La rotazione ai vertici della Difesa ucraina e la trasformazione del potere di guerra, 2019–2026
ABSTRACT
Una rotazione reale, una narrazione da correggere
Questa analisi ricostruisce la successione dei ministri della Difesa e dei comandanti in capo ucraini durante la presidenza di Volodymyr Zelensky, distinguendo fra nomine effettive, permanenze ereditate, rimpasti parlamentari e rimozioni del vertice militare. Il dato di fondo — una crescente instabilità dei ruoli apicali dal 2025 — è reale, ma la formula “sette ministri cambiati da Zelensky” comprime passaggi istituzionali diversi e contiene errori cronologici rilevanti.
Il dossier mostra che il fenomeno non equivale automaticamente a una consegna del potere ai generali. La configurazione emersa nel luglio 2026 è meglio descritta come un esecutivo di guerra presidenzializzato e securitizzato: figure provenienti da intelligence, forze speciali e comando operativo occupano nodi centrali, mentre il governo civile conserva funzioni economiche, energetiche, amministrative e di raccordo europeo. La variabile decisiva non è quindi il mestiere originario dei singoli, ma la capacità di integrare controllo politico, responsabilità parlamentare, procurement, innovazione tecnologica e comando sul campo senza produrre una catena di responsabilità opaca.
NOTA METODOLOGICA
Fatti, segnali e inferenze
Il lavoro adotta un approccio evidence-led. Le date di nomina e cessazione sono state ricostruite attraverso decreti presidenziali, risoluzioni e votazioni della Verkhovna Rada, comunicazioni ufficiali del Ministero della Difesa e della Presidenza ucraina. Le dinamiche politiche, le proteste e il conflitto fra il ministro Mykhailo Fedorov e l’allora comandante Oleksandr Syrskyi sono stati confrontati con dispacci Reuters e AP e con la stampa internazionale.
Nel testo si distinguono cinque livelli: fatto verificato, dato fortemente supportato, segnale OSINT o politico, elemento da monitorare e inferenza analitica. Le formule “asse Zelensky-generali”, “fedoroviano” e “ampia autonomia” non sono trattate come fatti istituzionali, ma come interpretazioni da verificare alla luce delle competenze costituzionali e dei rapporti effettivi fra Presidenza, Parlamento, Governo, Ministero della Difesa e comando militare.
| VALUTAZIONE SINTETICALa notizia individua correttamente l’accelerazione del turnover e il peso crescente degli apparati di sicurezza. È però imprecisa nel conteggio causale, nelle date relative all’invasione, nella durata di Šmyhal e Fedorov e nell’idea che tutti i predecessori fossero civili. |
Mini-tabella probatoria iniziale
| Affermazione | Valutazione | Che cosa significa |
| “Sette ministri cambiati da Zelensky” | Parzialmente corretto | Sette persone hanno ricoperto stabilmente l’incarico durante la sua presidenza, ma Poltorak era già ministro; le successioni effettive sono sei, più Khmara ad interim. |
| Taran “a cavallo dell’invasione” | Errato | Taran lasciò il 3 novembre 2021, quasi quattro mesi prima del 24 febbraio 2022. |
| Reznikov nominato dopo l’invasione | Errato | Fu nominato il 4 novembre 2021 e guidò il ministero durante la fase iniziale della guerra totale. |
| Šmyhal e Fedorov sette mesi ciascuno | Impreciso | Entrambi hanno avuto mandati di circa sei mesi: 180 e 183 giorni. |
| Tutti i ministri precedenti erano civili | Errato | Poltorak proveniva dalla carriera militare; Taran era un generale in congedo. Il controllo civile era però la cornice formale. |
| Khmara è ministro ad interim | Verificato | Il governo lo ha nominato il 17 luglio 2026 con approvazione presidenziale, in attesa di un titolare votato dalla Rada. |
| Syrskyi contribuì a eliminare Zalužhnyj | Non dimostrato | Non emergono prove pubbliche affidabili sufficienti per trasformare questa lettura in fatto. |
| Drapatyi godrà di ampia autonomia | Inferenza | La reputazione e la modalità della nomina gli danno capitale politico, non un’autonomia costituzionalmente garantita. |
Base: risoluzioni della Verkhovna Rada, decreti della Presidenza ucraina, comunicati del Ministero della Difesa, Reuters, AP. Aggiornamento: 27 luglio 2026.
