Gli omicidi svelati, gli “sconti” delle sale ricevimenti e le ombre sulle vittime del racket. Dichiarazioni bomba di Francavilla


Omicidi, persone scomparse, agguati, bombe e un sistema di estorsioni che avrebbe interessato locali, imprese ed esercizi commerciali di Foggia. È un lungo viaggio nella storia criminale della città quello contenuto nelle dichiarazioni di Giuseppe Francavilla, detto Pino Capellone, collaboratore di giustizia, un tempo elemento apicale del clan Sinesi-Francavilla.

Francavilla venne nuovamente interrogato il 22 luglio 2024. In quella occasione, secondo quanto riportato negli atti, confermò e approfondì quanto già dichiarato in precedenza.

I verbali sono confluiti nei faldoni della recente inchiesta che ha acceso i fari sui fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla, cugini del pentito. Le sue dichiarazioni attraversano decenni di criminalità organizzata foggiana e riguardano fatti che, in alcuni casi, gli sarebbero stati raccontati da altre persone o sarebbero stati oggetto di conversazioni interne alla famiglia.

Si tratta di accuse e ricostruzioni del collaboratore che non equivalgono a responsabilità definitivamente accertate e che devono essere sottoposte ai necessari riscontri investigativi e processuali.

L’omicidio Pagliara e il racconto su Mario Francavilla

Interrogato sull’omicidio Pagliara, Pino Capellone riferì che in famiglia, tra lui e Antonello Francavilla, si diceva che ad uccidere la vittima fosse stato Mario Francavilla.

Il collaboratore aggiunse un particolare: durante l’azione Salvatore Prencipe avrebbe vomitato. Per questo episodio, secondo il pentito, veniva deriso in famiglia perché, nonostante quella reazione, sarebbe poi diventato un boss.

Laviano, Bruno e Basta: i delitti attribuiti a Francavilla, Prencipe e Trisciuoglio

Sul delitto di Giuseppe Laviano, Francavilla sostenne di avere appreso da Olinto Bonalumi (il “Lupin” di Foggia) che gli autori sarebbero stati Mario Francavilla e Salvatore Prencipe.

Il collaboratore venne poi interrogato sugli omicidi di Antonio Bruno e di una persona indicata negli atti con il cognome Basta, avvenuti a Monte Sant’Angelo.

Secondo quanto si diceva in famiglia, i due sarebbero stati uccisi da Federico Trisciuoglio e Mario Francavilla. Il pentito aggiunse che per commettere entrambi gli omicidi sarebbe stata utilizzata la stessa pistola.

Alla domanda sull’omicidio di Roberto Bruno, Giuseppe Francavilla si limitò a dichiarare che di quel delitto si parlava all’interno della famiglia, senza indicare nello stralcio allegato mandanti o autori.

Savino Agnelli ucciso per una questione estorsiva

Un altro passaggio riguarda l’omicidio di Savino Agnelli, che abitava di fronte alla casa del collaboratore.

Francavilla affermò di avere ricevuto informazioni da Antonio Vincenzo Pellegrino. Il delitto, secondo il suo racconto, risalirebbe al 1999 e sarebbe stato commesso da Felice Direse per questioni legate a un’estorsione.

Anche in questo caso si tratta della ricostruzione fornita dal pentito agli investigatori.

La Bella e Palumbo, la confidenza attribuita a Flavio Lo Mele

A proposito del duplice omicidio La Bella-Palumbo, Pino Capellone dichiarò di avere ricevuto il racconto da Flavio Lo Mele.

Nello stralcio, tuttavia, non sono riportati ulteriori particolari sugli autori, sul movente o sulle modalità dell’azione.

Novelli, Ladaga e Laccetti: il riferimento a Franco Vitagliani

Interrogato sugli omicidi Novelli, Ladaga e Laccetti, Giuseppe Francavilla attribuì l’esecuzione a Franco Vitagliani, precisando che l’uomo sarebbe stato condannato per quei fatti.

Il verbale non contiene, nel passaggio allegato, ulteriori dettagli sulle singole vicende.

