Studenti, movimenti e sigle sindacali firmano il manifesto per il Servizio Idrico Interamente Pubblico in Campania. Mercoledì 22 luglio il presidio davanti al consiglio regionale per difendere la gestione pubblica dell’acqua: «La svolta societaria di Manfredi è un errore politico»
Unione Sindacale di Base, Ecologia Politica, Rete “Riprendiamoci la città”, Potere al Popolo, Rete NO Box, Civico 7 Liberato, Cambiare Rotta, Collettivo Autorganizzato Universitario e Studenti Autorganizzati Campania. Sono queste le sigle sindacali di base, i movimenti politici e i collettivi studenteschi che firmano, congiuntamente, un durissimo atto d’accusa contro la Giunta Manfredi. Al centro della contestazione c’è il destino del Servizio Idrico Integrato di Napoli e la metamorfosi di ABC (Acqua Bene Comune).
La gestione dell’acqua pubblica si trova infatti davanti a un bivio storico. L’incontro avvenuto tra il Sindaco di Napoli, gli Assessori competenti e i vertici di Cgil, Cisl e Uil ha confermato formalmente la linea: trasformare l’azienda speciale ABC Napoli in una Società per Azioni interamente partecipata dal Comune.
Da Palazzo San Giacomo si tenta di rassicurare cittadini e lavoratori, sostenendo che il capitale resterà al 100% pubblico e che, di conseguenza, non si tratterebbe di una privatizzazione.”Ma questa rappresentazione – replicano duramente le sigle promotrici della nota – è proditoriamente fuorviante e rischia di nascondere la vera portata della scelta“
L’argomentazione dei movimenti è netta e non ammette repliche: l’acqua pubblica non si difende cambiando forma societaria, ma rafforzando il governo pubblico del Servizio Idrico Integrato.
Il nodo giuridico: dal Diritto Pubblico alle logiche del Codice Civile
Per comprendere la gravità dello scontro, i firmatari analizzano la profonda differenza strutturale, giuridica ed economica che passa tra le due forme societarie.
Un’Azienda Speciale è un ente di diritto pubblico, nato esclusivamente per garantire un servizio pubblico essenziale, senza alcuna finalità di mercato. Una Società per Azioni, invece, anche se interamente partecipata da un ente pubblico, resta una società disciplinata dal diritto privato. Questo significa essere soggetti alle regole del codice civile, a una diversa governance, a differenti meccanismi gestionali e, inevitabilmente, a una maggiore esposizione alle logiche economiche e di mercato.
“È questa la vera cesura che la Giunta Manfredi ha deciso di compiere con l’assenso dei sindacati complici – evidenziano le associazioni e le organizzazioni sindacali di base.
La trasformazione societaria rappresenta un radicale cambio di paradigma che indebolisce l’intero modello di gestione pubblica costruito dopo il referendum del 2011. In quell’occasione, milioni di cittadini italiani affermarono con chiarezza che l’acqua non può essere trattata come una merce, ma deve rimanere un bene comune sottratto alle logiche della remunerazione del capitale e della liberalizzazione dei servizi pubblici.
I rischi concreti: l’effetto sulle prestazioni e sui lavoratori
Il rischio paventato nel documento non è soltanto simbolico. Il mutamento del modello societario rende progressivamente più vulnerabile la tutela pubblica della risorsa idrica, apre la strada a futuri cambiamenti degli assetti proprietari e organizzativi, ed espone maggiormente il servizio alle dinamiche del mercato. Nel tempo, questo processo rischia di produrre pesanti conseguenze sull’organizzazione del lavoro, sull’occupazione, sulle condizioni contrattuali e sulla qualità del servizio reso ai cittadini.
“Il tutto – evidenzia l’affondo dei movimenti – nonostante la foglia di fico della “Spa benefit” che dovrebbe avere nel suo oggetto sociale il bilanciamento tra l’esigenza del profitto e l’attenzione alle esigenze sociali“
Proprio a Napoli, si legge nella nota, esiste già la prova tangibile di questa deriva. Tutte le rassicurazioni sul mantenimento del controllo pubblico delle S.p.A. si traducono, nei fatti, nel modello di gestione di aziende come Asia, ANM e Napoli Servizi: una gestione fondata sulla logica del profitto, sui tagli ai servizi e alle prestazioni e sull’aumento di prezzi e tariffe per l’utenza.