INTRODUZIONE
Perché la stabilità del vertice conta in una guerra lunga
In un Paese in guerra, il ricambio dei vertici non è di per sé un’anomalia. Gli eserciti sostituiscono comandanti quando mutano il teatro operativo, la dottrina, le risorse o il rapporto fra obiettivi politici e risultati militari. I governi cambiano ministri quando una fase richiede un negoziatore, un amministratore, un riformatore del procurement oppure un integratore tecnologico. L’anomalia emerge quando le sostituzioni diventano ravvicinate, le ragioni rimangono opache e le competenze di politica, amministrazione e comando iniziano a sovrapporsi.
La presidenza Zelensky ha attraversato tre guerre differenti. La prima era la guerra limitata nel Donbas, governata insieme alla prospettiva di una soluzione diplomatica. La seconda è iniziata il 24 febbraio 2022 ed è stata una guerra di sopravvivenza nazionale, fondata sulla mobilitazione generale e sull’assistenza occidentale. La terza, maturata fra il 2024 e il 2026, è una guerra lunga di adattamento industriale e tecnologico, nella quale la capacità di produrre droni, integrare intelligence, colpire in profondità, proteggere il cielo e rigenerare il personale conta quanto la manovra terrestre tradizionale.
Ogni fase ha selezionato un diverso tipo di leadership. Il problema non è quindi contare i nomi come se fossero identici, ma capire quale funzione politica veniva affidata a ciascuno, quale crisi ne ha determinato l’uscita e quale equilibrio fra Presidenza, Rada, governo e militari ne è derivato. La rotazione di luglio 2026 — Fedorov fuori dal governo, Khmara ad interim alla Difesa, Syrskyi sostituito da Drapatyi, Budanov già alla guida dell’Ufficio presidenziale — costituisce il punto di massima concentrazione fra potere politico e apparato di sicurezza.
Figura 1. Mappa di contesto della guerra multi-teatro. Il visual mostra la distanza funzionale fra i principali teatri operativi e il centro decisionale di Kyiv. È utile perché evidenzia il problema di coordinare risorse, intelligence e comando su fronti diversi senza confondere la mappa strategica con la linea del fronte. Fonte/base: Natural Earth; localizzazioni geografiche pubbliche. Elaborazione: IARI.
CORPUS
Dalla successione dei ministri al nuovo esecutivo di sicurezza
Il conteggio corretto: sette titolari, sei successioni, un interim
Dal 20 maggio 2019 al 27 luglio 2026 otto persone hanno occupato, anche temporaneamente, la posizione di ministro della Difesa ucraino. Sette sono stati titolari politici dell’incarico; l’ottavo, Yevhenii Khmara, è ad interim. Il dato grezzo può essere reso come “circa un ministro all’anno”, ma questa media produce un’illusione di regolarità. Stepan Poltorak non fu scelto da Zelensky: era il ministro in carica dalla presidenza Poroshenko e rimase poco più di cento giorni dopo l’insediamento del nuovo presidente. Zahorodniuk durò sei mesi; Taran venti; Reznikov e Umerov circa ventidue ciascuno; Šmyhal e Fedorov circa sei.
Il fenomeno decisivo è dunque la compressione temporale avvenuta dopo luglio 2025. Nei tre anni centrali della guerra totale, da novembre 2021 a luglio 2025, l’Ucraina ebbe due ministri relativamente stabili. Nei dodici mesi successivi ne ebbe due, poi un terzo ad interim. Questo passaggio segnala che il centro politico non sta semplicemente applicando un’abitudine alla rotazione: sta cercando, con crescente urgenza, una formula organizzativa adatta a una guerra in cui procurement, industria, innovazione digitale, mobilitazione e comando operativo devono funzionare come un unico sistema.

