La prima edizione italiana di “Congetture spagnole” consente di riscoprire un protagonista dell’avanguardia culturale spagnola, pioniere del cinema moderno e intellettuale tra i più originali e controversi dell’Europa del Novecento
La casa editrice Inquadrature Perfette arricchisce il proprio catalogo dedicato alla Settima Arte con la pubblicazione di Congetture spagnole, testo della conferenza El cine y la cultura humana, tenuta nel 1944 all’Università di Madrid dallo scrittore e operatore culturale Ernesto Giménez Caballero. La prolusione ha per fulcro il cinema, la sua storia e il ruolo che esso svolge nella formazione e nella diffusione della cultura, per poi soffermarsi sul rapporto tra cinema, propaganda e costruzione dell’immaginario collettivo.
Chi era Ernesto Giménez Caballero
Oggi Ernesto Giménez Caballero (1899-1988) è un autore quasi sconosciuto al pubblico italiano, mentre negli anni Trenta fu protagonista di un intenso e fecondo dialogo culturale con il nostro Paese. La sua importanza nella storia del cinema spagnolo è tutt’altro che marginale. Gegé – come era soprannominato negli ambienti dell’avanguardia – fu infatti uno dei protagonisti della nascita del cinema d’avanguardia spagnolo, in costante dialogo con le esperienze francesi, tedesche e sovietiche. Tra il 1928 e il 1932 rappresentò una delle figure centrali della cultura cinematografica del suo Paese, più come organizzatore e teorico che come regista.
La Gaceta Literaria
Già autore di numerosi libri, nella seconda metà degli anni Venti si impose a Madrid come instancabile animatore culturale, promuovendo mostre, inchieste giornalistiche e rassegne librarie internazionali dedicate ad autori catalani, portoghesi, tedeschi e argentini. Nel 1927 fondò La Gaceta Literaria, destinata a diventare rapidamente il più autorevole periodico letterario spagnolo e il principale punto di riferimento di quella che sarebbe poi stata definita la «Generazione del ’27», una delle stagioni più feconde della letteratura europea del Novecento.
Il Cineclub Español
L’anno successivo il suo interesse si rivolse al cinema con la fondazione del Cineclub Español, realizzata insieme a Luis Buñuel e Juan Piqueras. Fu il primo tentativo sistematico di educare il pubblico spagnolo a considerare il cinema una forma d’arte e non un semplice spettacolo commerciale. Nelle serate del Cineclub venivano proiettate opere praticamente sconosciute in Spagna: i film dell’avanguardia francese di René Clair e Germaine Dulac, quelli sovietici di Ejzenštejn e Pudovkin, oltre a produzioni tedesche e documentari sperimentali.
Alle proiezioni partecipavano scrittori, filosofi e artisti come Ramón Gómez de la Serna, Federico García Lorca, Rafael Alberti e altri protagonisti della Generazione del ’27. In questo ambiente maturò anche la formazione cinematografica dello stesso Buñuel.
Il cinema come avanguardia
Per Giménez Caballero il cinema rappresentava il linguaggio artistico più moderno del Novecento. Nelle pagine de La Gaceta Literaria sosteneva che il film dovesse emanciparsi dalla semplice narrazione teatrale e affidare la propria forza espressiva al montaggio, al ritmo delle immagini, alla fotografia urbana e alla capacità di sorprendere lo spettatore attraverso l’ironia e la sperimentazione. In queste riflessioni si riconoscono chiaramente l’influenza del Futurismo italiano, delle teorie sovietiche del montaggio e delle avanguardie francesi.
L’opera oggi forse più significativa di questa stagione è Noticiario del Cineclub (1930), un cortometraggio muto di circa dieci minuti che si presenta come un originale collage visivo. Vi compaiono Salvador Dalí, Rafael Alberti e numerosi intellettuali madrileni, mentre le immagini della città si alternano a scene di carattere quasi documentaristico. Il montaggio rapido, ironico e volutamente discontinuo costruisce il ritratto della nuova élite culturale spagnola attraverso un linguaggio pienamente modernista. Ancora oggi il film è considerato uno dei documenti fondamentali dell’avanguardia cinematografica spagnola.
