Baykar-Leonardo: il laboratorio italo-turco dei droni europei


LBA Systems, Piaggio Aerospace, K-SWARM e la prova politica dell’integrazione industriale turca nello spazio europeo della difesa

ABSTRACT

Questa analisi ricostruisce la partnership tra Baykar e Leonardo come caso-laboratorio della cooperazione selettiva tra Turchia, Italia e spazio europeo della difesa. Il dossier parte dall’accordo industriale e dalla nascita di LBA Systems, ma lo interpreta dentro un quadro più ampio: domanda europea di sistemi senza pilota, vincoli politici UE-Turchia, Golden Power italiano, accesso ai mercati NATO e trasformazione tecnologica del combattimento aereo attraverso crewed-uncrewed teaming. L’elemento centrale non è soltanto la produzione di droni in Italia, ma la possibilità di integrare capacità turche nell’ecosistema europeo senza avere ancora risolto le contraddizioni politiche tra Ankara, Bruxelles, Atene, Nicosia e alcuni partner NATO. Il testo distingue tra fatti verificati, dati fortemente supportati, segnali OSINT e inferenze analitiche, evitando una lettura celebrativa o oppositiva della cooperazione.

NOTA METODOLOGICA

Il documento usa un approccio evidence-led. I fatti verificati derivano da comunicati ufficiali Leonardo e Baykar, da notizie Reuters, da pagine istituzionali della Commissione europea e da informazioni pubbliche sulle iniziative industriali e politiche citate. Gli elementi fortemente supportati sono ricostruzioni convergenti tra fonti industriali e stampa internazionale. I segnali OSINT sono indicatori pubblici, come test, comunicati, asset industriali, cornici di mercato e dichiarazioni governative. Le inferenze analitiche sono separate dai fatti e servono a valutare le possibili implicazioni strategiche, non a introdurre elementi non verificati. La ricostruzione è aggiornata al 9 luglio 2026.

Categoria Valutazione Che cosa significa
Fatto verificato Alto Esistenza di LBA Systems, struttura 50/50, sede in Italia, ambito UAS e siti Leonardo citati da fonti aziendali.
Dato fortemente supportato Alto Approvazione italiana condizionata e uso del Golden Power riportati da Reuters su fonti governative.
Segnale OSINT Medio-alto K-SWARM, Piaggio e discussioni SAMP/T indicano una convergenza più ampia, ma non ancora un quadro europeo istituzionalizzato.
Inferenza analitica Prudenziale L’Italia funziona come laboratorio di integrazione controllata della capacità industriale turca dentro catene europee e NATO.

Fonti principali: Leonardo, Baykar, Reuters, Commissione europea; testo di partenza fornito dall’utente.


INTRODUZIONE

Dalla cooperazione aziendale al test politico dell’Europa della difesa

La partnership tra la turca Baykar e l’italiana Leonardo è più di un accordo tra due gruppi della difesa. È un punto di osservazione privilegiato per capire come l’Europa stia cercando di colmare il proprio ritardo nei sistemi senza pilota mentre, allo stesso tempo, deve decidere quanto aprire il proprio perimetro industriale a un alleato NATO che non appartiene all’Unione Europea e che resta politicamente controverso. La questione nasce dalla convergenza tra tre processi: la crescita di Baykar come produttore globale di droni, la necessità europea di accelerare sulle capacità unmanned dopo la guerra in Ucraina e l’interesse italiano a trasformare la propria base industriale in una piattaforma di integrazione tecnologica, certificazione e proiezione mediterranea.

Il dato nuovo è che la cooperazione non rimane confinata alla vendita di sistemi d’arma o alla firma di un memorandum. Con LBA Systems, la joint venture paritetica tra Leonardo e Baykar con sede legale e operativa in Italia, la relazione entra nel territorio della produzione, dello sviluppo, del supporto e della certificazione. In termini geopolitici, questo significa che Roma diventa il luogo in cui viene testata una domanda più ampia: la capacità industriale turca nel settore unmanned può essere incorporata nello spazio europeo della difesa senza prima risolvere le frizioni politiche tra UE e Turchia? La risposta, per ora, non è né sì né no. È una risposta condizionata, selettiva e controllata.