Figura 2. Timeline dei ministri della Difesa durante la presidenza Zelensky. Il visual distingue la permanenza ereditata di Poltorak, le nomine parlamentari e l’interim di Khmara. È utile perché mostra che l’accelerazione non è costante: si concentra nel periodo 2025–2026. Fonte/base: Verkhovna Rada, Presidenza ucraina, Ministero della Difesa. Elaborazione: IARI.

Figura 3. Durata comparata degli incarichi. Il grafico mostra il divario fra i mandati di Reznikov e Umerov e quelli molto più brevi di Šmyhal e Fedorov. È utile perché sostituisce alla media “uno all’anno” una misura effettiva della volatilità. Fonte/base: date ufficiali di nomina e cessazione. Elaborazione: IARI.
La cronologia non coincide con la narrativa dell’invasione
La classificazione “due prima, uno a cavallo e quattro dopo l’invasione” non regge alla verifica. Taran non fu ministro a cavallo del 24 febbraio 2022: lasciò l’incarico il 3 novembre 2021. Reznikov, invece, fu nominato il giorno successivo e si trovò al vertice della Difesa quando iniziò l’invasione su larga scala. La distinzione è analiticamente importante, perché Reznikov non fu una risposta amministrativa a una guerra già iniziata: fu parte della preparazione politica e diplomatica dei mesi immediatamente precedenti e divenne poi il principale interlocutore civile della coalizione occidentale.
Anche la categoria “tutti civili prima di Khmara” semplifica eccessivamente. Poltorak proveniva dalla carriera militare e fu collocato nella riserva per conformare l’incarico al principio del controllo civile; Taran era un tenente generale in congedo con esperienza diplomatica. Zahorodniuk, Reznikov, Umerov, Šmyhal e Fedorov avevano invece profili chiaramente civili. Khmara rappresenta comunque una discontinuità: non perché sia il primo titolare con un passato armato, ma perché arriva direttamente da una struttura operativa di sicurezza, l’Alpha Group dell’SBU, dopo essere stato anche capo ad interim del servizio.
| PERCHÉ LA CORREZIONE CONTADefinire Khmara “il primo militare dopo tutti civili” suggerisce una cesura assoluta che non esiste. La vera cesura è la provenienza immediata da un apparato operativo e la coincidenza temporale con la nomina di un nuovo comandante in capo. |
Il ministro non è un generale in uniforme del presidente
La Costituzione ucraina distribuisce il potere di nomina. Il presidente propone alla Verkhovna Rada il candidato a ministro della Difesa; il Parlamento lo nomina. Il presidente, in qualità di comandante supremo, nomina e rimuove invece l’alto comando militare. Il governo gestisce l’apparato amministrativo, il bilancio, l’industria e il procurement. Questa architettura è stata costruita per assicurare controllo democratico sulle forze armate e impedire che il ministro coincida con il comandante operativo.
La formula ad interim consente continuità amministrativa, ma non cancella il passaggio parlamentare richiesto per un titolare. Per questa ragione la rimozione di Fedorov non può essere descritta come un semplice “siluramento” presidenziale: avvenne nel quadro delle dimissioni e della ricomposizione dell’intero governo il 16 luglio 2026. Zelensky esercitò una chiara scelta politica e non ripropose Fedorov con pieni poteri, ma la trasformazione fu formalizzata attraverso i meccanismi dell’esecutivo e della Rada.

Figura 4. Architettura costituzionale e configurazione politica. Il visual mostra che la Presidenza è il centro di coordinamento, ma Parlamento, governo, Ministero e comando militare mantengono funzioni distinte. È utile perché impedisce di leggere ogni rotazione come un atto unilaterale di Zelensky. Fonte/base: Costituzione dell’Ucraina, legge sulla sicurezza nazionale, atti ufficiali di nomina. Elaborazione: IARI.
Quattro fasi, quattro funzioni della Difesa
La prima fase, 2019–2020, fu quella della riforma incompiuta. Zahorodniuk incarnava la modernizzazione occidentale dell’amministrazione e il tentativo di separare più chiaramente politica della difesa, procurement e comando. La sua permanenza breve rifletté la fragilità del primo assetto governativo di Zelensky più che una crisi militare specifica.
