Cina, Stati del Golfo, Türkiye e capitale intra-eurasiatico convergono su energia, industria e infrastrutture. La posta in gioco è la capacità di Tashkent di trasformare pluralità finanziaria in autonomia strategica.
Abstract
Questa analisi esamina il consolidamento dell’Uzbekistan come piattaforma di attrazione del capitale eurasiatico e asiatico, con un focus sulla crescita degli investimenti cinesi, del Golfo, turchi e intra-regionali. Il dossier ricostruisce la natura dei dati EDB, chiarisce la differenza tra stock di investimenti e flussi annuali, e collega la geografia del capitale alla trasformazione del settore elettrico, all’industrializzazione e alla competizione per l’influenza in Asia centrale. Il quadro non indica una semplice sostituzione dell’Europa da parte dell’Asia: segnala invece una crescente centralità di Tashkent nella competizione tra portafogli esterni. La ricostruzione distingue tra fatti verificati, dati fortemente supportati, segnali progettuali e inferenze analitiche.
Nota metodologica
Il dossier adotta un approccio evidence-led basato su fonti istituzionali, soprattutto il Monitoring of Mutual Investments della Eurasian Development Bank, dati del Ministero uzbeko degli Investimenti, dell’Industria e del Commercio e il Macroeconomic Outlook EDB 2026-2028. L’MMI è una banca dati bottom-up di progetti e stima lo stock di FDI, aggiornato sino al primo semestre 2025; il dato governativo di 43,1 miliardi di dollari è invece il volume degli investimenti implementati nel solo 2025. Le due grandezze sono entrambe informative, ma non sono direttamente confrontabili né sommabili. Nel testo, “fatto verificato” indica una cifra o un progetto attribuito a una fonte primaria o al report EDB; “dato fortemente supportato” indica un’aggregazione coerente ma non pubblicata come serie statistica ufficiale unica; “segnale OSINT” indica una pipeline o una dinamica progettuale osservabile; “inferenza analitica” indica la lettura geopolitica proposta da IARI.
Quadro probatorio iniziale
| Categoria | Valutazione | Che cosa significa |
| Fatto verificato | EDB MMI | Cina: $10,7 mld; Golfo: $8,3 mld; Türkiye: $3,1 mld di stock in Uzbekistan al 1H 2025. |
| Fatto verificato | Governo uzbeko | Nel 2025 gli investimenti implementati hanno raggiunto $43,1 mld; di questi $38,2 mld sono investimenti esteri diretti e $4,9 mld fondi IFI. |
| Dato supportato | Perimetro aggregato | Il totale $32,9 mld aggrega capitale della regione eurasiatica, Cina, Golfo e Türkiye. È una fotografia MMI di stock, non un afflusso annuo. |
| Inferenza analitica | IARI | La diversificazione delle fonti amplia la leva negoziale uzbeka solo se rete, standard e capacità industriale evitano dipendenze per silos. |
Introduzione
Da territorio di transito a piattaforma di convergenza
Per gran parte della fase post-sovietica l’Uzbekistan è stato letto soprattutto attraverso le sue vulnerabilità: doppio carattere di Stato senza sbocco sul mare, dipendenza dalle reti ereditate, geografia interna complessa, energia sotto pressione e una posizione di cerniera fra Kazakistan, Turkmenistan, Afghanistan, Tagikistan e Kirghizistan. Questa lettura non è scomparsa, ma negli ultimi anni è stata affiancata da un processo più rilevante: Tashkent è diventata un luogo in cui diversi portafogli esterni cercano contemporaneamente accesso a domanda interna, costruzione di infrastrutture, produzione industriale e nuova capacità elettrica. L’effetto non è soltanto economico. Quando il capitale arriva per finanziare parchi eolici, centrali, linee, fabbriche, logistica e servizi, contribuisce a definire standard tecnici, relazioni contrattuali, catene di manutenzione e incentivi diplomatici che durano molto oltre il ciclo di un singolo investimento.
