della destra, e una crescente percezione di declino dell’influenza israeliana su Washington.
Gli Hezbollah si rafforzano in Libano
La Pace estesa al Libano consolida i legami tra l’Iran e i suoi alleati, primo fra tutti Hezbollah. L’Iran ha dimostrato lealtà verso i suoi partner, al contrario degli Stati Uniti che hanno lasciato “alla mercé” dei missili iraniani i Paesi del Golfo.
Per gli Hezbollah aumentano le possibilità di prendere il potere su tutto il Libano interrompendo la dualità di potere con il governo laico che durante l’invasione Israeliana ha collaborato con l’invasore, tentando di muovere l’esercito regolare contro Hezbollah e ricevendo un secco rifiuto da parte dell’esercito.
Se Hezbollah garantiranno uno Stato islamico inclusivo e rispettoso delle minoranze religiose, i laici, i copti e l’esercito lo appoggeranno senza riserve in quanto la collaborazione del governo con Tel Aviv è stata vissuta dalla popolazione libanese come un vergognoso tradimento.
Come per l’immaginario mussulmano l’Iran è il Paese che ha resistito e sconfitto Stati Uniti e Israele, nell’immaginario del popolo libanese gli Hezbollah sono stati l’unica forza politica e militare a difendere il Paese dall’aggressione israeliana. Questa è la seconda volta. Nel 2006 gli Hezbollah furono gli unici a resistere all’invasione israeliana ottenendo anche la vittoria militare.
Facili concessioni di Tehran
Il memorandum di Pace prevede due solo “facili” concessioni iraniane: la rinuncia dichiarata alle armi nucleari (punto 8) e la garanzia del passaggio sicuro per 60 giorni nello Stretto di Hormuz (punto 5). Si sottolinea però che l’uranio arricchito non sarà consegnato agli Stati Uniti; esso rimarrà sotto la supervisione dell’AIEA, consentendo all’Iran di sviluppare un programma nucleare civile.
Sulla questione dello Stretto di Hormuz, la gratuità del transito è dichiarata temporanea. La nazionalizzazione di fatto dello Stretto non è messa in discussione dal memorandum e, in prospettiva, l’Iran potrebbe imporre un pedaggio, insieme all’Oman, con una formula di “indennizzo di guerra” giustificata dal punto 6 relativo ai piani di ricostruzione.
Altro elemento strategico è la rivalutazione del ruolo delle Nazioni Unite. Il punto 14 stabilisce che l’accordo definitivo sarà approvato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza ONU.
Questa scelta è coerente con la visione dei BRICS, che vogliono rilanciare l’ONU come arbitro in un mondo sempre più multipolare, contrapponendosi alla tendenza di USA ed Europa degli ultimi due decenni tesa a delegittimare l’istituzione.
Infine la vittoria iraniana è vista come una vittoria più ampia dei BRICS sull’Occidente. Russia e Cina, hanno dato un supporto decisivo all’Iran con armi e intelligence. Un appoggio ben più efficace di quello dato dalla NATO all’Ucraina in quanto il governo iraniano non si è rubato i fondi degli aiuti né ha rivenduto le armi ricevute da Mosca e Pechino come ha fatto il regime di Kiev. La Pace Iran USA condizionerà l’esito del conflitto in Ucraina a favore della Russia.
Alla luce di tutto ciò Trump e Stati Uniti sono i perdenti? Niente affatto!
Washington da un punto di vista strettamente militare ha perso. Tuttavia Trump è riuscito a trasformare la sconfitta militare in una vittoria geopolitica ed economica.
In primis la chiusura dello stretto di Hormuz ha posto fine al monopolio sulle assicurazioni marittime della Lloyd’s of London che ha stupidamente triplicato il premio assicurativo, permettendo a compagnie assicurative americane orbitanti nell’universo economico di Trump di presentarsi come valida alternativa offrendo premi più bassi per le stesse coperture assicurative.
La reintroduzione del greggio iraniano sul mercato internazionale offre agli USA guadagni politici, strategici ed economici.
Reimmettere sul mercato la quota di greggio iraniano aumenta l’offerta globale e contribuisce a frenare o stabilizzare i prezzi del petrolio e della benzina, variabile altamente sensibile per l’elettorato statunitense.
Ciò consente a Trump di contenere l’inflazione energetica e di presentare la mossa come difesa del potere d’acquisto dei contribuenti, senza costi diretti per il bilancio federale. In sole 24 ore il prezzo della benzina è sceso a 4 dollari al gallone (3,8 litri). Questo aumenta le possibilità per i Repubblicani di reggere alle elezioni di mid-term.
Il ritorno del greggio iraniano rafforza il ruolo degli USA come arbitro dei flussi energetici, con una leva negoziale sia su Teheran che sugli alleati del Golfo. Almeno il 50% del greggio iraniano sarà venduto in dollari. Finché le transazioni restano denominate in dollari, il sistema dei petrodollari e la domanda di Treasury USA mantengono una base, anche se oggi più fragile rispetto al passato.
Un mercato petrolifero globalmente più liquido ma ancora volatile permette ai produttori e trader statunitensi di monetizzare su spread di prezzo e arbitraggio geografico, soprattutto verso Europa e Asia. In parallelo, l’uso della riserva strategica e la gestione “a fisarmonica” dell’offerta consolidano l’industria americana come fornitore di ultima istanza, aumentando profitti e peso contrattuale nei confronti dei partner.
