nel mirino i cantieri aperti nonostante l’emergenza caldo – Il Desk


Dopo l’incidente tornano le denunce dei lavoratori: “Le ordinanze esistono, ma i controlli dove sono?”

Un volo nel vuoto, le urla dei colleghi, la corsa disperata dei soccorsi. Poi il silenzio. È morto così Paolo Palma, operaio di 62 anni originario di Giugliano in Campania, precipitato questa mattina mentre lavorava in un cantiere edile di via Cesare Battisti, a Grumo Nevano.

L’incidente si è verificato durante le operazioni di abbattimento e ricostruzione di un vecchio edificio. Quando sul posto sono arrivati i sanitari del 118, per il lavoratore non c’era ormai più nulla da fare. I carabinieri della stazione di Grumo Nevano, insieme agli ispettori dell’Asl Napoli 2 Nord e alla Procura di Napoli Nord, hanno avviato gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Resta da chiarire se l’uomo abbia perso l’equilibrio durante le lavorazioni, se sia stato colto da un improvviso malore oppure se vi siano altri fattori che abbiano determinato la caduta. La salma è stata trasferita presso il reparto di Medicina Legale dell’ospedale San Giuliano di Giugliano, dove potrebbero essere effettuati ulteriori esami disposti dall’autorità giudiziaria. Dai primi accertamenti risulta che l’operaio fosse regolarmente assunto dall’azienda impegnata nel cantiere.

Il caldo, le ordinanze e la realtà dei cantieri

La morte di Paolo Palma arriva mentre la Campania è investita da una delle prime intense ondate di calore dell’estate. Proprio in questi giorni è entrata in vigore l’ordinanza firmata dal presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che vieta le attività lavorative all’aperto nei settori agricolo ed edile tra le 12.30 e le 16 nelle giornate classificate a rischio elevato dal sistema Worklimate dell’Inail.

L’obiettivo dichiarato è proteggere i lavoratori dall’esposizione prolungata al sole, dallo stress termico e dai colpi di calore, fenomeni che negli ultimi anni hanno provocato malori, infortuni e decessi. Ma il problema, denunciano molti lavoratori, è che tra le ordinanze e la realtà quotidiana esiste una distanza enorme.

Nei cantieri, nei campi agricoli e nei lavori stradali si continua spesso a lavorare anche nelle ore più torride della giornata. Le disposizioni vengono ignorate o applicate in modo parziale e i controlli sul territorio vengono percepiti come insufficienti o del tutto sporadici.

Dove sono i controlli?

Dopo ogni incidente mortale arrivano gli accertamenti, le verifiche e le ispezioni. Ma la domanda che molti lavoratori si pongono è sempre la stessa: dove sono i controlli prima che avvenga una tragedia?Da anni imprese e lavoratori conoscono le norme sulla sicurezza, le procedure di prevenzione e gli obblighi previsti dalla legge. Eppure gli incidenti continuano a verificarsi con una frequenza allarmante.

Nei territori più esposti, la presenza degli ispettori del lavoro e dei servizi di prevenzione delle Asl viene spesso giudicata insufficiente rispetto al numero dei cantieri e delle attività produttive operative. Una situazione che alimenta la convinzione, diffusa tra molti operai, che il rischio di subire verifiche sia minimo e che alcune aziende possano continuare a ignorare prescrizioni e obblighi senza particolari conseguenze.

Le stesse ordinanze anti-caldo rischiano di trasformarsi in semplici atti amministrativi se non vengono accompagnate da una vigilanza costante e capillare.

Le critiche ai sindacati

Accanto alle polemiche rivolte agli organi di controllo, non mancano quelle indirizzate alle organizzazioni sindacali. Dopo ogni incidente mortale si susseguono comunicati, richieste di intervento e dichiarazioni pubbliche. Tuttavia, tra molti lavoratori cresce il sentimento di sfiducia verso una dinamica che si ripete puntualmente dopo ogni tragedia.

«Lavoriamo sotto il sole, nei cantieri e nelle fabbriche, spesso senza vedere un ispettore per mesi. Poi quando muore qualcuno arrivano tutti: sindacati, telecamere, giornalisti e politici. Per qualche giorno si parla di sicurezza e poi tutto torna come prima», racconta un operaio del territorio.

Una testimonianza che riflette un malessere diffuso e che riporta al centro il tema della prevenzione. Per molti lavoratori il problema non è soltanto individuare le responsabilità dopo un incidente, ma garantire controlli continui e concreti prima che si verifichi.

I numeri della Campania

I dati più recenti confermano che la sicurezza sul lavoro continua a rappresentare un’emergenza regionale. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering, nei primi quattro mesi del 2026 in Campania si sono registrate 22 vittime sul lavoro, di cui 19 decedute durante l’attività lavorativa e 3 in itinere, ossia nel tragitto tra casa e luogo di lavoro. La regione continua inoltre a collocarsi tra quelle con un’incidenza di mortalità superiore alla media nazionale.

Si tratta di numeri che confermano come il settore delle costruzioni resti tra quelli maggiormente esposti ai rischi di incidenti gravi e mortali, rendendo ancora più urgente il rafforzamento delle attività di prevenzione, formazione e vigilanza.

Una tragedia che riapre interrogativi irrisolti

La Campania continua a fare i conti con il fenomeno degli infortuni mortali sul lavoro. Il settore delle costruzioni resta tra quelli maggiormente esposti ai rischi, soprattutto in presenza di lavori in quota, temperature elevate e ritmi produttivi intensi.

La morte di Paolo Palma riaccende interrogativi che tornano ciclicamente dopo ogni tragedia. Le norme esistono, le ordinanze vengono emanate e gli obblighi sono ben definiti. Ma senza controlli efficaci, senza una presenza costante degli ispettori nei luoghi di lavoro e senza una reale attività di prevenzione, il rischio è che tutto si riduca all’ennesimo copione già visto: una vittima, l’indignazione pubblica, le dichiarazioni di rito e poi il ritorno al silenzio fino alla prossima tragedia.

Ciro Crescentini


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