La geografia conferma il carattere politico-industriale dell’accordo. Italia e Turchia condividono dossier sensibili nel Mediterraneo: Libia, rotte energetiche, sicurezza marittima, migrazioni e postura NATO. In parallelo, permangono aree di attrito che riguardano il Mediterraneo orientale, Grecia, Cipro, la politica di esportazione dei sistemi d’arma, l’accesso turco agli strumenti europei di finanziamento e procurement. Per questo la partnership Baykar-Leonardo non va letta come una semplice cooperazione tecnologica, ma come un esperimento di geometria variabile: Ankara entra in filiere europee attraverso un canale italiano, mentre l’Italia usa la propria posizione industriale e diplomatica per mediare tra domanda europea, capacità turche e regole di sicurezza nazionale.

Figura 2. Italia-Turchia nel Mediterraneo allargato. Il visual mostra il corridoio industriale tra Roma e Ankara e i dossier regionali che danno profondità strategica alla partnership. È utile perché colloca la JV dentro un teatro più ampio fatto di Libia, energia, sicurezza marittima e frizioni nel Mediterraneo orientale. Fonte/base: ricostruzione IARI su fonti Leonardo, Reuters e quadro geopolitico mediterraneo. Elaborazione: IARI.

CORPUS

La sequenza: dal MoU alla joint venture, fino al filtro Golden Power

La sequenza documentale è chiara. Il 6 marzo 2025 Leonardo e Baykar hanno firmato un memorandum per sviluppare tecnologie unmanned e costituire una joint venture con base in Italia. L’accordo, secondo la comunicazione aziendale Leonardo, poggia sulla complementarità tra piattaforme Baykar e competenze Leonardo in mission systems, payload, certificazione aerospaziale, C4I, intelligenza artificiale e integrazione multi-dominio. Il 16 giugno 2025, al Paris Air Show, le due aziende hanno annunciato la costituzione di LBA Systems, partecipata al 50 per cento da ciascun partner e con sede legale e operativa in Italia. Il perimetro dichiarato comprende design, sviluppo, produzione e manutenzione di sistemi aerei senza pilota.


L’elemento che sposta il dossier dal piano industriale al piano politico è l’approvazione condizionata del governo italiano nel giugno 2026. Reuters ha riportato che Roma ha autorizzato la joint venture usando il quadro del Golden Power, cioè lo strumento con cui l’esecutivo può proteggere asset strategici imponendo condizioni su operazioni societarie e industriali. Le condizioni riportate indicano due punti sensibili: la vendita dei droni e gli ulteriori sviluppi internazionali della JV dovrebbero essere limitati a Paesi politicamente allineati all’Europa e alla NATO; le tecnologie impiegate nei droni sarebbero classificate. Questa cornice non blocca la cooperazione, ma la trasforma in un’integrazione sorvegliata.

La timeline mostra perché il caso Baykar-Leonardo non è isolato. L’acquisizione di Piaggio Aerospace da parte di Baykar, la formalizzazione della JV, l’approvazione condizionata italiana e i test K-SWARM compongono un ciclo progressivo: accesso industriale, istituzionalizzazione societaria, controllo politico, dimostrazione tecnica. Ogni passaggio riduce l’ambiguità del progetto, ma aumenta il costo politico di eventuali frizioni future.

Figura 3. Timeline probatoria Baykar-Leonardo. Il visual mostra le principali tappe dal dossier Piaggio alla formalizzazione di LBA Systems e ai test K-SWARM. È utile perché evidenzia che la cooperazione si è trasformata da accordo potenziale a architettura industriale e tecnologica sottoposta a controllo politico. Fonte/base: Baykar, Leonardo, Reuters, comunicati pubblici 2024-2026. Elaborazione: IARI.

La geografia produttiva italiana: quando l’accordo diventa infrastruttura

La comunicazione Leonardo indica una distribuzione industriale che merita attenzione: Ronchi dei Legionari come centro di eccellenza per il settore unmanned, Torino per attività di ingegneria e certificazione, Roma Tiburtina per tecnologie integrate multi-dominio e Grottaglie per la produzione di compositi avanzati. Questa geografia è rilevante perché la partnership non crea soltanto un’entità legale, ma innesta le piattaforme Baykar dentro nodi italiani che presidiano competenze ad alto valore: certificazione, mission systems, C4I, cyber, materiali e integrazione.

