Firenze, 22 luglio 2026 – Affitti turistici negli immobili di Montedomini, Palazzo Vecchio non poteva non sapere. Lo dimostra nero su bianco – a seguito di un accesso agli atti del consigliere di Spc Dmitrij Palagi – una pec recapitata il 10 novembre 2025 allo sportello unico per le attività produttive e alla direzione urbanistica in cui la società ’Siamo srl’ sollecita un “esito positivo per quanto riguarda la Scia per l’intero edificio di via Guelfa 83”.
Si legge: “Le 7 unità immobiliari dotate dei rispettivi Cir sono in corso di ristrutturazione e saranno frazionate a brevissimo in 12 unità immobiliari per essere destinate alle attività di locazione turistica breve”. E ancora: “Il bando era strutturato in modo tale che gran parte delle spese di ristrutturazione del complesso che era in pessimo stato di manutenzione fossero a carico del locatario autorizzato da proprietario dell’immobile (Montedomini) a svolgervi turistico ricettiva extra-alberghiera”. La Pec al Suap e alla Direzione Urbanistica di Siamo Srl termina con una sorta di ’raccomandazione’, se così si può definire: “Si ricorda che l’immobile è di proprietà pubblica e l’eventuale venir meno di una positiva soluzione della questione costituirebbe un grave danno economico per Asp Montedomini e più in generale per il pubblico patrimonio”. L’atteggiamento del Comune che, nonostante avesse ricevuto comunicazioni, oggi appare stupito è un’ anomalia che va ad aggiungersi alle tante altre.
Le domande in sospeso
Tante come le domande in sospeso: perché un ente pubblico che ha come finalità la gestione di case popolari e l’erogazione di servizi agli anziani ha permesso che appartamenti destinati alla residenza stabile finissero su Airbnb e Booking e cioè nel circuito degli affitti turistici brevi, tanto osteggiato da quel Palazzo Vecchio di cui l’Asp di via dei Malcontenti è braccio operativo? Chi ha autorizzato quella clausola nei contratti che ha aperto la ’porta’ agli affitti brevi stessi? E, ancora, come si concilia tutto ciò con la linea dura che proprio il Comune, porta avanti da mesi contro le locazioni brevi in città?
Domande a cui la stessa Asp dovrà rispondere il 29 luglio (ma si parla di un’accelerata nella mappatura degli immobili dell’azienda di servizi alla persona), data in cui il presidente Maurizio Frittelli ha convocato d’urgenza il cda per presentare un dossier con i risultati delle verifiche complete già avviate sul proprio patrimonio. Intanto un confronto tra le carte che abbiamo a disposizione racconta già molto.
Il regolamento
Il regolamento che disciplina le locazioni degli immobili di Montedomini — quello approvato nel 2010 e quello attualmente in vigore, aggiornato nel 2018 — parla infatti chiaro: gli appartamenti si affittano o come abitazioni, con le tutele e le durate ’classicche’ delle locazioni oppure per usi diversi da quello abitativo, come negozi o uffici. Punto. Del turismo, degli affitti brevi, delle piattaforme online non c’è traccia. Né nella versione originaria né in quella corretta negli anni. E quindi nessun bando pubblicato dall’Asp ha mai messo tra le opzioni possibili quella turistico-ricettiva. Eppure nel contratto firmato nel 2023 per i nove appartamenti di via Guelfa 83, assegnati con bando a Limehome, colosso degli affitti brevi, quella possibilità compare. È il direttore generale a metterla nero su bianco. “…In considerazione dell’ ubicazione dell’immobile in zona di elevato interesse turistico…”, si legge nel contratto, il conduttore può destinare l’appartamento “ad uso turistico-ricettivo secondo tutte le modalità extralberghiere previste dalla vigente normativa”.
Una facoltà che il regolamento aziendale non prevede in nessun punto, e che compare – questo il passaggio chiave – solo nell’atto finale, quello con cui l’immobile passa di mano. Non basta. Lo stesso contratto definisce l’oggetto della locazione come “uso abitativo” — la formula che dovrebbe garantire appunto tutele e stabilità a chi cerca casa, finalità principe dell’Asp. In pratica, i due articoli si contraddicono da soli: prima si concede l’appartamento come abitazione, poi lo si autorizza a diventare una casa vacanze. E a proposito di clausole disattese: lo stesso contratto vieta al conduttore di installare insegne senza permesso, norma puntualmente ignorata, come dimostrano le targhe “Guelfa Palace” comparse all’ingresso dei palazzi. E ieri rimosse, almeno all’81, immobile madre dello scandalo.
La vigilanza
Ma chi vigila, chiedono le opposizioni? Il Cda di Montedomini, in carica dal 2024, è composto da cinque membri: il presidente Maurizio Frittelli, la vice Barbara Cardinali e il consigliere Silvano Di Geronimo, i tre nominati dal Comune. Ci sono poi Giovan Battista Varoli, designato dalla Metrocittà; e Andrea De Biasio, indicato dall’Arcivescovo. Avvertenza d’obbligo: il contratto di via Guelfa 83 è datato 2023, quando c’era ancora la giunta Nardella, Funaro era assessore al welfare, e il cda di Montedomini era un altro, con Luigi Paccosi presidente. L’attuale board, con Frittelli, si è insediato solo nel 2024. Ma due figure sono rimaste. La prima è De Biasio nell’organo di governo dell’azienda da prima della firma di quel contratto e vi siede tuttora. La seconda è il direttore generale: a firmare il contratto nel 2023 fu lo stesso dirigente che occupa quel ruolo oggi — la stessa persona, cioè, che si trova ora a dover rispondere di una clausola messa nero su bianco dal suo stesso ufficio.
Su De Biasio vale la pena soffermarsi: architetto, nel curriculum indica come sua specializzazione professionale proprio la gestione patrimoniale e quella di strutture ricettive. Dal 2009 è ad della società che gestisce l’Antica Torre di via de’ Tornabuoni, un indirizzo di lusso.
Non risulta che De Biasio abbia avuto un ruolo diretto nella scelta di inserire quella clausola, né nell’assegnazione degli appartamenti a Limehome — decisione che secondo il regolamento spetta a una commissione diversa dal Cda, con un membro designato dal Comune (assessorato al welfare, fino al 2024 di Funaro). Ma la domanda resta: come ha fatto un consigliere rimasto in carica attraverso due giunte e due board, con una competenza professionale che coincide in modo così specifico con il tema oggi sotto accusa, a non accorgersi — o a non intervenire — su una clausola in contrasto con le regole che l’azienda si è data? E con il sentiment della Curia che da mesi tuona contro una Firenze indifferente al problema abitativo?
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