Inoltre, per molte lavoratrici e molti lavoratori queste trasformazioni societarie hanno storicamente significato demansionamenti, non hanno impedito il proliferare di appalti e subappalti e hanno favorito un generale peggioramento delle condizioni di lavoro, accompagnato da atteggiamenti autoritari nei confronti di quei lavoratori e delegati sindacali che continuano a rivendicare i propri diritti senza abbassare la testa.
L’atto d’accusa contro la concertazione e la chiusura del Palazzo
Il fronte del no sposta poi l’attacco sul piano delle responsabilità politiche e delle relazioni con i corpi sociali. “Riteniamo sostanzialmente grave e lacerante la posizione assunta dalle confederazioni regionali e di categoria di Cgil, Cisl, Uil di accompagnare questo percorso, assumendosi la responsabilità politica di avallare una scelta che segna un arretramento rispetto alle battaglie storiche per la ripubblicizzazione dell’acqua“.
È una responsabilità che pesa e che non può essere derubricata a semplice scelta tecnica. A questo si aggiunge la denuncia del comportamento giudicato arrogante da parte dell’Amministrazione comunale. Nelle scorse settimane, la Giunta si è rifiutata più volte di ricevere le delegazioni dei movimenti di lotta e dei comitati per l’acqua pubblica, sottraendosi alle critiche e blindandosi nel palazzo. Una chiusura dialettica netta, che tuttavia non è stata mantenuta verso Cgil, Cisl e Uil, ritenuti invece interlocutori affidabili e disponibili.
Lo smantellamento di ABC come azienda speciale viene così inquadrato come l’ennesimo tassello di una lenta ma costante opera di demolizione di ciò che resta della gestione pubblica dell’acqua e del suo progressivo affidamento a soggetti imprenditoriali privati, come dimostrano anche le vicende in corso in altre province della Campania (Benevento, Napoli nord, Caserta). Il tutto mentre il Presidente della Regione continua a rilasciare dichiarazioni in difesa dell’acqua pubblica che vengono puntualmente smentite dai fatti.
La proposta alternativa: un soggetto pubblico regionale
La nota sottoscritta dai movimenti rilancia una visione diametralmente opposta a quella di Palazzo San Giacomo. La vera sfida non era trasformare ABC in una S.p.A., bensì fare di ABC il punto di partenza di un grande progetto regionale capace di estendere il modello della gestione pubblica dell’acqua a tutta la Campania.
L’obiettivo proposto è la costruzione di un sistema regionale del Servizio Idrico Integrato interamente pubblico, fondato sulla effettiva cooperazione tra gli enti locali, sulla reale partecipazione democratica delle comunità, sulla programmazione trasparente degli investimenti e sulla valorizzazione del lavoro pubblico. “Occorre costruire un soggetto pubblico regionale capace di garantire, in ogni distretto della Campania, la titolarità pubblica della risorsa acqua, una sua gestione efficiente ma sottratta alle logiche societarie del mercato, investimenti certi sulle reti, tutela ambientale, sicurezza occupazionale e qualità del servizio“
La scelta della Giunta Manfredi va invece nella direzione opposta. Per i firmatari rappresenta un errore politico prima ancora che amministrativo, perché modifica la natura della gestione dell’acqua e si inserisce in un processo più ampio di progressiva aziendalizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici locali.
La chiamata alla mobilitazione del 22 luglio
Il “pasticciaccio” di Palazzo San Giacomo e quanto sta accadendo nei vari territori regionali richiedono ora una risposta decisa, senza infingimenti o alchimie politiciste da parte di quanti, a vario titolo, vogliono difendere la natura universale e sociale della risorsa acqua dalle fauci del mercato e del profitto, opponendosi a tutto tondo alla privatizzazione dell’insieme dei servizi pubblici e dei beni comuni. L’acqua non ha bisogno di una nuova forma societaria. Ha bisogno di una scelta politica chiara: restare definitivamente fuori dal mercato.
Per rivendicare questa scelta per l’intera regione, Unione Sindacale di Base, Ecologia Politica, Rete Riprendiamoci la città, Potere al Popolo, Rete NO Box, Civico 7 Liberato, Cambiare Rotta, Collettivo Autorganizzato Universitario e Studenti Autorganizzati Campania annunciano la mobilitazione: saranno al presidio mercoledì 22 luglio sotto la sede del Consiglio regionale, in occasione della prossima seduta, insieme a tutti coloro – organizzazioni politiche e sindacali, comitati e singoli – che non intendono accettare passivamente lo smantellamento dell’acqua bene comune.
Ciro Crescentini
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