COSENZA Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, dallo scorso 11 giugno 2026, è stata registrata le denominazione Peperoncino di Calabria IGP: la Calabria sale a 42 denominazioni DOP IGP. In una intervista al Corriere della Calabria, il presidente del Consorzio del Peperoncino di Calabria Pietro Serra si sofferma sul valore di una delle produzioni fortemente legate all’identità gastronomica della regione.

Il peperoncino è da sempre il simbolo della Calabria nel mondo. In che modo il marchio Igp potrà cambiare la percezione del prodotto e il lavoro dei produttori locali?
«L’ottenimento del marchio IGP per il Peperoncino di Calabria rappresenta molto più di un riconoscimento simbolico. E’ uno strumento giuridico ed economico che tutela il prodotto e chi lo coltiva. Per i produttori della nostra regione gli effetti attesi sono diversi: una maggiore valorizzazione economica del raccolto, grazie alla possibilità di differenziarsi dai prodotti importati dai Paesi asiatici; una tutela più efficace contro la concorrenza sleale e le contraffazioni; maggiori opportunità di esportazione e di promozione sui mercati esteri; un potenziale impulso all’occupazione e allo sviluppo delle aree rurali, anche attraverso il turismo enogastronomico e il rafforzamento del “Brand Calabria”».

Il mercato globale è saturo di peperoncino a basso costo, spesso importato dall’estero e spacciato per calabrese. Quali strategie il Consorzio mette in campo per tutelare l’autenticità del Peperoncino di Calabria IGP?
«Il riconoscimento IGP è necessario ad affrontare questo problema. Distinguere in modo verificabile il vero Peperoncino di Calabria dai prodotti che utilizzano impropriamente richiami alla Calabria o vengono miscelati con materia prima importata. Le principali strategie messe in campo dal Consorzio dei Produttori del Peperoncino di Calabria sono il disciplinare di produzione, che stabilisce in modo chiaro che solo il peperoncino coltivato nell’area geografica prevista e nel rispetto delle tecniche definite può essere commercializzato come “Peperoncino di Calabria IGP”, con ogni operatore della filiera registrato e tenuto al rispetto di requisiti precisi; i controlli sulla tracciabilità, attraverso verifiche effettuate da un organismo di controllo autorizzato che consentono di ricostruire il percorso del prodotto dal campo al confezionamento, rendendo molto più difficile introdurre materia prima di diversa origine nella filiera certificata; la tutela del nome “Peperoncino di Calabria” in tutta l’Unione Europea, che permette di intervenire contro imitazioni, evocazioni ingannevoli e utilizzi non autorizzati della denominazione anche sui mercati esteri; infine, le confezioni autorizzate riporteranno il logo IGP e gli elementi identificativi previsti dal disciplinare, consentendo ai consumatori di distinguere il prodotto certificato da quello generico»
I cambiamenti climatici, tra siccità prolungata ed eventi atmosferici estremi, stanno mettendo a dura prova l’agricoltura. Come sta reagendo la filiera del Peperoncino di Calabria IGP?
«I cambiamenti climatici rappresentano una delle sfide più importanti anche per la filiera del Peperoncino di Calabria IGP. L’aumento delle temperature, la riduzione della disponibilità idrica e la maggiore frequenza di eventi estremi possono influire sia sulle rese produttive sia sulla qualità del raccolto. Gli agricoltori stanno puntando su una gestione più efficiente dell’acqua attraverso l’adozione di impianti di irrigazione a goccia localizzata, la programmazione degli interventi irrigui in base alle reali esigenze della pianta e, dove possibile, l’impiego di sensori per monitorare l’umidità del terreno, riducendo gli sprechi e affrontando meglio i periodi di siccità. Un secondo aspetto riguarda la conservazione della fertilità del suolo mediante tecniche come la rotazione delle colture, l’utilizzo di sostanza organica, l’inerbimento controllato e la riduzione delle lavorazioni più invasive, che migliorano la capacità del terreno di trattenere acqua e nutrienti, rendendo le coltivazioni più resilienti agli stress climatici. Ritengo però che il punto fondamentale sia la formazione degli agricoltori e l’innovazione: controllo meteorologico, agricoltura di precisione, utilizzo di dati climatici e supporto tecnico permettono di programmare meglio le operazioni colturali e ridurre i rischi legati agli eventi estremi».
La piccantezza calabrese conquista i palati internazionali. Quali sono i mercati esteri più interessanti?
«I mercati oggi considerati più promettenti sono principalmente il Nord America, in particolare Stati Uniti e Canada, dove la cucina italiana gode di una forte reputazione e cresce l’interesse per i prodotti DOP e IGP. La diffusione della dieta mediterranea e della cucina piccante rappresenta un’importante opportunità. Anche la Germania è uno dei principali sbocchi per l’agroalimentare italiano grazie a consumatori molto attenti alla qualità certificata. Francia, Svizzera e Paesi del Benelux rappresentano mercati maturi che riconoscono un valore aggiunto alle indicazioni geografiche europee. Infine, Giappone e Corea del Sud registrano una domanda in costante crescita di ingredienti premium destinati alla ristorazione e alla cucina gourmet».
Pensando al futuro, si intravede un ricambio generazionale tra i produttori?
«Il futuro del Consorzio dipenderà dalla capacità di trasformare il riconoscimento IGP da un traguardo istituzionale a un vero motore di sviluppo per il territorio. Nei prossimi anni la sfida sarà consolidare la filiera, aumentare il numero delle aziende aderenti, rafforzare la presenza sui mercati internazionali e investire sempre di più in ricerca, innovazione e promozione. Un tema centrale è quello del ricambio generazionale. In Calabria, come in molte aree agricole italiane, l’età media degli imprenditori agricoli è elevata e il passaggio di testimone non è sempre semplice. Tuttavia, negli ultimi anni si osservano segnali incoraggianti: cresce l’interesse di giovani imprenditori che vedono nell’agricoltura non solo una tradizione familiare, ma un’attività capace di coniugare innovazione, sostenibilità e valorizzazione del territorio. Mi auguro che il marchio IGP sappia tradursi soprattutto in reddito, stabilità e nuove opportunità imprenditoriali, diventando uno degli strumenti più efficaci per assicurare continuità a una tradizione agricola che rappresenta anche un patrimonio culturale della Calabria». (f.benincasa@corrierecal.it)
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Redazione Corriere
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