Il nuovo Premier porta per la prima volta l’AI nel Cabinet britannico, affidandola a Kanishka Narayan, proponendola come leva per la crescita, l’industria, la competitività e la sicurezza del Paese. Ma rimane il nodo della governance.
Regno Unito, il ministero dell’AI affidato a Kanishka Narayan. Per la prima volta questa tecnologia entra nel Consiglio dei ministri britannico
Passo in avanti significativo del Regno Unito sulle tecnologie di frontiera. Il nuovo primo ministro Andy Burnham ha nominato Kanishka Narayan ministro per l’intelligenza artificiale (AI), attribuendo per la prima volta nella storia britannica a questa delega un posto al tavolo del Cabinet, l’organo in cui vengono assunte le principali decisioni strategiche del governo (praticamente il nostro Consiglio dei ministri).
La scelta rappresenta un segnale politico rilevante e non scontato: l’AI non viene più considerata soltanto una materia tecnica o di innovazione, ma una leva trasversale per la politica industriale, la competitività, la sicurezza nazionale e la trasformazione della pubblica amministrazione.
Chi è Kanishka Narayan, 36 anni e già diversi ruoli chiave nei Governi britannici
Laburista gallese, Kanishka Narayan non è un volto nuovo nel panorama delle politiche digitali britanniche, ma ha 36 anni e già ricopre da diverso tempo ruoli chiave nella politica nazionale inglese (qualcosa che da noi, purtroppo, è impensabile). È già stato ministro per la sicurezza online nel governo guidato da Keir Starmer, lavorando come sottosegretario all’interno del Dipartimento per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia (DSIT), allora guidato da Liz Kendall.
Con il cambio di leadership, si legge sulle pagine di Bloomberg, Burnham ha deciso non solo di confermarlo, ma di rafforzarne sensibilmente il ruolo, elevando la delega all’AI a livello ministeriale con accesso diretto al Cabinet. Una promozione che riflette il peso crescente delle tecnologie di frontiera nelle strategie economiche del Regno Unito.
John Healey nuovo cancelliere dello Scacchiere. Prima mossa taglio dell’Iva del 5% sulle bollette energetiche
John Healey è stato nominato nuovo Cancelliere dello Scacchiere (Chancellor of the Exchequer), antico titolo del Governo britannico corrispondente al ministro delle Finanze.
La prima misura presa è relativa al taglio dell’Iva sulla bolletta energetica delle famiglie britanniche. Un’azione fortemente voluta dal Premier Burnham per alleviare l’aumento del costo della vita. La riduzione dell’IVA del 5% entrerà in vigore il 1° ottobre, consentendo a una famiglia media di risparmiare circa 45 sterline all’anno.
Come spiegato dalla BBC, il taglio sarà finanziato con i risparmi derivanti dalla cancellazione del programma di identità digitale pianificato dall’ex Governo Starmer, che sarebbe costato 1,8 miliardi di sterline in tre anni (su queste cifre, a quanto pare, sono subito scoppiate vivaci polemiche nel Regno Unito, sembrerebbe che le risorse non siano state mai stanziate dal precedente esecutivo). Al momento sti stima che il costo di questa misura per l’anno finanziario in corso sarà di 850 milioni di sterline.
Nasce il nuovo ministero per il Business e l’Innovazione, mentre la transizione digitale confluisce nel ministero della Cultura
Contestualmente alla nomina di Narayan, Burnham ha ridisegnato l’architettura istituzionale dedicata all’innovazione. Il Dipartimento per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia (DSIT), creato nel 2023 durante il governo di Rishi Sunak, come anticipato viene sciolto e le sue competenze confluiscono nel nuovo ministero per il Business, l’Innovazione, la Scienza e il Commercio, affidato a Jonathan Reynolds.
