una nuova strategia basata sull’omeostasi – Ruminantia – Web Magazine del mondo dei Ruminanti


La nutrizione dei ruminanti si è a lungo basata sull’obiettivo di garantire un apporto adeguato di metalli traccia come zinco, rame e manganese, cercando di evitare carenze attraverso ampi margini di sicurezza. Tuttavia, secondo lo studio di Daniel et al., la pratica comune vede spesso livelli di integrazione che superano di gran lunga le raccomandazioni ufficiali, ignorando la capacità intrinseca del bovino di regolare l’assorbimento di questi elementi. Questo meccanismo, noto come omeostasi, permette all’animale di aumentare l’efficienza di assorbimento quando i minerali scarseggiano e di ridurla quando sono in eccesso.

Il problema principale delle linee guida tradizionali è nell’uso di coefficienti di assorbimento fissi e altamente conservativi, che non tengono conto della dinamicità della regolazione biologica. Quando l’apporto dietetico di minerali traccia aumenta oltre una certa soglia, la capacità dell’organismo di limitare l’assorbimento viene sopraffatta, portando a un accumulo incontrollato nei tessuti. Questo fenomeno è particolarmente critico per il rame, i cui livelli epatici eccessivi sono ormai diffusi nelle vacche da latte e possono compromettere la salute e le prestazioni produttive. Uno studio dei Paesi Bassi ma testato con dati canadesi prova a dare una visione alternativa, rivoluzionando il metodo per valutare la quantità di nutrienti da fornire per la regolazione nelle diete dei bovini da latte.

Lo studio

Gli autori dello studio sono gli scienziati Jean-Baptiste Daniel e Javier Martín-Tereso del dipartimento R&D di Trouw Nutrition, nei Paesi Bassi. Il lavoro è apparso nel volume 109 del 2026 della rivista Journal of Dairy Science, mentre l’efficacia del modello proposto dallo studio è stata testata attraverso simulazioni avanzate e il confronto con dati reali provenienti da oltre cinquecento allevamenti commerciali nel Québec, in Canada. Lo studio è importante poiché le attuali linee guida si basano su presupposti obsoleti che portano spesso a una sovra-integrazione di minerali ed elementi potenzialmente tossici, sviluppato integrando analisi stocastiche dell’apporto alimentare basale e dei fabbisogni netti, con la probabilità che l’animale superi le proprie capacità di regolazione biologica.

Modelli stocastici 

Per superare queste limitazioni, i ricercatori hanno sviluppato un framework che non definisce più un singolo requisito minimo, ma un intervallo di apporto dietetico adeguato, basato sul rischio. Lo studio ha utilizzato la generazione stocastica di quattro dataset contenenti cinquemila record individuali ciascuno per manze in crescita, vacche in asciutta e vacche in lattazione. Questo metodo ha permesso di rappresentare la reale variabilità biologica degli animali, considerando fattori come il peso vivo, la produzione di latte, l’ingestione di sostanza secca e la composizione minerale variabile degli alimenti aziendali.


I ricercatori hanno stimato i limiti omeostatici superiori e inferiori per ogni elemento. Il limite inferiore rappresenta la massima efficienza di assorbimento raggiungibile durante una carenza, mentre il limite superiore indica il livello di apporto oltre il quale il processo di omeostasi non è più in grado di prevenire un accumulo eccessivo. Questi parametri sono stati validati confrontandoli con un database reale di oltre milleduecento razioni complete campionate nel sud del Québec, confermando la solidità delle raccomandazioni derivate.

Tra rischi di carenza e pericoli di eccesso

Dall’analisi è emerso che il rischio di carenza nei regimi alimentari non integrati varia significativamente a seconda della categoria animale e del minerale considerato. Per lo zinco, le vacche in lattazione sono risultate le più esposte, con quasi il 90% degli animali a rischio di deficit se alimentati solo con la dieta base. Al contrario, per le manze e le vacche in asciutta, il rischio di carenza di zinco senza integrazione è apparso molto basso. Per quanto riguarda il manganese, il rischio di sotto-alimentazione è risultato quasi nullo per la maggior parte delle categorie, ad eccezione di una piccola percentuale di manze giovani molto efficienti dal punto di vista alimentare.

La questione del rame si è rivelata la più complessa a causa della presenza di antagonisti come molibdeno e zolfo. Nelle vacche in lattazione, anche senza integrazione supplementare, una piccola percentuale di animali è già a rischio di superare la soglia di tolleranza. L’aggiunta di soli 10 mg di rame per chilogrammo di sostanza secca, pur eliminando il rischio di carenza, ha fatto salire al 43% la probabilità di eccedere il limite omeostatico in questa categoria. Questo dato sottolinea l’importanza di bilanciare attentamente l’integrazione basandosi sull’analisi accurata dei foraggi aziendali.

Prospettive per la gestione aziendale

Lo studio conclude che l’integrazione preventiva di zinco, rame e manganese rimane una strategia valida nella maggior parte delle condizioni produttive, ma deve essere riconsiderata come una sorta di assicurazione, piuttosto che come un carico costante e indiscriminato. I risultati suggeriscono che per molti animali, ad eccezione dello zinco in lattazione e del rame nel periodo pre-parto, la dieta basale potrebbe già coprire il fabbisogno di due terzi della mandria. Ma non è tutto qui. Ulteriori ricerche dovranno ora validare questi modelli monitorando direttamente la salute e le performance a lungo termine degli animali alimentati secondo queste nuove linee guida proposte. In un settore sempre più orientato alla precisione, non bisogna dimenticare i confini biologici, e la regolazione minerale rappresenta un passo fondamentale verso una zootecnia più sostenibile e sicura.

Riferimenti bibliografici

Novel supplemental guidelines for zinc, copper, and manganese in bovines, integrating net requirements, native dietary
occurrence, and the boundaries of homeostatic regulation. Jean-Baptiste Daniel; Javier Martín-Tereso. Journal of Dairy Science Vol. 109 No. 6, 2026
. DOI: https://doi.org/10.3168/jds.2025-28011



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 Redazione Ruminantia

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