La seconda fase, 2020–2021, fu affidata a Taran, un ex ufficiale con esperienza diplomatica. Il suo mandato coincise con l’aumento della pressione russa e con il problema di preparare il sistema senza allarmare o paralizzare il Paese. La sostituzione con Reznikov, nel novembre 2021, indicò la necessità di un interlocutore politico capace di negoziare con gli alleati, gestire la coalizione e rappresentare l’Ucraina nel circuito euro-atlantico.
La terza fase, 2021–2025, fu quella della sopravvivenza e della costruzione della coalizione. Reznikov operò durante la battaglia di Kyiv, le controffensive del 2022 e la progressiva istituzionalizzazione degli aiuti occidentali. La sua uscita nel 2023 maturò in un clima di scandali e accuse riguardanti acquisti e gestione, anche senza un’accusa personale definitiva che riassumesse l’intera vicenda. Umerov ereditò l’obiettivo di ristabilire fiducia, razionalizzare il procurement e collegare industria nazionale, partner e mobilitazione.
La quarta fase iniziò nel luglio 2025. Šmyhal portò alla Difesa il peso di un ex primo ministro e la capacità di integrare bilancio, industria ed energia. Fedorov, dal gennaio 2026, rappresentò invece il tentativo più netto di trasformare il ministero in una piattaforma tecnologica: droni, digitalizzazione, trasparenza, dati e velocità. Il suo conflitto con Syrskyi rese visibile una frattura non fra civili e militari in astratto, ma fra due modelli di guerra: uno più verticale, prudente e gerarchico; l’altro più distribuito, tecnologico e orientato al feedback dal fronte.
Fedorov contro Syrskyi: la crisi che ha accelerato tutto
Nel luglio 2026 le proteste a Kyiv mostrarono che la modernizzazione militare era diventata un tema di legittimità politica. Fedorov godeva di una reputazione rara per un ministro: era percepito come un riformatore capace di ridurre opacità, promuovere strumenti digitali e collegare startup, unità combattenti e amministrazione. La sua uscita fu letta da una parte della società e dei veterani come la vittoria dell’apparato tradizionale.
La successiva rimozione di Syrskyi e la nomina di Drapatyi non ricomposero automaticamente il conflitto, ma ne modificarono il significato. Zelensky non scelse semplicemente “i generali” contro un ministro civile. Eliminò entrambi i poli del conflitto: Fedorov uscì dal governo e Syrskyi dal comando. Drapatyi, che aveva pubblicamente sostenuto l’esigenza di un esercito capace di apprendere, usare tecnologia e responsabilizzare i comandanti, rappresentò una sintesi potenziale fra cultura militare e agenda innovativa.
La formula “fedoroviano” descrive questa affinità, non una fazione formalmente organizzata. Drapatyi ha una biografia costruita nel combattimento dal 2014, una reputazione di comandante di crisi e una concezione meno sovietica dell’iniziativa. Tuttavia, la sua autonomia dipenderà da risorse, rapporti con Khmara, funzionamento dello Stato maggiore, libertà concessa dalla Stavka e capacità di mantenere il sostegno politico. La nomina gli attribuisce autorevolezza; non gli consegna un potere indipendente.

Figura 5. Presentazione del nuovo vertice operativo. Il visual mostra Yevhenii Khmara con Mykhailo Drapatyi e Ihor Skybiuk. È utile perché rappresenta la ricomposizione simultanea di Ministero, comando in capo e Stato maggiore, non una singola sostituzione personale. Fonte: Ministero della Difesa dell’Ucraina, 24 luglio 2026. Elaborazione editoriale: IARI.
Reuters, 22 e 24 luglio 2026; Ministero della Difesa ucraino, comunicati del 22 e 24 luglio 2026.
Budanov alla Presidenza: securitizzazione o controllo dei militari?