Franco Vitagliani

L’omicidio Cavaliere attribuito alla famiglia Portante

Per il delitto Cavaliere, il collaboratore sostenne ancora una volta di avere ricevuto le informazioni da Pellegrino.

Secondo quanto gli sarebbe stato raccontato, l’omicidio sarebbe stato eseguito dalla famiglia Portante. Il verbale non specifica, nel passaggio riportato, quali componenti della famiglia avrebbero partecipato né l’eventuale movente.

Il delitto Consales e il nome di Gianluca Lo Campo

Un altro omicidio affrontato durante l’interrogatorio è quello di Marcello Consales.

Francavilla indicò come autore Gianluca Lo Campo, conosciuto con il soprannome Gne Gne, aggiungendo che l’uomo sarebbe stato arrestato per quella vicenda.

Vinciguerra, il timore di un possibile pentimento

Particolarmente significativo è il passaggio relativo all’omicidio di Antonio Vinciguerra, detto Caterino.

Secondo Pino Capellone, Vinciguerra sarebbe stato ucciso con il concorso di tutti i clan perché le organizzazioni criminali avrebbero temuto un suo possibile pentimento e la conseguente collaborazione con la giustizia.

Il collaboratore non indicò nello stralcio i singoli partecipanti all’azione, limitandosi a parlare di una scelta condivisa tra i diversi gruppi criminali.

Le scomparse di Giuseppe Scopece e Gianluca Campanile

Gli investigatori interrogarono Francavilla anche sulla scomparsa di Giuseppe Scopece.

Il collaboratore dichiarò che Scopece sarebbe stato ucciso perché ritenuto un confidente della polizia. Anche in questo caso non vengono indicati, nel passaggio allegato, i presunti responsabili materiali.

Diversa la risposta sulla scomparsa di Gianluca Campanile. Pino Capellone affermò di non sapere chi lo avesse ucciso, ma aggiunse che negli ambienti criminali si pensava che Campanile avesse fatto da palo in occasione dell’attentato al bar H24 nel 2016, quando venne ucciso Roberto Tizzano e ferito Roberto Bruno in risposta al tentato omicidio del boss Roberto Sinesi.

Il bar H24; da sinistra, F.Sinesi, C.Sinesi e Patrizio Villani

Il tentato omicidio di Franco Vitagliani

Sul tentato omicidio di Franco Vitagliani, il collaboratore riferì quanto sarebbe stato raccontato da Lino Portante a suo fratello.

Secondo quella versione, a partecipare all’agguato sarebbero stati Gianfranco Bruno, Rodolfo Bruno e Leonardo Lanza.

Michele Mansueto raggiunto nel portone di casa

Il verbale affronta anche il tentato omicidio di Michele Mansueto.

Francavilla dichiarò che l’uomo sarebbe stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco nel portone dell’abitazione di Paolo Vitagliani. Nel passaggio non vengono indicati gli autori dell’agguato.

Il Piccolo Giardino e i 500 euro al mese

Una parte molto ampia dell’interrogatorio è dedicata alle estorsioni.

Per il locale Piccolo Giardino, il collaboratore indicò Antonio Bellofatto come la persona incaricata di riscuotere il denaro. La somma sarebbe stata di 500 euro al mese.

Francavilla non specificò, nello stralcio, chi fosse il destinatario finale del denaro né per conto di quale gruppo Bellofatto avrebbe agito.

La presunta estorsione alla Lucas nel Villaggio Artigiani

Per la Lucas, attività situata nel Villaggio Artigiani, il pentito fece il nome di Leonardo Lanza.

Secondo la sua ricostruzione, Lanza avrebbe riscosso direttamente mille euro al mese. Il denaro, sempre secondo il collaboratore, sarebbe stato preso direttamente dagli esponenti del gruppo.

International, Parco dei Principi e Ambassador

Francavilla dichiarò che anche le sale ricevimenti International, Parco dei Principi e Ambassador avrebbero pagato il pizzo.

