La guerra spirituale dell’Occidente contro l’Ortodossia (Stefano Vernole)


Moderato da Olimpia Fronzoni, direttrice della Casa editrice Theosis, si è svolto a Rimini sabato 4 luglio un significativo convegno organizzato dal CeSEM e dall’Associazione Russia Emilia-Romagna dal titolo: “Geopolitica e Cristianesimo. La guerra spirituale dell’Occidente contro l’Ortodossia”, con numerosi e qualificati relatori sia in presenza che da remoto.
Padre Marian Selvini, della Chiesa Ortodossa di Genova, ha sottolineato che si tratta di un tema delicato: la visione del mondo portata avanti dall’Occidente vuole trasformare anche le Chiese secondo la propria ideologia individualista, in cui la religione viene adattata alle esigenze del mondo moderno. Al contrario, l’Ortodossia custodisce la Fede, grazie alla quale l’uomo viene divinizzato secondo la Grazia di Dio.

Perciò l’Ortodossia è attaccata nella sua spiritualità, mentre la Verità che essa porta avanti è sostituita dal compromesso permanente.


Un’altra mistificazione riguarda l’Autocefalia che nell’Ortodossia non è nazionalismo ma territorialità, vita spirituale in quel luogo. Perciò, quando le sue decisioni vengono modificate dal centro, ci troviamo di fronte ad uno stravolgimento dell’ecclesiologia ortodossa.
Il problema fondamentale rimane allora quello di capire se nella Chiesa Ortodossa è possibile che Costantinopoli si ponga come istanza superiore al sinodo collegiale. La questione ucraina è stata utilizzata per costruire una Chiesa atlantista separata da Mosca, cioè l’autocefalia è stata innestata come elemento geopolitico antirusso. Si tratta di un fatto gravissimo, perché se la Chiesa diventa strumento geopolitico di chicchessia, perde la sua credibilità spirituale e canonica.

Lo stesso è accaduto in Estonia, dove si è aperta una ferita ecclesiologica terribile e in Grecia, dove la Chiesa ha subito forti pressioni ad esempio con la vicenda dei “Nuovi Territori”; tutto ciò è servito a far entrare una mentalità estranea nel cuore della Chiesa ortodossa.
Bisogna ribadire che il primate della Chiesa ortodossa non è superiore al Sinodo, mentre nel caso di Costantinopoli esso ha cambiato natura e si è avvicinato ad un modello papale. Nella Chiesa ortodossa il criterio dell’unità è la vera fede, così la guerra spirituale dell’Occidente consiste nel sostituire la Verità con l’opportunismo geopolitico, ma se ci si conforma ai “valori liberali” la fede diventa un fatto individuale. L’Ortodossia non rifiuta il dialogo, l’amore e la pace ma non può sacrificare la Fede e l’unità spirituale. Un ortodosso deve essere libero di criticare la Chiesa quando sbaglia e non per interesse nazionalistico: la Chiesa appartiene a Cristo.

In definitiva, la propaganda si vince custodendo la Fede dei Padri e seguendo la Tradizione: la Chiesa come corpo vivo di Cristo.
La giornalista e scrittrice Marilina Veca ha affrontato la questione del Kosovo e Metohija, ribadendo come la Chiesa non sia un’ONG ma un’istituzione di diritto divino che non può fare compromessi politici.

Nella sua esperienza personale in Serbia, ha constatato come almeno tre patriarchi abbiano fatto fronte comune per impedire la distruzione dei luoghi sacri nel Kosmet; è sbagliato parlare di guerra, perché lì c’è stato un attacco unilaterale della NATO.
La realtà delle enclavi e delle chiese serbe nel Kosovo e Metohija riconosce l’attacco all’Ortodossia e il fatto terribile che il popolo serbo si stia allontanando da Dio. L’ex Vescovo Amfilohije ribadì, prima di morire, che la Chiesa esiste per diritto divino e non può essere subordinata alle autorità internazionali come l’ONU, l’Eulex o la NATO, tantomeno a quelle di Pristina.

