Campora San Giovanni, quarta edizione della Festa dei Popoli


 La quarta edizione della Festa dei Popoli qui a Campora San Giovanni rappresenta, per tutta la FLAI e la CGIL di Cosenza, un motivo di profondo orgoglio ma anche una responsabilità politica e sociale inderogabile.

Il titolo che abbiamo scelto per l’iniziativa di quest’anno “NO REMIGRAZIONE, si INTEGRAZIONE” — non è uno slogan provocatorio o d’occasione: è un vero c proprio manifesto politico e culturale di resistenza democratica.

Oggi non si puo ignorare ciò che sta accadendo nell’enclave di C.EUTA, un pezzo di Europa in Africa, una frontiera, che in queste settimane è tornata a far parlare di sé;

Negli ultimi mesi abbiamo visto migliaia di arrivi, risposte di emergenza, e un dibattito che torna sempre sullo stesso punto di partenza, che cosa facciamo dopo?

Muri, filo spinato e rimpatri.

Ceuta ci ha ricordato una cosa, che senza integrazione, la risposta diventa sempre remigrazionc.

Ed è proprio Ceuta che ad oggi rappresenta lo specchio delle difficoltà dell’Europa.

Nella nostra Nazione negli ultimi mesi assistiamo sgomenti alla tentata legittimazione di concetti retrivi e pericolosi come quello della cosiddetta “remigrazione”, promossa da frange dell’estrema destra e sostenuta da raccolte firme volte a trasformare il rifiuto dell’altro in proposta di legge.

Parlare di remigrazione” significa teorizzare la deportazione, la segregazione e l’annullamento della dignità umana di centinaia di migliaia di persone che vivono, lavorano e costruiscono ogni giorno il futuro delle nostre comunità.

A questa narrazione disumana, regressiva c costituzionalmente inaccettabile, la FLAI CGIL risponde con forza riaffermando il valore supremo dell’Integrazione: un’integrazione vera, fondata sulla dignità del lavoro, sulla parità dei diritti, sulla legalità democratica e sul rispetto reciproco.

Questa quarta edizione si inserisce nel solco di una storia avviata anni fa in questa frazione di Amantea, diventata sul campo un laboratorio nazionale di inclusione lavorativa c sociale.

Nelle edizioni passate abbiamo costruito un dialogo costruttivo tra il sindacato, le istituzioni locali, le associazioni sociali e la comunità migrante residente. A Campora San Giovanni vivono e lavorano stabilmente oltre I .200 cittadini stranieri (provenienti prevalentemente dal Bangladesh, dal Mali c da altri Paesi asiatici cd africani).

Questi lavoratori rappresentano la spina dorsale del nostro comparto agroalimentare, impegnati nelle campagne e negli stabilimenti per la raccolta e lavorazione della rinomata Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP, oltre che nei settori dell’edilizia e dei servizi.

A differenza dei ghetti e delle tendopoli che purtroppo ancora piagano altre aree del Paese e della nostra regione, vogliamo ricordare che proprio in queste ora si sta attuando lo sgombero della tendopoli di San Fèrdinando.

Il “‘modello Campora” dimostra che un’altra strada è possibile, abbiamo sempre sostenuto di non descrivere il paradiso in terra, cerchiamo di non abbassare mai la guardia e stiamo lavorando affinché possa migliorare sempre di più la quotidianità dei lavoratori e lavoratrici ma riteniamo che le aziende agricole del territorio hanno compreso che il rispetto dei diritti e l’applicazione dei contratti collettivi sono 1a chiave della produttività e della qualità

Grazie alla contrattazione e al dialogo con il sindacato, sono stati messi a disposizione navette e furgoni aziendali per accompagnare i braccianti nei campi, eliminando gli storici e drammatici incidenti stradali lungo la Statale 18 che vedevano vittime giovani braccianti in bicicletta.

Molti lavoratori hanno portato qui le loro famiglie, hanno contratti di locazione regolari, hanno acquistato casa e hanno trovato spazi di rispetto per il proprio culto religioso.

La sede della CGIL a Campora non è solo uno sportello per le pratiche di patronato o controllo buste paga, ma un vero punto di riferimento umano, dove si combatte la solitudine, si prevengono Ie truffe dei caporali e si promuovono percorsi di cittadinanza attiva.

Il modello di integrazione che celebriamo deve purtroppo fare i conti ogni giorno con le scelte politiche del Governo Meloni, caratterizzate da una visione miope, esclusivamente securitaria ed emergenziale della gestione dei flussi migratori.

