Il Papa – Parte 2


Ancora sul simbolismo della Croce

Esistono molte forme di croce e ognuna meriterebbe un approfondimento a se stante.

Credo sia, dunque, doveroso spendere qualche parola ulteriore su questo simbolo universale e antico.

Uno degli scritti più illuminanti in tal senso è quello di Guénon intitolato ‘Il simbolismo della croce’. In esso l’autore ci informa su come la croce sia la rappresentazione della totalità della manifestazione.

Per indagare un simbolo è necessario scomporlo e ragionare sulle singole parti, un po’ come avviene coi kanji nella cultura orientale.


In questo caso la croce è composta semplicemente da un asse verticale e un asse orizzontale.

Il primo rappresenta l’asse del mondo o axis mundi, il canale spirituale attraverso cui l’energia divina scende verso gli esseri umani e questi ultimi tentano di risalire per giungere fin dove è loro concesso arrivare. In ciò si ravvede una sorta di analogia con la scala di Giacobbe.

A proposito di quest’ultimodettaglio, forse non tutti sanno che l’illustrazione presente nella prima pagina del ‘Mutus Liber’ rappresenta proprio Giacobbe, che sogna questa scala da cui salgono e scendono gli angeli. La scala come strumento di ascesa e discesa, quindi, di costante scambio tra i piani superiori e quelli inferiori.

Sempre nell’illustrazione che stiamo analizzando, in basso a sinistra vi sono tre terne di numeri e alcune abbreviazioni. Si tratta di un messaggio in codice molto semplice da decifrare, per nostra fortuna.

La prima terna di numeri è: 21.11.82 NEG. Letta al contrario avremo GEN. 28.11.12, ovvero Genesi, capitolo 28, versetti 11 e 12.


Ecco cosa si trova in quel punto del Libro Sacro:

11 Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo.

12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.

Un chiaro riferimento all’episodio descritto dall’illustrazione. Proseguendo troviamo anche 93.82.72 NEG. Applicando lo stesso metodo leggeremo GEN 27.28.39 ovvero Genesi, capitolo 27, versetti 28-39. Queste le parole corrispondenti:

28 Dio ti conceda la rugiada del cielo, la fertilità della terra e abbondanza di frumento e di vino.

29 Ti servano i popoli e le nazioni s’inchinino davanti a te. Sii padrone dei tuoi fratelli e i figli di tua madre s’inchinino davanti a te. Maledetto sia chiunque ti maledice, benedetto sia chiunque ti benedice!

30 Appena Isacco ebbe finito di benedire Giacobbe e Giacobbe se ne fu andato dalla presenza di suo padre Isacco, Esaù suo fratello giunse dalla caccia.

31 Anch’egli preparò una pietanza saporita, la portò a suo padre e gli disse: «Si alzi mio padre, e mangi della selvaggina di suo figlio, perché mi benedica».

32 Suo padre Isacco gli disse: «Chi sei tu?» Ed egli rispose: «Sono Esaù, tuo figlio primogenito».

33 Isacco fu preso da un tremito fortissimo e disse: «E allora, chi è colui che ha preso della selvaggina e me l’ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, e l’ho benedetto; e benedetto egli sarà».

34 Quando Esaù udì le parole di suo padre, emise un grido forte e amarissimo. Poi disse a suo padre: «Benedici anche me, padre mio».

35 Isacco rispose: «Tuo fratello è venuto con inganno e si è preso la tua benedizione».

36 Ed Esaù: «Non è forse a ragione che egli è stato chiamato Giacobbe? Mi ha già soppiantato due volte: mi tolse la mia primogenitura, ed ecco che ora mi ha tolto la mia benedizione». Poi aggiunse: «Non hai serbato qualche benedizione per me?»

37 Isacco rispose e disse a Esaù: «Io l’ho costituito tuo padrone, gli ho dato tutti i suoi fratelli per servi e l’ho provveduto di frumento e di vino; che potrei dunque fare per te, figlio mio?»

38 Allora Esaù disse a suo padre: «Hai tu questa sola benedizione, padre mio? Benedici anche me, padre mio!» Quindi Esaù alzò la voce e pianse.

39 Suo padre Isacco rispose e gli disse: «Ecco, la tua dimora sarà priva della fertilità della terra e della rugiada che scende dal cielo.

