L’USAF schiera il suo primo laser anti-droni nel teatro euroafricano


Le forze aeree statunitensi in Europa – Africa (U.S. Air Forces in Europe – Air Forces Africa) stanno rafforzando la propria capacità difensiva contro la crescente minaccia dei sistemi aerei senza pilota (UAS – Unmanned Air System), implementando e testando nuove apparecchiature e potenziando l’addestramento del personale in tutto il teatro operativo.

Basandosi su precedenti valutazioni di utilità operativa della difesa di punto, questo potenziamento fa parte di un più ampio sforzo per ampliare e far evolvere continuamente le capacità della difesa aerea. L’obiettivo è sviluppare un’architettura di difesa più integrata e adattabile per le forze statunitensi in Europa e in Africa. Questo nuovo approccio segue la direttiva del Dipartimento della Guerra e le iniziative dell’U.S. Air Force per potenziare le capacità anti-drone, con una chiara attenzione alle considerazioni relative agli scenari internazionali, comprese le capacità di contrasto e il coordinamento con le forze dell’ordine dei Paesi ospitanti.

Oggigiorno, le capacità dei droni variano notevolmente in termini di dimensioni, velocità, altitudine e modalità di controllo, pertanto alcuni possono essere neutralizzati tramite mezzi elettronici, mentre altri sono più resistenti e richiedono approcci diversi. Quindi, per affrontare questa complessità, il comando dell’U.S. Air Force in Europa e in Africa ha adottato una strategia di difesa multilivello, integrando una gamma di sensori ed effettori in una rete coesa, che vede la presenza anche di sistemi a energia diretta e intercettori cinetici progettati specificamente per neutralizzare la minaccia rappresentata da un UAS.

Una di queste tecnologie, il Compact Laser Weapon System (CLaWS), è stata recentemente valutata e dispiegata in diverse località del teatro operativo euroafricano. Sebbene le specifiche postazioni in cui è installato il sistema CLaWS non siano state divulgate dall’U.S Air Force per motivi di sicurezza operativa, il sistema non opera da solo, ma è integrato nella più ampia rete di difesa aerea della base militare e, se impiegato, il suo utilizzo viene coordinato con le autorità del Paese ospitante.

L’aeronautica statunitense riferisce che un operatore del centro operativo di difesa della base utilizza il CLaWS per identificare visivamente e confermare se un contatto rilevato è un drone non autorizzato, evitando di confondere velivoli amici o persino uccelli. Oltre al CLaWS, l’U.S. Air Force in Europa e Africa ha anche testato un sistema di intercettazione terrestre: l’Advanced Precision Kill Weapons System, che utilizza un razzo a guida laser da 2,75 pollici (circa 7 cm) per intercettare minacce UAS fino a sei chilometri di distanza.

Il CLaWS è un laser compatto, portatile, in grado di abbattere UAS sino alla classe 3 (circa 600 kg) a una distanza compresa tra i 200 metri e i 2,5 km. Il laser è stato testato diverse volte in diversi scenari e teatri sino a oggi, e Boeing – che lo produce – afferma che sia efficace anche gli sciami di droni.

Il CLaWS, che è stato consegnato ai Marines nel 2018, è disponibile in tre classi di potenza: 2, 5 e 10 kW ed è del tipo “a fibra ottica”. Questo tipo di laser ha delle caratteristiche che lo rendono idoneo per essere trasportabile come avere un fascio di alta qualità con eccellente collimazione, un’elevata densità di potenza concentrata in un’area ridotta, una stabilità termica superiore grazie alla dissipazione del calore lungo tutta la fibra, infine una compattezza del sistema e la facilità di integrazione.

Leonidas e l’energia a microonde

L’U.S. Air Force ha cominciato a testarlo nel 2020, ma solo oggi è avvenuto il suo primo dispiegamento operativo. Boeing si occupa da tempo di laser da combattimento e ha presentato il CLaWS nel 2015. Questo è composto da diversi componenti principali: un’unità con radiatore e dispositivi ottici, montata su un supporto con azionamenti di guida, un pannello di controllo remoto e dispositivi di alimentazione.

Per avere una buona capacità di eliminazione della minaccia dei droni, soprattutto quelli di piccole dimensioni e a sciami, un laser deve essere integrato con altri sistemi – anche cinetici come abbiamo visto – in grado di agire su altri livelli e ad altre distanze. Essenziale è avere capacità di disturbo nello spettro elettromagnetico, per sviare la guida di droni FPV ad esempio, ma è altrettanto essenziale avere altre armi ad energia diretta come quelle a microonde, che si sono dimostrate particolarmente efficaci contro gli sciami di droni.

Un’arma HPM (High Power Microwave) oggi è in grado di avere un buon livello di portabilità e di esprimere una buona potenza senza bisogno di grandi e dispendiose fonti di energia: un esempio in tal senso è dato dal Leonidas di Epirus, che è disponibile anche in una versione “expeditionary” già acquisita dai Marines. Di dimensioni simili a quelle di un piccolo rimorchio pieghevole, Leonidas utilizza energia a microonde ad alta potenza allo stato solido per disabilitare i dispositivi elettronici, inclusi i droni, emettendo impulsi elettromagnetici migliaia di volte al secondo, e grazie alla sua capacità di modellazione digitale del fascio di precisione, è in grado di colpire un singolo drone tra molti, dirigendo l’energia a microonde verso un bersaglio specifico. Leonidas può anche coprire un’intera area contemporaneamente abbattendo sciami di droni e creando una sorta di “campo di forza” che nessun dispositivo elettronico può attraversare indenne.

A riprova della validità di un sistema a HPM nella lotta ai droni, nel 2025 il Leonidas è stato rapidamente acquisito e dispiegato dall’U.S. CENTCOM (Il Comando Centrale degli USA) ed Epirus fa sapere che la seconda generazione di questo sistema vedrà una portata aumentata sino a 2 km e un significativo aumento della potenza di picco.

Avere a disposizioni armi a energia diretta (laser o HPM) per l’attività anti-drone, significa anche avere la possibilità di disabilitare/distruggere i droni con la guida a filo, che sono immuni alle contromisure elettroniche. Nel livello più basso di una difesa aerea multilivello, è ormai indispensabile avere armi a energia diretta che si affiancano all’Electronic Warfare e ai sistemi cinetici di difesa di punto, data la natura della minaccia aerea di oggi.




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Paolo Mauri

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