Siediti con me in questo mattino di giugno, quando il sole sta appena sorgendo e l’aria è ancora fresca di notte. Chiudi gli occhi. Respira.
E lascio che le parole ti arrivino dolcemente, come un abbraccio che non chiede nulla, solo che tu ricevi.
Il solstizio d’estate arriva ancora. E, come ogni anno, sente il profumo di questa giornata che sarà la più lunga di tutte.
Ma forse, Fratello, forse non hai mai veramente compreso cosa accade davvero quando il sole raggiunge il suo Zenith.
Non è solo festa. Non è solo luce che vince sulle tenebre. È qualcosa di molto più profondo, molto più intimo. È qualcosa che accade dentro di te.
C’è una Verità che nessuno ti ha mai detto; la visione che tutti conoscono, quella scontata che ripetiamo senza pensare, è una semplificazione pericolosa.
Il solstizio d’estate non è il momento in cui la Luce trionfa. È il momento in cui la luce, giunta al suo apice, inizia già la sua discesa. È qui che si cela il vero segreto.
Il solstizio rappresenta la pienezza della Luce, il tempo del fuoco spirituale, del Sole interiore che guida lungo l’ellisse della vita, tra luce e ombra, verso la perfezione dell’essere. Ma questa pienezza non è ferma. È dinamica. È il culmine di un movimento che già contiene in sé la sua propria inversione.
Pensa a questo: quando il sole è più alto, è già cominciato il suo cammino verso il basso. Quando sei più felice, è già nascosta la tristezza che verrà. Quando sei più pieno, è già cominciata la tua carestia. Questo è il segreto del solstizio: la pienezza è già morte e la morte è già pienezza.
C’è un “prima” e un “dopo” reale che separa l’iniziato che ha compreso da quello che ha solo celebrato.
Nel prima, lavoravi ancora nella materia. Cercavi la pietra con gli strumenti esterni. Battevi il mazzuolo contro il blocco, sognavo di costruire il Tempio con le mani.
Nel dopo, se la trasformazione è avvenuta, sai che la pietra era già dentro. Sai che la luce che cercavi fuori era la tua propria natura.
Come disse Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, il più celebre Massone napoletano della storia:
Trovare la pietra, nascosta nella luce, sublimando la luce nascosta.
Questa frase contiene l’intero segreto. La pietra, l’essenza, il nucleo dell’anima, è nascosta nella luce stessa, non nell’oscurità. Sublimare la luce nascosta significa riconoscere che la vera illuminazione deriva dal buio, che la luce più vera è quella che nasce dalle profondità.
C’è veramente la possibilità di cambiare? Di trasformarti?
Sì. Ma non come immagini. La trasformazione massonica non è un miglioramento morale. Non è un’evoluzione graduale, un “diventare meglio”. È una morte e rinascita simultanea. È il superamento dell’ego che deve sentire, con tutto il cuore, che “Tu sei mio Fratello”.
Dal solstizio d’estate segue l’interruzione dell’attività di loggia. Questo non è un vuoto. Non è una pausa. È il tempo del lavoro solitario. È il momento in cui sei chiamato a ritrovare il tuo centro, lavorando per il Bene, il Vero e il Bello, senza maestro, senza Fratelli, solo con te stesso e con la Luce.
Percorri i Quattro Gradini della Trasformazione.
Riconoscere la Pienezza: accetta che la luce al suo Zenith già contiene la sua discesa. Accetta che la tua gioia più alta già porta la tristezza che verrà. Non combatterla. Accettala.
Introspezione Radicale: guarda nelle profondità della tua anima. Dove la luce irradia le tenebre. Dove il buio è già luce. Non avere paura di ciò che trovi.
Sublimare: trasforma la luce esterna in luce interna. Riconosci che la vera illuminazione deriva dal buio. Che la luce più vera nasce dalle profondità.
Rinnovare: rinnova in te la luce del Crisma massonico. Ricorda che tu sei un uomo in continuo divenire. Che procedi per acquisizioni progressive sulla via della verità. Che sei sempre pronto a riconsiderare, a correggere, a guardare avanti.
