Ancora una volta Cuba dimostra al mondo che il socialismo non è immobilismo, ma capacità di trasformazione. Chi per decenni ha previsto il crollo della Rivoluzione cubana è costretto oggi a confrontarsi con una realtà diversa: un Paese sottoposto al più lungo e feroce blocco economico della storia contemporanea che continua a riformarsi, innovare e progettare il proprio futuro.
Le decisioni approvate dalla Terza Sessione Straordinaria dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare rappresentano uno dei passaggi più importanti degli ultimi anni. Non si tratta di concessioni al capitalismo, come qualche osservatore superficiale potrebbe sostenere, ma di un aggiornamento degli strumenti della pianificazione socialista per affrontare una fase storica caratterizzata da enormi difficoltà materiali, dall’aggressione economica degli Stati Uniti e dalle profonde trasformazioni dell’economia mondiale.
Il presidente Miguel Díaz-Canel ha affermato che Cuba sta vivendo “le ore più difficili” della sua storia recente e che esiste il dovere collettivo di salvarla. Questa affermazione non deve essere interpretata come un segnale di debolezza, ma come la consapevolezza rivoluzionaria della necessità di adeguare gli strumenti economici alle sfide del presente.
La prima novità riguarda il rafforzamento dell’impresa statale socialista. Per anni i nemici della Rivoluzione hanno raccontato che Cuba avrebbe dovuto smantellare il settore pubblico. Accade invece il contrario. L’impresa statale viene rafforzata attraverso una maggiore autonomia gestionale, la possibilità di sviluppare attività economiche complementari, una più ampia capacità decisionale e una riduzione delle rigidità burocratiche che spesso ne rallentavano l’efficienza.
Le Organizzazioni Superiori di Direzione d’Impresa vengono ridimensionate nelle loro funzioni amministrative e trasformate in strumenti di coordinamento più moderni. Le imprese potranno approvare direttamente prezzi all’ingrosso e al dettaglio, creare filiali, promuovere nuove iniziative produttive e partecipare a processi di ristrutturazione finalizzati a migliorare la produttività.
Particolarmente importante è la decisione di consentire alle imprese statali e ad altri soggetti economici di realizzare investimenti finanziari e di utilizzare strumenti innovativi di capitalizzazione. Vengono inoltre introdotti meccanismi per valorizzare patrimoni sottoutilizzati attraverso affitti di lungo periodo, accordi produttivi e nuove forme di cooperazione economica.
Un altro elemento di grande rilievo è rappresentato dal processo di decentralizzazione. I governi provinciali e territoriali acquisiscono maggiori competenze nella creazione e nella gestione delle attività economiche. Ciò significa avvicinare le decisioni ai territori, valorizzare le specificità locali e rafforzare la partecipazione delle comunità allo sviluppo.
Allo stesso tempo si amplia il ruolo delle cooperative e delle forme di gestione non statale. Oltre tremila piccole e medie imprese e cooperative in attesa di approvazione potranno finalmente operare. Vengono ridotti gli ostacoli burocratici, ampliati i settori di attività consentiti e riconosciuta una maggiore capacità di investimento e crescita.
È importante comprendere che tutto questo avviene senza mettere in discussione i principi fondamentali della Rivoluzione. La proprietà sociale sui mezzi fondamentali di produzione viene esplicitamente confermata. La terra continua ad appartenere al popolo cubano. Lo Stato mantiene la direzione strategica dello sviluppo economico. Cambiano gli strumenti, non i principi.
Particolarmente significativa è la riforma del settore agricolo. Da anni il blocco statunitense colpisce duramente la sicurezza alimentare del Paese. Per questo vengono introdotte nuove forme di usufrutto della terra, una maggiore autonomia delle cooperative agricole, la possibilità di esportare e importare direttamente, l’accesso a finanziamenti internazionali e la creazione di un Banco di Fomento Agricolo.
L’obiettivo è aumentare la produzione nazionale, ridurre la dipendenza dalle importazioni e garantire una maggiore sovranità alimentare. In questo quadro si riconosce anche il ruolo del mercato nella formazione dei prezzi agricoli, che saranno definiti attraverso accordi tra produttori e acquirenti, pur all’interno di una cornice regolata dallo Stato.
Di straordinaria importanza risultano inoltre le misure relative alla transizione energetica. Cuba sta affrontando una delle più gravi crisi energetiche della propria storia recente, aggravata dalle sanzioni statunitensi che ostacolano l’accesso ai combustibili e alle tecnologie. Per questa ragione vengono promossi investimenti pubblici e privati nelle fonti rinnovabili, agevolazioni fiscali, nuove modalità di distribuzione dei carburanti e una maggiore partecipazione di soggetti economici nazionali e internazionali.
