L’avvocato della madre delle sorelle ritrovate a Formia ha spiegato di essere stato all’oscuro della fuga delle ragazze e della loro custodia presso la casa di una zia. Proprio riguardo al comportamento di Valentina D’Acunto, fermata insieme al compagno, il procuratore di Sulmona ha parlato di “amore genitoriale malato”.
“Mi riferisco al fatto che quelle bambine hanno due genitori – ha spiegato Luciano D’Angelo, intervenendo in conferenza stampa dopo il ritrovamento delle due sorelle scomparse da Civitella Alfedena – che hanno rinunciato al primo dovere di ognuno di noi che ha la fortuna e l’onere di diventare genitore: essere portatori di un amore disinteressato, mettere al primo posto l’interesse dei minori”. Poi ha aggiunto che non è un caso frequente “che dei bambini vedano i loro genitori perdere la potestà genitoriale, non in conseguenza di abusi, di pratica costante o misure di prevenzione, ma di una pratica di separazione. Questo ci deve far riflettere”.
L’intervista all’avvocato Lorenzo Puglisi, fondatore di Family Legal, specializzato in diritto della famiglia.
Quanto sono frequenti le contese tra genitori separati o in via di separazione, che possono portare alla sospensione della responsabilità genitoriale?
“La conflittualità è strettamente connessa alle personalità dei genitori e le conflittualità oggi sono molto frequenti. Da avvocato specializzato in diritto di famiglia tendo a disincentivare, però, il ricorso a denunce, limitandole a casi più estremi e necessari. Purtroppo, spesso l’incomunicabilità tra genitori obbliga il magistrato a coinvolgere il servizio sociale. Avviene quando la coppia non dimostra di anteporre bisogni dei figli ai propri, o non comunica quando si tratta di questione banali che hanno a che fare con la quotidianità dei figli. Ecco che allora nasce l’esigenza di coinvolgere il servizio sociale. Qui, però, sorge un altro problema: di frequente in Italia questo servizio non ha risorse idonee per occuparsi al meglio dei casi. Quando diversi genitori hanno una qualche forma di disagio, dunque, che li porta anche ad una conflittualità alta, o il servizio non funziona o interviene molto tardi”.
Come sono gestite queste situazioni, se ci sono anche figli minori: quando possono essere temporaneamente tolti ai genitori e a chi sono affidati?
“Intanto va distinto l’affido dal collocamento: quest’ultimo riguarda il luogo dove vivono. Nel caso specifico l’affido era già stato dato all’ente, ai servizi sociali, con una collocazione presso la casa famiglia. La decisione, dunque, è sempre rimessa al tribunale che può optare per un affido etero-familiare, cioè esterno a nucleo familiare, oppure presso una comunità o ancora, in casi più blandi, anche ad altri familiari”.
Le rispettive famiglie, come nonni e zii, possono quindi farsene carico nell’accudimento?
“Sì, anche se tende ad essere restii per non aprire canali preferenziali, specie se uno dei due genitori potrebbe avere un’influenza nociva sui figli. Se si garantisce l’isolamento richiesto rispetto al genitore negativo, si possono affidare a nonni o zii, specie se il motivo dell’allontanamento dai genitori risiede in fragilità che necessitano di un supporto nel quotidiano. Può essere il caso di una madre tossicodipendente, che però ha una madre in grado di occuparsi del figlio. I parenti nel caso specifico delle sorelline, però, pare che i parenti abbiano condiviso il progetto criminoso, quindi non possono essere presi in considerazione per un eventuale affido”.
Se i genitori non accettano la situazione, possono arrivare a compiere gesti estremi come quello avvenuto nel caso delle sorelline in Abruzzo, con il tentativo di sottrarle all’affido a una casa famiglia o all’altro genitore?
“Per fortuna casi di questo tipo non sono frequentissimi: quando capita, però, occorrere essere consapevoli che il rischio maggiore non solo è perdere l’affido dei figli, ma anche la potestà genitoriale, come accaduto per i genitori delle sorelline. Se si mettono in atto condotte criminali, infatti, il tribunale fa decadere la responsabilità genitoriale, che porta a perdere qualsiasi diritto sui figli”.
Il procuratore ha parlato di “amore genitoriale malato”. Secondo lei cosa si intende?
“Nel caso di specie si è usata questa definizione che non è una categoria giuridica, ma una formula che definirei ‘evocativa’: coglie un fenomeno reale e descrive il bisogno di rivalsa di alcuni genitori, che prende il posto dell’interesse dei minori. Il bambino smette di essere una persona da accompagnare, crescere ed educare, ma un tramite attraverso il quale regolare la propria ferita, la propria rabbia e la propria paura di essere abbandonato. Ma, come ripeto spesso alle coppie che seguo, ai figli bisogna dare, non bisogna attingere da loro. Invece, spesso si usano per avere conferma delle proprie capacità, per avere un appagamento”.
Si è colto dunque il punto della questione?
“Sì, si coglie un fenomeno reale, che esiste, anche se nella maggior parte dei casi è un fenomeno silenzioso, che non finisce alla ribalta delle cronache. Ripeto, le problematiche derivano sempre da fragilità che riguardano le personalità dei genitori. In questi casi o si ha una rete di supporto che fornisca aiuto e risorse, oppure i minori sono rimessi a una coppia che magari non è idonea al ruolo e alle responsabilità genitoriali. Non conosco le carte del caso, ma sembra evidente che qualcuno aveva già valutato la non idoneità dei genitori delle sorelle”.
Ora le due ragazzine di 12 e 16 anni si trovano in una nuova comunità protetta. Alcune associazioni chiedono che le minori siano ascoltate, per tenere in considerazione la loro preferenza sul dove stare, se con uno dei due genitori o altrove. Cosa ne pensa?
“La Convenzione di New York da decenni prevede possibilità da parte magistrato di sentire minori in casi affido, separazioni o divorzi, ma non c’è alcun vincolo di rispettare le richieste, per l’ovvia ragione che il minore può essere condizionato o può non avere piena consapevolezza di cosa sia giusto o sbagliato per la sua crescita. Essendo intervenuta l’autorità giudiziaria penale, inoltre, in questo caso specifico si segue un altro iter: le ragazze potranno essere sentite, con l’ausilio di un interlocutore specializzato in audizione di minori, cioè di solito psicologi dell’infanzia. In ambito civile, invece, forse saranno sentite o forse lo sono state in passato, ma il loro parere non è comunque vincolante. Se vogliono stare con la mamma non necessariamente il tribunale accoglierà la richiesta, perché deve tutelare l’interesse dei minori. Ricordiamo che qualunque bambino vorrebbe stare con i genitori, anche se abusanti o se adottano comportamenti non corretti. Ma lo Stato non può avvallare queste condotte. La domanda è sempre quella già emersa con il caso della famiglia del bosco: un figlio appartiene al proprio genitore? Personalmente ritengo di no: il figlio è un individuo a sé non una propria appendice, quindi merita di essere tutelato nel migliore dei modi”.
ANSA
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