Anche il dipartimento della Cultura, che sarà guidato da Lisa Nandy, amplia il proprio raggio d’azione, assumendo la responsabilità della trasformazione digitale e delle politiche relative alla sicurezza online, in una redistribuzione delle competenze che punta a integrare più strettamente innovazione tecnologica, sviluppo industriale e crescita economica.
In questo nuovo quadro istituzionale, Narayan avrà il compito di coordinare le politiche nazionali sull’intelligenza artificiale, favorire gli investimenti nel settore, sostenere la crescita dell’ecosistema tecnologico britannico e contribuire alla definizione delle regole per uno sviluppo sicuro e responsabile dell’AI.
La sfida di mantenere Londra tra i leader dell’AI, ma rimane la sfida energetica
Il Regno Unito rimane uno dei principali poli mondiali dell’intelligenza artificiale. Ospita realtà di primo piano come Google DeepMind e startup ad alta crescita quali ElevenLabs e Wayve, oltre a un ecosistema universitario e imprenditoriale considerato tra i più avanzati in Europa.
Dopo la Brexit, Londra ha cercato di differenziarsi dall’Unione europea proponendo un approccio regolatorio più favorevole all’innovazione e agli investimenti, nel tentativo di attrarre capitali internazionali e consolidare il proprio ruolo di hub globale per le tecnologie emergenti.
Negli ultimi anni, tuttavia, il Paese è stato criticato per una certa discontinuità nelle politiche industriali e per il ritardo nello sviluppo delle infrastrutture computazionali necessarie ad alimentare la nuova economia dell’intelligenza artificiale.
Alcuni grandi progetti per la realizzazione di data center sono stati ridimensionati o sospesi, anche a causa degli elevati costi dell’energia e delle difficoltà nel garantire sufficiente capacità elettrica. Qui il nuovo segretario dell’Energia, Miatta Fahnbulleh, avrà molto lavoro da fare-
Tra i casi più significativi figura il progetto di un grande campus per l’AI che avrebbe coinvolto OpenAI e il cloud provider britannico Nscale. L’iniziativa è stata congelata dopo il ritiro di OpenAI, che ha indicato tra le motivazioni il contesto regolatorio e i costi energetici. Narayan, già allora, aveva respinto le critiche, sostenendo che il Regno Unito restasse un ambiente competitivo per gli investimenti in infrastrutture digitali.
La strategia di Burnham tra sovranità tecnologica e investimenti
Il nuovo governo dovrà ora definire una strategia più chiara sul ruolo del Regno Unito nella competizione globale sull’intelligenza artificiale. Uno dei temi destinati a dominare il dibattito sarà quello della sovranità tecnologica. Francia e Germania spingono da tempo affinché l’Europa riduca la dipendenza dalle piattaforme e dai modelli sviluppati nella Silicon Valley, soprattutto dopo il crescente utilizzo dell’AI come leva geopolitica e industriale.
Burnham dovrà decidere se allinearsi a questa impostazione oppure continuare a privilegiare un modello più aperto alla collaborazione con i grandi operatori statunitensi, preservando l’attrattività del Regno Unito per gli investimenti internazionali.
Sul tavolo restano inoltre diversi strumenti già avviati negli ultimi anni. Tra questi figurano le AI Growth Zones, aree dedicate alla costruzione di data center con procedure autorizzative accelerate e accesso prioritario alla rete elettrica, e il Sovereign AI Fund, fondo pubblico da circa 500 milioni di euro destinato a sostenere la nascita e la crescita di imprese britanniche specializzate nell’intelligenza artificiale.
La nomina di Narayan al Cabinet indica che il nuovo esecutivo considera ormai l’AI una componente strutturale della politica economica nazionale. La sfida sarà trasformare il vantaggio scientifico e imprenditoriale del Regno Unito in una leadership industriale duratura, conciliando attrazione degli investimenti, autonomia tecnologica e sviluppo delle infrastrutture necessarie alla nuova economia digitale.
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Flavio Fabbri
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