Esencia de verbena
Sempre nel 1930 Giménez Caballero realizzò Esencia de verbena, generalmente considerato il suo lavoro cinematografico più importante. Il film prende spunto dalla verbena, la tradizionale festa popolare madrilena, trasformandola in un raffinato esercizio di linguaggio cinematografico. Attraverso una successione di dettagli, giochi di luce, primi piani e movimenti della folla, il regista mette in scena il contrasto tra la tradizione popolare e la modernità urbana.
L’influenza del cinema impressionista francese e del documentario poetico risulta evidente. Più che raccontare una storia, il film cerca infatti di restituire un’atmosfera, un ritmo e una percezione visiva della città. Non a caso è considerato uno degli esempi più significativi del cinema d’avanguardia spagnolo, accanto alle opere di Luis Buñuel e Salvador Dalí.
Edith, la sua Beatrice
Tra il 1928 e il 1930 maturò anche la svolta politica di Giménez Caballero. Un ruolo non secondario ebbe il matrimonio, celebrato nel 1924, con Edith Sironi Negri, sorella del console italiano a Strasburgo, che lo scrittore definì più volte «la mia Beatrice». Fu lei ad avvicinarlo alla cultura italiana e, soprattutto, all’esperienza del fascismo. «Roma – scrisse – era la Madrid cesarea e imperiale che Madrid non sarebbe stata mai».
Nella capitale italiana egli vedeva il centro della civiltà occidentale e della cristianità latina, oscurate, a suo giudizio, da quattro secoli di protestantesimo e di predominio nordico. Attraverso Edith e i frequenti soggiorni in Italia, il direttore de La Gaceta Literaria entrò in contatto con numerosi intellettuali italiani, tra cui Filippo Tommaso Marinetti, Curzio Malaparte, Giuseppe Bottai e Margherita Sarfatti.
La conversione al fascismo
Giménez Caballero considerava il fascismo mussoliniano la più autentica rivoluzione della modernità, capace di conciliare progresso, tradizione, nazionalismo e cattolicesimo. Ai suoi occhi esso rappresentava un modello politico e culturale che la Spagna avrebbe dovuto adattare alla propria storia, abbandonando l’imitazione dei sistemi liberali dell’Europa settentrionale. Il 15 febbraio 1929 annunciò pubblicamente la propria adesione al fascismo pubblicando su La Gaceta Literaria il prologo alla traduzione spagnola di Italia barbara di Curzio Malaparte. In quelle pagine definiva il nazional-sindacalismo «il fascismo possibile per la Spagna», pur riconoscendo che il Paese non fosse ancora pronto ad accoglierlo.
La presa di posizione provocò una profonda crisi all’interno della rivista. Molti collaboratori si dimisero e La Gaceta Literaria perse progressivamente il carattere pluralista che l’aveva resa il punto di riferimento dell’avanguardia spagnola. Negli ultimi numeri, pubblicati fino al 1932, Giménez Caballero arrivò a firmare gran parte degli articoli con l’emblematica definizione di «El Robinson literario de España».
Dalla Falange alla guerra civile
Nel 1931 collaborò con La Conquista del Estado, fondata da Ramiro Ledesma Ramos, e due anni dopo aderì alla Falange, dalla quale tuttavia si allontanò ben presto a causa dei contrasti con José Antonio Primo de Rivera. Lo scoppio della guerra civile lo colse a Madrid, dove la sua notorietà di intellettuale lo espose immediatamente al rischio di rappresaglie. Rimase nascosto per alcune settimane grazie all’aiuto della domestica italiana della famiglia, mentre molti esponenti del mondo politico e culturale della destra spagnola venivano arrestati e uccisi, tra cui Ramiro de Maeztu e Pedro Muñoz Seca.
Riuscito infine a espatriare, raggiunse l’Italia passando quasi inosservato grazie a un travestimento. Si rifugiò dapprima presso Margherita Sarfatti, nella sua villa sul lago di Como, dove fu accolto con sincera cordialità. Il legame con la celebre critica d’arte era nato alcuni anni prima e si consolidò ulteriormente durante il soggiorno italiano. Nella prefazione all’edizione spagnola di Dux, pubblicata nel 1938, Giménez Caballero ricorderà di aver letto più volte quel volume, considerandolo una delle proprie fonti d’ispirazione.
