le risorse della Patagonia per Palantir


Sud del Paese e del mondo, un luogo perduto ai margini di tutto, periferia estrema, a tratti lugubre e spettrale in cui le asperità del paesaggio — vento forte, grande vuoto e bassa densità insediativa — fiaccano i corpi e le menti, in uno scenario segnato dalla solitudine e da un’economia di tipo estrattivista. È così che la giornalista argentina Leila Guerriero descrive la Patagonia nel suo libro Suicidi in capo al mondo. Quella regione vastissima — copre un terzo del territorio argentino, una superficie simile alla somma di Francia e Spagna — è oggi nel mirino di attori del calibro di Peter Thiel, profeta della tecnocrazia, patron di Palantir – colosso operante nel settore della data intelligence –, noto per aver fondato Paypal e per essere stato tra i primi investitori di Facebook e Airbnb.

Come si legge sul quotidiano catalano La Vanguardia, il miliardario votato a un’ideologia suprematista e libertaria ha trasferito il suo domicilio in Argentina con un obiettivo specifico, secondo alcuni osservatori: trasformare la Patagonia in un polo tecnologico privo di regolamentazioni, con il decisivo supporto di Javier Milei.

Peter Thiel: dalla “Paypal mafia” al potere di Palantir

Nato nel 1967 a Francoforte, cresciuto tra Stati Uniti, Sudafrica e Namibia, Thiel è tornato negli States a metà degli anni Settanta. Laureatosi a Stanford, assorbendo «la grammatica competitiva californiana» e un forte individualismo — come ha scritto il giornalista Luca Ciarrocca in L’anima nera della Silicon Valley —, nel 1996 fonda la Thiel Capital Management in un clima di «ubriacatura collettiva per Internet». Con PayPal nasce la «Paypal mafia» — secondo la celebre definizione coniata da Fortune —  e Thiel diventa uno dei venture capitalist più influenti al mondo. Finanziatore delle campagne elettorali di Donald Trump, molto vicino al vicepresidente J.D. Vance, oggi guida Palantir insieme ad Alex Karp: un colosso tecnologico nato con il sostegno finanziario e logistico della CIA, che fonde sorveglianza digitale, intelligenza artificiale e dominio militare, e mantiene solidi rapporti con il Pentagono. Definita da alcuni critici come «la società più pericolosa d’America», l’azienda è al centro di numerose controversie — come avevamo scritto su InsideOver —  anche per il supporto fornito a Israele nelle operazioni militari condotte contro la Striscia di Gaza e per essere tra i principali fornitori dell’ICE, l’agenzia federale che sta assumendo sempre più i tratti di una milizia privata fuori controllo.

L’asse Buenos Aires-Palantir

Negli ultimi mesi Thiel si è recato in Argentina, dove — scrive il New York Times —  ha acquistato una villa in uno dei quartieri più esclusivi di Buenos Aires e dove ha avuto, secondo quanto riportato dal quotidiano Página/12, incontri con i più alti vertici di governo, tra i quali Santiago Caputo, che mantiene il controllo della Segreteria di Stato per l’Intelligence (SIDE). «Non si può escludere che Palantir Technologies fornisca all’agenzia servizi di tracciamento, proiezione e analisi dei dati», ha osservato la giornalista argentina Mara Pedrazzoli. Thiel ha così consolidato i suoi rapporti con Javier Milei, cui lo lega una forte affinità ideologica sul piano del primato attribuito all’iniziativa privata, coerentemente con le loro idee di stampo smaccatamente neoliberista.  

Alcuni osservatori parlano di una vera e propria fuga dell’influente miliardario della Silicon Valley, interpretando la sua scelta di trasferire il proprio domicilio in Argentina come un modo per proteggersi da un imminente cambiamento del clima politico e sociale negli Stati Uniti, in uno scenario di crescente risentimento pubblico contro l’oligarchia tecnologica, e dalla progressiva resistenza dei paesi europei verso Palantir (Francia, Germania e Spagna stanno cercando di ridurre la dipendenza da strumenti di sorveglianza e intelligence statunitensi, preferendo invece lo sviluppo di soluzioni locali).

Thiel e la Patagonia: estrattivismo digitale e sovranità in vendita

Un’opposizione che Thiel non rischia di incontrare appunto in Argentina, dove il governo Milei non ha nascosto la volontà di trasformare il Paese in un polo per l’IA e, grazie a una nuova cornice normativa definita “SuperRigi” volta ad attrarre capitali stranieri, sta progressivamente posizionandosi come un alleato strategico per le multinazionali tecnologiche, offrendo un accesso agevolato a risorse naturali cruciali, energia e infrastrutture industriali. Con lo stesso obiettivo di catalizzare investimenti esteri, l’esecutivo sta anche promuovendo un pacchetto di riforme definito “Legge sull’inviolabilità della proprietà privata” che — come scritto da Andrea Muratore — «prevede, tra le altre cose, la totale apertura e la libertà crescente per i cittadini e i soggetti stranieri di acquistare terre sul suolo argentino». 

Ed è appunto nelle pianure patagoniche che, secondo quanto riportato da La Vanguardia, Thiel intende costruire numerosi data center. La scelta della regione è strategica per due motivi tecnici: la presenza di corsi d’acqua e le eccellenti condizioni climatiche per la refrigerazione naturale dei server. Attraverso il suo fondo Founders Fund, l’ideologo del tecnolibertarismo sta inoltre investendo in tecnologie per massimizzare l’estrazione nel giacimento di Vaca Muerta, situato nell’area Nord della Patagonia, tramite fracking. L’idea è catturare il gas in eccesso per generare elettricità immediata per i data center.

Ma i progetti del miliardario non si limitano a quello che lo studioso Ariel Goldstein ha definito una forma di capitalismo digitale – una dinamica di potere in cui le grandi aziende tecnologiche del Nord globale utilizzano l’America Latina come un territorio di sperimentazione per l’estrazione di dati e la sorveglianza di massa. Il patron di Palantir vorrebbe anche avviare nella regione argentina il progetto di “città senza Stato”, sul modello di Próspera in Honduras, zone economiche speciali esentate dalle normali forme di regolamentazione, in cui di fatto viene consegnata agli investitori la piena facoltà di dettare le regole, minando profondamente la sovranità democratica, vere e proprie enclave che contribuiscono a tratteggiare un mondo sempre più frammentato, butterato, sbrindellato dagli interessi delle élite. Così la Patagonia, raffigurata da Guerriero come luogo perduto ai margini di tutto, rischia di diventare il cuore del nuovo esperimento politico del Capitale.  




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Marianna Lentini

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