Secondo il pentito, in seguito i locali avrebbero smesso di versare somme con una cadenza fissa, adottando un altro sistema: quando venivano organizzati eventi o feste, avrebbero concesso degli sconti. Quello, secondo Pino Capellone, sarebbe diventato il loro modo di corrispondere l’estorsione.

Il collaboratore non specificò nel passaggio le somme originariamente versate né i nomi di chi le avrebbe riscosse.

La discoteca Domus

Alla domanda sull’estorsione alla discoteca Domus, Giuseppe Francavilla rispose di essere stato condannato proprio per quella vicenda.

Non aggiunse, nello stralcio, altre informazioni sulle somme, sulle modalità della richiesta o sugli altri eventuali partecipanti.

Onoranze funebri Buononato, la presunta richiesta da 6mila euro

Un altro episodio riguarda l’agenzia di onoranze funebri Buononato.

Secondo Francavilla, l’estorsione sarebbe stata gestita da Roberto Sinesi, che avrebbe riscosso 6mila euro al mese. Il collaboratore precisò che a parlargliene sarebbe stata una persona indicata nel verbale come Aprile.

La Mura del ferro e il nome di Mario Francavilla

Per la presunta estorsione ai danni della ditta La Mura, operante nel settore del ferro nel Villaggio Artigiani, Pino Capellone indicò Mario Francavilla.

Non vengono precisati nel passaggio allegato l’importo richiesto, il periodo o le modalità di riscossione.

Nardella, 750 euro al mese a testa

Francavilla parlò anche della presunta estorsione ai danni di Antonio Nardella.

Il collaboratore affermò di averla gestita in collaborazione con Felice Direse. Secondo il suo racconto, entrambi avrebbero incassato 750 euro al mese ciascuno.

Salice costruttore, 10mila euro al mese e la bomba

Uno degli importi più elevati citati nel verbale è quello attribuito all’imprenditore Salice.

Secondo Giuseppe Francavilla, il costruttore avrebbe versato 10mila euro al mese. Il pentito aggiunse che nei confronti di Salice sarebbe stata collocata anche una bomba.

L’attentato, nella ricostruzione del collaboratore, potrebbe essere stato eseguito da esponenti della famiglia Trisciuoglio perché, tra il 2013 e il 2014, non avrebbero più ricevuto denaro. Francavilla utilizzò però una formulazione dubitativa, senza esprimere una certezza sull’attribuzione.

Volpe Edile e il ruolo di Bellofatto

Per Volpe Edile, il collaboratore indicò ancora Antonio Bellofatto.

Secondo Pino Capellone, Bellofatto, descritto come un ferraio di Foggia, avrebbe ritirato il denaro dall’impresa per poi consegnarlo a lui.

La bomba al negozio Inglese di corso Giannone

Francavilla ammise poi di avere incaricato Giovanni Rollo di collocare un ordigno davanti a un negozio di scarpe da donna situato in corso Giannone.

L’attività, secondo il verbale, si chiamava Inglese. Il collaboratore non chiarì nel passaggio riportato l’eventuale richiesta estorsiva, il movente specifico o le conseguenze dell’esplosione.

L’incendio al portone di Capobianco e la testa di animale

Un altro episodio raccontato direttamente dal pentito riguarda l’imprenditore Capobianco.

Francavilla dichiarò di voler imporre l’estorsione all’uomo e di aver fatto incendiare il portone della sua abitazione da Giovanni Rollo. Successivamente avrebbe ordinato di collocare una testa di animale sotto casa dell’imprenditore.

La bottiglia incendiaria al Saint Honoré

Per l’estorsione al bar Saint Honoré, Pino Capellone sostenne che Giovanni Rollo avrebbe lanciato o collocato una bottiglia incendiaria contro il locale.

Il verbale non indica l’importo richiesto né se il titolare avesse iniziato a pagare dopo l’intimidazione.

La rivendita di materiale ferroso in via Bari

Il collaboratore venne interrogato anche su una rivendita di materiale ferroso in via Bari.

Secondo la sua dichiarazione, l’estorsione sarebbe stata gestita da Antonio Bellofatto insieme a esponenti dei Moretti. Francavilla precisò che Bellofatto non gli avrebbe mai consegnato personalmente denaro proveniente da quella attività.

