“Così diamo rispetto agli individui e abbiamo regole chiare per tutti”



L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. In questi mesi ho ascoltato persone con convinzioni profondamente diverse, tutte animate da motivazioni sincere: chi considera la tutela della vita un valore assoluto e indisponibile; chi ritiene che, in condizioni estreme e rigorosamente definite, anche il rispetto della dignità e dell’autodeterminazione della persona debba trovare riconoscimento; chi ritiene che gli spazi di libera scelta dovrebbero essere ancora più ampi.

Ho ascoltato credenti e non credenti, medici, giuristi, operatori sanitari, associazioni, familiari, pazienti, cittadini. E mi sono reso conto che, su un tema come questo, il dolore e la coscienza personale vengono prima delle appartenenze. L’evoluzione medica e scientifica renderà ogni giorno questo dibattito più importante e significativo: la si può pensare diversamente, ma non si può far finta che il tema non esista o che sia marginale.

Per questo desidero rivolgermi a tutti e tutte con lo stesso rispetto, indipendentemente dall’opinione che ciascuno si è formato. Nel dibattito in Assemblea legislativa ho provato un sentimento raro: l’orgoglio di appartenere a un’istituzione capace di confrontarsi con profondità, serietà e umanità. Le posizioni sono rimaste differenti, come è forse giusto che sia, ma nella grande maggioranza dei casi il confronto è stato improntato all’ascolto reciproco e alla consapevolezza della delicatezza della materia. All’inizio di questo percorso avevo espresso l’auspicio che la legge potesse essere approvata all’unanimità. Col tempo ho compreso che quell’unanimità non avrebbe rappresentato fedelmente la pluralità della nostra comunità. L’Emilia-Romagna è una terra ricca di sensibilità diverse, e credo che anche questa diversità, quando si esprime con rispetto, sia un valore democratico da custodire.

Vorrei chiarire con semplicità un punto fondamentale: questa legge non introduce il suicidio medicalmente assistito. La Regione Emilia-Romagna non aveva e non ha il potere di farlo, non si possono avere differenze regionali su materie così delicate, la Repubblica è una e indivisibile. Il diritto vigente nasce dalle sentenze della Corte costituzionale, che hanno definito i casi nei quali chi presta aiuto sanitario a una persona per porre fine alla sua vita, non è punibile penalmente. La Corte ha individuato condizioni molto precise: una malattia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili dalla persona, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la piena capacità di assumere decisioni libere e consapevoli.

Questi principi esistono già nell’ordinamento italiano. Con questa legge la Regione non ha introdotto nuovi diritti. E la stessa Corte costituzionale ha ribadito che spetta al Parlamento disciplinare compiutamente questa materia, potendo anche modificare, ampliare o restringere l’attuale disciplina. Chiedo a tutti di essere seri, se il Parlamento non cambia questi principi, di fatto li accoglie come giusti e condivisibili. Noi abbiamo preso atto di questa realtà giuridica. La scelta che abbiamo compiuto è stata quella di regolare, nell’ambito delle competenze regionali, il procedimento tecnico e sanitario affinché quei principi che oggi l’ordinamento già riconosce siano esercitati con criteri uniformi, trasparenti e uguali in tutto il territorio dell’Emilia-Romagna.

I presupposti fissati dalla legge e dalla Corte costituzionale non sono stati toccati in nessun modo. Abbiamo cercato di evitare che una persona riceva risposte diverse a seconda dell’Azienda sanitaria nella quale si trova o dei tempi amministrativi che incontra, abbiamo evitato che la fine della vita di una persona finisca drammaticamente in un’aula di tribunale. Abbiamo ritenuto che fosse un dovere di responsabilità istituzionale.

Allo stesso tempo, questa legge ribadisce con forza un principio per noi essenziale: nessuna persona può arrivare a una scelta così drammatica senza aver ricevuto tutte le informazioni, tutta l’assistenza e tutte le possibilità di cura che il servizio sanitario è in grado di offrire. Per questo consideriamo l’ulteriore sviluppo delle cure palliative una priorità assoluta. L’Emilia-Romagna già oggi rappresenta un’eccellenza nelle cure palliative, ma vogliamo e possiamo fare ancora di più, affinché ogni persona possa essere accompagnata con competenza, vicinanza e umanità.

La libertà di scelta esiste davvero solo quando esistono corretta informazione e anche tutte le alternative di cura, di sollievo dal dolore e di sostegno alla persona e alla sua famiglia. Su un tema come questo non credo esistano scorciatoie ideologiche. Non penso che tutti coloro che difendono fino in fondo il valore della vita lo facciano per insensibilità verso la sofferenza. Allo stesso modo, non penso si possa sostenere che chi ha varato questa legge attribuisca meno valore alla vita umana, anzi. Sono convinto che entrambe le posizioni possano nascere da autentici convincimenti morali, religiosi, filosofici e civili.

Per questo, personalmente, credo che il dubbio sia una virtù. Non ho vissuto direttamente esperienze che mi consentano di affermare con certezza quale sarebbe la mia scelta se mi trovassi in condizioni tanto drammatiche. Sarebbe arrogante dirlo. Proprio per questo penso che dobbiamo affrontare questi temi con umiltà, senza pretendere di possedere verità assolute e senza giudicare le coscienze degli altri. Le istituzioni non sono chiamate a stabilire quale sia la scelta moralmente migliore; sono chiamate a far rispettare la Costituzione della Repubblica e le sue leggi.

La nostra Costituzione tutela insieme l’inviolabilità della persona, all’articolo 2, e il diritto a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la propria volontà, nel rispetto della dignità della persona, all’articolo 32. È proprio nella ricerca dell’equilibrio tra questi principi che si colloca il lavoro della Corte costituzionale e, nei limiti delle proprie competenze, anche quello della Regione. So bene che questa legge continuerà a suscitare discussioni. Ed è giusto che sia così. Mi auguro però che il confronto possa continuare a livello parlamentare e nelle altre Regioni con lo stesso rispetto che, nella grande maggioranza dei casi, ha caratterizzato il dibattito in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. Perché, prima ancora delle nostre convinzioni, vengono la dignità delle persone, la forza della Costituzione e la responsabilità delle istituzioni di affrontare, senza voltarsi dall’altra parte, anche le questioni più difficili che la vita ci pone.

*Presidente della Regione Emilia-Romagna


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