La collaborazione con Franco
Poco dopo decise di rientrare nella Spagna nazionalista, mettendosi a disposizione del governo insediato a Burgos. Collaborò alle attività della stampa e della propaganda, affiancando al lavoro organizzativo un’intensa attività pubblicistica e conferenziera. Tra le conferenze di quegli anni figura anche El cine y la cultura humana, il testo che viene oggi proposto al lettore italiano con il titolo Congetture spagnole. Parallelamente collaborò a riviste italiane come Gerarchia e Critica Fascista.
Giménez Caballero rimase sempre più un intellettuale che un uomo di partito. Lontano dall’idea di un fascismo rivoluzionario puro — di José Antonio Primo de Rivera o di Ramiro Ledesma — Giménez Caballero propendeva per una mescolanza tra destrismo e cattolicesimo, molto vicino a quello che sarebbe diventato il regime franchista.
Ambasciatore in America Latina
Consapevole dei propri limiti come dirigente politico, negli anni Cinquanta si orientò definitivamente verso la carriera diplomatica. Nel 1954 Giménez Caballero venne nominato addetto culturale presso l’ambasciata spagnola ad Asunción. Successivamente operò anche in Brasile e, nel 1958, fu promosso ambasciatore di Spagna in Paraguay, incarico che mantenne fino al pensionamento, nel 1970. Rientrato a Madrid, visse gli ultimi anni lontano dalla politica attiva, pur continuando a partecipare saltuariamente alla vita culturale del Paese. Morì il 14 maggio 1988 all’età di ottantotto anni.
Lo stile di Congetture spagnole
Come emerge anche dalla lettura di Congetture spagnole, lo stile di Ernesto Giménez Caballero costituisce uno degli aspetti più originali – e insieme più difficili da classificare – della sua produzione. Pur evolvendosi nel corso degli anni, conserva alcune caratteristiche costanti: il gusto della sorpresa, la frammentarietà, la forza dell’immagine e una scrittura fortemente visiva.
La pagina procede per brevi sequenze, immagini improvvise, slogan, accostamenti inattesi e metafore audaci. Definizioni paradossali, giochi di parole, riferimenti colti, arcaismi e termini popolari convivono in una prosa che sembra costruita secondo il ritmo del montaggio cinematografico. Anche quando affronta temi politici, Giménez Caballero non rinuncia mai alla sperimentazione linguistica e all’efficacia dell’immagine.
Non è un caso che Carlo Boselli, nella prefazione a Roma risorta nel mondo, volume premiato nel 1938 con il Premio Internazionale San Remo per il miglior studio di un autore straniero dedicato all’Italia, ne abbia delineato un ritratto ancora oggi efficace: «La prosa di Giménez Caballero si distingue per uno stile tra secentista e novecentista, tra Góngora e Marinetti; stile vulcanico e rivoluzionario, lirico e metaforico, volta a volta paradossale o enfatico, ma sempre sincero: irto di sottili bizzarre immagini e di simpatiche audaci stravaganze di lingua, di sintassi e di pensiero».
Uno scrittore non assimilabile ai canoni della saggistica tradizionale
La definizione coglie perfettamente la natura di uno scrittore difficilmente assimilabile ai canoni della saggistica tradizionale. Giménez Caballero non argomenta secondo uno schema lineare: accumula immagini, intuizioni, analogie e provocazioni, chiedendo al lettore una partecipazione continua. È una prosa che riflette pienamente lo spirito delle avanguardie europee e che conserva ancora oggi una sorprendente vitalità espressiva.
Un interprete del suo tempo originale e inquieto
A quasi ottant’anni dalla conferenza madrilena del 1944, Congetture spagnole offre finalmente al lettore italiano l’occasione di confrontarsi direttamente con uno degli intellettuali più originali e controversi della Spagna del Novecento: promotore delle avanguardie, pioniere del cinema spagnolo, animatore della Gaceta Literaria e autore di una prosa di straordinaria forza inventiva.
La scelta di Inquadrature Perfette di proporre per la prima volta in italiano questo testo non colma soltanto una lacuna editoriale, ma restituisce ai lettori uno scrittore che, al di là delle sue controverse posizioni ideologiche, merita di essere conosciuto per il ruolo svolto nella cultura europea fra le due guerre. Ed è forse proprio questo il merito principale di Congetture spagnole: consentire di riscoprire un autore che fu uno degli interpreti più originali e inquieti del suo tempo.
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Vincenzo Fratta
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