Andrea Alba, siciliano di nascita e torinese d’adozione, unisce l’insegnamento delle materie letterarie negli istituti superiori alla passione per la ricerca storica indipendente. Laureato in Filologia Moderna e in Scienze Storiche, intreccia da sempre lo studio del passato alla passione per le narrazioni. Dopo aver esordito nel 2019 con il romanzo La solitudine dell’orso, ha pubblicato nel 2025 L’ombra di Kafka, opera proposta al Premio Strega 2026. A Be Sicily Mag ha raccontato il suo percorso nel settore, partito da Caltagirone ma che lo ha portato in diverse città.
Andrea Alba e “L’ombra di Kafka”
Il romanzo L’ombra di Kafka ruota attorno a un’edizione apocrifa de La metamorfosi e a un falsario editoriale, trasformando la filologia e la ricerca accademica nel motore di un “giallo letterario”. “L’idea – spiega Andrea Alba – è nata mentre stavo leggendo un articolo sulla ricezione di Kafka in Italia e sulla storia, piuttosto travagliata, delle sue traduzioni nella nostra lingua. Mi ha colpito il fatto che la sua diffusione nel nostro Paese sia stata rallentata anche dalla complessità della sua scrittura. A un certo punto penso: sembra il plot di un romanzo metaletterario. Allora tiro fuori il mio inseparabile taccuino e comincio ad annotare immagini, idee e domande: un’edizione sospetta, un traduttore, un manoscritto, un falsario. Da quei primi appunti prende forma il nucleo iniziale. Mi piaceva l’idea di trasformare la filologia e la ricerca nel motore di un giallo letterario, mi affascinava l’idea che la filologia, invece di limitarsi a ricostruire la verità dei testi, potesse diventare lo spazio in cui la verità stessa comincia a vacillare”.
La protagonista, Cristina, affronta il passaggio all’età adulta alle soglie del nuovo millennio (il 1999). L’era analogica diventa la cornice perfetta per un mistero fatto di carta, archivi e biblioteche. “Mi interessava piuttosto giocare sull’equivoco del Millennium Bug, quel temutissimo ma, alla fine, innocuo errore informatico che ha accompagnato l’arrivo del Duemila. Nel romanzo quel bug diventa però un altro tipo di baco: la comparsa di un presunto manoscritto kafkiano, con un evidente rimando allo scarafaggio della Metamorfosi. Mi divertiva proprio questa ambiguità della parola inglese bug, che significa sia errore sia insetto. Certo, l’ambientazione analogica si è rivelata anche la cornice ideale per un giallo letterario. Archivi, biblioteche, carte, manoscritti e cataloghi cartacei rendono possibile un tipo di indagine che oggi sarebbe inevitabilmente diversa. In un mondo completamente digitalizzato, L’ombra di Kafka sarebbe stato un altro romanzo”.
Vedere L’ombra di Kafka inserito tra i titoli proposti per il Premio Strega ha un impatto fortissimo. “È stata soprattutto un’emozione. L’idea che un percorso iniziato nel 2019 con il mio romanzo d’esordio possa, in qualche modo, diventare qualcosa di più di una passione privata. E poi c’è un aspetto molto concreto, quasi spiazzante: il fatto che perfetti sconosciuti leggano il tuo libro, ti scrivano, ti chiedano dei personaggi come se esistessero davvero. Questo tipo di riconoscimento, da un lato, dà una spinta a continuare, a non fermarsi. Dall’altro inevitabilmente aumenta le aspettative, anche quelle personali. È una tensione che cerco di tenere viva senza farmi schiacciare: spero semplicemente di essere all’altezza del prossimo libro”.
