La Volley Nations League 2026 dell’Italia femminile si chiude con un bronzo che lascia sensazioni contrastanti ma soprattutto tante indicazioni preziose in vista dell’appuntamento più importante dell’estate: gli Europei che offrono la prima carta di qualificazione per Los Angeles 2028, al via tra tre settimane. Le Finals di Macao hanno confermato che la Nazionale di Julio Velasco resta una delle squadre (se non la squadra) di riferimento del panorama mondiale, ma hanno anche evidenziato alcuni nodi tecnici che il CT dovrà sciogliere in tempi brevi se vorrà riportare l’Italia sul tetto d’Europa e prendersi il pass per LA 2028.
Il primo e più dibattuto riguarda inevitabilmente il dualismo tra Paola Egonu e Kate Antropova. Se fino a pochi mesi fa sembrava impossibile anche solo immaginare un sorpasso nelle gerarchie, oggi il tema è assolutamente aperto. Antropova ha giocato da titolare l’ultima settimana del round robin (quando Egonu si è unita al gruppo) e tutte e tre le gare delle Finals, risultando la miglior marcatrice contro l’Olanda con 16 punti, la meno brillante soltanto nella semifinale con il Brasile (8 punti, anche per il continuo alternarsi con Egonu) e poi dominante nella finale per il bronzo con la Cina, chiusa con 26 punti, 21 attacchi vincenti, 4 ace e una presenza costante nei momenti decisivi.
La sensazione è che Antropova abbia conquistato proprio nel momento del “fallimento” dell’esperimento che l’ha vista disputare alcune partite in banda, la fiducia piena di Velasco. La sua crescita non riguarda più soltanto la potenza offensiva, ma anche la gestione dei palloni complicati, il servizio, il muro e una presenza emotiva ormai da leader. Contro Olanda e Cina è stata la vera trascinatrice dell’attacco italiano, mentre anche nella difficile semifinale con il Brasile, pur faticando, il CT ha continuato a puntare su di lei nei momenti chiave.
Egonu, però, non esce ridimensionata dal torneo. Anzi. Entrando spesso dalla panchina ha avuto un impatto importante, soprattutto nella semifinale con il Brasile, dove ha realizzato 16 punti, risultando la miglior marcatrice azzurra insieme a Nervini e firmando il quarto set che ha trascinato il match al tie-break. Il problema è che oggi la numero 18 non sembra più intoccabile. Per la prima volta da molti anni (era capitato nell’Europeo di addio di Davide Mazzanti) dovrà probabilmente convivere con una concorrenza reale e con il rischio concreto di iniziare gli Europei da seconda scelta. Sarà interessante capire quale sarà la sua reazione e soprattutto quale sarà il suo futuro in azzurro nel caso in cui questa situazione dovesse consolidarsi anche nei prossimi mesi. La gestione di due fuoriclasse nello stesso ruolo rappresenta forse la sfida più delicata che attende Velasco.
Se il ruolo di opposto offre addirittura abbondanza, quello delle schiacciatrici continua invece a rappresentare il reparto più incerto. Myriam Sylla resta il cuore emotivo della squadra. È la giocatrice che accende il gruppo, trascina le compagne e si assume responsabilità nei momenti pesanti. Contro l’Olanda ha disputato probabilmente la sua miglior partita offensiva dell’estate con 11 punti, mentre contro il Brasile ha comunque chiuso in doppia cifra nonostante le difficoltà della squadra. Allo stesso tempo, però, continua ad alternare momenti di dominio ad altri in cui forza troppo le soluzioni offensive, finendo spesso per sbattere contro il muro avversario o commettere errori pesanti.
Stella Nervini esce in parte rafforzata da questa esperienza in VNL ma sta vivendo un processo complicato per tante giocatrici, quello di passaggio da giovane promessa a potenziale certezza di una delle squadre più forti del mondo. Contro il Brasile è stata la miglior realizzatrice italiana insieme a Egonu con 16 punti, dimostrando personalità, qualità tecniche e maturità nei momenti più complicati. Anche nella finale con la Cina ha garantito continuità con 11 punti e un rendimento complessivamente molto solido. Il talento non è mai stato in discussione: ora viene il bello perchè per diventare un punto fermo della Nazionale e non soltanto una promettente alternativa, ci sarà bisogno di un percorso che potrebbe anche rivelarsi non brevissimo e che potrebbe anche passare dal ruolo di titolare in uno dei top team europei, possibilmente italiani, con tutto il rispetto per Chieri che si preannuncia una delle grandi protagoniste del campionato italiano.
Diverso il discorso per Loveth Omoruyi. Anche a Macao ha confermato tutto ciò che di buono e meno buono si conosce già. Fisicamente devastante, capace di cambiare in attacco l’inerzia di alcuni scambi e di offrire energia quando entra dalla panchina, ma ancora troppo discontinua per conquistare definitivamente una maglia da titolare. Contro la Cina ha avuto un buon impatto con 7 punti, ma resta la sensazione che manchi sempre quel piccolo passo ulteriore, soprattutto nella continuità tecnica e nella gestione dei momenti delicati.
Anche Giovannini esce dalle Finals con indicazioni piuttosto chiare. È una giocatrice preziosissima per ricezione, difesa, equilibrio tattico e tenuta mentale. Quando entra, la qualità della seconda linea cresce sensibilmente e offre sempre garanzie. Molto meno convincente, invece, il contributo in attacco, motivo per cui appare destinata a restare soprattutto una specialista di seconda linea più che una vera alternativa alle titolari.
Se in banda esistono almeno diverse opzioni, al centro emerge invece un problema strutturale. Anna Danesi e Sarah Fahr continuano a rappresentare una delle migliori coppie di centrali al mondo. Fahr ha chiuso le Finals sempre ad altissimo livello: 10 punti contro l’Olanda, 10 contro il Brasile e addirittura 13 nella finale per il bronzo, risultando determinante sia in attacco sia a muro. Danesi, invece, continua a garantire leadership, lettura del gioco, muro e una solidità che va ben oltre le statistiche.
Dietro di loro, però, le risposte sono state meno convincenti. Meli ha avuto qualche buona fiammata, soprattutto contro la Cina, ma non ha ancora dato la sensazione di poter mantenere lo stesso livello delle titolari nell’arco di una partita importante. Nwakalor, invece, non ha praticamente trovato spazio. Oggi la sensazione è che, in caso di assenza di Fahr o Danesi, il livello complessivo della squadra potrebbe abbassarsi sensibilmente.
Anche la semifinale con il Brasile ha lasciato una lezione importante sotto il profilo tattico. L’Italia ha dimostrato di poter competere alla pari con una delle principali favorite, ma è mancata continuità nel contrattacco, così come nella fase muro-difesa, soprattutto contro le diagonali delle schiacciatrici brasiliane, come sottolineato anche da Velasco.
Il bilancio resta comunque positivo. Il bronzo conquistato dopo la delusione della semifinale in una stagione dove la VNL non era un obiettivo primario, conferma la solidità mentale del gruppo e certifica che l’Italia arriverà agli Europei ancora tra le principali candidate al titolo. Ma Macao ha anche mostrato che le gerarchie stanno cambiando: Antropova non è più soltanto l’alternativa di Egonu, Nervini è ormai vicinissima a diventare una titolare stabile, mentre Velasco dovrà trovare nuove certezze nelle rotazioni delle bande e soprattutto individuare alternative credibili a Danesi e Fahr al centro della rete.
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Enrico Spada
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