Rapporto Fabi, patrimonio record per le famiglie italiane: sfiorati i 6.500 miliardi



Roma, 18 luglio 2026 – Nel 2025 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha raggiunto il livello più alto di sempre, sfiorando i 6.500 miliardi di euro: sono oltre 1.600 miliardi in più rispetto al 2020 (+35%). È quanto emerge dal rapporto Fabi-Federazione autonoma bancari italiani, rilasciato qualche giorno fa: se la liquidità continua a rappresentare una componente fondamentale dei salvadanai delle famiglie, aumenta, però, il peso di investimenti e strumenti assicurativi. Il rapporto evidenzia, infatti, una composizione del patrimonio sempre più diversificata: oltre ai conti correnti, sono cresciuti gli investimenti in azioni, titoli di Stato, fondi comuni e polizze assicurative.

Cambia il modo di risparmiare

Secondo gli autori dello studio, un incremento così rilevante (solo nel 2025, la ricchezza finanziaria è cresciuta di 446 miliardi) non fa che confermare la solidità del risparmio privato italiano. Ma i dati racconterebbero anche un’evoluzione altrettanto significativa: non cresce soltanto la ricchezza, cambia anche il modo di risparmiare. La liquidità resta sì tra i principali punti di riferimento, ma aumenta il peso degli investimenti finanziari e degli strumenti assicurativi, delineando un patrimonio più ampio e maggiormente diversificato rispetto al 2020.

I numeri del rapporto

In cinque anni (2020-2025) il valore delle azioni e partecipazioni detenute dalle famiglie è passato da 973,9 miliardi a 2.077,2 miliardi, con un incremento di 1.103,3 miliardi (+113%). Sono cresciuti anche i titoli, passati da 247,6 miliardi a 523,6 miliardi (+275,9 miliardi; +111%), e i fondi comuni, saliti da 689,1 miliardi a 901,9 miliardi (+212,8 miliardi; +30,8%). Tali consistenze patrimoniali riflettono non soltanto gli investimenti effettuati dalle famiglie nel periodo, ma anche l’andamento dei mercati finanziari, che ha contribuito a valorizzare le attività già presenti nei portafogli. La liquidità, tuttavia, continua a rivestire un ruolo importante nel patrimonio delle famiglie: tra il 2020 e il 2025, i conti correnti e i depositi sono aumentati complessivamente da 1.556,3 miliardi a 1.603 miliardi, con una crescita di 46,7 miliardi (+3%). L’incremento è riconducibile soprattutto ai conti correnti, cresciuti di 53,7 miliardi (+4,8%), mentre gli altri depositi sono diminuiti di 7 miliardi (-1,6%). Pur restando la principale componente del patrimonio finanziario, la liquidità è cresciuta con un’intensità inferiore rispetto agli altri strumenti. Nel complesso, il confronto tra il 2020 e il 2025 restituisce la fotografia di un patrimonio non soltanto più consistente, ma più articolato nella sua composizione.

Focus sulla liquidità

I conti correnti, dicevamo, hanno registrato un incremento di circa 35 miliardi, mentre i depositi vincolati si sono ridotti di oltre 11 miliardi: il dato è riconducibile a una preferenza per strumenti immediatamente disponibili, anziché per forme di risparmio immobilizzate nel tempo. Ed evidenzia come la liquidità continui a svolgere una funzione di stabilità e protezione del patrimonio, ma senza assorbire più gran parte della nuova ricchezza prodotta. Una quota crescente del risparmio viene indirizzata, infatti, verso strumenti di investimento caratterizzati da maggiori prospettive di rendimento.


Gli investimenti finanziari trainano la crescita

Le componenti più dinamiche del patrimonio risultano quelle legate agli investimenti finanziari. I titoli di Stato e le altre obbligazioni sono passati da 495,9 miliardi a 523,6 miliardi, con un incremento di quasi 28 miliardi, confermando il ruolo assunto negli ultimi anni dagli strumenti obbligazionari. I fondi comuni sono cresciuti da 843,8 miliardi a 901,9 miliardi, con un aumento di circa 58 miliardi, consolidando la loro funzione di diversificazione del patrimonio. Ancora più marcata la performance della componente azionaria, che sale da 1.784,3 miliardi a 2.077,2 miliardi, registrando un incremento di quasi 293 miliardi: è la voce che contribuisce maggiormente all’aumento complessivo della ricchezza finanziaria.