Le origini
Caltagirone ha una grandissima tradizione culturale e quest’anno, con Andrea Alba e Maria Attanasio, la città è stata splendidamente rappresentata al Premio Strega. Nonostante il primo viva da anni a Torino mantiene forte il legame con la sua città natale. “Credo che ognuno di noi sia il risultato di una serie di sedimentazioni: dentro di me ci sono i luoghi in cui sono cresciuto, le città che ho abitato, le persone che ho incontrato, i libri che ho letto, perfino i bagni al mare e le chiacchierate con gli amici. Tutto questo si mescola e finisce per diventare uno sguardo sul mondo. Il romanzo è ambientato a Roma, ma avrebbe potuto essere qualsiasi altra città. In questo senso non è un libro legato a un luogo preciso, anche se una certa formazione culturale inevitabilmente c’è. Sicuramente sento un debito nei confronti di Maria Attanasio, una maestra: nei suoi libri c’è questa capacità straordinaria di partire dagli archivi per arrivare alla finzione, popolando le storie di falsari e manoscritti, proprio come accade, in modo diverso, anche nel mio lavoro. Quindi sì, mi sento in qualche modo dentro una tradizione. E sono stato contento che, al Salone del Libro, Maria me lo abbia detto con affetto: è uno di quei riconoscimenti che contano più di molte definizioni critiche”.
Anche nel suo romanzo d’esordio, La solitudine dell’orso, la Sicilia è lo sfondo magico e selvaggio di un viaggio on the road generazionale. “La Sicilia, in realtà, per me è sempre un osservatorio sul mondo. In senso sciasciano è un cannocchiale privilegiato: da lì si vedono le contraddizioni, le storture, le zone d’ombra con una particolare nitidezza. Il fatto di vivere e insegnare a Torino, quindi da un’altra distanza geografica e culturale, non attenua questo sguardo, semmai lo ricalibra. Quando la guardi da lontano, l’isola perde un po’ l’enfasi del “luogo identitario” e diventa più facilmente uno spazio mentale, narrativo, quasi un dispositivo di lettura della realtà. In questo senso, anche nel mio romanzo d’esordio la Sicilia non è mai stata uno sfondo, quanto piuttosto un modo di guardare le cose, un punto di vista da cui osservare ciò che altrove resta spesso più opaco. E forse, in filigrana, c’è anche qualcosa di quel pensiero meridiano che prova a restituire al Sud non una marginalità, ma una diversa centralità dello sguardo”.
Il ruolo di insegnante
Il lavoro di insegnante e la ricerca storica indipendente richiedono tempo e rigore, facendo coesiste la precisione dello storico con la libertà inventiva del romanziere. Andrea Alba lo sa bene. “Credo che non ci sia nulla di più affascinante delle storie reali: i misteri conservati negli archivi, le microstorie della gente comune del passato. È lì, più che altrove, che si annida il repertorio più ricco a cui uno scrittore possa attingere. In questo senso non sento una vera contrapposizione tra rigore storico e invenzione letteraria. Il lavoro dello storico ti impone precisione, verifica, attenzione alle fonti; la scrittura narrativa, invece, ti chiede di trasformare quel materiale in una forma che abbia una sua vita autonoma. Ma la base resta la stessa: la curiosità verso ciò che è accaduto davvero e che, proprio per questo, continua a interrogarti”.
I prossimi progetti
Dal punto di vista letterario, nella mente di Andrea Alba c’è già una nuova idea su cui lavorare. “Una suggestione c’è. Mi sta girando in testa la vicenda di un puparo siciliano, una di quelle figure straordinarie che hanno saputo intrecciare per secoli cultura popolare e immaginario epico, dando vita ai loro pupi, alle armature scintillanti, alle storie raccontate nelle piazze dei mercati. Mi interessa l’idea di un puparo la cui esistenza finisca per incrociarsi, in modo più o meno diretto, con le tragedie e le mostruosità del Novecento. Ma al momento è solo un nucleo narrativo, una serie di appunti sparsi sul taccuino. Nulla di più. Quest’estate ho intenzione di passare un po’ di tempo in archivio, per vedere se da quella suggestione può emergere qualcosa di più definito. Per ora, però, resta un’ipotesi di lavoro”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Omar Gelsomino
Source link


