Gen Z – Il mondo dei giovani



Ogni domenica ‘La Voce di Genova’, grazie alla rubrica ‘Gen Z – Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L’autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.

Negli ultimi tempi sembra quasi essere diventata un’abitudine. Ci si sveglia al mattino, si apre il telefono e la prima cosa che compare è una nuova notizia di cronaca: una rissa, una rapina, una molestia su un autobus, un’aggressione, un accoltellamento o un episodio di violenza in pieno giorno. Una sequenza continua di fatti che sta facendo crescere nei cittadini una domanda sempre più forte: è ancora possibile sentirsi davvero al sicuro a Genova?

La sensazione è che la violenza stia diventando parte della quotidianità. Non importa più il quartiere o l’orario. Gli episodi sembrano verificarsi ovunque: nei mezzi pubblici, nelle piazze, nelle stazioni, sulle spiagge, nei vicoli del centro storico. Si leggono notizie di ragazze molestate sugli autobus e costrette a scendere prima della loro fermata per paura, di persone rapinate mentre tornano a casa, di risse tra gruppi di giovani, di atti osceni in luoghi pubblici davanti anche a famiglie e bambini, fino ad arrivare a episodi di vendetta culminati con persone investite volontariamente.

La conseguenza è evidente: sempre più persone hanno paura. Paura di uscire la sera, di rincasare da sole, di prendere l’autobus o il treno, ma anche paura di intervenire davanti a una situazione di pericolo. Perché oggi molti pensano che anche un semplice richiamo possa trasformarsi in qualcosa di molto più grave. E questa paura non riguarda più soltanto le donne. Sempre più ragazzi e uomini raccontano di evitare alcune zone della città o di cambiare percorso pur di sentirsi più tranquilli.

Quando si parla di sicurezza, inevitabilmente si parla anche di politica. Tra i giovani, però, cresce un sentimento di insoddisfazione. Molti ritengono che il tema della sicurezza non stia ricevendo l’attenzione che merita e che, di fronte a un numero sempre maggiore di episodi di cronaca, servano risposte più concrete.

Le critiche si concentrano soprattutto sull’amministrazione comunale e sulla sindaca. Una parte dei cittadini sostiene che negli ultimi mesi l’attenzione si sia concentrata maggiormente su eventi, manifestazioni pubbliche, iniziative culturali e temi sociali, ritenuti certamente importanti, ma che secondo molti non possono sostituire quello che viene percepito come il problema più urgente: garantire ai cittadini la possibilità di vivere Genova senza paura.

Sui social, soprattutto tra i più giovani, non mancano commenti di chi sostiene che organizzare concerti in piazza, partecipare a manifestazioni, sostenere battaglie sui diritti civili o costruire una comunicazione molto presente sui social network non sia sufficiente se, allo stesso tempo, cresce la percezione di insicurezza. Il messaggio che emerge da molti interventi è chiaro: prima di tutto si chiede una città in cui si possa prendere un autobus, tornare a casa la sera o passeggiare per il centro senza il timore di diventare protagonisti della prossima notizia di cronaca.

Naturalmente c’è anche chi ricorda che la sicurezza non dipende esclusivamente dal Comune e che il contrasto alla criminalità coinvolge lo Stato, le forze dell’ordine e il sistema

giudiziario. Tuttavia, per una parte dei cittadini, l’amministrazione rappresenta il primo interlocutore e proprio per questo le richieste di interventi concreti si fanno sempre più insistenti.

Tra i temi più discussi c’è anche quello dell’immigrazione. Molti titoli di giornale riportano la nazionalità delle persone arrestate o denunciate, sottolineando che in diversi casi si tratta di cittadini stranieri o extracomunitari. Questo alimenta un dibattito molto acceso. C’è chi chiede regole più severe e sostiene che chi arriva in Italia e commette reati debba essere espulso e non poter più restare nel Paese. Altri, invece, ricordano che la responsabilità penale è sempre individuale e che non si può attribuire il comportamento di alcuni a un’intera comunità. È uno dei temi che più divide l’opinione pubblica e che continua a generare confronti molto accesi.

Nel frattempo, però, cresce il senso di esasperazione. Sempre più cittadini hanno l’impressione che la situazione stia sfuggendo di mano e qualcuno ha deciso di non aspettare più risposte dalle istituzioni. Sono nati gruppi Facebook e chat di quartiere dove i residenti si scambiano segnalazioni, fotografie e avvisi su situazioni sospette. In alcune zone si è persino iniziato a parlare di ronde organizzate dai cittadini, con l’obiettivo dichiarato di controllare il territorio e cercare di prevenire episodi di violenza.

Anche tra i più giovani la rabbia è evidente. C’è chi racconta di non sentirsi più libero di reagire davanti a un’aggressione o a un’ingiustizia, perché il timore è che ogni discussione possa degenerare. Altri, invece, stanno rispondendo alla violenza con altra violenza, convinti che sia l’unico modo per difendersi. Una spirale pericolosa che rischia di alimentare ulteriormente il problema e di trasformare il senso di insicurezza in una continua escalation.

Al di là delle opinioni politiche e delle possibili soluzioni, una cosa accomuna gran parte dei cittadini: la voglia di tornare a vivere la città senza paura. Poter prendere un autobus senza timore, passeggiare sul lungomare, uscire la sera con gli amici o tornare a casa dal lavoro senza dover guardare continuamente alle proprie spalle.

La sicurezza non è un tema che riguarda una parte politica o un’altra. È ciò che permette a una città di essere davvero vissuta. Ed è proprio questo che molti genovesi, giovani e meno giovani, chiedono oggi alle istituzioni: che la sicurezza torni a essere percepita come una priorità concreta, affinché la paura non diventi la normalità.




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 Martina Colladon

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