Il dato più importante non è perciò l’esistenza di un investitore dominante, bensì la coesistenza di quattro vettori: capitale intra-eurasiatico, Cina, Stati del Golfo e Türkiye. L’EDB colloca il capitale asiatico in Uzbekistan a 22,6 miliardi di dollari al primo semestre 2025, dopo un aumento da 0,5 miliardi nel 2016; la comunicazione MMI collegata al Tashkent International Investment Forum amplia il perimetro a 32,9 miliardi includendo anche 10,8 miliardi provenienti dalla regione eurasiatica. Nella stessa fotografia, Cina e regione eurasiatica hanno pesi quasi equivalenti, mentre il Golfo è diventato il motore più dinamico nella generazione elettrica. In questo senso, l’Uzbekistan non è soltanto un mercato finale: è un nodo di competizione cooperativa tra modelli di finanziamento, tecnologie e reti di impresa.
Figura 1 – Convergenza dei quattro vettori di capitale. La mappa non rappresenta corridoi fisici, ma la geografia delle relazioni finanziarie e industriali. Fonti: EDB MMI 2026; elaborazione IARI.
Corpus
Una precisazione necessaria: stock, flussi e progetti non sono la stessa cosa
Il primo punto analitico è metodologico. Il totale di 32,9 miliardi di dollari, ripreso in comunicazioni collegate al Monitoring of Mutual Investments, è una stima di stock di investimenti su progetti riconducibili alla regione eurasiatica, alla Cina, agli Stati del Golfo e alla Türkiye. Non descrive il denaro entrato in un solo anno, né coincide con il totale degli investimenti registrati nella contabilità nazionale. Il governo uzbeko dichiara che nel 2025 sono stati implementati 43,1 miliardi di dollari di investimenti, con 38,2 miliardi attribuiti agli investimenti esteri diretti e 4,9 miliardi a fondi di istituzioni finanziarie internazionali. Usare i due numeri come se fossero una classifica omogenea produrrebbe un errore: il primo è una fotografia della presenza di capitale e degli asset collegati a progetti; il secondo è un flusso annuale di implementazione. Il loro accostamento, tuttavia, mostra due cose: la base di capitale straniero è ormai ampia e il ritmo annuo di realizzazione resta elevato.

Figura 2 – Stock di investimenti nel perimetro EDB/MMI indicato per l’Uzbekistan. Il grafico rappresenta capitale aggregato per origine e non flussi annuali. Fonti: EDB MMI; comunicazione di sintesi relativa al TIIF 2026; elaborazione IARI.
Il peso cinese: scala, greenfield e combinazione energia-industria
La Cina è il primo investitore esterno individuale nel perimetro considerato, con 10,7 miliardi di dollari di stock in Uzbekistan al primo semestre 2025, quasi 38 volte il valore inferiore a 0,3 miliardi registrato dall’EDB nel 2016. La dinamica non va però letta soltanto come un’espansione finanziaria. L’EDB la collega a grandi progetti energetici e industriali, mentre il suo report sull’investimento cinese in Eurasia segnala un mutamento generale: più progetti greenfield, più manifattura e più energia, con un peso relativo più basso delle attività estrattive. In Uzbekistan, l’elemento decisivo non è dunque un’unica mega-infrastruttura, ma la capacità cinese di associare tecnologia, engineering, attrezzature, filiera di fornitura e finanziamento a progetti che creano asset nuovi.
È utile evitare una semplificazione frequente: i dati EDB disponibili per l’Uzbekistan non dimostrano che oltre metà dell’intero portafoglio cinese sia già concentrato in solare ed eolico. Dimostrano, invece, che energia e industria sono i motori della crescita e che nel 2025 Universal Energy ha avviato due parchi eolici nelle regioni di Samarcanda e Jizzakh, con un investimento complessivo oltre 600 milioni di dollari per le iniziative citate dall’EDB. La presenza di Sany Renewable Energy in un progetto eolico in Karakalpakstan, stimato a 720 milioni di dollari di stock, rafforza il segnale: il capitale cinese cerca non solo mercato, ma posizionamento nell’infrastruttura che rende possibile la nuova industrializzazione uzbeka.