In questo senso l’Italia non è un semplice luogo di assemblaggio. È il filtro che può rendere europeizzabile un prodotto nato in un ecosistema turco, combinando piattaforme e cultura industriale di Baykar con standard, sensori, payload e procedure di Leonardo. La differenza è strategica: un drone importato rimane un sistema esterno; un sistema sviluppato, qualificato e supportato attraverso una catena industriale italiana può diventare più compatibile con requisiti europei, procurement NATO e governance nazionale.


Figura 4. Geografia industriale italiana della filiera UAS. Il visual mostra i siti italiani citati come parte delle attività Leonardo collegate alla JV e le rispettive funzioni. È utile perché mostra che il valore della partnership passa dalla localizzazione di competenze critiche, non soltanto dalla titolarità societaria. Fonte/base: Leonardo, comunicati del 2025 e 2026. Elaborazione: IARI.

Baykar, Piaggio e l’accesso controllato allo spazio industriale europeo

L’acquisizione di Piaggio Aerospace da parte di Baykar, completata nel giugno 2025 dopo l’avvio della procedura nel dicembre 2024 e l’approvazione Golden Power italiana, crea un secondo livello di lettura. Baykar non entra in Italia soltanto attraverso Leonardo, ma anche attraverso un asset aeronautico storico, con impianti, competenze, manutenzione, supporto e potenziale produttivo. Baykar ha presentato Piaggio come un possibile hub europeo, mentre le autorità italiane hanno sottolineato la tutela di un asset strategico e la prospettiva di rilancio industriale.

La presenza contemporanea di LBA Systems e Piaggio rende l’Italia una piattaforma di insediamento europeo per Baykar, ma entro un quadro regolato. Per Ankara, questo riduce alcune barriere politiche e industriali all’ingresso nei mercati europei. Per Roma, il vantaggio è attrarre capacità produttive, rafforzare filiere nazionali e posizionarsi come mediatore operativo tra NATO, UE e Turchia. Il rischio è che questa mediazione resti più avanzata della cornice europea, esponendo l’Italia a pressioni contraddittorie: accelerare l’autonomia europea, non indebolire la coesione UE, preservare i rapporti con Ankara e non irritare partner mediterranei come Grecia e Cipro.

Figura 5. Il ponte industriale tra piattaforme, certificazione e mercato. Il visual mostra le funzioni complementari di Baykar, LBA Systems, Leonardo, mercato europeo e perimetro politico NATO/Europa. È utile perché chiarisce che il prodotto finale è il risultato di una catena politica e tecnica, non di una semplice transazione commerciale. Fonte/base: Leonardo, Baykar, Reuters, elaborazione IARI. Elaborazione: IARI.

Il livello tecnologico: K-SWARM e il passaggio dal drone alla formazione cooperativa

Il test K-SWARM del 22 giugno 2026 è un indicatore qualitativo importante. Leonardo e Baykar hanno comunicato il completamento della prima fase di test live tra velivoli M-346 e l’unmanned fighter KIZILELMA, con manovre di formazione autonome, scambio dati radiofrequenza, coordinamento tra piattaforme e algoritmi di smart fleet autonomy. La dimensione tecnica conta perché sposta il dossier dal drone come piattaforma isolata al drone come nodo di un ecosistema: velivoli pilotati, sistemi senza pilota, simulatori, cyber protection, data link, mission computing e procedure tattiche.


Questo è il vero salto industriale. L’Europa non ha bisogno soltanto di droni in senso tradizionale; ha bisogno di sistemi integrabili con future combat air systems, con difesa aerea, ISR, deep strike e architetture multi-dominio. Leonardo porta la parte di certificazione, payload, C4I, cyber e integrazione. Baykar porta piattaforme, esperienza di export e capacità di iterazione rapida. K-SWARM suggerisce che la cooperazione può evolvere verso capacità di crewed-uncrewed teaming, cioè uno dei campi più sensibili del combattimento aereo futuro.

Figura 6. Architettura tecnica della cooperazione unmanned. Il visual mostra il passaggio da piattaforme singole a formazione cooperativa tra sistemi pilotati e senza pilota. È utile perché rende leggibile il peso strategico di K-SWARM: autonomia controllata, data link, cyber protection e dottrina CUC-T. Fonte/base: Leonardo, comunicato K-SWARM del 22 giugno 2026. Elaborazione: IARI.