  • Il fallimento strutturale del Decreto Flussi: Un meccanismo farraginoso, rigido e inadeguato che risponde solo alla propaganda e non al reale fabbisogno del mondo del lavoro e dell’agricoltura. Invece di consentire canali di ingresso legali basati sulla ricerca di lavoro e sulla chiamata diretta, il Decreto Flussi scarica la burocrazia sulle aziende e costringe migliaia di persone alla condizione di invisibilità e ricattabilità.
  • Il Decreto Cutro e lo smantellamento dell’accoglienza: La cancellazione della Protezione Speciale e il definanziamento della rete dei SAI (Sistema di Accoglienza c Integrazione) hanno smantellato i percorsi d’integrazione sul territorio, spingendo verso la marginalità e il lavoro nero persone che erano già inserite nelle nostre comunità.
  • L’esternalizzazione dei diritti e l’operazione Albania: La scelta di spendere centinaia di milioni di euro di denaro pubblico per costruire centri di detenzione fuori dai confini nazionali rappresenta uno spreco inaccettabile di risorse e una palese violazione del diritto d’asilo. Risorse che avrebbero dovuto essere investite per rafforzare l’inclusione, 1 servizi sociali locali, le scuole e la salute pubblica.

Non possiamo tacere rispetto al clima culturale che alimenta questo impianto normativo. Le tesi strampalate ed escludenti diffuse da figure come il generale Roberto Vannacci e dal suo bestseller e filone politico — fondato sul presunto “mondo al contrario” — mirano a spaccare la società civile ponendo gli uni contro gli altri.

Additare la società multiculturale, le seconde generazioni e i lavoratori stranieri comc minacce alla “natura” o all’identità italiana è un’operazione ideologica velenosa.

A figure come Vannacci ricordiamo con fermezza l’Articolo 3 della nostra Costituzione Repubblicana e Antifascista:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione dl sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, “

Non esistono “italiani di serie A e “stranieri da remigrare”. Nei nostri campi, nei cantieri e nelle fabbriche esistono lavoratori e lavoratrici che producono ricchezza, pagano le tasse e i contributi previdenziali, sostenendo di fatto il sistema pensionistico e il welfare dello Stato italiano. Chi parla di remigrazione soffia sul fuoco del razzismo per coprire il vuoto delle politiche salariali e industriali di questo Paese.

La posizione della FLAI CGIL, il lavoro svolto del nostro Dipartimento Politiche Migratorie guidato a livello nazionale dal compagno Matteo Bellegoni, è limpida c senza compromessi:

La tragedia di Satnam Singh, il bracciante indiano lasciato morire a Latina con il braccio tranciato senza soccorsi. ci ricorda che dove mancano i diritti c’è schiavitù. La legge contro il caporalato va applicata pienamente, colpendo non solo i caporali ma anche i datori di lavoro incoscienti ed estendendo la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità.

I tragici eventi di Amendolara, 4 braccianti arsi vivi nell’autovettura che li trasportava perché hanno avuto la forza di ribellarsi e rivendicare i propri diritti. E la Calabria ha saputo reagire, in pochi giorni la Cgil Nazionale e Calabrese e la Flai Nazionale e Calabria hanno organizzato un manifestazione molto partecipata che ha provato e continuerà a far mantenere alta l’attenzione delle istituzioni preposte, alla piaga dello sfruttamento.

Serve una nuova legge quadro sull’immigrazione che introduca il permesso di soggiorno per ricerca lavoro, consenta la regolarizzazione su base individuale per ehi ha un’occupazione in Italia e superi 1a logica securitaria, in altre parole serve il superamento della legge Bossi-Fini

I figli dei lavoratori stranieri nati o cresciuti in Italia, che frequentano le nostre scuole e parlano i nostri dialetti, sono italiani nei fatti. Garantire loro la cittadinanza è un atto di civiltà indelebile, quindi non bisogna storcere il naso quando si parla di ius soli.

Integrazione significa salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, diritto ad un alloggio decoroso e pari salario a parità di mansione.

La riuscita della IV Festa dei Popoli dimostra che l’integrazione si costruisce solo facendo rete. Un ringraziamento sentito a tutti i promotori, patrocini e Relatori che condividono questa iniziativa.

Stasera da Campora San Giovanni, da questa piazza gremita di uomini e donne provenienti da ogni angolo del mondo, lanciamo un messaggio forte e chiaro: la Calabria non si piega alla retorica della paura c dell’odio.

La nostra terra, storicamente terra di emigrazione e di accoglienza, sa bene che il futuro si costruisce garantendo diritti, dignità e lavoro per tutte c per tutti

A CEUTA ABBIAMO VISTO UNA RECINZIONE, CHE NOI OGGI QUI SCEGLIAMO DI ABATERE CON LE POLITICHE. SI ALL’INTEGRAZIONE CHE ACCOGLIE STORIE, NO ALLA REMIGIUZIONE CHE LE RESPINGE, PERCHE’ OGNI PERSONA CHE ARRIVA PORTA CON Sé LIN PEZZO DEL NOSTRO FUTURO.


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Redazione Pianainforma.it

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