L’obiettivo è ridurre la Chiesa Ortodossa serba ad una sorta di protettorato internazionale, una riserva del WWF ma essa non accetterà mai il piano per un Kosovo indipendente.


Purtroppo, nemmeno gli stessi serbi hanno una visione chiara di quanto sta accadendo, ringraziano ad esempio i soldati italiani per la protezione dei luoghi sacri ma non capiscono che si tratta di truppe di occupazione della NATO; i nostri soldati difendono sì i monasteri ma come se si trattasse di una sorta di riserva animale da tutelare prima che venga estinta. Non può essere questa la situazione della Chiesa Ortodossa di Dio; non c’è attualmente libero accesso ai luoghi di culto, ci sono provocazioni continue e i serbi non riescono ad avere una speranza di vita vera (si tratti di studio, lavoro o qualsivoglia ipotesi di futuro).

La Chiesa Ortodossa serba del Kosmet non vuole essere edulcorata e rappresenta l’ultimo baluardo di resistenza: i diritti di culto vanno concessi sempre, non in maniera limitata come avviene attualmente; gli attacchi sistemici ai luoghi sacri devono terminare.
La politologa Irina Sokolova ha ribadito che quando si parla di Ortodossia si parla di Verità e si è concentrata sulla questione moldava.

Nella sua esperienza personale ha constatato direttamente come gli oligarchi occidentali legati a quelli locali abbiano finanziato la guerra contro Pridnestrovie, finchè il Generale Lebed non ha fermato l’attacco; lo stesso è avvenuto in Cecenia, dove sono andati a combattere i volontari russi transnistriani. Molti gruppi della “destra radicale” italiana hanno contribuito allo scatenamento della guerra civile in Ucraina, ma l’attacco alla Chiesa Ortodossa rappresenta l’apertura di una nuova finestra; per la Russia la priorità è ora difendere i territori storici, ricordando che questa manovra occidentale è funzionale non solo a dividere il popolo in due, bensì ad individuare un nuovo monarca che sostituirà Vladimir Putin.

I sostenitori di questo progetto hanno deciso di puntare sul Patriarca di Costantinopoli e Donald Trump ha fatto pressione sul Presidente turco Erdogan per tale ragione. Bartolomeo ha così organizzato vari incontri con Sandu, Zelensky … con l’idea di assorbire la Moldavia – dove la Chiesa non è controllata dallo Stato – all’interno della Romania. Un nuovo fronte di guerra che Mosca dovrà a breve affrontare.

Non sono mancati due interventi in collegamento da Belgrado, il primo della Direttrice del Centro Studi Geostrategici, Dragana Trifkovic, organizzatrice nei giorni precedenti di un convegno simile nella capitale serba. La professoressa ha evidenziato l’importanza della collaborazione tra intellettuali accademici serbi ed italiani in un periodo storico in cui il conflitto geopolitico si è trasferito sul piano culturale; ogni popolo ha diritto a mantenere la propria storia, identità e libertà religiosa.


Il Prof. Dusan Prorokovic dell’Istituto di Politica ed Economia Internazionali ha sottolineato come questo tema non sia purtroppo approfondito all’interno delle Chiese ortodosse. La guerra spirituale dell’Occidente dura da secoli e probabilmente fin dalla caduta di Costantinopoli nel 1453.

Il problema è che la ricerca storica durante la Guerra Fredda si è concentrata solo sul problema comunista ma ha trascurato i danni fatti dall’Occidente. Il liberalismo ha creato un mercato delle religioni, dove c’è libertà anche per i fornitori, satanisti compresi. I laicisti finanziati dalle fondazioni occidentali diventano sempre più aggressivi e presentano l’Ortodossia come arcaica, medievale, raffigurandola come una Fede che non può condurre al futuro.
Per vincere questa guerra spirituale è perciò necessario rifiutare la visione liberale in toto, abbracciando un quadro ideologico ispirato al tradizionalismo sociale.

