“A pensar male si fa peccato ma certe volte ci si azzecca”, così si esprimeva alcuni decenni anni fa colui che veniva considerato un Vecchio Saggio o un Grande Vecchio (la seconda definizione aveva finalità negative) della politica italiana, ovvero Giulio Andreotti. La vicenda dell’invasione massiccia dell’enclave spagnola di Ceuta all’interno del Marocco da parte di decine di migliaia di migranti marocchini, algerini, e di chissà quanti altri Paesi africani, sembra proprio una di quelle vicende che richiama il vecchio adagio andreottiano, delineando una possibile azione ibrida USA-Israele con bassa manovalanza marocchina contro una Spagna troppo riottosa e indipendente.
Questa propensione complottista trova una comprensibile spiegazione nei soggetti potenzialmente implicati nella vicenda: Donald Trump e i suoi più zelanti collaboratori, Benjamin Netanyahu, la Monarchia marocchina, il contesto internazionale di questi ultimi anni e soprattutto il venir meno di qualsiasi freno inibitorio negli Stati Uniti e in Israele quanto all’osservanza delle regole minime del diritto e della coesistenza pacifica internazionali che renderebbero tale operazione ibrida/complotto – Venezuela peraltro docet – plausibile. Il bilancio delle vittime è salito a diverse decine di morti e dispersi. Il governo di Pedro Sánchez ha mobilitato l’esercito a supporto della Guardia Civil e lo stesso premier ha parlato apertamente di un «attacco» e di una «violazione della sovranità territoriale» del Paese.
Sul piano strettamente fattuale, due elementi tecnici aiutano a spiegare (ma parzialmente) la tempistica della crisi. Il primo è una recente sentenza della Corte Suprema spagnola che ha stabilito come i migranti intercettati in mare mentre tentano di raggiungere Ceuta, o l’altra enclave di Melilla, non possano essere respinti immediatamente, restando quindi a carico delle autorità spagnole: una decisione che, secondo i sindacati di polizia, avrebbe involontariamente incentivato nuovi tentativi di attraversamento. Il secondo è la denuncia, sempre da parte dei sindacati della Polizia nazionale, di una scarsa cooperazione delle autorità marocchine nel presidiare il proprio lato del confine — un’accusa che sembrerebbe confermata da diversi video in circolazione nelle ultime ore e che richiama da vicino quanto già avvenuto nel maggio 2021, quando Rabat allentò deliberatamente i controlli per punire Madrid dopo l’accoglienza sanitaria concessa al leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, che si opponeva al riconoscimento della sovranità marocchina sull’ex Sahara spagnolo.
È proprio questo precedente che alimenta oggi, in alcuni ambienti analitici e sui social media, l’ipotesi che la crisi attuale non sia soltanto il prodotto di dinamiche migratorie spontanee, ma rientri in una più ampia strategia di pressione nei confronti della Spagna. La tesi, per essere compresa, va quindi collocata nel contesto delle frizioni reali che negli ultimi mesi hanno opposto il governo spagnolo a Washington e a Israele: Madrid è stato tra i governi europei più netti nel condannare la condotta israeliana a Gaza e nel sostenere iniziative di riconoscimento della Palestina; Sánchez ha espresso forti riserve sull’escalation militare contro l’Iran; e la Spagna è il Paese NATO che più apertamente ha resistito alla richiesta statunitense di portare la spesa militare al 5% del PIL, negoziando un’esenzione esplicita al recente vertice dell’Alleanza svoltosi all’Aja. Tutto questo avrebbe reso Madrid un bersaglio da “disciplinare” agli occhi di Washington e Gerusalemme, in un momento in cui altri governi europei restano più prudenti, per non dire pavidi.
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Non è un mistero come il Marocco intrattenga rapporti privilegiati sia con Washington — che nel 2020 ne ha riconosciuto la sovranità sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione con Israele — sia con Gerusalemme stessa, con cui ha relazioni diplomatiche consolidate dagli Accordi di Abramo. In quest’ottica, un allentamento dei controlli alla frontiera di Ceuta rappresenterebbe per Rabat un segnale a basso costo e ad alta visibilità, capace di mettere in difficoltà un governo europeo scomodo senza che nessun effettivo “beneficiario finale” debba rivendicarne la paternità.
