REGGIO CALABRIA È questione di ore, ormai. Dieci giorni esatti dopo la proclamazione dei trentadue componenti del nuovo Consiglio comunale, avvenuta venerdì 12 giugno nel Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, il sindaco Francesco Cannizzaro è arrivato oggi, lunedì 22 giugno, all’ultimo giorno utile per legge per firmare la convocazione della prima seduta dell’assise civica. Un termine perentorio che non ammette proroghe e che scade proprio in queste ore. Le regole, del resto, sono scritte e non lasciano margini di discrezionalità. Dalla data della proclamazione decorrono due scadenze parallele: dieci giorni per convocare formalmente il primo Consiglio (quindi entro il 22 giugno) e venti giorni perché la seduta si tenga effettivamente (quindi entro il 2 luglio). A questo si aggiunge un terzo vincolo procedurale: l’avviso di convocazione deve raggiungere i consiglieri almeno tre giorni liberi prima della data fissata per l’adunanza, salvo che il sindaco non opti per la procedura d’urgenza, ma di certo non è questo il caso.
Il consiglio e la giunta
Negli ambienti di Palazzo San Giorgio si dà ormai per scontato che la data indicata per la seduta del primo Consiglio comunale sarebbe quella di lunedì 29 giugno: una scelta che rispetterebbe sia il termine dei venti giorni sia quello dei tre giorni liberi per l’avviso ai consiglieri. Si tratterà di un primo Consiglio comunale “ordinario”, con i consueti adempimenti di insediamento ma non si terrà a Palazzo San Giorgio ma all’Arena dello Stretto Ciccio Franco, secondo quanto si apprende.
A precedere quella data sarà invece un altro appuntamento, di taglio diverso: la presentazione pubblica della giunta. Cannizzaro avrebbe intenzione di annunciare la sua squadra di governo in un evento aperto alla città, prima ancora che il Consiglio si riunisca formalmente il 29.
Proprio sulla giunta si gioca un altro tassello del puzzle istituzionale. La nomina degli assessori, atto di esclusiva competenza del sindaco e non del Consiglio, dovrebbe concretizzarsi con un decreto sindacale nei giorni immediatamente precedenti al 29 giugno.
Il rebus della giunta: tecnici esterni e veti incrociati
Dietro le quinte, gli “incastri” non sono ancora tutti sciolti. Con nove assessorati, di cui quattro devono essere assegnati a donne, e la presidenza del Consiglio comunale da distribuire tra le liste di maggioranza, Cannizzaro starebbe facendo i conti con più caselle da riempire, che partiti da accontentare per intero – tanto che, secondo quanto trapela, anche l’anticipo delle elezioni per il Consiglio metropolitano, fissate al 19 luglio, risponderebbe in parte a questa esigenza: offrire una collocazione istituzionale a chi resterà escluso dalla squadra di governo cittadina, attutendo il malcontento interno alla coalizione. Il nodo più delicato riguarda i partiti che hanno eletto consiglieri “ingombranti”, la cui promozione ad assessore aprirebbe varchi indesiderati in Consiglio. Per la Lega, l’indicazione dell’assessore arriverebbe direttamente dai vertici romani del partito – si fa il nome del sottosegretario Claudio Durigon – e le voci che circolano in queste ore escluderebbero, almeno per il momento, sia Nino Caridi sia Giuseppe De Biasi, i due consiglieri eletti dal Carroccio: la scelta ricadrebbe piuttosto su un profilo esterno, non eletto, individuato in una figura femminile. Resterebbe così sulla carta il candidato più ovvio – Caridi, primo per preferenze in assoluto in tutta la città – ma le indicazioni che arrivano da Roma andrebbero in un’altra direzione. Discorso diverso, ma con un esito altrettanto utile a evitare lo stesso problema, riguarda Reggio Futura. Il nodo del seggio di Daniele Romeo – primo dei non eletti della lista di Giuseppe Scopelliti, rimasto clamorosamente fuori dal Consiglio – sembra destinato a restare tale: per Luisa Curatola, la più votata della civica e già consigliera eletta, il neo sindaco non punterebbe né su un assessorato né sulla presidenza dell’aula, ma su una candidatura al Consiglio metropolitano, in vista del voto di secondo livello del 19 luglio. Restando seduta tra i banchi di Palazzo San Giorgio, Curatola non libererebbe alcun seggio comunale, tenendo di fatto Romeo fuori dai giochi anche per questa via. Sulla presidenza del Consiglio comunale, il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Demetrio Marino, di Fratelli d’Italia. Per Noi Moderati, intanto, prenderebbe corpo un’ipotesi diversa da un assessorato pieno: la presidenza di una delle commissioni consiliari. A completare il quadro, restano alcuni tasselli più consolidati: Fabio Colella, della lista Cannizzaro Sindaco, sarebbe in pole per la delega allo Sport, mentre per Forza Italia – che con Cannizzaro Sindaco esprime il maggior numero di consiglieri eletti, cinque a testa – si discute tra due assessorati, con i nomi di Tonino Maiolino e Federico Milia tra i più accreditati.
