Vannacci denunciato per associazione sovversiva (Fortunato Depero)


La denuncia elenca diverse fattispecie di reato, tra cui l’istigazione a delinquere, la propaganda e l’istigazione per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, l’associazione sovversiva e l’apologia del fascismo.

Il legale precisa che l’iniziativa non sarebbe dettata da motivazioni politiche, ma dall’esigenza di sottoporre all’attenzione dell’autorità giudiziaria contenuti e posizioni che, a suo avviso, non dovrebbero essere ricondotti esclusivamente alla libertà di opinione o a semplici provocazioni.

 Fiumefreddo sostiene che certi messaggi non vadano liquidati come provocazioni o opinioni eccentriche, ma letti come parte di una strategia eversiva più ampia.

Le dichiarazioni di Vannacci più direttamente richiamate nell’esposto riguardano l’immigrazione e il lessico della “remigrazione”. In una trasmissione televisiva ha detto che, se per deportazione si intende “movimentazione coatta al di là della loro volontà”, allora la formula sarebbe accettabile, e ha definito i migranti irregolari persone da trasferire in Paesi terzi sicuri


In un altro intervento pubblico ha proposto di “remigrare coloro che non hanno motivo e diritto di essere da noi” e ha sostenuto che alcune culture sarebbero incompatibili con la nostra, citando la sharia.

Sul fronte storico-simbolico, Vannacci ha rivendicato la X Mas (noto reparto fascista) come “glorioso reparto” e ha sostenuto che la sua storia andrebbe studiata nelle scuole. Sempre nello stesso filone, in un suo post ha minimizzato il colpo di Stato fascista, definendo la Marcia su Roma non come tale ma come una manifestazione di piazza, e ha ridimensionato il significato politico del Ventennio entro i limiti dello Statuto Albertino.

Sono proprio questi passaggi, insieme ai riferimenti a Mussolini e alla simbologia fascista, a essere riportati come elementi su cui la magistratura dovrebbe soffermarsi.

Sul piano politico, Vannacci appare oggi come un caso di sovraesposizione mediatica che supera il suo peso politico reale. Le cronache degli ultimi mesi mostrano un’agenda costante fatta di uscite pubbliche, tour territoriali e rilancio del marchio Futuro Nazionale costantemente ripresi dai media mainstream. Anche l’attenzione digitale è alta: un’analisi giornalistica segnala che i picchi di sentimenti negativi su X coincidono con le sue dichiarazioni pubbliche, ma conferma anche una forte centralità del suo nome nel dibattito online.

In termini di comunicazione politica, il caso ricorda dinamiche di “personalizzazione” del consenso: una figura forte, molto riconoscibile, attira copertura, commenti e polarizzazione. Questo non dimostra di per sé una regia occulta, ma spiega perché Vannacci abbia spazio sui media superiore al suo peso elettorale effettivo. È un modello che trasforma l’indignazione in visibilità e la visibilità in ulteriore centralità.


Per costruire questo modello Vannacci usa ditte specializzate in comunicazione come fece Beppe Grillo per promuovere il movimento 5 stelle.

Sui social Vannacci utilizza la tecnica delle campagne razziste per procura. I suoi interventi sul tema sono chiari ma attenti a non sconfinare in resto. Il messaggio principale è formulato in modo apparentemente più “pulito”.

Il vero lavoro viene svolto attraverso dalle ditte di comunicazione che interagiscono subito si suoi post con commenti usando bot e fake account per dare la falsa impressione che le sue dichiarazioni raccolgono consenso popolare.

Quando intervengono bot, fake account, che la maggioranza degli utenti social non è in grado di riconoscere, l’effetto è quello di creare una falsa maggioranza.

La persona comune tende allora a intervenire in quanto convinto che il messaggio sia


condiviso e quindi legittimo.

Gli interventi indotti delle persone reali creano una coda di commenti più esplicita e aggressiva che amplifica e radicalizza il contenuto discriminatorio.

È un processo noto nella propaganda digitale: il contenuto originario resta entro margini difendibili, mentre l’odio più netto si sposta nei commenti e nelle condivisioni. La dinamica dei commenti sui social è più importante del post in sé.

Vannacci lo conosce bene ed è consapevole che il vero messaggio che l’opinione pubblica percepirà non è il suo post ma i commenti ad esso. In questo modo riesce a veicolare odio puro Senza esporsi a livello legale. L’ultimo utilizzo di questa tecnica da parte di Vannacci è stato in occasione dei festeggiamenti della comunità marocchina per la vittoria riportata ai mondiali.

Vannacci usa anche noti influencer per diffondere razzismo xenofobia e islamofobia sui social apparentemente non a lui riconducibili ma di fatto organizzati da unica regia a suo favore. Particolarmente attivo il sottobosco fascista e razzista romano e laziale formato da piccola media borghesia e sottoproletariato.


