Economia circolare e diritto, nasce l’osservatorio nazionale pubblico


La transizione ecologica e la bioeconomia circolare non sono solo sfide tecnologiche o industriali, ma rappresentano anzitutto una complessa partita giuridica. In un panorama normativo spesso frammentato e in continua evoluzione, nasce un punto di riferimento istituzionale: è online il nuovo osservatorio sul Diritto dell’economia circolare, promosso dall’università degli Studi Roma Tre e consultabile gratuitamente da chiunque. Frutto del lavoro del Centro di ricerca Diritto dell’economia circolare — attivo dal 2023 presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Ateneo romano — la piattaforma si propone come uno strumento rigoroso e costantemente aggiornato per supportare l’analisi giuridica e la definizione delle politiche pubbliche.

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Foto di Markus Winkler su Unsplash.

Grazie a un team multidisciplinare di 15 esperti tra docenti, ricercatori, assegnisti e dottorandi di Roma Tre e di altri prestigiosi istituti, l’osservatorio raccoglie e organizza per parole chiave un patrimonio informativo veramente ampio: dalla giurisprudenza alla dottrina, fino alla normativa nazionale ed europea. Per comprendere a fondo la genesi, le sfide scientifiche e gli obiettivi futuri di questo progetto, abbiamo intervistato il direttore del Centro di Ricerca e docente ordinario di Diritto amministrativo e di Diritto dell’ambiente a Roma Tre, prof. Francesco De Leonardis.

Il diritto dell’ambiente e, nello specifico, l’economia circolare sono caratterizzati da una stratificazione normativa e giurisprudenza complesse, si pensi ai temi dell’end of waste o della responsabilità estesa del produttore. In che modo il comitato scientifico dell’osservatorio ha affrontato la sfida di tradurre e categorizzare questa fluidità in una struttura di parole chiave che sia flessibile ma rigorosa, evitando il rischio di obsolescenza precoce del database?

Non è stato facile. Quando non si ha piena contezza della strada da prendere si parte dalle certezze che si hanno. Abbiamo quindi individuato un primo nucleo essenziale di temi chiave: l’end of waste e i sistemi Epr, i sottoprodotti, i criteri ambientali minimi negli appalti verdi e le bioplastiche, solo per citare alcuni esempi.

Da lì abbiamo proceduto per tentativi. In ognuna delle numerose riunioni che abbiamo fatto, tutti i membri esponevano i risultati delle loro ricerche, condividevano i loro dubbi e le loro proposte sui temi da ricomprendere e su quelli che invece, pur interessanti, esorbitavano dalla nostra area di ricerca, e così ne abbiamo discusso insieme.


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Prof. Francesco De Leonardis.

Ogni decisione è stata presa solo dopo che il suo contenuto avesse raggiunto un largo consenso. Insomma, dopo ogni riunione aggiungevamo un mattoncino. Abbiamo capito che la struttura era diventata solida quando le discussioni (che continuano tuttora, poiché nulla può resistere a lungo se non si lascia sempre aperta l’opportunità di cambiare) hanno iniziato a vertere su aspetti sempre più di dettaglio. È stato in quel momento che abbiamo deciso che il progetto era pronto per essere presentato al pubblico.

L’osservatorio dedica uno spazio importante alla dottrina. In un momento storico in cui il decisore politico e il legislatore devono rincorrere i target europei di sostenibilità, quale ruolo strategico può avere la riflessione dottrinale ospitata sulla vostra piattaforma nel prevenire i cortocircuiti normativi e nel guidare la formulazione di nuove politiche pubbliche?

Direi che può assumerne vari. Parto da un’osservazione. Spesso, l’ansia dell’immediatezza porta a risultati insoddisfacenti, tanto nella vita quanto nell’elaborazione normativa. La ricerca universitaria, invece, resta tuttora un luogo di incontro privilegiato tra tempo e pensiero. La separazione della ricerca dal conseguimento di un risultato immediato permette allo studioso di interrogarsi per più tempo sulle questioni. Grazie a questo maggiore tempo si può arrivare a revocare in dubbio assunti che spesso vengono approcciati come dogmi, si aprono le porte a prospettive diverse, si ha la possibilità di cogliere meglio le relazioni non solo tra aree del diritto, ma tra il diritto e altre discipline.