La finestra di mercato: domanda europea, capacità scarse e finanziamento della difesa

Leonardo e Baykar hanno indicato in circa 100 miliardi di dollari il valore potenziale del mercato europeo dei sistemi unmanned nei prossimi dieci anni, includendo unmanned fighters, droni armati di sorveglianza e deep strike drones. Il numero va trattato come stima industriale, non come dato di bilancio già impegnato; resta però un indicatore utile della scala a cui le imprese guardano. In parallelo, l’Unione Europea ha costruito strumenti come SAFE, con prestiti fino a 150 miliardi di euro per accelerare investimenti urgenti e procurement congiunto, e ha inserito la difesa industriale dentro il quadro Readiness 2030 e EDIS.

La convergenza tra domanda operativa e strumenti finanziari non significa che LBA Systems avrà automaticamente accesso a tutti i canali europei. Il nodo è proprio la natura turca di Baykar. Gli strumenti europei sono pensati per rafforzare la base tecnologica e industriale europea; la partecipazione di entità extra-UE dipende da regole, accordi, garanzie di controllo, proprietà intellettuale, localizzazione della produzione e allineamento politico. Per questo il caso italiano è cruciale: può dimostrare che capacità turche, se incardinate in una società italiana e controllate da condizioni politiche, possono contribuire alla prontezza europea senza aprire indiscriminatamente il mercato.

Figura 7. Ordini di grandezza della finestra industriale. Il visual mostra il confronto tra mercato UAS stimato, strumenti finanziari UE e target commerciale Italia-Turchia. È utile perché aiuta a misurare la scala politica e industriale del dossier rispetto alla spesa europea per la difesa. Fonte/base: Leonardo, Commissione europea, Reuters; valori nominali dichiarati in valute diverse. Elaborazione: IARI.


Attori, interessi e vincoli: una convergenza non lineare

La partnership produce convenienze asimmetriche. Baykar ottiene accesso a capacità di certificazione, reputazione industriale europea e una base produttiva interna al territorio italiano. Leonardo accelera sul segmento unmanned, rafforza l’offerta multi-dominio e trova un partner con piattaforme già affermate sul mercato. L’Italia ottiene un ruolo di piattaforma industriale e diplomatica nel Mediterraneo, coerente con i suoi interessi in Libia, energia, sicurezza marittima e rapporti con Ankara. L’UE e la NATO ottengono, almeno potenzialmente, un ampliamento di capacità in un settore dove la domanda operativa è superiore alla capacità produttiva europea disponibile.

La convergenza resta però non lineare. La Turchia è alleato NATO, ma non membro UE. Ha interessi convergenti con l’Italia su alcuni dossier e divergenti con altri partner europei su questioni mediterranee. Ankara chiede maggiore inclusione nelle iniziative di sicurezza europee, mentre una parte del sistema UE teme che l’integrazione industriale possa indebolire la coerenza politica dell’Unione. L’Italia si muove quindi dentro una zona grigia: abbastanza vicina alla Turchia da costruire capacità, abbastanza europea da imporre filtri e abbastanza mediterranea da capire che l’esclusione di Ankara può avere costi strategici.

Figura 8. Contributi e vincoli degli attori. Il visual mostra il confronto tra Baykar, Leonardo, Italia e cornice UE/NATO. È utile perché sintetizza le asimmetrie che rendono la cooperazione conveniente ma politicamente sensibile. Fonte/base: fonti istituzionali e industriali, Reuters, elaborazione IARI. Elaborazione: IARI.

Il nodo europeo: SAFE, EDIS e la questione dei terzi Paesi

La Commissione europea definisce SAFE come uno strumento per fornire fino a 150 miliardi di euro in prestiti agli Stati membri con l’obiettivo di accelerare investimenti e procurement in difesa. EDIS, a sua volta, punta al rafforzamento della base tecnologica e industriale europea e alla riduzione della frammentazione. Questi strumenti non sono neutri rispetto alla Turchia. Da un lato, l’Europa ha bisogno di capacità rapidamente disponibili; dall’altro, deve evitare che il denaro europeo finanzi catene industriali non controllabili o politicamente ambigue.