Si stanno anche contattando noti influencer fascisti romani che da anni promuovono il razzismo sui social. Non è un caso che Vannacci durante l’assemblea costituente di Futuro Nazionale a Roma si è rivolto a questo bacino elettorale definendola “feccia” trasformando il sostantivo da negativo a positivo.

La sua politica di aggregazione comporta dei rischi. La manifestazione nazionale “Remigrazione e Riconquista” svoltasi a Roma sabato 13 giugno 2026, promossa dall’omonimo comitato e da gruppi di estrema destra per spingere una proposta di legge popolare sull’espulsione degli immigrati e sugli incentivi alle partenze volontarie. Doveva essere la gran cassa dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale che ha come cavallo di battaglia la remigrazione.

La manifestazione è stata un flop e un boomerang politico. Solo 4000 partecipanti da tutta l’Italia che si sono dilettati con cori fascisti e saluti romani. Vannacci non ha partecipato fisicamente al corteo in quanto impegnato a battezzare la nascita del suo movimento politico. Tuttavia figurerebbe tra il gruppo di promotori che hanno agito dietro le quinte.

Sebbene, dopo il fallimento della manifestazione, in un’intervista a Il Sole 24 Ore abbia chiarito che i manifestanti non erano direttamente legati al proprio movimento, Vannacci ha espresso forte simpatia e solidarietà per l’iniziativa, definendo la remigrazione un suo cavallo di battaglia e offrendosi di invitare il comitato promotore in Parlamento.

Queste dichiarazioni lo hanno trasformato in un giusto bersaglio durante la massiccia contro-manifestazione antifascista “Fuck Remigration”. Numerosi cartelli e slogan di protesta esplicitamente rivolti contro di lui.


Altro passo falso si è rivelato il tentativo di attirare all’interno del movimento Mario Adinolfi giornalista e politico noto per il suo fanatismo religioso e per essere presidente del Popolo della Famiglia.

I primi contatti sono nati lo scorso febbraio quando Adinolfi aveva confermato contatti con i parlamentari di Vannacci per una possibile componente nel Gruppo Misto parlando di collaborazione già avviata nelle regionali. Questa vicinanza politica e organizzativa doveva portare ad una adesione a Futuro Nazionale in grado di portare a Vannacci i voti dei cattolici oltranzisti italiani.

Questo processo politico, ben noto all’opinione pubblica, è stato interrotto lo scorso 7 luglio quando Adinolfi è stato arrestato dalla Guardia di Finanza e posto agli arresti domiciliari, accusato di truffa ed evasione fiscale. Al centro dell’indagine la cosiddetta “scommessa collettiva” con cui sarebbero stati raccolti milioni di euro truffando migliaia di cittadini. Circa 5 milioni di euro gli introiti da illeciti e 400mila euro evasi dal fisco. Il Gip ha evocato la “Pericolosità sociale” a causa delle sue attività razziste e islamofobiche

 Adinolfi due giorni prima aveva organizzato il suo show razzista a Largo Argentina, dove armato di crocifisso e guidando sessanta seguaci implorava il ritorno di una “religione romana” contro una fantomatica “invasione islamica nel palese tentativo di supportare l’ondata di islamofobia per i festeggiamenti della comunità marocchina. Al suo fianco, il noto influencer di estrema destra islamofobico e razzista, Simone Carabella possibile futuro acquisito di Futuro Nazionale. L’arresto di Adinolfi ha contribuito a incrinare la figura politica di Vannacci spingendo partiti storici del centro destra come Forza Italia a prendere le distanze.

La libertà di espressione è un pilastro democratico, ma non copre tutto. La Costituzione e le leggi repubblicane pongono un confine quando il discorso politico entra nel terreno dell’istigazione all’odio, della discriminazione o della rilegittimazione del fascismo.


Per questo l’esposto di Fiumefreddo, al di là del suo esito giudiziario, apre un tema pubblico più ampio: come distinguere la provocazione politica dal linguaggio che costruisce consenso intorno all’esclusione.

In questa prospettiva, il punto non è solo ciò che Vannacci dice, ma l’ecosistema che le sue parole attivano: media, social, reti di sostenitori, commenti organizzati e polarizzazione.

Ed è proprio lì che il confine tra propaganda e reato, tra opinione e discriminazione, diventa il vero terreno di verifica.

Una propaganda che crea morti. Non ultima quella di

 Yassine Mirinioui, 37 anni, accoltellato da un 52enne italiano domenica scorsa sulla spiaggia libera del Prolungamento, a Savona, davanti a diversi bagnanti.


L’omicidio è scaturito da una lite per un posto letto in spiaggia tra i due uomini, entrambi senza dimora. L’omicida, che si è costituito alle autorità, era convinto che Yassine non aveva il diritto di stare in Italia. Una convinzione che è l’asse portante di Futuro Nazionale.


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