Modena, 14 giugno 1940 – Pavana, 6 agosto 2026
Francesco Guccini il cantautore di tutti i tempi,
per me il Maestrone che conferma il mio sentire, il mio essere,
sei giusta o forse no, ma sei così come sei, ognuno ha il suo splendore e la sua oscurità.
Ero una ragazzina di 12/13 anni e già lo ascoltavo, il mio padre saggio.
Giovane ed ingenua io ho perso la testa..sian stati i libri o il mio provincialismo..
ho iniziato a frequentare una radio da poco nata nel mio paese (Malegno),
non l’ho più lasciata, sono qui , anche ora che scrivo di lui, Radio Voce Camuna.
Lo devo ringraziare per le canzoni che ha scitto, i libri, le parole dette ai concerti,
ha sempre toccato e fatto vibrare quelle corde più intime ed essenziali che ti fanno sopravvivere:
La casa è come un punto di memoria
Le tue radici danno la saggezza
E proprio questa è forse la risposta
E provi un grande senso di dolcezza (Radici)
Qualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottore. E insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è un morte un po’ peggiore.(Canzone delle osterie di fuori porta)
Quand’io l’ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio
Sprezzante come i giovani, gli scivolavo accanto senza afferrarlo
E non capivo che quell’uomo era il mio volto, era il mio specchio
Finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo (Amerigo)
Non son razza padrona, non sono gente arcigna
Siamo volgari come la gramigna
Non so se è pregio o colpa esser fatti così
C’è gente che è di casa in serie B
Contandoli uno a uno non son certo parecchi
Son come i denti in bocca a certi vecchi
Ma proprio perché pochi son buoni fino in fondo
E sempre pronti a masticare il mondo (Gli amici)
In fondo a quest’oggi c’è ancora la notte
In fondo alla notte c’è ancora, c’è ancora (Signora Bovary)




Tutto questo lo sai e sai dove cominciaLa grazia o il tedio a morte del vivere in provincia.Perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni. E abbiam gli stessi maliSiamo vigliacchi e fieri saggi, falsi, sinceri, coglioni (Canzone quasi d’amore)
Vorrei restare per sempre in un posto solo
Per ascoltare il suono del tuo parlare
E guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
Impliciti dentro al semplice tuo camminare
E restare in silenzio al suono della tua voce
O parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
Dimenticando il tempo troppo veloce
O nascondere in due sciocchezze che son commosso
Vorrei cantare il canto delle tue mani
Giocare con te un eterno gioco proibito
Che l’oggi restasse oggi senza domani
O domani potesse tendere all’infinito (Vorrei)
io, Francesco Guccini, eterno studente
perché la materia di studio sarebbe infinita
e soprattutto perché so di non sapere niente,
io, chierico vagante, bandito di strada,
io, non artista, solo piccolo baccelliere,
perché, per colpa d’altri, vada come vada,
a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,
io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
riflettori e paillettes delle televisioni,
alle urla scomposte di politicanti professionisti,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni…(Addio)






un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un’emozione non piena, non
colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.
Ma ogni storia la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.(Farewell)
È una cosa stata, cosa che sarà, può essere in un ghetto, fabbrica, città
Contro queste cose o chi non lo vorrà, contro chi va contro o le difenderà
Prima per chi perde e poi chi vincerà, uno ne finisce ed uno sorgerà
Sempre per il bene dell’umanità, chi fra voi kapò, chi vittima sarà
In un lager (Lager)
Vedi cara è difficile spiegare
È difficile capire se non hai capito già (Vedi cara)
Io chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà (Auschwitz)
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada
Il domani come tutto se ne andrà ( Un altro giorno è andato)






E la canzone diventa un sasso
Lama, martello, una polveriera
Che a volte morde e colpisce basso
E a volte sventola come bandiera
La urli allora un giorno di rabbia
La getti in faccia a chi non ti piace
Un grimaldello che apre ogni gabbia
Pronta ad irridere chi canta e tace
Però alla fine è fatta di fumo
Veste la stoffa delle illusioni
Nebbie, ricordi, pena, profumo
Son tutto questo le mie canzoni (Una canzone)
Sarà quando quell’ultima volta
che la vedi e la senti parlare
quando il giorno dell’ultima volta
che vedrai il sole nell’albeggiare
e la pioggia ed il vento soffiare
ed il ritmo del tuo respirare
che pian piano si ferma e scompare (L’ultima volta)
I suoi libri:
Cròniche Epafániche (1989): Il suo acclamato debutto letterario focalizzato sull’infanzia a Pàvana.
Vacca d’un cane (1993): Incentrato sul periodo dell’adolescenza a Modena.
Cittanòva blues (1903): Il capitolo conclusivo della trilogia, dedicato agli anni di Bologna.
Dizionario delle cose perdute (2012) e Nuovo dizionario delle cose perdute: Nostalgiche e ironiche raccolte di oggetti, abitudini e parole ormai dimenticati dal mondo moderno.
Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto (2019)Tre cene (l’ultima invero è un pranzo) (2021): Tre storie separate ma collegate dal rito della tavola e dello stare insieme
Così eravamo. Giornalisti, orchestrali, ragazze allegre e altri persi per strada (2024): Una raccolta di racconti che delinea la giovinezza dell’autore tra quadri storici e personali.
Romeo e Giulietta 1949 (2025): Romanzo di formazione incentrato su una storia d’amore sovversiva nell’Emilia del dopoguerra.







(Non ci sono tutti)
Calde le pere! (Uscita postuma, settembre 2026): Il suo ultimissimo romanzo, la cui pubblicazione è stata pianificata da Giunti Editore subito dopo la scomparsa del Maestro.
I romanzi gialli con Loriano Macchiavelli:
Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti (1997)
Un disco dei Platters (1998)
Lo spirito e altri briganti (2002)
Tango e gli altri (2007)
Malastagione (2011)
La pioggia fa sul serio (2014)
Tempo da elfi (2015)
Vola golondrina (2023)
io ho letto questa considerazione su i suoi libri che mi sembra appropriata
è di Paolo Jachia musicologo e semiologo:
«Non sono libri facili, i romanzi di Guccini, anche se, naturalmente, essendo libri profondamente legati al suo modo di raccontare, al suo mondo poetico, anche di primo acchito sono pur sempre libri appassionanti non solo perché imprevedibili nelle soluzioni linguistiche e stilistiche, ma più ancora perché questi romanzi sono profondamente legati tematicamente al nostro passato prossimo di ex contadini e miserabili neo-urbani, legati dunque al tempo antico, e in qualche modo fiabesco, dei nostri genitori e più ancora dei nostri nonni…»

Non so, non credo vi sarà un altro come lui,
ma i giovani (tanti già ci sono) lo conosceranno, lo ameranno, lo ascolteranno per sempre.

Così lo voglio ricordare, farlo vivere ancora e ancora..
io, giullare da niente, ma indignato,
anch’io qui canto con parola sfinita,
con un ruggito che diventa belato,
ma a te dedico queste parole da poco
che sottendono solo un vizio antico
sperando però che tu non le prenda come un gioco,
tu, ipocrita uditore, mio simile…
mio amico…
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Daniela Pezzoni
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