Come un cervello: la logistica secondo Antonio Gurrieri


Nel suo ufficio non c’è una mappa ferroviaria, ma una gigantografia di un cervello, simbolo di una visione della logistica che va ben oltre il semplice trasporto delle merci. “Se immaginiamo i neuroni come i treni e le loro connessioni come le reti che li collegano, diventa immediato comprendere il nostro lavoro: mettere in relazione territori, infrastrutture e operatori, integrando reti diverse in un unico sistema”, spiega Antonio Gurrieri, amministratore delegato di Alpe Adria. Una metafora che sintetizza la missione del Gruppo: non limitarsi a movimentare merci, ma progettare connessioni, costruire relazioni e sviluppare reti logistiche capaci di adattarsi ai continui cambiamenti dello scenario internazionale. In un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche, dalla ridefinizione delle supply chain e da nuove sfide per il commercio globale, la competitività passa sempre più dalla capacità di creare collegamenti efficienti, resilienti e sostenibili.

Dott. Gurrieri, alla luce della ridefinizione delle catene di approvvigionamento globali, quale ruolo è chiamata a svolgere Alpe Adria?

Prima essere resilienti era uno dei fattori importanti. Oggi è diventato determinante. La geopolitica cambia ogni giorno, i conflitti si ampliano e il sistema tradizionale del trasporto è stato profondamente messo in discussione. Ci troviamo di fronte a un cambiamento che definirei epocale. In questo contesto Alpe Adria non è semplicemente un operatore del trasporto intermodale. Il nostro compito è mettere in relazione domanda e offerta logistica, favorire lo sviluppo di nuovi collegamenti ferroviari e contribuire alla costruzione di reti di trasporto sempre più efficienti e integrate.

Come trasformare questa visione in realtà?

È necessario saper leggere l’evoluzione dei mercati, individuare nuove opportunità e creare le condizioni affinché gli operatori possano sviluppare servizi capaci di rispondere alle esigenze delle imprese. Le infrastrutture rappresentano il punto di partenza, ma da sole non generano traffico: servono relazioni commerciali, cooperazione e capacità di innovare.

Oggi siete una realtà consolidata nel panorama dell’intermodalità europea. Quali sono i risultati più significativi?

Guardando agli ultimi vent’anni, Alpe Adria ha operato quasi 100.000 treni blocco, movimentato oltre 7 milioni di TEUe trasportato circa 160 milioni di tonnellate di merci. L’attività complessiva ha generato un volume d’affari superiore al miliardo di euro. Questi numeri rappresentano molto più di un risultato economico: testimoniano la capacità di costruire relazioni solide con partner internazionali e costituiscono la base per affrontare le nuove sfide del mercato. Per noi la collaborazione non è un’opzione, ma un elemento strategico di crescita.

Se dovesse sintetizzare la logistica internazionale in tre parole, quali sceglierebbe?

Investimenti, innovazione e sostenibilità. Gli investimenti devono essere continui e accompagnare una visione di lungo periodo. Non possono essere interventi episodici, ma devono sostenere progetti capaci di generare valore nel tempo. L’innovazione corre velocemente, ma non è mai fine a sé stessa. Pensiamo all’intelligenza artificiale, che sta trasformando profondamente molti processi: diventa realmente efficace quando è guidata dalle competenze e dalla capacità decisionale delle persone. Infine, la sostenibilità non può più essere considerata soltanto sotto il profilo ambientale. È un concetto che comprende anche la sostenibilità economica e quella sociale, dimensioni ormai strettamente connesse.

Quali sono oggi i corridoi strategici sui quali Alpe Adria è maggiormente impegnata?

Più che di singoli corridoi, preferisco parlare di reti integrate. Negli ultimi anni abbiamo sviluppato collegamenti che interessano tutti i punti cardinali dell’Europa: dal Regno Unito al Benelux, dalla Germania ai Paesi dell’Europa centrale, fino ai Balcani, al Middle Corridor e ai collegamenti verso il Mediterraneo orientale.

Il più significativo?

Il corridoio che collega Damietta, in Egitto, con Trieste, proseguendo verso il Lussemburgo, il Belgio e la Gran Bretagna. Un collegamento che consente ai prodotti ortofrutticoli egiziani di raggiungere il mercato britannico in circa 24 ore, offrendo un’alternativa efficiente al trasporto aereo. Accanto alle direttrici internazionali continuiamo a investire anche sul territorio italiano, con collegamenti che dalla Campania raggiungono l’Austria e l’Ungheria, contribuendo alla competitività delle produzioni agroalimentari nazionali.

Lei parla spesso della necessità di costruire un nuovo paradigma tra industria e logistica. Che cosa significa concretamente?

Oggi produzione, trasporto e distribuzione non possono più essere considerati mondi separati. La competitività di un’impresa dipende dalla capacità di integrare tutti gli anelli della filiera. Per questo crediamo in un modello di collaborazione stabile tra imprese, operatori logistici, gestori delle infrastrutture e istituzioni. Non si tratta semplicemente di organizzare un trasporto, ma di progettare insieme soluzioni che aumentino l’efficienza complessiva del sistema. I costi logistici incidono sempre di più sulla competitività delle imprese. In alcuni comparti, come quello ortofrutticolo, possono arrivare a rappresentare fino al 30-35% del valore del prodotto. Se industria e logistica non dialogano tra loro, diventa difficile competere sui mercati internazionali.

Qual è la sua visione della logistica europea alla luce dell’attuale scenario geopolitico?

Occorre intervenire su tre livelli. Il primo è quello internazionale: servono regole condivise che restituiscano stabilità al commercio globale, nel rispetto della sovranità dei singoli Stati. Il secondo è quello europeo. L’Unione Europea disegna i corridoi ferroviari e intermodali, ma troppo spesso lascia ai singoli Paesi il compito di realizzarli concretamente. È necessario sviluppare una vera politica comune della mobilità. C’è poi il Mediterraneo, un’area strategica non solo per l’Italia ma per l’intera economia globale. Oggi prevalgono ancora logiche di concorrenza tra gli Stati rivieraschi; sarebbe invece fondamentale costruire una politica mediterranea condivisa e armonizzata con quella europea.

Oggi sostenibilità ed efficienza economica vengono spesso presentate come obiettivi contrapposti. È davvero così?

Credo che non sia più possibile separare la sostenibilità ambientale da quella economica e sociale. Il trasporto ferroviario rappresenta un esempio concreto di come questi obiettivi possano convivere. Per percorrenze superiori ai 350 chilometri, il viaggio su rotaie consente una riduzione delle emissioni di CO₂ fino al 76% rispetto al trasporto su gomma e permette di abbattere i costi unitari fino al 30%, grazie alla maggiore capacità di carico e alla minore dipendenza dal carburante.

Quale messaggio desidera rivolgere agli operatori logistici e agli investitori internazionali?

La collaborazione è vitale. Nessuno può affrontare da solo il mercato globale: l’unione continua a fare la forza. La logistica europea sta attraversando una fase di trasformazione senza precedenti. Chi saprà investire in innovazione, costruire partnership solide e sviluppare reti sempre più integrate sarà protagonista della crescita dei prossimi anni. Il futuro richiede capacità di visione, investimenti continui e spirito di iniziativa. Sono convinto che le opportunità siano superiori alle difficoltà e che la logistica rappresenti oggi uno dei principali fattori di competitività per l’economia europea.


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Tommaso Bianchi

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