Sigfrido Ranucci ha commentato quanto rivelato dal quotidiano La Verità nelle scorse ore. La testata ha scritto che il conduttore di Report sarebbe stato a conoscenza di un sondaggio elaborato da Valter Lavitola sulla sua popolarità. Un lavoro che avrebbe avuto il fine di promuovere la candidatura politica dello stesso Ranucci fra le fila del centrosinistra.
Sondaggio di Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci: “Mai voluto entrare in politica”
“Volevo entrare in politica? Balle. Non ho mai voluto”, ha dichiarato Ranucci intervistato dal Corriere della Sera. Quando gli è stato chiesto perché non avesse scoraggiato l’amico Lavitola in merito al proporre il sondaggio, è arrivata la seguente risposta: “Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato“.
“Non ho ceduto a lusinghe di tutti gli schieramenti. Centrosinistra. Centrodestra. Movimenti. La mia risposta è la stessa data a Francesco Filini di Fratelli d’Italia in una circostanza. Non mi candido perché se mi eleggono mi tocca finire nella commissione di vigilanza Rai”, ha aggiunto il giornalista.
C’è chi sostiene che chi aveva un viatico con Lavitola otteneva il silenzio di Report o almeno una linea più soft. “È l’illazione che più mi fa male. Ranucci può avere degli amici. Report no. Si ripassino le nostre puntate”, ha replicato Ranucci.
In questi giorni sono emerse svariate maliziose ricostruzioni sull’ordigno esplosivo piazzato di fronte alla sua casa. “L’ipotesi dell’attentato in stile Trump? Peccato che abbia sempre rifiutato di candidarmi. Non regge”, ha concluso il conduttore.
Il legame tra Ranucci e Lavitola
Il Corriere della Sera ha anche approfondito il legame esistente tra Ranucci e l’imprenditore Lavitola, indagato per l’episodio dell’attentato al conduttore.
Secondo quanto riferito da Lavitola a La Verità, in passato avrebbe cercato di convincere Ranucci a candidarsi nel centrosinistra, sostenendo la sua popolarità attraverso un sondaggio da lui realizzato artigianalmente. Ranucci avrebbe però preso la proposta con ironia e avrebbe negato qualsiasi interesse per una carriera politica, preferendo concentrarsi sul suo lavoro giornalistico.
L’inchiesta sull’attentato sta cercando di capire se ci sia un collegamento tra i rapporti di Lavitola con Ranucci, le ambizioni dell’imprenditore e l’uso di un potente esplosivo davanti alla casa del giornalista. Lavitola nega ogni coinvolgimento e sostiene che tra loro ci fosse solo un rapporto di amicizia.
Cosa si sa dell’attentato
Da quanto emerso dalle indagini sull’attentato subito da Ranucci, dopo una serie di sopralluoghi, il 16 ottobre un gruppo arrivato dall’Irpinia ha fatto esplodere l’auto del conduttore. Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone, Antonio Passariello, Marika De Filippis e l’indagato Luca Amato sono innocenti fino a sentenza definitiva. Ma gli elementi raccolti sono numerosi: intercettazioni, analisi dei movimenti, riscontri investigativi.
C’è poi, come ricostruisce La Repubblica, Gomes Clesio Tavares. È lui, secondo gli investigatori, il collegamento tra il presunto mandante e il commando. Ci sono collegamenti con gli arrestati, a cui avrebbe consegnato anche l’auto intestata alla moglie. Lavitola lo descrive come “uno di famiglia, come un figlio”.
Sui social si mostra come bodyguard accanto a personaggi dello spettacolo. I carabinieri, però, sottolineano che “mantiene rapporti di amicizia con Pellegrino D’Avino”. Dopo l’attentato Tavares si è recato in Camerun, dove è nato. “Per lavoro”, ha dichiarato Lavitola. Per l’accusa invece il viaggio è stata una fuga.
A questo punto finiscono i fatti e cominciano le congetture. Gli investigatori sono al lavoro per capire se davvero dietro a tutto ci sia stata la regia di Lavitola.
Il sondaggio
Il quotidiano Domani ha pubblicato i 21 punti del documento “Indagine potenziale elettorale“, ossia il sondaggio al centro del caso che coinvolge Ranucci.
Il testo riguarda appunto il sondaggio realizzato da Valter Lavitola per valutare il possibile ingresso in politica di Ranucci.
Il documento conteneva 21 domande per misurare la popolarità del giornalista e la sua eventuale candidatura come leader del centrosinistra.
Lavitola avrebbe promosso questa idea durante incontri conviviali, convinto che la notorietà del giornalista potesse trasformarsi in consenso politico. Il sondaggio sarebbe stato inviato anche a Paolo Mieli, che però non sapeva fosse legato a Ranucci.
“Pensando ai giornalisti televisivi e ai conduttori di programmi di approfondimento in Italia, quali sono i primi nomi che le vengono in mente?”. L’interrogativo è il quesito numero 9 presente nel sondaggio.
L’indiscrezione sul sondaggio di provenienza estera
Anche Il Giornale si è occupato della vicenda del sondaggio, scrivendo che Ranucci è stato vittima dell’attentato dinamitardo fuori dalla sua abitazione il 16 ottobre del 2025.
“Un momento in cui la sua popolarità era all’apice – si legge sulla testata – Poco più di due mesi dopo, alcuni giorni prima di Natale, sarebbe giunto nelle mani di Lavitola un sondaggio di provenienza estera: un’agenzia stava sondando il possibile candidato della sinistra a livello europeo e tra i nomi, con una percentuale ritenuta talmente alta da risultare persino poco verosimile, ci sarebbe stato proprio Ranucci”.
Il giornalista Stefano Cappellini contattato per il sondaggio
“Sì, è vero. Sono stato contattato a marzo da Lavitola, che avevo conosciuto due anni fa per un’intervista. Mi ha detto di un sondaggio americano che accreditava di grandi possibilità di vittoria questa personalità pronta a scendere in campo per guidare il centrosinistra”. Lo ha riferito al Fatto Quotidiano il vicedirettore di Repubblica Stefano Cappellini.
“Non mi volle dire chi era e mi ha chiesto dei suggerimenti su come impostare un sondaggio sul suo gradimento – ha aggiunto – A quel punto, per curiosità giornalistica, sperando di mettere le mani su una notizia prima delle altre, gli ho dato qualche indicazione, sì. Anche se la storia del sondaggio americano non mi ha convinto del tutto”.
E ancora: “Io ho saputo che era lui il candidato misterioso soltanto un paio di mesi dopo. Mi disse che era Ranucci e conoscendo il loro rapporto di amicizia mi è sembrata una baracconata. Tanto è vero che gli ho risposto, letteralmente, che era ‘una follia’”.
“Comunque ha insistito e ancora la settimana scorsa, dopo gli arresti dei presunti esecutori materiali della bomba, mi ha chiesto se era il caso di fermare il secondo giro di interviste per il sondaggio per evitare che fosse falsato dalle notizie di cronaca. Gli ho detto di sì e lì si è chiuso il discorso”, ha concluso Cappellini.
ANSA
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