Il nodo del seggio a Montecitorio: dimissioni e suppletive
Sullo sfondo della partita reggina resta aperto anche un altro dossier, questa volta di rilievo nazionale. Cannizzaro è infatti ancora, tecnicamente, deputato di Forza Italia – vice-capogruppo azzurro a Montecitorio – eletto nel collegio uninominale Calabria 05, che comprende Reggio e gran parte della provincia. La carica di sindaco di un Comune (e Città metropolitana) con oltre 15mila abitanti è incompatibile con quella di parlamentare, ai sensi dell’articolo 13, comma 3, del decreto legge 138/2011: una scelta tra le due poltrone è dunque obbligata. La legge gli offre due strade, con tempi molto diversi. La prima è la presentazione diretta delle dimissioni da deputato: se arrivassero entro i primi giorni di luglio, l’Aula di Montecitorio potrebbe votarne la presa d’atto già prima della pausa estiva; se slittassero alla seconda metà del mese, il voto decisivo si sposterebbe a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari. La seconda strada, più lenta, è la semplice comunicazione dell’assunzione della carica di sindaco – da effettuare entro trenta giorni dalla proclamazione – che lascia alla Giunta per le elezioni della Camera il compito di accertare formalmente l’incompatibilità: un percorso che, per istruttoria, può richiedere diversi mesi. È qui che si innesta l’aspetto più delicato. Avendo conquistato il seggio nel 2022 in un collegio uninominale e non in un listino di partito, per Cannizzaro non scatta alcuna surroga automatica: il suo posto a Montecitorio potrà essere riassegnato solo attraverso un’elezione suppletiva nello stesso collegio reggino. Ma la legge pone un paletto temporale netto: le suppletive non si possono indire se manca meno di un anno alle elezioni politiche generali, attese per l’autunno 2027. Tradotto: la finestra utile per votare il successore di Cannizzaro si chiuderebbe già nell’autunno 2026. È su questo punto che circola, in ambienti politici reggini, un’ipotesi tutta da verificare: se il sindaco scegliesse la strada più lenta – la sola comunicazione, lasciando che sia la Giunta delle elezioni a maturare i tempi per l’accertamento – il percorso potrebbe protrarsi fino a superare la soglia utile per indire le suppletive. In quello scenario, il collegio Calabria 05 resterebbe semplicemente senza rappresentanza fino alle elezioni politiche del 2027, quando si tornerebbe comunque al voto su tutto il territorio nazionale. Un esito che eviterebbe a Forza Italia e al centrodestra reggino il rischio di un test elettorale autonomo, scollegato dalle comunali appena concluse e potenzialmente insidioso a pochi mesi di distanza. Lo stesso Cannizzaro, del resto, il giorno dell’elezione a sindaco non aveva nascosto l’intenzione di restare operativo a Roma il più a lungo possibile, dicendosi pronto a sfruttare il suo ruolo di deputato «a beneficio di Reggio e della Calabria».
Chi guiderà i lavori in apertura: tocca al consigliere più votato
Resta un ultimo nodo, quello della presidenza della seduta. Fino all’elezione del Presidente del Consiglio comunale, la prassi istituzionale vuole che ad aprire e dirigere i lavori sia il consigliere anziano, individuato in chi ha raccolto il maggior numero di preferenze personali in tutta la città. Sulla base dei dati emersi dallo spoglio, il primato spetta a Nino Caridi della Lega, che con oltre 1.800 preferenze personali è risultato il consigliere più votato dell’intera tornata elettorale. Sarà dunque lui a guidare simbolicamente l’avvio della nuova consiliatura prima del passaggio di consegne al futuro Presidente del Consiglio. Per Cannizzaro, reduce dal successo elettorale con il 65,68% dei consensi e da una maggioranza larghissima (24 seggi su 32), la scadenza odierna rappresenta più di un adempimento burocratico: è il primo vero banco di prova della velocità d’esecuzione promessa in campagna elettorale. Nelle prossime ore si saprà se la macchina amministrativa reggina è riuscita a tenere il passo.
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Redazione Corriere
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