A valle di questo lavoro il risultato della ricerca si presenta come un prezioso strumento nelle mani del legislatore (al quale chiaramente continuano a spettare il difficile compito di adottare le decisioni politica) che lo stesso può utilizzare per mettere a terra i progetti. Il compito della dottrina è anche quello di aiutare la gestazione delle disposizioni normative e di consentire la corretta interpretazione. In generale, comunque, l’apertura di nuove prospettive costituisce una ricchezza per tutto il tessuto sociale.

Questo strumento nasce in ambito accademico ma si rivolge concretamente anche a professionisti e imprese. Dal suo osservatorio privilegiato, quali sono i principali colli di bottiglia giuridici che oggi frenano le imprese italiane nel passaggio effettivo da un’economia lineare a una bioeconomia circolare, e in che modo la consultazione gratuita di questa banca dati può aiutarle a superare l’incertezza del diritto?

Individuare la causa dei problemi significa molto spesso fare un grande passo in avanti verso le soluzioni. L’osservatorio ha individuato ad esempio una serie di criticità nelle classificazioni e nelle categorie giuridiche esistenti. Faccio qualche esempio: se non esiste una definizione di bioeconomia, questo settore non può essere incentivato. Se non esiste un codice Nace o Ateco specifico, non si potrà intervenire per distinguere prodotti circolari da quelli che non lo sono.

Se non esistono codici doganali specifici per i polimeri riciclati, sarà difficile poterli distinguere. E gli esempi potrebbero continuare. Le imprese e le industrie chiedono stabilità della normazione e indicazioni chiare sulla direzione in cui muoversi. Credo che siano richieste del tutto legittime. L’osservatorio potrebbe quindi funzionare anche come cinghia di trasmissione tra le istituzioni e il mondo delle imprese.


Il team dell’Osservatorio coinvolge 15 professionalità, anche di altri istituti di ricerca. Considerando che la bioeconomia circolare si gioca su tavoli europei e globali, quali sono i prossimi passi per l’internazionalizzazione del progetto? Avete in previsione l’apertura a network universitari esteri o l’integrazione con banche dati europee per monitorare il recepimento delle direttive negli altri Stati membri?

L’osservatorio nasce già guardando oltre i confini italiani. La parte dedicata all’analisi giurisprudenziale comprende già una sezione per la giurisprudenza europea (con sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea e del Tribunale europeo) e una per quella internazionale (con sentenze, ad esempio, della Corte interamericana dei diritti umani). Nella parte dedicata alla legislazione invece la sezione dedicata al diritto europeo è addirittura più ricca di quella nazionale.

Tutto questo costituisce quella che potremmo definire come la nostra rampa di lancio. I prossimi passaggi seguiranno il metodo con il quale abbiamo messo su l’osservatorio: tempo e dialettica interna.

Credo che saranno proprio i collaboratori più giovani ad offrirci le spinte più forti. Quella dei giuristi che si stanno formando oggi è una generazione non solo “nativa digitale” ma anche, se mi è consentito, “nativa globale”. Abbiamo già mosso i primi passi in questa direzione.

Recentemente il centro ha infatti pubblicato un report sul raccolta dell’umido su tutto il territorio europeo, una rassegna sulle strategie che i diversi Paesi membri hanno adottato per garantire una raccolta differenziata e pulita. È un buon punto di partenza per la discussione con altre università e altri centri di ricerca.

Ancora, il centro finanzia per questo triennio ben due borse di dottorato legate proprio alla ricerca su questi temi; presto partiranno entrambi per periodi di ricerca all’estero e saranno loro i primi ambasciatori dell’osservatorio oltre i confini del nostro Paese.


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 Massimo Boddi

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