“Rafforzare la Polizia penitenziaria
e sostenere chi opera in prima linea”
28 Luglio 2026
Il dirigente generale di Polizia penitenziaria Augusto Zaccariello si è insediato oggi, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, come primo direttore generale della Direzione Generale delle Specialità del Corpo. La procedura dà attuazione alla riorganizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria prevista dal Decreto del Presidente della Repubblica 21 novembre 2025, n. 189 e, per la prima volta nella storia del Corpo, affida una Direzione Generale del Dap a un Dirigente Generale della Polizia penitenziaria.
Dottor Zaccariello, qual è il significato di questo passaggio?
È un riconoscimento che va ben oltre l’aspetto organizzativo. Rappresenta la maturità istituzionale del Corpo di polizia penitenziaria, la piena affermazione della sua identità e, soprattutto, il valore delle donne e degli uomini che ogni giorno indossano l’uniforme con senso dello Stato, professionalità e spirito di servizio. Questo momento segna una tappa storica nel percorso di crescita del Corpo.
Con la nuova Direzione Generale si modifica l’assetto del Corpo?
Facciamo una premessa. L’articolazione della nostra forza di polizia in reparti specializzati non rappresenta una frammentazione istituzionale, ma la risposta alla crescente complessità delle sfide che, come Polizia penitenziaria, siamo chiamati ad affrontare. Ogni settore possiede competenze specifiche, tecniche, operative e investigative, ma tutti fanno parte di un unico Corpo, indivisibile, che agisce con una visione comune e con un’unica missione istituzionale.
Quale sarà la mission della nuova Direzione Generale?
Questa Direzione Generale nasce guardando anzitutto ai colleghi della prima linea. Nasce per stare accanto ai reparti territoriali degli istituti penitenziari, ai comandanti, al personale che opera quotidianamente nelle sezioni detentive, nei servizi di traduzione e piantonamento, nelle attività investigative, nelle emergenze, nei reparti speciali e in tutti quei contesti nei quali la professionalità della Polizia penitenziaria è chiamata a confrontarsi con le forme più complesse della criminalità e del disagio. L’obiettivo è essere uno strumento concreto di sostegno e di coordinamento.
L’opinione pubblica spesso identifica la Polizia penitenziaria esclusivamente con la gestione delle carceri. È una visione riduttiva?
Decisamente sì. Troppo spesso il nostro servizio viene osservato soltanto attraverso ciò che accade all’interno del muro di cinta. In realtà è proprio oltre quel muro che si comprende la straordinaria complessità della nostra missione. Le altre forze di polizia intercettano il fenomeno criminale sul territorio, lo contrastano, lo neutralizzano, arrestano gli autori dei reati e li consegnano all’esecuzione delle misure cautelari e della pena. Da quel momento in poi, però, quella stessa criminalità, concentrata in uno spazio ristretto e spesso in condizioni di inevitabile tensione, viene affidata esclusivamente al Corpo di polizia penitenziaria.
Qual è il livello di responsabilità richiesto agli appartenenti al Corpo?
È una responsabilità continua, che non conosce interruzioni. Sette giorni su sette e h24 il Corpo garantisce l’ordine e la sicurezza all’interno e all’esterno degli istituti, tutela il personale, i detenuti e, indirettamente, l’intera collettività. Non si tratta di un intervento limitato nel tempo, ma di una funzione che accompagna l’intero percorso dell’esecuzione penale, spesso per anni, richiedendo capacità operative, equilibrio e grande senso delle istituzioni.
Quali sono oggi le principali difficoltà operative affrontate dal personale?
Ogni giorno gli appartenenti alla Polizia penitenziaria operano in contesti caratterizzati da elevatissima complessità operativa e da un forte impatto umano. Nelle sezioni detentive, durante le traduzioni, nei reparti ad alta sicurezza, nelle attività investigative e nei servizi di emergenza sono chiamati ad assumere decisioni difficili in tempi rapidissimi, conciliando sicurezza, legalità e tutela della persona. È una responsabilità che negli anni è diventata sempre più complessa.
In concreto, come opererà la nuova Direzione Generale?
Non sarà una struttura distante né un ulteriore livello burocratico. Sarà una Direzione Generale profondamente operativa, costruita per sostenere, rafforzare e affiancare i reparti territoriali. L’intento è mettere a sistema tutte le specialità e le professionalità del Corpo affinché possano intervenire, quando necessario, a supporto delle sedi che affrontano le situazioni più delicate.
Qual è l’obiettivo che si pone alla guida di questa nuova struttura?
L’obiettivo è semplice e, proprio per questo, ambizioso: fare in modo che nessun comandante e nessun appartenente alla Polizia penitenziaria debba più affrontare da solo le difficoltà del proprio servizio. Dietro ogni operatore dovrà esserci un’organizzazione capace di ascoltare, comprendere, supportare e intervenire. Rafforzare chi ogni giorno garantisce la sicurezza dei nostri penitenziari significa rafforzare la sicurezza dello Stato. L’azione di ogni singolo reparto dovrà rispondere a una visione strategica unitaria, nella quale il servizio territoriale e le strutture centrali operino in un rapporto di piena interdipendenza.
Quali saranno le prossime sfide?
Da oggi si apre certamente una fase impegnativa. Occorrerà costruire strutture, procedure, modelli organizzativi e strumenti operativi. Sarà un lavoro che richiederà impegno, competenza e visione. Ma ogni grande cambiamento nasce proprio così: dalla volontà di trasformare un’esigenza in una risposta concreta.
Per la prima volta un appartenente al Corpo ricoprirà l’incarico di Direttore Generale al Dap. Cosa significa per il futuro della Polizia penitenziaria?
Oggi prende formalmente avvio un percorso destinato a incidere profondamente sul futuro del Corpo. Non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova stagione nella quale il patrimonio di esperienza, professionalità e sacrificio costruito in decenni di servizio trova finalmente una struttura dedicata a valorizzarlo e a sostenerlo. È un investimento sulle persone e sulla capacità del Corpo di affrontare con sempre maggiore efficacia le sfide della sicurezza del Paese.
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Marco Belli
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