Nel Nord Italia c’è una realtà capace di ricreare lo spirito di appartenenza che da sempre accompagna il popolo partenopeo, nonostante i chilometri di distanza dalla Campania. Il Napoli Club Piacenza Partenopea è diventato in pochi anni un punto di riferimento non solo per chi vive la passione azzurra, ma anche per chi cerca nuove amicizie, sostegno e condivisione lontano da casa.
A raccontarci di questo avamposto napoletano in terra emiliana è il presidente del club Salvatore Narducci, che sottolinea con grande soddisfazione i risultati ottenuti fin qui. Un gruppo che vanta 300 soci in pianta stabile e che, tra trasferte, iniziative culturali e momenti di aggregazione, continua a trasformare il tifo per il Napoli in qualcosa che va ben oltre i novanta minuti di una partita.
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Piacenza Partenopea, sulle orme di un vecchio Napoli Club
Quando è nato e quanti soci conta il vostro club?
“Il nostro club è nato a ridosso del terzo Scudetto, tra il 2022 e il 2023. Ed è andato a riprendere il vecchio Napoli Club di Piacenza, che ha cessato la sua attività nel 2011. Abbiamo provato a dare nuova vita alla grossa comunità napoletana che è presente qui, dal punto di vista calcistico e sociale. Stiamo per entrare nel nostro quarto anni di attività, attestandoci sui 300 soci. Molti di questi arrivano anche da zone vicine: Salsomaggiore, Fidenza, Parma o zone sud di Milano, che magari ci seguono. Per me è tanta roba anche allargare il nostro bacino d’utenza“.

Se una persona dovesse avvicinarsi al vostro club, che tipo di ambiente troverebbe?
“Il nostro club non si limita al pallone, cerchiamo di sostenere la vita del classico fuorisede, ma anche di quelle persone che non sono residenti qua a Piacenza. Siamo una vera comunità napoletana: oltre ad andare allo stadio, cerchiamo di costruire un vero e proprio ambiente accogliente, con cene, serate al cinema o eventi culturali. Oltre ad appoggiarci l’un l’altro se ci sono degli imprevisti e un nostro compagno ha bisogno del nostro aiuto“.
La bellezza di andare allo stadio tutti insieme
Riuscite ad organizzare anche delle trasferte o dei viaggi al Maradona?
“Per quanto riguarda il Maradona, è il secondo anno che acquistiamo degli abbonamenti e li mettiamo a uso gratuito dei soci. In vista delle partite si organizza una lotteria e ogni volta vengono estratti due soci, che vincono la possibilità di andare allo stadio. Mentre per le trasferte siamo soliti organizzarle in autonomia o con altri club. Di sicuro, è un’esperienza che consiglio a tutti. Si crea un grande spirito di aggregazione durante il viaggio, è un qualcosa di unico. La cosa bella è che decidiamo tutti insieme se fare un pullman o prendere dei van o delle macchine. Anche perché ormai andare allo stadio è un lusso per una famiglia“.

Qual è la partita che vi ha emozionato di più?
“Una delle trasferte che mi sono rimaste più impresse è stata Bologna-Napoli della stagione appena conclusa. Tralasciando il risultato, una partita noiosa e persa dal Napoli, c’è stato un momento in cui eravamo tutti sul pullman e si respirava proprio un clima di serenità e fraternità, nonostante con noi ci fossero anche altri club. Sembrava che tutti fossero a casa loro, era un qualcosa di ben più grande della semplice partita. In quel momento ho visto il frutto del nostro lavoro e quello che abbiamo creato. Si sono creati dei bei rapporti ed è questo il vero ringraziamento per noi“.
L’amore per Hamsik e un sogno per il futuro
C’è un giocatore in cui vi identificate?
“Adesso tutti si identificano in McTominay, che è forse il fuoriclasse di questa squadra. Un giocatore che fa la differenza e una fonte di ispirazione per i più giovani. La parte un po’ più “anziana”, invece, e’ sicuramente legata al Napoli dei tre tenori, con Hamsik, Lavezzi e Cavani. Personalmente mi sento molto legato al Pampa Sosa e a quel Napoli, che ci ha permesso di arrivare dove siamo ora“.
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Se potessi scegliere di invitare qualcuno nel vostro club, chi sarebbe?
“Uno su tutti: Hamsik. Per tutto quello che ha dato e dimostrato con la maglia del Napoli. Anche perché secondo me il suo addio è passato un po’ in sordina, nessuno se lo aspettava in quel momento. Quindi sarebbe carino riservargli un vero tributo, se lo meriterebbe. È stato uno di quei giocatori determinanti: arrivato da giovane e divenuto poi il capitano della squadra. Un giocatore che ha rifiutato la corte di squadre importanti pur di rimanere al Napoli, dimostrando grande cuore“.
Qual è il sogno per il futuro del vostro club?
“Credo che sia lo stesso sogno di tutti i Napoli Club, il riconoscimento ufficiale da parte della società. Sarebbe un bel gesto nei confronti di tutti i tifosi azzurri in giro per l’Italia e non solo. E sarebbe un ottimo modo per migliorare anche a livello organizzativo, gioverebbe a tutti“.
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Luca Gilardi
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