Il caso Baykar-Leonardo entra esattamente qui. Se LBA Systems produce, sviluppa e certifica in Italia, il confine tra capacità esterna e capacità europea diventa meno netto. Ma non scompare. Le condizioni Golden Power e il vincolo delle destinazioni politicamente allineate indicano che Roma riconosce la necessità di controllare non solo la tecnologia, ma anche la geografia politica dell’export. Il dossier diventa quindi un precedente: può aprire una via per integrare partner non UE dentro filiere europee, ma solo se l’integrazione resta tracciabile, classificata, localizzata e allineata.


SAMP/T, Steel Dome e l’allargamento del quadro difensivo italo-turco

La dimensione unmanned non è l’unico terreno della convergenza difensiva. Nel luglio 2026 Reuters ha riportato un rinnovato margine di apertura francese verso una possibile vendita del sistema SAMP/T alla Turchia, sviluppato nel quadro Eurosam franco-italiano, dopo anni di blocco politico legato a Siria, Libia, Mediterraneo orientale, Grecia e Cipro. La notizia è rilevante perché mostra che l’Italia non è isolata nel cercare una relazione difensiva più pragmatica con Ankara, anche se il percorso resta condizionato da resistenze politiche e garanzie verso partner europei sensibili.

Nello stesso periodo, Erdoğan ha chiesto agli alleati NATO di rimuovere le restrizioni industriali tra partner e ha ribadito l’interesse turco per maggiore accesso alle iniziative europee di sicurezza. Ha anche collegato la spesa turca alla costruzione della rete di difesa aerea “Steel Dome”. Questi sviluppi non provano una piena normalizzazione UE-Turchia, ma confermano che la pressione turca per l’inclusione industriale è crescente e che l’Italia dispone di una leva speciale: può presentarsi come ponte, ma anche come custode delle condizioni di sicurezza.

Figura 9. Dashboard dei principali rischi. Il visual mostra i punti di possibile attrito: export controls, Grecia-Cipro, integrazione tecnologica, dipendenza politica e procurement. È utile perché permette di distinguere il rischio industriale dal rischio strategico e dal rischio di governance. Fonte/base: Reuters, Commissione europea, Leonardo, elaborazione IARI. Elaborazione: IARI.

IPOTESI SPECULATIVA

L’Italia come camera di compensazione tra capacità turca e regole europee

L’ipotesi prudenziale è che la partnership Baykar-Leonardo risponda a una logica più profonda di “integrazione selettiva”: non assorbire la Turchia nella difesa europea come attore pienamente interno, ma incorporarne alcune capacità dove la domanda operativa europea è forte, il vantaggio tecnologico turco è tangibile e il controllo politico può essere esercitato attraverso una struttura nazionale affidabile. In questa ipotesi, LBA Systems diventa un dispositivo di traduzione: traduce piattaforme turche in prodotti compatibili con standard, procedure e mercati europei; traduce domanda europea in capacità più rapide; traduce una relazione politica instabile in una cooperazione industriale condizionata.

L’inferenza non implica che Roma stia sostituendo Bruxelles, né che Ankara stia aggirando automaticamente l’Unione Europea. Suggerisce piuttosto che, in assenza di un quadro istituzionalizzato UE-Turchia nel settore difesa, gli Stati membri più esposti e più dotati industrialmente possono creare soluzioni bilaterali che poi diventano precedenti. L’Italia, grazie alla combinazione di Leonardo, Golden Power, Mediterraneo e rapporto politico con Ankara, è il candidato più credibile per questo ruolo. Il costo dell’ipotesi è evidente: se il precedente funziona, l’Italia guadagna centralità; se produce frizioni con partner europei, rischia di apparire come il canale di ingresso di una capacità turca non pienamente digerita dal sistema UE.


SO WHAT

Il valore operativo del dossier è tradurre la partnership in scenari. Il punto da osservare non è solo se LBA Systems produrrà droni, ma quale equilibrio emergerà tra integrazione industriale, controllo politico e tensioni regionali. I tre scenari seguenti non sono previsioni deterministiche; sono traiettorie condizionate da variabili monitorabili.

Figura 10. Traiettorie di scenario e variabili da monitorare. Il visual mostra il rapporto tra integrazione industriale turca nello spazio europeo della difesa e controllo politico-compatibilità strategica, includendo anche le variabili operative da seguire nel breve, medio e lungo periodo. È utile perché traduce la partnership in scenari, tappe e segnali di svolta. Fonte/base: fonti aperte e analisi di scenario. Elaborazione: IARI.