Il Golfo: capitale paziente, PPA e controllo della capacità di generazione
Gli Stati del Golfo rappresentano la trasformazione più rapida. Lo stock in Uzbekistan ha raggiunto 8,3 miliardi di dollari al primo semestre 2025, con circa 40 progetti attivi e una presenza combinata di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti prossima a quattro miliardi ciascuno. Per la regione nel suo complesso, l’EDB attribuisce al Golfo 9 miliardi dei circa 20 miliardi di incremento del capitale asiatico in Eurasia tra il 2024 e il primo semestre 2025. Nel settore elettrico, il Golfo ha superato di poco la Cina quanto a stock regionale, 8,3 contro 8,2 miliardi di dollari. Questo spostamento è strategicamente più importante del valore nominale: la generazione elettrica, soprattutto quando è sostenuta da contratti di acquisto di lungo periodo, lega finanza, garanzie sovrane, tariffa, rete e affidabilità dell’asset in un unico rapporto di interdipendenza.
Il portafoglio è guidato da ACWA Power e Masdar. L’EDB registra dodici progetti solari ed eolici di ACWA Power e sette progetti solari di Masdar; Mubadala e TAQA intervengono invece anche sulle centrali termiche. Quattro dei cinque nuovi progetti del Golfo avviati in Uzbekistan nel 2025 riguardano rinnovabili con ACWA Power: il valore iniziale censito era circa 361 milioni di dollari, ma il valore potenziale a completamento supera 5,1 miliardi. Il progetto eolico di Kungrad in Karakalpakstan esemplifica il modello: 1.500 MW di capacità, accumulo da 300 MW, investimento stimato di 1,55 miliardi e PPA venticinquennale con National Electric Grid of Uzbekistan. Qui il capitale non finanzia una semplice installazione; concorre a disegnare un pezzo della futura architettura di sicurezza energetica del Paese.

Figura 3 – Indicatori chiave della trasformazione: gli elementi in dashboard provengono da basi statistiche diverse e non sono stati sommati. Fonti: Ministero uzbeko; EDB MMI; EDB Macroeconomic Outlook; elaborazione IARI.

Figura 4 – Sequenza della trasformazione dell’attrattività del capitale. Il passaggio da 11,0 a 22,6 miliardi di stock asiatico avviene tra 2023 e il primo semestre 2025. Fonti: EDB MMI; gov.uz; elaborazione IARI.
Türkiye e capitale intra-eurasiatico: la densità delle reti economiche
Il capitale turco, stimato a 3,1 miliardi di dollari di stock, è più piccolo dei due grandi blocchi cinesi e del Golfo ma non marginale. L’EDB evidenzia che l’Uzbekistan è la destinazione più dinamica del capitale turco nella regione, con 3,1 miliardi al primo semestre 2025, 1,2 miliardi in più rispetto al 2023 e circa 3 miliardi in più rispetto al 2016. La logica turca tende a combinare industria, costruzioni, servizi e capacità commerciale, con un progetto centrale a ciclo combinato nella regione di Jizzakh stimato intorno a 500 milioni. La sua influenza si misura meno nella possibilità di finanziare un singolo parco da gigawatt e più nella densità di relazioni imprenditoriali capaci di diffondersi nella produzione, nella distribuzione e nell’economia urbana.
La componente intra-eurasiatica, pari a 10,8 miliardi nel dato aggregato, merita una lettura distinta. Essa segnala la persistenza dei legami regionali e post-sovietici, non una semplice alternativa ai capitali asiatici. Nel caso uzbeko, la geografia dei mercati, delle reti, della mobilità del lavoro e delle infrastrutture conserva un peso che rende la regione eurasiatica un vettore quasi pari alla Cina. Per Tashkent questa compresenza è una risorsa se permette di negoziare; può diventare un vincolo se i sistemi finanziari, regolatori o logistici restano dipendenti da centri esterni senza sviluppare capacità domestiche di coordinamento.

Figura 5 – Nodi energetici selezionati in Uzbekistan. La rappresentazione è illustrativa, non esaustiva; mostra come progetti eolici, solari e termici si intreccino con domanda, rete e politica industriale. Fonti: EDB MMI 2026; elaborazione IARI.

Figura 6 – La filiera energetica come infrastruttura geopolitica: generazione, accumulo, trasmissione e PPA. Visual tecnico originale basato sui parametri Kungrad e sui portafogli ACWA/Masdar indicati dall’EDB.

Figura 7 – Matrice comparativa dei portafogli esterni. Le indicazioni di “leva” e “vulnerabilità” sono sintesi analitiche; stock e progetti derivano dall’EDB MMI.
