Digital Services Act, cos’è e come cambia il mercato digitale


La multa da 550 milioni di euro inflitta dalla Commissione europea ad AliExpress riporta al centro dell’attenzione il Digital Services Act (Dsa), il regolamento con cui l’Unione europea ha aggiornato le regole del mercato digitale. La recente sanzione, riguarda il mancato rispetto degli obblighi di valutazione e mitigazione dei rischi legati alla vendita di prodotti illegali, pericolosi o contraffatti sulla piattaforma di e-commerce.

Il provvedimento rappresenta la sanzione più elevata adottata finora nell’ambito del Dsa. Bruxelles ha contestato ad AliExpress carenze nell’analisi dei rischi, nei controlli sui venditori e nelle misure predisposte per limitare la diffusione di merci non sicure. La Commissione ha inoltre ordinato alla società di intervenire per correggere le violazioni accertate.

Il caso si inserisce in una fase di applicazione sempre più intensa della normativa europea. Indagini, richieste di informazioni, contestazioni e sanzioni stanno coinvolgendo social network, motori di ricerca e marketplace, trasformando il Dsa in uno dei principali strumenti con cui l’Unione europea interviene sul funzionamento dell’economia digitale.

Cos’è il Digital Services Act

Il Digital Services Act, in italiano Regolamento sui servizi digitali, stabilisce un insieme comune di obblighi per gli intermediari che offrono servizi agli utenti dell’Unione europea. Il perimetro comprende servizi di hosting, piattaforme online, marketplace, social media, app store e motori di ricerca.

Il regolamento è stato approvato nel 2022, è entrato in vigore il 16 novembre dello stesso anno ed è diventato pienamente applicabile dal 17 febbraio 2024. Il testo completo è disponibile su EUR-Lex, il portale ufficiale del diritto dell’Unione europea.

L’obiettivo è costruire uno spazio digitale più sicuro e trasparente, nel quale le responsabilità delle imprese crescano in rapporto alle dimensioni, al ruolo e all’impatto dei servizi offerti. Il Dsa adotta quindi un sistema graduato: gli obblighi di base valgono per tutti gli intermediari, mentre le piattaforme più grandi devono rispettare regole aggiuntive.

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A chi si rivolge

La normativa si applica ai fornitori che offrono servizi digitali nel mercato europeo, anche quando la sede dell’impresa si trova fuori dall’Unione. Il criterio decisivo è la presenza degli utenti e dei clienti nell’area comunitaria.

Un’attenzione particolare è riservata alle piattaforme online di dimensioni molto grandi, indicate con la sigla Vlop, e ai motori di ricerca online di dimensioni molto grandi, definiti Vlose. La soglia è fissata a oltre 45 milioni di utenti attivi mensili nell’Ue, pari a circa il 10% della popolazione europea.

Per questi operatori la Commissione europea prevede obblighi più rigorosi. Le aziende devono valutare i rischi sistemici, sottoporsi ad audit indipendenti, garantire maggiore trasparenza sugli algoritmi e consentire, in determinati casi, l’accesso ai dati da parte di autorità e ricercatori qualificati.

Le responsabilità delle piattaforme online

Uno dei pilastri del Dsa riguarda la moderazione dei contenuti. Le piattaforme devono offrire agli utenti strumenti accessibili per segnalare contenuti, prodotti o servizi illegali. Quando rimuovono un post, sospendono un account o limitano la visibilità di un contenuto, devono spiegare le ragioni della decisione e mettere a disposizione procedure di ricorso.

Il regolamento interviene anche sulla pubblicità digitale. Gli annunci devono essere riconoscibili e accompagnati da informazioni su chi li finanzia e sui criteri utilizzati per mostrarli. Sono inoltre previste limitazioni alla pubblicità basata su dati sensibili e al targeting rivolto ai minori.

Per i marketplace gli obblighi assumono una dimensione direttamente economica e industriale. Le piattaforme devono verificare meglio l’identità dei venditori, rendere più trasparenti le informazioni commerciali e predisporre sistemi capaci di individuare prodotti illegali o non conformi. Il caso AliExpress mostra quanto la Commissione consideri centrali anche i meccanismi interni con cui un sito seleziona, suggerisce e promuove le offerte.

Algoritmi, rischi sistemici e sistemi di raccomandazione

Le piattaforme di maggiori dimensioni devono analizzare il modo in cui i propri servizi possono contribuire alla diffusione di contenuti illegali, disinformazione, prodotti pericolosi o comportamenti dannosi. La valutazione riguarda anche gli effetti sui diritti fondamentali, sulla tutela dei minori, sulla salute pubblica, sulla sicurezza e sui processi elettorali.

Un ruolo rilevante è svolto dai sistemi di raccomandazione, gli algoritmi che decidono quali video, notizie, prodotti o profili mostrare a ciascun utente. Il Dsa impone alle grandi piattaforme maggiore chiarezza sui principali parametri utilizzati e, in alcuni casi, la possibilità di scegliere un sistema che non dipenda dalla profilazione personale.

Queste regole incidono sul modello di business delle imprese digitali. Più trasparenza sugli algoritmi e sulla pubblicità significa rivedere processi, sistemi informatici, controlli interni e strategie di monetizzazione. La conformità normativa diventa così una voce strutturale dei costi aziendali e un fattore competitivo nel mercato europeo.

Chi controlla il rispetto del Dsa

L’applicazione del regolamento è affidata a una struttura condivisa. Ogni Stato membro ha designato un Coordinatore dei servizi digitali, responsabile della vigilanza sui soggetti stabiliti nel proprio territorio e della cooperazione con le altre autorità europee.

La Commissione europea esercita invece un ruolo diretto sulle Vlop e sulle Vlose. Può chiedere informazioni, svolgere ispezioni, adottare misure cautelari, imporre impegni correttivi e applicare sanzioni. In caso di violazioni, le multe possono raggiungere il 6% del fatturato annuo mondiale dell’impresa. La dimensione globale del parametro conferisce al Dsa una capacità deterrente significativa, soprattutto nei confronti dei grandi gruppi tecnologici e delle multinazionali dell’e-commerce.

Come il Digital Services Act sta cambiando il mercato digitale

Il Dsa modifica l’equilibrio tra piattaforme, utenti, imprese e istituzioni. Per molti anni i grandi operatori online hanno definito autonomamente le regole di accesso, visibilità e moderazione dei propri ecosistemi. Il regolamento introduce obblighi comuni, procedure verificabili e responsabilità proporzionate al peso economico e sociale delle aziende.

Per le imprese più piccole, un quadro uniforme può ridurre la frammentazione tra i diversi mercati nazionali e facilitare l’espansione nell’Unione. Per le grandi piattaforme, invece, aumentano gli investimenti necessari in sicurezza, compliance, personale, audit e controllo degli algoritmi.



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Alessio Mariani

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