La nomina di Kyrylo Budanov a capo dell’Ufficio presidenziale nel gennaio 2026 è il passaggio più rilevante per comprendere la nuova configurazione. Un ex capo dell’intelligence militare occupa il principale snodo politico-amministrativo di Bankova. Rustem Umerov, già ministro della Difesa, è segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale. Khmara proviene dall’SBU e dalle forze speciali. Drapatyi guida le forze armate. Questi profili mostrano una securitizzazione del vertice dello Stato.
Ma securitizzazione non significa necessariamente autonomia dei generali. Può significare l’opposto: integrazione degli uomini della sicurezza dentro la catena politica presidenziale. Budanov non dirige un comando sul campo; dirige l’amministrazione che organizza l’agenda, filtra le informazioni e coordina le decisioni del presidente. Umerov non comanda brigate; collega sicurezza, diplomazia e istituzioni. Khmara, in quanto interim, gestisce l’apparato ministeriale finché non sarà definito il nuovo assetto parlamentare.
Il modello emergente è quindi meno simile a una giunta militare e più vicino a un “presidential security executive”: un esecutivo di guerra in cui la Presidenza incorpora competenze militari e di intelligence per ridurre la distanza fra informazione, decisione, risorse e operazioni. La centralizzazione è reale; la cessione del potere ai generali è una lettura eccessiva.

Figura 6. Ciclo decisionale della guerra adattiva. Il visual mostra il circuito intelligence–decisione politica–risorse–comando–feedback. È utile perché chiarisce che il valore del nuovo assetto dipende dalla velocità del ciclo, non dal numero di uniformi presenti ai vertici. Fonte/base: dottrina decisionale e configurazione istituzionale ucraina. Elaborazione: IARI.
Koretskyi e i “tecnici”: una divisione funzionale, non una marginalizzazione totale
Il nuovo primo ministro Serhii Koretskyi proviene dal settore energetico e dalle aziende statali Ukrnafta e Naftogaz. La sua nomina segnala la centralità della resilienza energetica, dell’economia di guerra, delle finanze pubbliche e della ricostruzione. Ridurre queste competenze al ruolo di “tecnici impiegati alla bisogna” rischia di sottovalutare la struttura materiale della guerra. Senza energia, entrate, rapporti con i creditori, integrazione europea e capacità di amministrare l’inverno, il comando militare perde libertà d’azione.
La divisione funzionale è però più marcata rispetto al passato. I civili gestiscono soprattutto la sostenibilità del sistema; gli uomini della sicurezza presidiano il centro decisionale e la condotta della guerra. Questa separazione può funzionare se esistono canali istituzionali stabili e accountability. Diventa rischiosa se i tecnici sono esclusi dalle decisioni strategiche o se la logica d’emergenza rende permanente la subordinazione del governo alla Presidenza.

Figura 7. Indice qualitativo della securitizzazione. Il grafico sintetizza il peso relativo di logiche civile-amministrative e militare-sicurezza nelle tre fasi della presidenza. È utile come indicatore analitico, non come statistica: mostra il cambio di baricentro del 2025–2026. Fonte/base: profili e funzioni delle principali nomine. Elaborazione: IARI.
Il costo nascosto del turnover
Ogni cambio al vertice produce un costo di transizione. Un ministro deve ricostruire fiducia con lo Stato maggiore, rivedere deleghe, comprendere contratti, negoziare con i partner e scegliere collaboratori. Un comandante in capo deve armonizzare piani, promozioni, dottrina e priorità operative. In tempo di pace, questi costi sono amministrabili; in una guerra di attrito possono coincidere con offensive, crisi di mobilitazione o finestre decisive per l’assistenza occidentale.
Il turnover può inoltre dissolvere la responsabilità. Quando un programma fallisce, diventa difficile stabilire se la causa sia nel ministro precedente, nel comando, nel governo, nei partner o nel nuovo titolare che ne modifica l’impostazione. La rotazione frequente consente al centro politico di correggere errori, ma anche di evitare che un singolo dirigente accumuli autonomia, consenso o capacità di contestazione.
