di Giorgio Cappellini
JERAGO CON ORAGO – Il volontariato nella provincia di Varese rappresenta una risorsa preziosa per il tessuto sociale del territorio, soprattutto in un’epoca caratterizzata da ritmi sempre più frenetici e da una crescente tendenza all’individualismo. Ne abbiamo parlato con il Cavalier Alen Caiola, imprenditore varesino, Amministratore e legale rappresentante della Dino Caiola & C. S.r.l., azienda specializzata nella commercializzazione di serramenti, porte e affini con sede a Jerago con Orago. Da oltre trent’anni impegnato nel volontariato attraverso la Croce Rossa Italiana di Gallarate, Caiola dedica il proprio tempo anche ad altre importanti realtà associative del territorio: è membro del Consiglio dell’Unione Nazionale Cavalieri d’Italia della sezione di Varese e dell’associazione cardiologica A.C.R.C. È socio da molti anni del Lions Club Varese Insubria dove ha ricoperto la carica di Presidente. A livello distrettuale è stato Presidente di Zona e successivamente di Circoscrizione. Attualmente Officer responsabile della Colletta Alimentare per i Lions del Distretto 108Ib1.
Nell’ambito delle attività di sostegno alle persone e alle famiglie in difficoltà, Caiola svolge il ruolo di referente della Croce Rossa Italiana di Gallarate e del Lions Club Varese Insubria per l’organizzazione e il coordinamento delle iniziative di raccolta e distribuzione di generi alimentari. Per il costante impegno civile e sociale dimostrato nel corso degli anni, è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Alen Caiola, dopo oltre 30 anni di volontariato, come è cambiato il rapporto delle persone con la solidarietà e l’impegno verso gli altri?
«Le persone continuano a guardare con grande rispetto a chi sceglie di dedicarsi al volontariato. Tuttavia, negli ultimi anni questo mondo sta attraversando alcune difficoltà: sono sempre meno coloro che riescono a mettere a disposizione tempo e continuità, soprattutto perché l’impegno richiesto comporta spesso sacrifici anche sul piano familiare e personale. Nonostante ciò, l’attenzione, il tempo e le energie che i volontari dedicano agli altri vengono accolti con profonda gratitudine. Chi riceve questo sostegno ne comprende il valore e lo apprezza sinceramente. Credo che la solidarietà sia ancora molto presente nella nostra società, ma spesso abbia bisogno di essere stimolata e organizzata affinché possa trasformarsi in un aiuto concreto».
Quali sono oggi le fragilità sociali che incontra più spesso sul territorio di Varese?
«Per la mia esperienza, maturata in diversi ambiti del volontariato, le fragilità sono molteplici. Incontro sempre più frequentemente la solitudine, soprattutto tra le persone anziane. Molti vivono soli e hanno bisogno prima di tutto di ascolto, compagnia e vicinanza umana. Viviamo in una società che corre a ritmi sempre più veloci e non tutti riescono a tenere il passo. Un altro aspetto che emerge con maggiore evidenza è il disagio psicologico e relazionale che interessa non solo gli anziani ma anche molti giovani e adulti: ansia; difficolta nei rapporti familiari e mancanza di punti di riferimento. Accanto a questo, vedo crescere le difficoltà economiche che interessano numerose famiglie e persone appartenenti alle fasce medio-basse della popolazione che si riversano anche sulla possibilità di curarsi in modo adeguato. Sempre più spesso si fatica ad arrivare alla fine del mese e aumenta il numero di coloro che si rivolgono alla Caritas o alle associazioni del territorio per ricevere un aiuto concreto, come i pacchi alimentari».
I giovani sono davvero meno propensi al volontariato rispetto al passato oppure stanno semplicemente cercando forme diverse di partecipazione?
«Rispetto al passato, i giovani sembrano meno propensi a impegnarsi nel volontariato in modo continuativo, anche perché devono conciliare studio, lavoro e vita personale. Preferiscono dedicarsi a singole e sporadiche iniziative. Quando sono entrato in Croce Rossa, oltre trent’anni fa, i percorsi formativi erano più semplici e richiedevano un impegno inferiore. Oggi, invece, correttamente, la preparazione è molto più approfondita e qualificante: se da un lato ai volontari vengono, giustamente richieste competenze sempre più specifiche, che per alcuni aspetti li avvicinano a figure quasi professionali, dall’altro però di disincentiva come detto per l’eccessivo impegno. Questo rende più difficile coinvolgere e trattenere i giovani nel lungo periodo. Ciò non significa che manchino entusiasmo o disponibilità: molti ragazzi si avvicinano al volontariato con grande motivazione, ma spesso, dopo una prima fase di coinvolgimento, faticano a mantenere un impegno costante nel tempo. Quando però riescono a vivere direttamente l’esperienza dell’aiuto verso gli altri, scoprono valori e soddisfazioni che lasciano un segno profondo».
Le associazioni di volontariato riescono ancora a fare da ponte tra cittadini e istituzioni o rischiano di essere lasciate sole nell’affrontare problemi sempre più complessi?
«Le problematiche da affrontare sono certamente complesse, ma posso dire che, nella maggior parte dei casi, le istituzioni dimostrano disponibilità e volontà di collaborazione. Esiste una buona sinergia e un’attenzione concreta verso le esigenze del territorio. La vera difficoltà riguarda piuttosto la disponibilità delle risorse economiche. La collaborazione tra associazioni e istituzioni non manca, ma spesso risultano insufficienti le risorse necessarie per rispondere in maniera adeguata ai bisogni sempre più numerosi e complessi della comunità. Il contesto economico attuale, infatti, ha visto una riduzione dei fondi destinati al sociale e al volontariato, soprattutto per le realtà più piccole. Anche le associazioni meno strutturate faticano a stare al passo con i tempi e ad affrontare gli adempimenti organizzativi richiesti. Per questo motivo ritengo fondamentale fare rete e sviluppare sempre più collaborazioni tra associazioni, enti pubblici e privati».
In conclusione, Cavalier Caiola, qual è l’insegnamento più importante che il volontariato le ha lasciato?
«Il volontariato mi ha insegnato che donare il proprio tempo agli altri arricchisce profondamente anche chi offre il proprio aiuto. È un’esperienza che mi ha dato molto e continua a darmi ogni giorno nuove motivazioni, energie e soddisfazioni. A livello umano posso dire di avere ricevuto molto di più di quanto ho donato. Nel corso degli anni ho scelto di impegnarmi in diversi ambiti, collaborando e sostenendo più associazioni, mettendo a disposizione tempo, competenze ed energie al servizio della comunità. Per questo percorso ho avuto l’onore di ricevere l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferita con Decreto del Presidente della Repubblica il 27 dicembre 2023. Considero questo riconoscimento non soltanto un risultato personale, ma soprattutto un tributo a tutte le donne e gli uomini che ogni giorno si dedicano agli altri con spirito di solidarietà, senso civico e autentico servizio verso la comunità. Se dovessi lasciare un messaggio, direi che ciascuno di noi, anche con un piccolo gesto, può contribuire a migliorare la vita di qualcun altro e a rendere più forte la propria comunità».
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jerago alen caiola cavaliere – MALPENSA24
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Gabriele Ceresa
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