Tra le componenti che registrano un incremento significativo figurano anche le polizze assicurative, che aumentano da 1.128,4 miliardi a 1.174,4 miliardi, con una crescita di circa 46 miliardi (+4,1%) in un solo anno. Il comparto consolida così il recupero avviato negli ultimi anni e rafforza il proprio ruolo nella pianificazione patrimoniale delle famiglie. La crescita delle polizze assume un significato particolare perché riguarda strumenti che, oltre a rappresentare una forma di investimento, svolgono una funzione di protezione del capitale e garanzia sul futuro. Il rafforzamento degli investimenti assicurativi indica, accanto alla ricerca di rendimento, una maggior attenzione verso la tutela del patrimonio e la pianificazione finanziaria.

Luci e ombre del rapporto

Se il monitor conferma, come ha dichiarato Lando Sileoni, segretario generale Fabi “che il patrimonio privato rappresenta uno degli elementi di maggiore solidità del sistema economico italiano”; d’altra parte mette in evidenza una crescente complessità nella gestione della ricchezza, in un contesto caratterizzato da inflazione, volatilità dei mercati, evoluzione normativa e cambiamenti demografici. Secondo Gabriele Guzzi, economista e autore di diversi saggi, di cui l’ultimo, ‘Eurosuicidio’, è stato pubblicato per Fazi nel 2025, “questi dati, letti isolatamente, sembrano raccontare un Paese che si è rapidamente arricchito: ma bisogna osservare da dove proviene questa crescita – ha commentato –. Tra il 2020 e il 2025, il valore delle azioni possedute dalle famiglie è passato da 974 a 2.077 miliardi; i titoli sono saliti da 248 a 524 miliardi; i fondi comuni da 689 a 902 miliardi. Una parte consistente dell’aumento non deriva da 446 miliardi di nuovi risparmi messi da parte dalle famiglie in un anno; deriva, bensì, dalla rivalutazione degli strumenti finanziari già detenuti. Ed è qui che il dato aggregato diventa ingannevole”.

Il crescente divario fra ‘ricchi’ e ‘poveri’

Per beneficiare dell’aumento delle azioni bisogna, in effetti, possedere già delle azioni. Ecco, allora, che l’andamento dei mercati finanziari non influisce uniformemente su tutta la popolazione, ma accresce innanzitutto il patrimonio di chi è già proprietario. “Tra il 2010 e il 2025 – prosegue l’esperto – la ricchezza nazionale italiana è cresciuta di oltre 2.000 miliardi di euro. Tuttavia, il 91% di questo incremento è stato assorbito dal 5% più ricco delle famiglie: alla metà più povera è arrivato soltanto il 2,7%. Oggi, il 5% più ricco controlla il 49,4% della ricchezza nazionale, una quota superiore a quella detenuta dal 90% meno ricco. È quindi necessario correggere la formula: non è vero, propriamente, che “le famiglie italiane” si siano arricchite. La ricchezza media è cresciuta. Ma la famiglia media statistica non esiste. Nella stessa Italia, 13,3 milioni di persone sono a rischio di povertà. Nel Mezzogiorno la percentuale raggiunge il 38,4%. Per i genitori soli è del 31,6% e per le coppie con almeno tre figli del 30,6%. Anche il lavoro protegge sempre meno: mentre i patrimoni finanziari si rivalutano, i salari reali italiani restano al palo. In Italia siamo almeno del 7% al di sotto dei livelli del 2021. Guardando al periodo 1991-2023, l’Italia è l’unico grande Paese europeo in cui le retribuzioni reali sono persino diminuite: -3,4%, contro il +30,9% della Francia e il 33% della Germania. Pertanto, la domanda politica non è come aumentare la ricchezza nazionale, ma, piuttosto chi beneficia della sua crescita, com’è tassata, come viene trasmessa per eredità e quanto di essa viene trasformato in investimenti, salari, servizi pubblici e opportunità collettive. Perché un Paese può diventare più ricco nei suoi bilanci patrimoniali e, nello stesso momento, più povero nella vita concreta della maggioranza: è esattamente ciò che sta accadendo in Italia”.



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