Nicolò Ghigi, ricercatore dell’Università di Venezia, ha ribadito come l’Occidente voglia ridurre l’Ortodossia alla propria obbedienza; trattandosi di un progetto non facile da realizzare perché essa manca di un sistema centralizzato, si è pensato di trasformare il Patriarca di Costantinopoli nel capo della Chiesa Ortodossa. E’ stata una scelta logica, perché fin dai tempi della Guerra di Crimea (1853-1856), Costantinopoli aveva scelto l’Ambasciatore inglese come proprio protettore anziché quello russo. Successivamente, la subordinazione si è semplicemente trasferita da Londra a Washington.

Storicamente, non è mai stata negato il principio dell’autonomia di ciascun vescovo, ma nell’ultimo secolo il Patriarca di Costantinopoli ha sostenuto che esistono autocefalie di primo grado e autocefalie di secondo grado; le prime, quelle da premiare, sono più vicine all’Occidente, le seconde sono, invece, quelle a cui va limitata l’autonomia. Addirittura vengono riconosciute Chiese come quella ucraina che nemmeno sono autocefale ma dipendono in toto dal Patriarcato di Costantinopoli; quest’ultimo si arroga pure il diritto della preparazione esclusiva del Myron, l’olio sacro utilizzato nei riti dell’iniziazione cristiana.

Come specificato anche nell’enciclica dei patriarchi orientali del 1948, la custodia della Fede e dell’ecclesiologia è riposta nel popolo ortodosso e non accetta una direzione centrale: ecco perché il piano occidentale va conosciuto ma non ha speranza di trionfare.
In conclusione, il dottor Georgios Karalis è tornato sulle questioni dottrinali, per cui ci sono tantissime definizioni della Chiesa, eppure essa è un organismo creato dall’uomo in collaborazione con Dio, entrambi camminano insieme. Solo Cristo è il fondatore della Chiesa, perciò ogni chiesa locale per l’Ortodossia è universale allo stesso tempo.
Il rapporto con Cristo non va alterato, perché solo Cristo è la Verità ed essa non si può alterare. La Chiesa è diversa dal mondo, ha delle leggi che non possono essere mutate, pena la perdita dell’unità.


Storicamente, infatti, gli eretici venivano buttati fuori dalla Chiesa, oggi, invece di seguire le proprie leggi, si cerca di seguire le leggi mondane, si vorrebbe far coincidere la Chiesa con il mondo; il mondo, però, è pieno di interessi e conflitti, a cui si vorrebbe far adattare la Chiesa. Ma se la Chiesa diventa come il mondo, allora perde la sua funzione di portatrice della Verità; essa non può seguire la legge del più forte ma quella di un Cristo umile che seguendo la Verità ha trovato la bellezza: la sua funzione rimane quella di portare Cristo nel mondo e non viceversa.

Il cambiamento che si vuole innestare avviene anche mutando in maniera sottile la teologia, azzerando le differenze e rilanciando con un messaggio subliminale l’ecumenismo. Per salvaguardare la Chiesa del Martirio è necessario dire la Verità, perché le conseguenze sulla nostra vita sono evidenti: la sicurezza non esiste più e viene affidata a chi la può garantire.
Al riguardo, Luca Rossi, presidente dell’Associazione culturale Russia Emilia-Romagna ha aggiunto come l’Ucraina abbia approvato una legge che vieta le organizzazioni religiose legate al Patriarcato di Mosca, limitando gravemente la libertà religiosa dei fedeli ortodossi, mentre vengono consentite cerimonie di ricordo dei collaborazionisti con i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Una situazione non più accettabile.

Stefano Vernole,
vicepresidente e responsabile delle relazioni esterne del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSEM), un istituto di ricerca focalizzato sulle dinamiche geopolitiche, economiche e culturali delle regioni euroasiatiche e asiatiche

Nella foto: il metropolita Pavel del monastero Pechersk Lavra controllato dai servizia ucraini mentre era agli arresti domiciliari.



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