Anche il sistema bancario e tributario viene ripensato. Si introducono strumenti più moderni di finanziamento delle attività produttive, si favorisce la circolazione degli investimenti e si cerca di rendere più efficiente il funzionamento complessivo dell’economia.
Chi osserva questi cambiamenti con onestà intellettuale comprende che Cuba non sta arretrando sul terreno socialista. Al contrario, sta cercando di rendere il proprio modello più efficace, più dinamico e più capace di resistere all’aggressione economica esterna.
Le riforme approvate non nascono da una scelta ideologica astratta, ma da una necessità concreta: difendere le conquiste della Rivoluzione in condizioni eccezionalmente difficili. L’accesso universale alla sanità, all’istruzione, alla cultura e alla protezione sociale continua a rappresentare il cuore del progetto socialista cubano.
Mentre l’Unione Europea approva nuove risoluzioni contro Cuba e continua a ignorare gli effetti devastanti del bloqueo, l’isola caraibica sceglie la strada dell’innovazione e della partecipazione. Mentre Washington continua a utilizzare l’arma delle sanzioni economiche contro un popolo di undici milioni di abitanti, la Rivoluzione risponde con più pianificazione, più efficienza, più produzione e più protagonismo popolare.
È questa la vera notizia che molti media occidentali cercano di oscurare. Cuba non si arrende. Cuba cambia per resistere. Cuba innova per continuare a essere socialista. E proprio questa capacità di adattamento, senza rinunciare alla sovranità nazionale e alla giustizia sociale, rappresenta oggi una delle più importanti lezioni politiche che l’isola offre al mondo.
Il Bloqueo e la nuova stagione delle Riforme
Cuba ha bisogno di prosperità per continuare il proprio progetto socialista in una forma moderna e avanzata, fondata su una pianificazione socioeconomica aggiornata, attenta alle sfide ambientali, alla transizione energetica, allo sviluppo delle fonti rinnovabili e a un forte protagonismo dei territori attraverso piani decentrati e partecipati.
Questa scelta oggi non è più rinviabile. È una necessità storica imposta dall’assedio del blocco economico, commerciale e finanziario che gli Stati Uniti continuano a imporre contro il popolo cubano. Un blocco che, per la sua sistematicità e per gli effetti prodotti sulla vita quotidiana di milioni di persone, assume sempre più i contorni di una misura disumana e profondamente lesiva dei diritti fondamentali.
È drammaticamente evidente come le restrizioni che colpiscono il settore energetico abbiano aggravato negli ultimi mesi le difficoltà del vivere quotidiano, incidendo sulla produzione, sui trasporti, sui servizi e sulle condizioni materiali della popolazione. Tuttavia, proprio all’interno di questa situazione estremamente complessa, stanno maturando le condizioni oggettive e soggettive affinché il nuovo modello di pianificazione possa produrre risultati positivi, rafforzando la capacità del Paese di affermare il proprio modello socialista, rilanciare lo sviluppo e ridurre in maniera significativa le disuguaglianze.
In altre fasi storiche sarebbe stato più difficile e contraddittorio introdurre le linee di riforma e di aggiornamento oggi proposte. Le condizioni attuali, segnate dall’aggressione economica e dal blocco energetico imposto dagli Stati Uniti, rendono invece indispensabile questo passaggio. Un passaggio che Cuba affronta valorizzando anche il confronto e la cooperazione con esperienze socialiste come quelle della Cina e del Vietnam, dalle quali è possibile trarre insegnamenti utili senza rinunciare alle peculiarità della Rivoluzione cubana.
Cuba ha fatto tutto ciò che era possibile fare sul piano delle relazioni internazionali e dello sviluppo interno. Oggi la sfida consiste nel rafforzare il rapporto tra sviluppo delle forze produttive — spesso ostacolato e limitato dagli effetti del blocco — e rapporti sociali di produzione che continuano a rappresentare uno degli elementi più avanzati dell’esperienza socialista cubana.
La grande scommessa della nuova fase è proprio questa: far crescere le capacità produttive del Paese senza arretrare sul terreno della giustizia sociale, della sovranità nazionale e della proprietà sociale dei mezzi fondamentali di produzione. In altre parole, costruire più prosperità per consolidare il socialismo, non per superarlo. È questa la direzione indicata dalle riforme approvate e dalla strategia delineata dalla direzione rivoluzionaria cubana
Luciano Vasapollo
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