Quest’indicazione è molto interessante, per almeno due motivi, anzitutto il costante riferimento alla rugiada. È bene ricordare che uno degli elementi principali con cui gli Alchimisti lavorano è proprio la cosiddetta Rugiada Celeste, tanto è vero che nel medesimo ‘Mutus Liber’, giunti a osservare la quarta tavola, è possibile notare proprio la raccolta della Rugiada.

La seconda indicazione interessante è la modalità in cui Giacobbe riceve la Benedizione da parte di Isacco.

La terza indicazione nascosta è 82.81.33 TUED. Anche qui il procedimento sarà il medesimo; leggendo, dunque, al contrario troveremo: DEUT. 33 18 28, quindi Deuteronomio Capitolo 33, versetti 18-28.


Aprendo le pagine della Bibbia, al punto prestabilito troveremo le seguenti parole:

18 Poi disse di Zabulon: «Rallègrati, Zabulon, nel tuo uscire, e tu, Issacar, nelle tue tende!

19 Essi chiameranno i popoli al monte, e là offriranno sacrifici di giustizia; poiché essi succhieranno l’abbondanza del mare e i tesori nascosti nella sabbia».

20 Poi disse di Gad: «Benedetto colui che mette Gad al largo! Egli sta nella sua dimora come una leonessa e sbrana braccio e testa.

21 Egli si è scelto le primizie del paese, poiché questa è la parte riservata al condottiero, ed egli vi è giunto alla testa del popolo, ha compiuto la giustizia del Signore e i suoi decreti, insieme a Israele».

22 Poi disse di Dan: «Dan è un leoncello, che balza da Basan». 23 Poi disse di Neftali: «O Neftali, sazio di favori e ricolmo di benedizioni del Signore, prendi possesso dell’occidente e del mezzodì!»

24 Poi disse di Ascer: «Benedetto sia Ascer tra i figli d’Israele! Sia il favorito dei suoi fratelli e tuffi il suo piede nell’olio!

25 Le sbarre delle sue porte siano di ferro e di bronzo e duri quanto i tuoi giorni la tua forza!

26 Nessuno è pari al Dio di Iesurun che, sul carro dei cieli, corre in tuo aiuto, che, nella sua maestà, avanza sulle nubi.

27 Il Dio eterno è il tuo rifugio; e sotto di te stanno le braccia eterne. Egli scaccia davanti a te il nemico e ti dice: “Distruggi!”

28 Israele abiterà al sicuro, la sorgente di Giacobbe sgorgherà solitaria in un paese di frumento e di mosto, dove il cielo stilla rugiada.

Qui torna il riferimento alla rugiada ma anche ai figli di Giacobbe, che saranno poi i nomi delle Tribù di Israele. Dettaglio interessante, poiché viene scelta una parte specifica del testo biblico, con alcuni nomi ma non tutti.

Probabilmente si tratta di un’indicazione specifica dato che ogni tribù era associata a un mese dell’anno e a uno specifico segno zodiacale, oltre che a una direzione e posizione nell’accampamento. Per esempio, Zabulon occupava l’est.

Dopo aver ampiamente trattato delle funzioni dell’asse verticale è possibile passare, adesso, all’analisi dell’asse orizzontale, rappresentante questo piano di esistenza e le sue forze complementari.

Il nostro viaggio, come esoteristi, deve andare dalla periferia dei bracci al centro del simbolo. La nostra meta è il punto di intersezione. Luogo dove avremo nuovamente la possibilità di divenire zero. È questo, infatti, il punto di origine anche in matematica, dove la croce diviene sistema di riferimento attraverso gli assi cartesiani. Al centro uno zero.


Cosa significa in questo momento storico diventare uno zero? Divenire invisibili o “incogniti” direbbe qualcuno. Un centro occulto, come il Divino, che, pur non essendo visibile, non smette di emanare calore e luce e, con questa, donare vista e vita al mondo.

Quello zero, però potrebbe, in realtà essere la O di Origine e, quindi, trasformare il viaggio in qualcosa di più, cioè un ritorno all’Origine, alla “Casa del Padre”.

Come la Carpa Koi, che, andando contro corrente, giunge finalmente alla fonte delle acque in cui nuota e diviene un Drago, simbolo in Oriente di Saggezza e raggiungimento delle mete spirituali.


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 Ercole H. Fiandro

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