OIDAC e iconoclastia religiosa oggi


L’OIDAC, acronimo di Observatory on Intolerance and Discrimination Against Christians in Europe (Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa), è una organizzazione non governativa (ONG) con sede a Vienna, specializzata nel monitoraggio dell’intolleranza e della discriminazione contro i cristiani in Europa, la cui missione è documentarne i casi di vandalismo, aggressioni e altri episodi.

L’OIDAC pubblica un rapporto periodicamente, presentando tali dati alle istituzioni come l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e al Parlamento europeo.

Inoltre è nata non come un ente statistico pubblico, ma per difendere i diritti dei cristiani. Infatti i suoi rapporti aggregano i dati provenienti dalle forze dell’ordine nazionali, dall’OSCE e quelli relativi ai casi seguiti direttamente dall’organizzazione. Una raccolta composita da fonti ufficiali, OSCE/ODIHR e dalla ricerca propria.

I dati più recenti indicano un problema reale. Nel 2024, OIDAC Europe ha identificato, secondo la propria metodologia, 2.211 crimini anti-cristiani in Europa, con 274 attacchi personali e un aumento degli incendi dolosi contro chiese e siti cristiani. I Paesi con il maggior numero di segnalazioni di crimini sono la Francia, il Regno Unito, la Germania, la Spagna e l’Austria.

Nel mese di maggio di quest’anno OIDAC Europe ha registrato 37 crimini d’odio anticristiani in Europa, diretti contro chiese, simboli religiosi, istituzioni cristiane e singoli fedeli. I casi includono incendi dolosi, vandalismi, profanazioni, furti, aggressioni fisiche, istigazione e interruzione del culto. I Paesi più colpiti sono stati la Germania, con 10 casi, l’Italia e la Francia, con 8 casi ciascuna. L’aspetto più grave del mese è stato l’elevato numero di episodi legati a incendi dolosi: 13 casi, il dato mensile più alto registrato nel 2026.


Gli episodi registrati evidenziano inoltre che l’ostilità anticristiana non si limita agli attacchi contro edifici ecclesiastici, in quanto sono stati presi di mira direttamente singoli individui, comunità religiose e organizzazioni cristiane, dimostrando che le manifestazioni visibili della fede cristiana e la presenza cristiana nella vita pubblica diventano spesso bersaglio di aggressione o intimidazione.

È degna di nota la chiusura di un caffè gestito da cristiani a Lipsia, dopo che i gestori ne hanno denunciato 26 attacchi in due anni e mezzo, tra i quali vandalismi, graffiti e altre forme di molestie. Il caso è eccezionale nella sua intensità, tuttavia riflette un modello più ampio documentato ripetutamente da OIDAC Europe negli ultimi anni: è costante e talvolta in aumento la pressione subita dai singoli e dalle organizzazioni che sostengono pubblicamente i valori cristiani tradizionali.

Il caso può suggerire che un’ostilità prolungata possa avere conseguenze che vanno oltre il danno fisico, costringendo le organizzazioni cristiane a interrompere i progetti di beneficenza, quelli educativi o comunitari, riducendo così la loro presenza nella vita pubblica.

I dati presentati nel rapporto riflettono soltanto i casi documentati e noti a OIDAC Europe e pertanto non possono descrivere l’intera portata dell’ostilità anticristiana in Europa. Tuttavia, gli episodi registrati nel maggio 2026 indicano il perdurare di un modello di attacchi in diversi Paesi europei.

Vari gli studi sul fenomeno della iconoclastia religiosa nelle letteratura. Pierroberto Scaramella (UNIBA), in Madonne violate e Christi abbruciati: note sull’iconoclastia in Italia tra Rinascimento e Controriforma, osserva come l’iconoclastia non consista semplicemente nella distruzione di immagini sacre.


In un determinato contesto storico-religioso, quando la religione diventa sempre più visiva, gli spazi vengono resi sacri, la devozione cresce e il pensiero religioso si esprime soprattutto tramite immagini, simboli, opere, luoghi e rituali. Tuttavia la centralità delle immagini comporta anche una reazione opposta: alcuni individui o correnti di pensiero rifiutano teoricamente il culto delle immagini e arrivano a insultarle, danneggiarle o distruggerle: il pensiero iconoclasta. Si tratta pertanto di una opposizione alle immagini sacre, che può trasformarsi in atti di profanazione, vilipendio o sacrilegio.