Le concessionarie e il riferimento a Rino Tomaselli

Sul fronte delle concessionarie automobilistiche, il pentito dichiarò che in passato avrebbe pagato una persona indicata come Rino Tomaselli, che al momento dell’interrogatorio non sarebbe stata più presente nell’attività.

Il verbale non indica la concessionaria, l’importo o il gruppo destinatario del denaro.

Io Bimbo e Iperscarpe

Alla domanda se volesse aggiungere altro, Giuseppe Francavilla citò due ulteriori presunte estorsioni: quelle ai danni di Io Bimbo e Iperscarpe.

Nello stralcio non sono riportati importi, periodi, intermediari o destinatari finali delle somme.

Il denaro ricevuto da Armando Ferraretti

Il pubblico ministero chiese al collaboratore se, tra il 2018 e il 2024, si fosse completamente disinteressato alle dinamiche del proprio gruppo criminale.

Francavilla rispose che soltanto Armando Ferraretti gli avrebbe inviato del denaro, aggiungendo di non conoscere altri fatti relativi a quel periodo.

L’estorsione contestata a Siracusa

Gli inquirenti gli chiesero anche di un procedimento per estorsione ai danni di una persona o di un’attività indicata come Siracusa.

Pino Capellone confermò di essere imputato e dichiarò di avere già reso dichiarazioni sulla vicenda. Nel passaggio allegato non vengono però riportati ulteriori particolari.

Racket e antiracket

Un altro capitolo riguarda gli imprenditori Lazzaro D’Auria e Alessandro Zito che dopo aver denunciato i clan sono divenuti membri di punta dell’associazione antiracket “fratelli Luciani” di Foggia. Ma dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia emergerebbero interlocuzioni quantomeno inopportune con noti pregiudicati. Il pubblico ministero chiese a Francavilla dell’attentato contro alcuni container presenti a Borgo Incoronata. Il pentito dichiarò che l’imprenditore campano D’Auria, attraverso un intermediario di cognome Valentini, avrebbe chiesto al gruppo di far sgomberare alcuni terreni occupati da persone che vivevano nei container.

Il collaboratore specificò che Valentini – uomo del boss Rocco Morettisi sarebbe successivamente tolto la vita. Lo stralcio non chiarisce chi avrebbe materialmente eseguito l’attentato, quali danni furono provocati e quale fosse l’eventuale compenso promesso. “D’Auria tramite Valentini, persona che si è impiccata – le parole del pentito –, ci disse di far sgomberare dei terreni che erano occupati da persone che stavano nei container”.

L’ultima parte delle dichiarazioni allegate riguarda Zito: “Si. Questo è un imprenditore che aveva una rivendita di materiale edile sulle tre corsie a Foggia – sempre Francavilla al pm antimafia -. Da questo imprenditore dovevano acquistare un parquet. Un suo dipendente mi disse che il proprietario del negozio mi voleva parlare. Mi incontrai con Zito che mi disse che era andato Bruno Rodolfo che voleva sapere chi lo proteggeva. Io gli dissi che avrei parlato con Bruno Rodolfo. Dopo aver parlato con Bruno che mi rassicurò che non avrebbe fatto altro, in carcere seppi che a Zito avevano messo una bomba. Zito mi ha denunciato perché diceva che gli volevamo fare l’estorsione al parquet”.

Rocco Moretti e Domenico Valentini

Un verbale che attraversa decenni di criminalità foggiana

Le dichiarazioni di Giuseppe Francavilla compongono un mosaico nel quale si intrecciano conoscenze dirette, ammissioni personali, racconti ricevuti da altri esponenti criminali e voci circolate all’interno della famiglia.

Il materiale è ora contenuto negli atti della nuova inchiesta sui fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla. Sarà compito degli investigatori distinguere le dichiarazioni già riscontrate da quelle ancora da verificare e ricostruire l’effettivo ruolo delle persone citate.

Per tutti gli indagati e per i soggetti coinvolti nelle vicende non definite da sentenze irrevocabili vale il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo.

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Francesco Pesante

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