Best Case Scenario

Ipotesi chiave: LBA Systems ottiene primi contratti in Paesi NATO o europei politicamente allineati; i test K-SWARM evolvono verso dimostrazioni più complesse; il controllo Golden Power viene percepito come garanzia sufficiente; Grecia e Cipro non trasformano il dossier in una disputa europea più ampia. Impatti: l’Italia diventa hub europeo dei sistemi unmanned integrati, Leonardo rafforza il posizionamento multi-dominio, Baykar entra in modo controllato nel mercato europeo e l’UE beneficia di capacità più rapide senza rinunciare al controllo politico. Strategia: mantenere trasparenza su end-use, classificazione, governance industriale e localizzazione produttiva. Tappe da seguire: prime commesse, certificazioni, nuovi test CUC-T, eventuale allineamento con programmi UE. Consigli operativi: costruire una narrativa di “capacità europea con contributo turco controllato”, non di ingresso illimitato di Ankara nella difesa UE.

Stability Case Scenario

Ipotesi chiave: la JV procede ma con ritmo moderato; le condizioni italiane limitano l’espansione export; le iniziative europee restano caute verso la Turchia; la cooperazione tecnica continua senza un vero salto politico. Impatti: LBA Systems diventa una nicchia importante ma non rivoluziona il mercato europeo dei droni; Leonardo acquisisce know-how e prodotti, Baykar ottiene presenza europea, ma la cornice UE resta frammentata. Strategia: concentrare la cooperazione su sistemi compatibili con requisiti NATO e su Paesi allineati, evitando dossier politicamente esplosivi. Tappe da seguire: audit industriali, chiarimenti su proprietà intellettuale, procurement italiani o alleati, reazioni dei partner UE. Consigli operativi: trattare il progetto come capacità modulare e scalabile, senza sovraccaricarlo di aspettative politiche.

Worst Case Scenario

Ipotesi chiave: una crisi nel Mediterraneo orientale, in Libia o su export sensibili riattiva la diffidenza verso Ankara; Grecia e Cipro politicizzano il dossier; un potenziale contratto fuori perimetro NATO/Europa genera opposizione; emergono contestazioni su tecnologia, IP o classificazione. Impatti: LBA Systems subisce rallentamenti, revisione delle condizioni o perdita di credibilità; l’Italia viene accusata di creare un canale bilaterale troppo permissivo; Baykar percepisce il mercato europeo come politicamente ostile e cerca alternative. Strategia: predisporre clausole di stop, meccanismi di compliance e comitati di controllo export prima che emergano crisi. Tappe da seguire: dichiarazioni dei governi greco e cipriota, decisioni UE su SAFE, eventuali blocchi parlamentari o giudiziari, pressioni NATO. Consigli operativi: separare in modo netto sviluppo tecnologico, produzione, export e partecipazione a strumenti finanziari europei, così da isolare le aree critiche.


CONCLUSIONI

Un precedente industriale prima ancora che un programma drone

La partnership Baykar-Leonardo è un precedente perché combina tre dimensioni che l’Europa fatica a tenere insieme: urgenza capacitiva, controllo politico e integrazione di partner non UE. La Turchia possiede capacità produttive e progettuali nel settore unmanned che l’Europa non può ignorare; l’Unione Europea possiede strumenti finanziari e normativi che Ankara non può aggirare senza consenso politico; l’Italia possiede una base industriale e una posizione mediterranea che le permettono di trasformare questa tensione in un progetto concreto.

Il punto conclusivo è che LBA Systems non risolve le contraddizioni UE-Turchia, ma crea una modalità per gestirle: partnership paritetica, sede italiana, filiera controllata, tecnologia classificata, destinazioni limitate a Paesi allineati, integrazione con capacità Leonardo. Questo modello può funzionare se resta trasparente, condizionato e coerente con la sicurezza europea. Può fallire se viene percepito come scorciatoia per aggirare i nodi politici del rapporto con Ankara. In ogni caso, la collaborazione indica una tendenza strutturale: l’Europa della difesa nascerà anche da accordi ibridi, bilaterali e industriali, prima ancora che da un unico disegno istituzionale comunitario.


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 Filippo Sardella

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