Il caso Zalužhnyj resta il precedente più importante. La sua rimozione nel febbraio 2024 mostrò che Zelensky era disposto a sacrificare un comandante molto popolare quando la distanza strategica e politica diventava eccessiva. L’uscita di Syrskyi nel luglio 2026 indica che la lealtà o la prossimità al presidente non garantiscono permanenza se il comando perde consenso, non incorpora le riforme richieste o diventa il bersaglio di una crisi pubblica.

Figura 8. Dashboard del nuovo assetto. Il visual riassume indicatori di volatilità, rischi istituzionali e opportunità operative. È utile perché mostra che la stessa rotazione può produrre adattamento o disorganizzazione a seconda della qualità dei passaggi. Fonte/base: cronologia ufficiale e valutazione IARI. Elaborazione: IARI.
Una comparazione funzionale dei ministri
| Figura | Funzione dominante | Profilo | Trigger/criticità |
| Poltorak | continuità di transizione | militare in riserva | bassa: mandato ereditato |
| Zahorodniuk | riforma e controllo civile | civile/industria | media: governo fragile |
| Taran | gestione pre-crisi | ex generale/diplomazia | media: dottrina e preparazione |
| Reznikov | coalizione e aiuti | civile/negoziazione | alta: procurement e fiducia |
| Umerov | bonifica e integrazione | civile/manager | alta: mobilitazione e industria |
| Šmyhal | consolidamento statale | civile/governo | media: passaggio di fase |
| Fedorov | trasformazione tecnologica | civile/digitale | molto alta: conflitto col comando |
| Khmara | continuità e sicurezza | forze speciali/SBU | da valutare: interim |
Tabella 1. Comparazione funzionale degli occupanti del Ministero della Difesa. La classificazione interpreta il ruolo prevalente di ciascun mandato e non attribuisce giudizi personali. Elaborazione: IARI.
IPOTESI SPECULATIVA
La centralizzazione come risposta alla guerra lunga
L’ipotesi più plausibile è che Zelensky stia tentando di costruire una catena di comando politicamente più integrata e tecnologicamente più adattiva, riducendo i centri di potere autonomi. Non si tratterebbe di affidare lo Stato ai militari, ma di selezionare figure militari e di intelligence compatibili con il controllo presidenziale e con una nuova agenda operativa.
I dati osservabili sono la concentrazione di Budanov a Bankova, Umerov all’NSDC, Khmara alla Difesa ad interim e Drapatyi al comando; la rimozione ravvicinata di Fedorov e Syrskyi; l’enfasi ufficiale su droni, difesa aerea, cyber, corpi, addestramento, mobilitazione e riduzione della burocrazia. L’inferenza è che la Presidenza voglia fondere due esigenze che erano entrate in conflitto: la modernizzazione sostenuta da Fedorov e l’autorità militare necessaria per imporla alle strutture combattenti.
Una seconda ipotesi, compatibile con la prima, riguarda il controllo politico. Dopo Zalužhnyj, nessun comandante dovrebbe accumulare un capitale pubblico tale da diventare un polo alternativo. Drapatyi è popolare e rispettato, ma arriva al vertice all’interno di una squadra ridisegnata da Bankova. La sua reputazione è una risorsa per il presidente finché produce risultati; può diventare un rischio se si trasforma in autonomia politica. La rotazione frequente agisce quindi anche come meccanismo preventivo contro la cristallizzazione di poteri personali.
Una terza ipotesi riguarda il segnale agli alleati. Kyiv deve mostrare simultaneamente capacità di riforma, controllo sull’uso degli aiuti e rapidità decisionale. Un vertice formato da profili operativi può rassicurare sul piano dell’efficacia, ma inquietare sul controllo civile e sulla continuità delle politiche. La scelta di un ministro titolare, il suo rapporto con la Rada e l’eventuale rientro di Fedorov in una posizione dotata di strumenti reali saranno indicatori decisivi per comprendere quale delle due logiche prevarrà.