Coincidenza e convenienze
Al momento questa è un’interpretazione, ma tutta una serie di indiscrezioni qualche mese fa, e prese di posizione qualche sospetto lo ingenerano, a partire dall’Homeland Security statunitense ai meme hollywoodiani di Musk fino alla menzognera dichiarazione dell’ambasciatore israeliano all’ONU. Nessuna fonte ufficiale, spagnola e marocchina ha fornito elementi che colleghino esplicitamente la crisi migratoria a una rappresaglia coordinata sui tre dossier citati.
Ciò che è invece osservabile empiricamente è la coincidenza temporale tra l’aggravarsi della crisi e il deterioramento dei rapporti tra Madrid e i suoi alleati atlantici, oltre alla già citata plausibilità strategica che Rabat possa usare la leva migratoria contro la Spagna per compiacere Washington e Gerusalemme.
La tesi non richiederebbe una regia esplicita e coordinata a tavolino, ma un allineamento di convenienze reciproche:
•Gli Stati Uniti, secondo questa lettura, non dovrebbero fare altro che segnalare – anche informalmente, per via diplomatica riservata – il proprio disappunto verso Madrid, lasciando che sia un partner terzo a tradurlo in pressione concreta, in modo da preservare la deniability; naturalmente di “ascari” in Europa e altrove gli USA ne trovano sempre con ampia facilità.
•Israele trarrebbe un beneficio indiretto da qualunque indebolimento politico di un governo (quello spagnolo) che lo ha criticato con particolare durezza, senza dover intervenire in prima persona; anche se, ad onor del vero, il Governo Netanyahu non si è mai fatto scrupoli nel maltrattare anche quei Governi europei che con il loro silenzio si sono i resi complici di quanto accaduto a Gaza, figurarsi quelli che lo hanno contestato.
•L’effetto politico interno in Spagna sarebbe coerente con questa lettura: la crisi ha già riacceso le richieste dell’opposizione e di alleati europei come l’Italia, con l’ipotesi di sospensione di Schengen nei confronti della Spagna (ammesso che sia possibile e applicabile al caso di Ceuta) per un pugno più duro sull’immigrazione, mettendo Sánchez sulla difensiva proprio mentre gestisce coraggiosamente le tensioni con Washington sulla NATO e con Gerusalemme su Iran e questione palestinese.
In un quadro più generale, la vicenda è pertanto un’occasione irripetibile per forzare ulteriormente la pressione sulle questioni migratorie, all’insegna di quel Governo ormai basato unicamente sulla “gestione della paura” che sempre più contraddistingue le democrazie occidentali, con il precipuo intento – peraltro ampiamente rivendicato pubblicamente dall’Amministrazione Trump e dai suoi inquietanti sostenitori della galassia tecno-feudale (Musk, Thiel, etc.) – di propiziare il successo di quelle forze di destra in Europa più allineate agli aspetti più beceri dell’ideologia MAGA.
Le reazioni italiane alla vicenda naturalmente sono state lontanissime da quella solidarietà europea che ci si aspetterebbe in casi del genere (e che abbiamo invocato in passato) a prescindere dalla connotazione ideologica della maggioranza di governo italiana rispetto a quella spagnola; quello che possiamo aspettarci dall’opposizione spagnola o in Gran Bretagna, Francia e Germania non dovrebbe discostarsi di molto.
In sintesi, come dimostra amaramente anche la vicenda della contesa FIFA-UEFA, l’Europa riesce ormai a mantenere la sua unità solo sul calcio!!! Quindi si merita tutto quello che le sta accadendo a causa dei suoi apparenti nemici (Russia), ma soprattutto dei suoi presunti amici.
Non occorrerebbe mai dimenticare, infatti, che sono state le grossolane omissioni diplomatiche e, soprattutto, le guerre senza fine americane in Medio Oriente a partire dall’inizio del XXI secolo a far esplodere oltre misura i fenomeni migratori verso il Vecchio Continente, con il tragicomico risultato che quest’ultimo ora si trova addirittura sbertucciato (è un understatement ovviamente!) dall’attuale Presidente USA per la scarsa energia nel contrasto alle migrazioni. Con amici del genere, chi ha bisogno di nemici?
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Fulvio Scaglione
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