Il Movimento 7 Novembre assedia il Circolo Canottieri: “Lavoro, non promesse”. Il progetto da 13 milioni è fermo e cresce il timore che salti tutto
La rabbia è esplosa davanti al Circolo Canottieri di Napoli. I disoccupati aderenti al Movimento 7 Novembre hanno dato vita questa sera a un presidio di protesta in occasione della presentazione del libro Una nuova primavera del presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Al grido di “Lavoro, lavoro”, i manifestanti hanno duramente contestato il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, chiedendo risposte immediate sul destino della storica vertenza occupazionale che coinvolge circa 1.200 disoccupati di lunga durata.
La tensione è salita rapidamente, costringendo il sindaco Manfredi e il presidente della Regione a ricevere una delegazione dei rappresentanti delle platee storiche. L’incontro, tuttavia, non è bastato a placare la protesta.
I disoccupati hanno chiesto che venga assicurata nel più breve tempo possibile una comunicazione ufficiale tra tutti gli enti coinvolti affinché siano concluse immediatamente le verifiche procedurali necessarie a salvaguardare il progetto, la platea dei beneficiari e il futuro occupazionale promesso dopo oltre dieci anni di mobilitazioni.
Al centro della protesta c’è il progetto destinato a circa 1.200 disoccupati storici, nato per accompagnare il loro inserimento nel mondo del lavoro attraverso un lungo percorso di orientamento, formazione e tirocinio, con la prospettiva – illustrata più volte dalle istituzioni – di un successivo impiego nelle cooperative sociali 25 Giugno e Primavera, impegnate nei servizi di pubblica utilità per conto del Comune di Napoli.
Un progetto che oggi appare improvvisamente fermo. Nel frattempo si rincorrono indiscrezioni e ipotesi contrastanti. Secondo alcune ricostruzioni, il Governo non sarebbe più disposto a sostenere il completamento del percorso, ritenendo che non sussistano più le condizioni politiche e finanziarie per finanziare le future assunzioni nelle cooperative. Altre fonti, invece, parlano della possibilità di ridurre drasticamente il numero degli inserimenti, limitandoli a una parte dei 1200 aventi diritto.
Ad alimentare ulteriormente la tensione è arrivata la sospensione cautelare del progetto disposta da Sviluppo Lavoro Italia per consentire verifiche amministrative. Una decisione che ha congelato gli avviamenti proprio mentre il tempo stringe.
Una vertenza lunga oltre dieci anni
La vertenza affonda le proprie radici nel 2014, quando il Movimento 7 Novembre diede vita a una mobilitazione permanente per rivendicare lavoro stabile o adeguati strumenti di sostegno al reddito. Negli anni, i disoccupati hanno mantenuto aperto un confronto costante con Comune, Regione e Governo nella ricerca di una soluzione strutturale.

Un primo tentativo prese forma durante l’amministrazione guidata da Luigi de Magistris con il progetto “Chiese e Monumenti Aperti”, che avrebbe dovuto impiegare i disoccupati nella valorizzazione del patrimonio storico e culturale cittadino. L’iniziativa, però, si arenò tra difficoltà amministrative e il blocco imposto dalla pandemia.
Nonostante quel fallimento, i disoccupati hanno continuato a svolgere attività di pubblica utilità, partecipando, tra l’altro, agli interventi di pulizia di spiagge e litorali promossi dal Comune di Napoli e ottenendo il riconoscimento dell’amministrazione comunale e di Asia. Parallelamente il confronto è proseguito anche con il Ministero del Lavoro.
Il nuovo progetto con PNRR e Garanzia Giovani
Con l’insediamento dell’amministrazione Manfredi il dialogo istituzionale ha ripreso vigore.Tra il 2022 e il 2024 è stato costruito un articolato percorso finanziato attraverso il programma GOL del PNRR e Garanzia Giovani della Regione Campania.
Centinaia di disoccupati hanno completato circa 900 ore complessive tra orientamento, formazione e tirocini professionalizzanti, acquisendo competenze nella manutenzione del verde, nei servizi ambientali, nella sanificazione e nell’accoglienza museale, proprio in funzione del futuro impiego nelle cooperative 25 Giugno e Primavera.
Il 20 maggio 2024 Governo, Prefettura, Comune e Città Metropolitana hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per accompagnare il progetto fino all’inserimento lavorativo dei beneficiari.
In quella occasione il sindaco Gaetano Manfredi spiegò pubblicamente che l’obiettivo dell’amministrazione era quello di favorire il progressivo passaggio dei partecipanti nelle cooperative impegnate nella manutenzione del verde pubblico e nei servizi urbani, anche per sostituire il personale prossimo al pensionamento. Una prospettiva che aveva alimentato concrete aspettative tra i disoccupati.

Il piano economico
Il progetto prevede un investimento complessivo compreso tra i 12 e i 13 milioni di euro. Una prima tranche di circa 8 milioni è destinata agli 800 candidati già inseriti in graduatoria, mentre una seconda graduatoria dovrebbe consentire l’ingresso di altri 400-450 partecipanti che abbiano completato il percorso formativo.
L’avvio era stato programmato in più fasi, con un’indennità mensile di circa 600 euro per dodici mesi. Secondo il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, il progetto avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di un percorso destinato a sfociare in un’occupazione stabile e non limitarsi a un semplice tirocinio. Anche il prefetto Michele di Bari aveva definito l’intervento una “risposta sociale poderosa”, capace di coniugare inclusione lavorativa e miglioramento dei servizi cittadini.

Il nodo delle cooperative e il rischio di un vicolo cieco
La vertenza rischia oggi di trasformarsi in un vicolo cieco burocratico.L’idea originaria dei movimenti dei disoccupati – Movimento 7 Novembre e Cantiere 167 – era quella di coprire i vuoti d’organico lasciati dai pensionamenti nelle cooperative storiche impegnate nel verde pubblico e nel decoro urbano.
Il blocco normativo del turnover ha però impedito di realizzare quel percorso nei tempi previsti, inducendo Ministero e Regione Campania a ripiegare su una soluzione temporanea basata sui tirocini finanziati con risorse europee. Ora anche quel piano rischia di arenarsi.
Per i manifestanti la sospensione delle procedure rappresenta l’ennesimo rinvio dopo oltre dieci anni di promesse, incontri istituzionali e percorsi formativi già completati.
È per questo che la protesta di questa sera non è stata soltanto una contestazione politica, ma l’esplosione della rabbia di centinaia di persone che chiedono una sola risposta: che gli impegni sottoscritti da Governo, Regione, Comune e Prefettura vengano rispettati e che il progetto riparta immediatamente, prima che la scadenza dei fondi europei renda definitivamente impossibile trasformare anni di formazione e sacrifici in un vero posto di lavoro.
Ciro Crescentini
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