La Commissione europea accerta due violazioni del Digital Markets Act: 460 milioni di euro per l’autopreferenza nei risultati di ricerca e 430 milioni per le restrizioni imposte agli sviluppatori. La multinazionale avrà 60 giorni per adeguarsi.
Altro giro, altra multa. Dopo la conferma da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea della sanzione record da 4,1 miliardi di euro inflitta a Google per abuso di posizione dominante legato ad Android, al termine di una lunga battaglia legale iniziata con la decisione della Commissione europea del 2018, Bruxelles torna a colpire il colosso americano. Oggi la Commissione ha inflitto a Google altre due multe, per un totale di 890 milioni di euro, per il mancato rispetto degli obblighi previsti dal Digital Markets Act, la normativa europea che disciplina il comportamento delle grandi piattaforme digitali.
La prima sanzione, pari a 460 milioni di euro, riguarda il trattamento preferenziale accordato da Google ai propri servizi all’interno del motore di ricerca. La seconda, da 430 milioni, colpisce invece le limitazioni imposte agli sviluppatori che utilizzano Google Play e vogliono indirizzare gli utenti verso canali di acquisto alternativi, spesso più convenienti.
Con le due decisioni, la Commissione ha ordinato a Google di porre fine alle condotte contestate. Il gruppo avrà 60 giorni per conformarsi, altrimenti rischierà penalità di mora fino al 5% del fatturato mondiale complessivo.
Le indagini erano state avviate il 25 marzo 2024, dopo la designazione di Google come gatekeeper per il servizio Google Search nel settembre 2023. Il 19 marzo 2025 la Commissione aveva comunicato all’azienda il proprio parere preliminare.
Google Search favorisce i servizi del gruppo
La normativa stabilisce che i gatekeeper non possano trattare i propri servizi in modo più favorevole rispetto a quelli offerti da aziende concorrenti. La classificazione e la presentazione dei risultati devono avvenire secondo criteri trasparenti, equi e non discriminatori.
La Commissione ha invece accertato che Google attribuisce maggiore visibilità ai propri servizi relativi, tra gli altri, allo shopping, agli hotel, ai trasporti e ai risultati sportivi.
I contenuti del gruppo vengono mostrati più in alto nella pagina dei risultati oppure attraverso immagini, filtri e formati avanzati. I servizi concorrenti, secondo Bruxelles, non beneficiano della stessa evidenza.
Per la Commissione, questa differenza di trattamento viola gli obblighi imposti a Google dalla legge europea sui mercati digitali.
Il nodo delle commissioni su Google Play
La seconda violazione riguarda le regole applicate agli sviluppatori che distribuiscono le proprie applicazioni attraverso Google Play. In base al DMA, gli sviluppatori devono poter informare gratuitamente gli utenti dell’esistenza di offerte alternative e indirizzarli verso altri canali per concludere gli acquisti, come siti web o app store concorrenti.
Secondo la Commissione, Google avrebbe invece impedito agli sviluppatori di comunicare e promuovere liberamente queste offerte e di stipulare contratti con gli utenti attraverso i canali di distribuzione scelti.
Bruxelles riconosce che Google possa ricevere una commissione per aver contribuito all’acquisizione iniziale di un nuovo cliente tramite Google Play. Tuttavia, il livello delle commissioni applicate e la durata del periodo durante il quale vengono richieste avrebbero superato i limiti considerati compatibili con il DMA.
Ribera: “Google non ha rispettato la legge sui mercati digitali”
“Google non ha rispettato la legge sui mercati digitali e oggi abbiamo adottato misure di applicazione decisive ma equilibrate per sanzionare queste violazioni. I migliori prodotti dovrebbero avere successo perché sono migliori, non perché sono di proprietà della società che gestisce il motore di ricerca. E i consumatori europei hanno il diritto di essere informati dagli sviluppatori di app su dove iscriversi alle migliori offerte, anche quando il proprietario dell’app store non ottiene un taglio. Questa è la promessa della legge sui mercati digitali, che tutela l’equità, la scelta e l’innovazione nei mercati digitali a beneficio di tutti i cittadini europei”, Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva.
Le modifiche richieste
La Commissione ha ordinato al gruppo di intervenire su entrambi i fronti. Google dovrà trattare i servizi di terze parti presenti nei risultati di ricerca in modo equo e non discriminatorio rispetto ai propri.
Sul fronte Play Store, l’azienda dovrà invece permettere agli sviluppatori, sia dal punto di vista tecnico sia contrattuale, di comunicare liberamente con gli utenti, promuovere offerte e concludere acquisti anche al di fuori dell’app store.
Bruxelles ha comunque riconosciuto alcuni progressi compiuti dall’azienda dopo il confronto con la Commissione. Google ha infatti proposto e iniziato a testare modifiche al modo in cui presenta i propri servizi relativi a shopping, hotel e voli. Ulteriori sperimentazioni riguardano gli annunci commerciali e i servizi legati ai contenuti, compresi quelli sportivi.
Virkkunen: “Mandiamo un messaggio chiaro”
“Le due decisioni che abbiamo adottato oggi confermano la nostra determinazione ad applicare la legge sui mercati digitali per salvaguardare le imprese e l’innovazione. Abbiamo scoperto che Google danneggia le aziende che offrono servizi simili, come lo shopping o lo sport, non concedendo loro lo stesso livello di importanza sulla Ricerca Google. Abbiamo anche scoperto che Google ha limitato gli sviluppatori di app dall’offrire offerte più economiche ai clienti nell’app store di Google Play. Google deve ora porre fine alla non conformità e astenersi dal proseguirla in futuro. Le decisioni odierne inviano un messaggio chiaro: non esiteremo a utilizzare i nostri strumenti per salvaguardare le opportunità commerciali e di innovazione offerte dalla legge sui mercati digitali”. Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.
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Piermario Boccellato
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