L’Europa: presenza reale, ma lettura statistica da non forzare
La conclusione secondo cui “l’Europa non guida la lista” coglie la tendenza geopolitica della fotografia MMI, ma deve essere formulata con precisione. Il perimetro EDB di 32,9 miliardi è costruito attorno a regione eurasiatica, Cina, Golfo e Türkiye e non costituisce una classifica completa di tutto il capitale europeo in Uzbekistan. Per questa ragione il dossier non utilizza come metrica comparativa una stima di circa due miliardi di investimenti tedeschi riportata nel testo di partenza: non è direttamente confermata dal report ufficiale EDB consultato, né necessariamente omogenea per definizione, data e metodologia. Il dato robusto è un altro: nella parte dell’Asia centrale che oggi concentra i nuovi progetti industriali e di generazione elettrica, Cina e Golfo possiedono un vantaggio di scala e un ritmo di pipeline che gli investitori europei, nel perimetro osservato, non eguagliano. Non significa assenza europea; significa che la competizione è oggi più visibile nei grandi asset energetici e nel project finance.
Ipotesi speculativa
Tashkent sta costruendo una politica di bilanciamento attraverso gli asset
L’ipotesi più plausibile è che l’Uzbekistan stia usando l’apertura agli investimenti non per legarsi a un singolo patrono, ma per creare un portafoglio competitivo di dipendenze controllate. La formula è pragmatica: capitale cinese per scala industriale e tecnologia; capitale del Golfo per generazione elettrica, PPA e finanza di lungo periodo; capitale turco per densità imprenditoriale; capitale regionale per continuità di mercato e prossimità. La leva politica di questa architettura è la possibilità di negoziare condizioni migliori confrontando investitori che hanno interessi diversi ma convergono sullo stesso spazio economico.
Tale strategia può però funzionare solo fino a quando l’apparato statale conserva la capacità di arbitrare tra standard, appalti, regole di local content, regime delle garanzie, accesso alla rete e gestione delle tariffe. Il rischio non è soltanto un indebitamento eccessivo, che dipende dalla specifica struttura finanziaria di ciascun progetto; è la formazione di silos tecnici e contrattuali: impianti ben finanziati ma non integrati nella rete, catene di manutenzione dipendenti da un’unica filiera, capacità rinnovabile non accompagnata da accumulo e trasmissione, e crescita industriale senza domanda energetica stabile. In questo caso, la diversificazione dei finanziatori non produrrebbe autonomia ma una dipendenza distribuita e più difficile da governare.

Figura 8 – Architettura relazionale del capitale: le frecce descrivono i meccanismi attraverso cui il valore finanziario diventa capacità sistemica. Fonte: EDB MMI per i portafogli; inferenza analitica IARI.
So What
Best Case Scenario
Ipotesi chiave: Tashkent riesce a trasformare la concorrenza tra investitori in interoperabilità tecnica e industriale. La rete assorbe nuova capacità rinnovabile, i PPA restano sostenibili, la produzione locale acquisisce componenti, competenze e servizi di manutenzione, e la capacità elettrica riduce i costi di interruzione per manifattura e aree urbane. Gli impatti sarebbero un rafforzamento della posizione uzbeka come mercato energetico e industriale dell’Asia centrale, una maggiore capacità di esportare beni a più alto valore e una diplomazia economica più autonoma. La strategia richiesta include pianificazione di rete, criteri competitivi per gli appalti, standard di cybersecurity e manutenzione, formazione tecnica, disciplina di bilancio sulle garanzie e un monitoraggio centralizzato dei progetti. Le tappe da seguire sono la messa in esercizio delle capacità eoliche e solari, l’avanzamento dell’accumulo, l’espansione delle linee e la presenza di filiere locali; il segnale decisivo è che gli investimenti energetici generino produttività industriale misurabile, non solo MW installati.