Il controllo delle rotte Euroasiatiche di Washington e Mosca
Esistono due progetti di rotte Euroasiatiche. Il Corridoio Internazionale Nord‑Sud (INSTC) Russia–Iran–India e il India–Middle East–Europe Economic Corridor (IMEC).
Il progetto russo: INSTC Russia–Iran–India è una rete multimodale lunga circa 7.200 km che collega Mumbai a Mosca via Iran e Mar Caspio, integrando trasporto marittimo, ferroviario e stradale
L’IMEC (India–Middle East–Europe Economic Corridor) è il progetto americano presentato come “altra Nuova Via della Seta”: collega l’India ai Paesi del Golfo e all’Europa con una combinazione di tratte ferroviarie e marittime.
È promosso nel quadro PGII (Partnership for Global Infrastructure and Investment) e vede l’Iran come Paese strategico.
La sconfitta militare americana non interferisce con la realizzazione del UMEC. Paradossalmente la favorisce. Prima del conflitto era sorta l’idea di integrazione funzionale dei corridoi, che può assumere forme cooperative o, più realisticamente, di complementarità competitiva.
Putin ha dichiarato che l’IMEC non interferisce con il Corridoio Nord‑Sud e che, anzi, il traffico aggiuntivo lungo la direttrice India–Medio Oriente–Europa può risultare complementare alla dorsale che la Russia sta sviluppando verso l’India via Iran.
In quest’ottica, l’Iran è il perno dei due corridoi
L’idea implicita è che le merci possano “saltare” da un corridoio all’altro in Iran, integrando le catene logistiche russe e americane.
Prima del conflitto era impensabile che Teheran desse il suo consenso al progetto di complementarità competitiva. Ora è possibile in quanto il governo iraniano è pragmatico e subisce forti pressioni da parte di Mosca.
La vittoria iraniana rimodella la geopolitica del medioriente rafforzando il patto Mosca-Washington sul medioriente. Non è in casa che entrambe le due potenze intendano stabilizzare la Siria, addomesticando i taglia gole islamici attualmente al potere.
Concludendo il memorandum di Pace segna una svolta geopolitica: l’Iran esce rafforzato, con ripercussioni economiche e diplomatiche che ridisegnano equilibri regionali; Israele e le monarchie del Golfo perdono margini di influenza mentre Hezbollah consolida posizioni in Libano. Gli USA trasformano una sconfitta militare in vantaggi economici e negoziali, preservando leve strategiche sui flussi energetici e sul petrodollaro. Resta però grande incertezza sul rispetto degli impegni da parte di Israele, sulle responsabilità a Gaza e sulla sostenibilità politica di un accordo definitivo.
I 14 punti del Pre-accordo pubblicati dalla Casa Bianca.
1. Gli Stati Uniti, l’Iran e i loro alleati concordano di porre immediatamente e permanentemente fine alle operazioni militari su tutti i fronti, inclusa quella in Libano.
2. Gli Stati Uniti e l’Iran concordano di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale reciproca e di non interferire negli affari interni l’uno dell’altro.
3. Gli Stati Uniti e l’Iran si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo definitivo entro 60 giorni, salvo proroga reciproca.
4. Gli Stati Uniti inizieranno immediatamente a rimuovere il blocco navale e lo termineranno completamente entro 30 giorni.
5. L’Iran userà i propri migliori sforzi per garantire il passaggio sicuro per le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz per 60 giorni senza addebito di costi.
6. Gli Stati Uniti e i partner regionali svilupperanno un piano concordato reciprocamente di almeno 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran.
7. Gli Stati Uniti lavoreranno per terminare tutti i tipi di sanzioni contro l’Iran, incluse quelle ONU, dell’AIEA, primarie e secondarie.
8. L’Iran riafferma che non procurerà o svilupperà armi nucleari e concorda di gestire il proprio stock di materiale arricchito sotto la supervisione dell’AIEA.
9. Fino al raggiungimento di un accordo definitivo, l’Iran manterrà lo status quo attuale del suo programma nucleare, mentre gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni e non dispiegheranno forze aggiuntive.
10. Il Tesoro degli Stati Uniti emetterà deroghe per il petrolio greggio iraniano, i prodotti petroliferi, i derivati e i relativi servizi bancari, assicurativi e di trasporto.
11. Gli Stati Uniti renderanno pienamente disponibili per l’uso i fondi e gli asset iraniani congelati o limitati.
12. Gli Stati Uniti e l’Iran istituiranno un meccanismo esecutivo per monitorare l’implementazione del memorandum d’intesa e la futura conformità all’accordo definitivo.
13. Dopo la firma del memorandum d’intesa e l’implementazione delle disposizioni chiave su cessate il fuoco, blocco, spedizioni, deroghe petrolifere e rilascio di asset, gli Stati Uniti e l’Iran inizieranno i negoziati per l’accordo definitivo.
14. L’accordo definitivo sarà approvato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza ONU.
Il memorandum avvierà una finestra di 60 giorni per negoziare un accordo definitivo.
Lee Morgan
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