In sintesi: più le immagini diventano centrali e sacre nella religione, più nasce e cresce il conflitto contro di esse.

In Italia il fenomeno è sempre stato molto più complesso rispetto ai paesi protestanti del Nord Europa, perché le immagini religiose erano profondamente radicate nella vita quotidiana, in quanto considerate strumenti attraverso i quali il fedele entrava in contatto con il divino. Per tale motivo gli atti di distruzione o profanazione non avevano sempre una motivazione religiosa. Potevano derivare da odio politico verso i simboli religiosi del nemico; rabbia personale nel rapporto intimo con la divinità; superstizione; delusione verso il santo; eresia; protesta sociale; anche blasfemia.

Nel Quattrocento e nel Cinquecento l’immagine sacra non era percepita solo come una pura rappresentazione. Per la mentalità dell’epoca la Madonna era realmente presente nell’immagine; così come Cristo lo era nel crocifisso; il santo viveva nella propria statua.

L’immagine diventava quindi “lo strumento” attraverso il quale ottenere miracoli, guarigioni, protezione, raccolti abbondanti, vittorie militari o la salvezza personale.


Emblematico l’episodio di San Gennaro quando, durante le celebrazioni napoletane a lui dedicate, se il sangue tardava a liquefarsi, il popolo iniziava ad insultare il santo, lo definivano “faccia ingialluta”, “puorco”. Oggi tale comportamento può sembrare irriverente. In realtà dimostrava quanto fosse intenso il rapporto personale tra il popolo e il santo: il fedele pretendeva una risposta immediata, se il miracolo tardava, il santo veniva ripreso duramente, così come si rimprovera un familiare.

Uno degli aspetti più interessanti, affrontati da Scaramella, riguarda la cosiddetta devozione delusa. Molti atti di violenza contro le immagini nascevano non dall’assenza di fede, ma da una fede profonda. Il ragionamento del fedele era semplice: io prego, ti porto delle offerte, accendo le candele in tua devozione, tu però non mi aiuti. Pertanto se il miracolo non arrivava, la delusione poteva trasformarsi in bestemmie, insulti, minacce, attacchi contro l’immagine, persino distruzione della statua.

L’iconoclastia diventava quindi la conseguenza di un rapporto affettivo fallito. Tuttavia la questione delle forme di oltraggio e di profanazione delle immagini sacre in Italia si è sempre rilevata piuttosto ostica per gli studiosi, a causa della complessità del fenomeno e in particolare della non univocità degli atti di iconoclastia.

Concordiamo che gli atti contro simboli e luoghi cristiani richiedano un’analisi attenta, al fine di distinguere tra vandalismo generico, odio religioso, conflitto ideologico e disagio sociale. Non è possibile ridurre il fenomeno ad un’unica spiegazione, altrimenti si rischierebbe di oscurare la complessità del fenomeno. Inoltre negarne la rilevanza non consentirebbe il riconoscimento delle conseguenze concrete, anche in termini economici, che tali atti possano avere sulle comunità colpite. Pensiamo ai costi in termini di restauro o di recupero delle refurtive, con il dispiegamento delle forze dell’ordine impegnate anche per tali atti.

Pertanto l’iconoclastia, ancora oggi, non riguarda soltanto la distruzione materiale di un’immagine o di un edificio, va oltre andando a ledere il rapporto tra la società e il sacro, tra spazio pubblico e identità religiosa, tra la libertà di espressione e il rispetto delle convinzioni altrui. Per tale motivo, lo studio dei casi contemporanei e la riflessione storica devono procedere congiuntamente, in quanto possono aiutare a comprendere come la violenza contro il sacro sia anche un segnale delle tensioni profonde che attraversano una comunità.


Monthly Analysis May 2026 – Violent Incidents

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 Maria Angela Amato

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