| INFERENZA CENTRALEL’Ucraina non si regge semplicemente sull’asse “Zelensky-generali”. Si regge su un’architettura presidenziale che incorpora generali, intelligence e tecnici in ruoli diversi. Il rischio è la personalizzazione; il vantaggio potenziale è una catena decisionale più corta. |
SO WHAT
Tre traiettorie per il nuovo vertice ucraino
Best Case Scenario — integrazione adattiva
Ipotesi chiave. Khmara gestisce una transizione breve e ordinata; la Rada nomina un ministro con legittimità politica e capacità di integrare procurement, industria e innovazione; Drapatyi e Skybiuk riformano comando, addestramento e sistema dei corpi senza distruggere continuità operative. Bankova usa Budanov come coordinatore, non come filtro esclusivo dell’informazione.
Impatti. Il ciclo fra dati dal fronte, decisione, produzione e impiego si accorcia. Droni, difesa aerea, guerra elettronica, cyber e attacchi in profondità vengono integrati in una dottrina coerente. La responsabilità dei comandanti aumenta e le perdite evitabili diminuiscono. Gli alleati percepiscono una leadership più credibile.
Strategia e tappe. Definire entro poche settimane un titolare della Difesa; pubblicare priorità misurabili; proteggere i team tecnici efficaci creati sotto Fedorov; chiarire la divisione fra Ministero e Stato maggiore; istituire revisioni trimestrali su addestramento, mobilitazione, procurement e protezione delle unità.
Consiglio operativo. Valutare il nuovo assetto sui tempi di consegna, sulla diffusione delle innovazioni e sulla trasparenza delle responsabilità, non sulla retorica generazionale.
Stability Case Scenario — equilibrio instabile ma funzionale
Ipotesi chiave. Il nuovo vertice riduce il conflitto aperto, ma le riforme procedono in modo diseguale. Khmara resta ad interim più a lungo del previsto oppure viene sostituito da un ministro debole; Drapatyi ottiene risultati tattici ma incontra resistenze burocratiche; Fedorov rimane fuori dal circuito decisionale principale.
Impatti. L’Ucraina conserva capacità di adattamento e sostegno occidentale, ma non costruisce un sistema pienamente integrato. Le innovazioni si diffondono attraverso unità eccellenti senza diventare standard; la centralizzazione accelera alcune decisioni e ne blocca altre. Le proteste si attenuano, senza sparire come indicatore di sfiducia.
Strategia e tappe. Stabilizzare i ruoli per almeno dodici mesi; evitare ulteriori rimpasti non indispensabili; creare meccanismi formali di feedback dalle brigate; mantenere una comunicazione pubblica credibile sulle ragioni delle nomine e delle rimozioni.
Consiglio operativo. Monitorare la distanza fra annunci ufficiali e capacità effettivamente distribuite alle unità, soprattutto addestramento, protezione antidrone, munizioni e sistemi di comando.
Worst Case Scenario — frammentazione e personalizzazione
Ipotesi chiave. L’interim si prolunga, la catena politica e militare resta ambigua e il conflitto fra riformatori e apparato tradizionale si trasferisce sotto traccia. Drapatyi viene responsabilizzato per risultati che non controlla; Bankova concentra informazioni e nomine senza meccanismi di correzione; un nuovo scandalo o rovescio operativo produce un’altra rotazione.
Impatti. La memoria organizzativa si perde, i partner faticano a individuare interlocutori stabili, il procurement rallenta e le unità ricevono segnali contraddittori. Le proteste si trasformano da mobilitazione su Fedorov in contestazione più ampia della governance di guerra. La politicizzazione del comando aumenta e ogni generale popolare diventa simultaneamente risorsa e minaccia.
Strategia e tappe. Ripristinare una chiara responsabilità parlamentare del ministro; separare valutazione politica e comando operativo; affidare verifiche indipendenti ai programmi critici; evitare che le dimissioni diventino il principale strumento di accountability.
Consiglio operativo. Considerare come segnali d’allarme una seconda sostituzione entro sei mesi, dimissioni pubbliche di comandanti, proteste persistenti, divergenze fra MoD e Stato maggiore e ritardi nei programmi annunciati.