Worst Case Scenario
Ipotesi chiave: la pipeline di capitale cresce più rapidamente della capacità di integrazione. Gli impianti vengono finanziati ma incontrano ritardi nella connessione, congestioni di rete, tensioni tariffarie o costi di sistema non pienamente allocati. L’elettricità aggiuntiva non si traduce in affidabilità uniforme, mentre la manutenzione e le componenti critiche rimangono ancorate a fornitori esterni. Gli impatti sarebbero frammentazione contrattuale, pressione sulle finanze pubbliche attraverso garanzie o obblighi impliciti, maggiore vulnerabilità agli shock esterni e perdita di potere negoziale. La strategia difensiva dovrebbe privilegiare sequenziamento dei progetti, stress test su PPA e rete, trasparenza delle garanzie, diversificazione dei fornitori e una regia unificata su standard tecnici. Le tappe da monitorare comprendono ritardi nei cantieri, scarti tra capacità installata e energia effettivamente immessa, revisione delle condizioni contrattuali, crisi di liquidità nelle utility e crescente ricorso a eccezioni regolatorie. Il segnale di svolta è il passaggio dalla competizione degli investitori alla competizione per scaricare sullo Stato i costi di integrazione.
Stability Case Scenario
Ipotesi chiave: la crescita rimane robusta ma selettiva. L’Uzbekistan consolida alcuni progetti chiave, rinvia quelli meno bancabili e mantiene una distribuzione di investitori senza cedere il controllo della pianificazione. Gli impatti sarebbero meno spettacolari del best case ma più sostenibili: crescita dello stock, gradualità nell’espansione della rete e riduzione del rischio di sovracapacità o duplicazione. La strategia consiste nel privilegiare progetti con impatto sistemico dimostrabile, coordinare investimenti con domanda industriale e mantenere trasparenza nel rapporto tra PPA, tariffa e garanzie. Le tappe da seguire sono la qualità dell’esecuzione, l’effettiva manutenzione, l’evoluzione del costo del capitale e l’allineamento tra nuovi MW e domanda regionale.

Figura 9 – Matrice scenariale 2026-2028. Non è una previsione puntuale: visualizza la relazione analitica tra intensità del capitale e capacità di integrazione di rete e governance. Elaborazione IARI.
Conclusioni
Il punto non è chi “possiede” l’Uzbekistan, ma chi concorre a definirne la capacità
L’Uzbekistan sta entrando in una fase in cui il capitale esterno non è più una variabile marginale di sviluppo, ma un componente della sua postura regionale. Cina, Golfo, Türkiye e spazio eurasiatico non occupano lo stesso ruolo: apportano strumenti finanziari, settori, orizzonti temporali e capacità diverse. Proprio questa pluralità rende la situazione interessante. A differenza di un sistema dominato da un solo investitore, Tashkent può usare la concorrenza per migliorare termini e diversificare. Il valore geopolitico della strategia dipende però dalla qualità della governance nazionale: senza reti, standard, capacità tecniche e disciplina contrattuale, i capitali restano asset disgiunti; con questi elementi, possono diventare una leva per l’industrializzazione e l’autonomia negoziale.
Nel breve periodo la variabile principale è l’esecuzione: avanzamento dei progetti, disponibilità di rete, tempi di connessione, tenuta degli accordi di acquisto e capacità di assorbire gli impianti rinnovabili. Nel medio periodo conta la traduzione della nuova energia in capacità produttiva, filiere locali, occupazione qualificata e infrastruttura logistica. Nel lungo periodo, la domanda strategica è se l’Uzbekistan riuscirà a mantenere la regia di un sistema multi-vettore o se il Paese diventerà il luogo in cui più potenze costruiscono asset separati e dipendenze non interoperabili. La crescita del PIL prevista dall’EDB al 6,8% nel 2026 crea spazio, ma non garantisce da sola una trasformazione strutturale: l’elemento discriminante sarà la qualità con cui capitale e istituzioni verranno connessi.
Matrice conclusiva – variabili da monitorare
| Orizzonte | Variabile | Perché conta | Segnale di svolta |
| Breve | Connessioni di rete, accumulo e commissioning | Misurano se la capacità finanziata diventa elettricità affidabile. | Ritardi ricorrenti, curtailment o revisioni PPA. |
| Medio | Local content, competenze, manutenzione e supply chain | Determina se il capitale produce capacità domestica oltre l’asset. | Aumento di fornitori locali e servizi tecnici certificati. |
| Medio | Garanzie, tariffe e finanza delle utility | Distingue sviluppo bancabile da rischio fiscale implicito. | Rinegoziazioni frequenti o incremento di passività contingenti. |
| Lungo | Interoperabilità tra capitali e standard | Trasforma la pluralità di investitori in autonomia anziché in silos. | Pianificazione unica e standard comuni per rete, dati e sicurezza. |
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Filippo Sardella
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