Cosa succede se non trasformi? Se questo non accade, se la trasformazione non avviene, tu rimani nel “prima”. Eterno neofita che celebra senza comprendere.
La conseguenza è tragica, ti dico. Diventi un simulacro di massone. Un operatore di riti vuoti che non hanno più potere trasformativo. Un frequentatore di templi di pietra che non ha mai costruito il Tempio interiore.
Come Benedetto Croce, critico tagliente, descrisse il Principe di Sansevero:
L’incarnazione napoletana del dottor Faust, che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura.
Croce ironico e severo ci costringe, ancora oggi, a chiederci: siamo all’altezza dei nostri ideali? O siamo soltanto una piccola borghesia che gioca ai simboli?
Questa è la condanna del massone che non si trasforma: diventa un giocatore di simboli. Un celebrante di riti che non hanno più potere.
Da Sorella massona napoletana, io conosco la mia anima. Essere massone napoletano significa vivere ogni cosa a volume alto. La gioia, il dolore, la fratellanza, la disillusione. Tutto è intenso, tutto è passionale.
Il nostro pregio più grande è la passione. Il nostro difetto più grande è, ancora una volta, la passione.
Ma questa passione non è un ostacolo alla trasformazione. È il motore stesso della trasmutazione.
Come dice il detto:
Tenimmo ‘o core ‘e sfoglia, ma ‘a volontà ‘e fierro.
Abbiamo il cuore di foglia, fragile e sensibile. Ma la volontà di ferro, incrollabile nella ricerca della Luce.
La passione napoletana è ciò che mi permette di morire e rinascere. Di sentire realmente che “Tu sei mio Fratello”. Di trasformarmi davvero.
Il filosofo Jalil Gibran, Fratello massone come noi, scrisse:
Nulla impedirà al Sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta.
Questa poesia contiene la speranza che ognimassone deve portare nel cuore. Anche quando il solstizio segna già l’inizio della discesa verso l’oscurità.
Gabriele d’Annunzio, dichiarò:
Ardisco non ordisco.
Non costruire piani complessi. Osare l’inosabile.
Arcana non sunt revelandia
Non significa “nascondi”. Significa “non banalizzare”.
Quello che accade in Loggia non è fatto per il pettegolezzo. Non è fatto per essere rivelato al profano. È fatto per la lenta trasformazione dell’animo.
Il solstizio stesso è un arcano: non deve essere rivelato, non deve essere banalizzato in una festa solare superficiale.
Il solstizio d’estate è, per chi ha compreso, una condanna alla luce. Una condanna dolce, faticosa, ostinata. Che rende impossibile fingere di non vedere. È la certezza che stiamo sempre iniziando. La certezza che abbiamo bisogno di continuare. La certezza che saremo interrotti prima di finire.
Fiat Lux tenebris.
Che la luce splenda nelle tenebre.
Questa è la tua missione, Fratello massone, Sorella massona. Non celebrare la luce che vince. Porta la luce dove ancora c’è oscurità. Nelle profondità della tua anima. Nel mondo.
Il solstizio è una celebrazione dell’eterno ciclo di trasformazione attraverso la morte e la rinascita. Ma per te, che hai compreso, questa sconfitta non è esterna. È interna. È la morte dell’ego che permette la rinascita dell’Essere.
Tempora mutantur, et nos mutamur in illis.
I tempi cambiano e noi cambiamo con essi.
Il solstizio cambia ogni anno. Ma tu, Fratello o Sorella che ti trasformi, cambi con esso. Diventi sempre più ciò che sei: un tedoforo della libertà di pensiero che ha spezzato definitivamente le catene del pregiudizio e dell’ignoranza.
Siediti ancora con me.
Chiudi gli occhi, Fratello. Sorella amata.
Respira.
Il solstizio è dentro te. Non fuori. È la luce che già hai. È la pietra che già porti. È la trasformazione che già puoi fare.
Non cercare nulla fuori. Sei già completo. Sei già luce. Sei già pietra.
E questo è il segreto più bello: non devi arrivare. Devi solo camminare. Sempre.
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Rosmunda Cristiano
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