Figura 9. Matrice previsionale del nuovo vertice. Il grafico incrocia coesione politico-militare e capacità di adattamento tecnologico-operativo, collocando la situazione di luglio 2026 in una zona intermedia. È utile perché mostra che l’esito dipende dall’integrazione delle funzioni, non dalla sola scelta di personalità militari. Fonte/base: valutazione IARI. Elaborazione: IARI.
CONCLUSIONI
Non un governo dei generali, ma una Presidenza di guerra più securitizzata
La sequenza delle nomine conferma una crescente volatilità al Ministero della Difesa, ma non dimostra da sola una strategia lineare iniziata nel 2019. I primi cambi furono legati alla formazione dei governi e alla ricerca di un modello di riforma; quelli del 2023–2025 alla fiducia nel procurement, alla mobilitazione e all’integrazione industriale; quelli del 2026 a un conflitto aperto sulla modernizzazione e alla necessità di ricostruire consenso e comando.
La configurazione di luglio 2026 attribuisce un peso eccezionale a figure provenienti da intelligence, sicurezza e forze armate. Budanov dirige l’Ufficio presidenziale, Umerov coordina l’NSDC, Khmara regge la Difesa e Drapatyi comanda le forze. È quindi corretto parlare di securitizzazione. È meno corretto parlare di una cessione del potere ai generali: tutti questi nodi convergono verso la Presidenza, che mantiene il potere di selezione, coordinamento e rimozione.
Il significato strategico dei continui cambiamenti è duplice. Da una parte, Zelensky cerca una macchina di guerra capace di apprendere più rapidamente e di superare inerzie burocratiche. Dall’altra, impedisce che un singolo ministro o comandante diventi indispensabile e politicamente autonomo. Questo equilibrio può produrre adattamento oppure personalizzazione estrema. La differenza sarà misurabile nella durata del nuovo assetto, nella chiarezza delle responsabilità e nei risultati operativi, non nelle dichiarazioni.
Khmara è il primo test. Se l’interim sarà breve e porterà a un ministro forte, votato dalla Rada e capace di lavorare con Drapatyi, il luglio 2026 potrà essere letto come un reset. Se l’interim si prolungherà o sarà seguito da ulteriori rotazioni, diventerà il segnale di una governance che sostituisce le persone più velocemente di quanto riesca a riformare le istituzioni.
Matrice delle variabili da monitorare
| Orizzonte | Variabile da monitorare | Perché conta | Segnale di svolta |
| Breve periodo — 0/3 mesi | Nomina del ministro titolare | Definisce legittimità parlamentare e controllo civile | Candidato votato con mandato e deleghe chiare |
| Breve periodo — 0/3 mesi | Rapporto Khmara–Drapatyi–Skybiuk | Misura coesione fra risorse, comando e pianificazione | Priorità comuni e assenza di conflitti pubblici |
| Breve periodo — 0/3 mesi | Destino dei team di Fedorov | Indica se l’innovazione sopravvive alle persone | Conferma di programmi, budget e leadership tecnica |
| Medio periodo — 3/12 mesi | Riforma dei corpi e dell’addestramento | Determina la capacità di rigenerare forze | Standard unificati e responsabilità dei comandanti |
| Medio periodo — 3/12 mesi | Procurement e tempi di consegna | Misura l’efficacia reale del nuovo assetto | Riduzione dei tempi e trasparenza dei contratti |
| Medio periodo — 3/12 mesi | Proteste e fiducia pubblica | Rivela il costo politico della centralizzazione | De-escalation senza repressione né nuove crisi |
| Lungo periodo — 12/24 mesi | Stabilità dei vertici | Distingue un reset da una rotazione cronica | Nessun nuovo cambio non pianificato |
| Lungo periodo — 12/24 mesi | Equilibrio civile-militare | Protegge legittimità democratica e aiuti | Rada e governo mantengono controllo effettivo |
Tabella 2. Matrice conclusiva per il monitoraggio. Le soglie temporali sono analitiche e non previsioni certe. Elaborazione: IARI.
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Filippo Sardella
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