Il presidente greco dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis propone di trasferire in toto a Bruxelles il ricavato delle aste frequenze, che da sempre rappresentano una voce importante di introiti per le casse degli Stati nazionali della Ue. Come reagiranno le capitali europee?
Kyriakos Pierrakakis, presidente dell’Eurogruppo – il consiglio informale che riunisce tutti i ministri delle Finanze della Ue – nonché ministro delle Finanze greco, è un politico dotato certamente di creatività. Sta meditando una nuova modalità per riempire le casse di Bruxelles. In poche parole, sta pensando di dirottare i ricchi proventi delle aste frequenze nazionali a Bruxelles. L’idea salta fuori in un momento topico, visto che il dibattito sul budget settennale della Ue è appena cominciato. C’è inoltre in ballo la decisione finale sul Digital Networks Act, la bozza di riforma delle telecomunicazioni europee che si trova al rush finale e che propone di centralizzare la gestione dello spettro a livello Ue.
Cosa ne pensa Giorgetti?
Cosa ne pensa il nostro ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti?
L’Italia sarebbe pronta a rinunciare al controllo e alla gestione dello spettro, cedendo così sovranità a Bruxelles, tenuto conto che dall’ultima asta 5G ha guadagnato 6,55 miliardi di euro?
Ma lo stesso discorso vale un po’ per tutte le capitali europee.
Proventi spettro a Bruxelles, “idea alla Draghi”
“È una politica delle telecomunicazioni alla Draghi”, ha detto in un’intervista citata da Politico, richiamando il piano dell’ex primo ministro italiano per invertire il declino economico dell’Europa, che prevedeva un maggiore coordinamento e armonizzazione nel modo in cui i governi nazionali concedono in licenza le frequenze mobili.
Frequenze radio competenza nazionale
E’ vero che attualmente sul fronte dell’assegnazione delle frequenze ogni Stato della Ue fa come vuole. Non esistono regole condivise, lo spettro radio è un ambito di competenza prettamente nazionale. Ad ogni modo, gli esborsi (spesso miliardari) per le licenze finiscono nelle casse degli Stati nazionali.
Dal 2020 ad oggi gli operatori in Europa hanno speso più di 50 miliardi di euro per assicurarsi le licenze spettrali, secondo stime di Connect Europe.
Telco contro aste frequenze multimiliardarie
Da anni le telco lamentano i prezzi a volte esorbitanti che hanno dovuto sborsare per le licenze 5G. ad esempio, che in Italia hanno raggiunto un totale di 6,5 miliardi di euro.
E adesso Pierrakakis, che è anche ministro delle finanze greco, propone all’Europa di prendere ad esempio quella che lui definisce “la più creativa asta frequenze di sempre”, in riferimento a quella avvenuta in Grecia nel 2020 che ha riservato il 25% dei ricavi derivanti dall’asta 5G ad un nuovo fondo di venture capital destinato a investimenti dedicati alla crescita dell’ecosistema 5G.
La proposta di Pierrakakis: 100% dei proventi d’asta gestiti da Bruxelles
Ma in questo caso il presidente dell’Eurogruppo immagina di allocare il 75% dei proventi d’asta al Quadro finanziario pluriennale, il piano di spesa a lungo termine dell’Ue, e il 25% a un fondo dotato di dotazione della Banca europea per gli investimenti (Bei). Con un fondo di questo tipo, ha sostenuto, “si finirebbe per avere una somma complessivamente maggiore a disposizione dell’Europa”.
La proposta, certamente fuori dagli schemi, potrebbe offrire ai negoziatori una nuova fonte di entrate a livello UE – nota nel gergo di Bruxelles come “risorsa propria” – mentre l’Europa rimane divisa sul bilancio comunitario di 2mila miliardi di euro tra i cosiddetti paesi frugali che vogliono limitare la spesa e quelli che vogliono mantenere i livelli attuali.
Una mossa che spingerebbe la nascita di campioni europei
Pierrakakis ha detto altresì di voler anche collegare questa idea di “gioco a somma non zero” all’obiettivo di dare impulso ai campioni industriali europei e ridurre la dipendenza del blocco dalla tecnologia statunitense.
Resistenze assicurate da parte degli Stati sovrani
Tuttavia, la proposta potrebbe incontrare resistenza tra le capitali dell’UE, che da tempo si oppongono alle riforme in questo ambito e si irritano per l’ingerenza di Bruxelles in una competenza nazionale – e in una fonte di entrate per il bilancio.
Molto difficile pensare che gli Stati sovrani della Ue possano rinuncare a cuor leggero alla gestione autonoma dello spettro radio.
Pierrakakis: “Così si sincronizzano le aste”
“Questa idea ha diverse sfaccettature. C’è una componente molto evidente, che consiste semplicemente nel sincronizzare le aste”, ha detto Pierrakakis, sostenendo che ridurre la frammentazione e avvicinarsi a un mercato unico sarebbe già un grande successo. “Il valore per i nostri campioni e per i nostri operatori di telecomunicazioni è evidente, ancor prima di addentrarci nella discussione sui ricavi.”
Ha sostenuto che un nuovo paradigma sta emergendo sulla scia delle raccomandazioni formulate negli ultimi anni, a partire dai rapporti sulla competitività europea di Draghi e dell’ex Primo Ministro italiano Enrico Letta.
In particolare, ha citato l’Unione dei mercati dei capitali, il progetto di lunga data dell’UE per la creazione di un mercato unico per gli investimenti e la finanza, che ha recentemente guadagnato terreno.
Tuttavia, anche secondo quanto ammesso dallo stesso Pierrakakis, l’idea di una nuova ripartizione dei ricavi derivanti dalle frequenze radio sarà difficile da far accettare.
Idea difficile da accettare a livello di Stati nazionali
“Non credo che otterrebbe un ampio consenso”, ha detto un funzionario del governo nazionale, che ha chiesto di rimanere anonimo per discutere di una proposta informale. Il funzionario ha osservato che i paesi sarebbero riluttanti a rinunciare a tali entrate e probabilmente si opporranno a qualsiasi tentativo della Commissione europea di ottenere un ruolo maggiore nel coordinamento dello spettro attraverso il Digital Networks Act, attualmente in fase di negoziazione. “In generale, lasciare che la Commissione riscuota i canoni per lo spettro non è una cosa che gli Stati membri gradiscono”, ha ribadito un secondo funzionario di un altro governo.
Diverse le voci contrarie ad una gestione centralizzata dello spettro radio presente nella bozza del DNA, una su tutte quella del BEREC.
Il principale negoziatore della proposta al Parlamento europeo, l’eurodeputato centrista polacco Michał Kobosko, aveva precedentemente detto in un’intervista di non voler rimanere ancorato allo “status quo in cui il governo preleva enormi somme dagli operatori e nessuno ha voce in capitolo su come vengono utilizzate”.
Pierrakakis ha espresso la speranza che la sua idea possa contribuire ai negoziati sul bilancio UE 2028-2034 e al più ampio dibattito sulla competitività europea. Ha detto che “molti” dei suoi colleghi hanno già “approvato la filosofia di base dell’idea”.
“Dobbiamo passare a una fase più dettagliata e approfondita, che preveda uno studio d’impatto concreto, la definizione di passi da compiere, ecc., per poterne discutere ulteriormente”, chiude.
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Paolo Anastasio
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