12 agosto 2026 – ore 16:00 – Premessa – Mentre il fatidico ferragosto incombe, azzerando una buona parte delle redazioni di giornali e riviste, alcuni spiragli di luce sembrano emergere dalle tenebre di un conflitto in Ucraina che sembra non avere una fine. Mentre infuriano i bombardamenti da entrambe le parti, merita segnalare l’avvenuta liberazione da parte della Russia dell’ex marine americano Robert Gilmar al quale, secondo quanto riferito dalla stampa russa, Putin avrebbe concesso la grazia. Il Dipartimento di Stato americano ha ringraziato formalmente Mosca attraverso un comunicato dedicato. Nel contesto, il presidente ucraino, al termine del consueto discorso serale alla nazione, ha voluto riferire di aver trasmesso alla controparte americana le proposte di pace per porre fine al conflitto. Inoltre, i media americani e in parte quelli ucraini hanno comunicato che a seguito di un colloquio intercorso tra il Vice Presidente statunitense Vance e il Presidente Ucraino Zelensky, su esplicita richiesta americana, l’Ucraina ha sospeso l’intensa campagna di attacchi con droni contro le petroliere che utilizzano il terminal del Caspian Pipeline Consortium nel porto russo di Novorossiysk.
Mentre in silenzio le diplomazie lavorano, la stampa ucraina, forse per la prima volta con questa enfasi, dedica ampio spazio alla drammatica crisi economica che attraversa il Paese, con particolare riferimento alla disastrosa situazione nel Mar Nero che, controllato di fatto dalla Russia, sta determinando il blocco di tutte le attività portuali e commerciali delle aziende agricole e siderurgiche ucraine, come noto motori chiave della fragile economia di Kiev. Infine, merita dedicata attenzione la recente dichiarazione da parte di Oleksandr Klymenko, giovane coraggioso magistrato a capo della Procura anticorruzione ucraina, SAPO, sostenuta come noto dalle Agenzie americane, in cui si delinea un quadro d’insieme drammatico dove la classe politica di Kiev non sembra, a suo dire, in alcun modo intenzionata a contrastare la pervasiva corruzione.
Questi elementi dovrebbero oltremodo spingere l’intera comunità internazionale a creare le condizioni per fermare il conflitto, un conflitto feroce nel cuore dell’Europa che sta continuando a devastare territori, trascinandosi un carico orrendo di morte, divenuto da molto, troppo tempo insopportabile. Le cause profonde della guerra, di questa guerra, le conosciamo perfettamente, gli stucchevoli e semplicistici riferimenti tra buono e cattivo, tra invasore e invaso, non trovano più ampio risalto sui media. La pace arriverà, ma gli antichi equilibri, le consolidate relazioni di un tempo che ci sembra così lontano, non potranno essere ripristinate nel breve-medio periodo. Mentre la ricostruzione dell’Ucraina sarà a carico della sola Europa, la Russia, logorata, è divenuta estremamente diffidente verso l’Occidente e probabilmente cercherà di consolidare nel breve periodo le alleanze con Cina e India, espandendosi in Africa e guardando anche attraverso i BRICS al sud del mondo. Gli USA sfoggeranno le insegne imperiali della vittoria, pur sapendo di aver innescato sapientemente nel tempo i focolai della rivolta ucraina. Il conflitto in Ucraina sparirà dalla scena e il suo faldone, verrà riposto sapientemente in armadi impolverati della storia. Gli stati europei saranno presto attraversati da campagne elettorali che potrebbero sostanzialmente modificare gli attuali equilibri politici. L’industria della difesa sta fiorendo e i proclami per un nuovo riarmo nell’intera Europa non accennano a placarsi. Gli USA e il Segretario della NATO appaiono soddisfatti.
Questa guerra non avrà vincitori, perché tutti hanno perso. Hanno perso sicuramente Mosca e Kiev, ma anche tutta l’Europa, incapace di esprimersi come interlocutore credibile e mediatore autorevole delle cd controversie internazionali; hanno perso anche gli Stati Uniti che hanno visto in breve tempo scemare drasticamente l’antica autorevolezza, affidabilità e fiducia da parte dei propri “alleati” storici sia in Europa che in Medio Oriente e in Asia.
Gli antichi equilibri sono definitivamente saltati, sembra che si navighi a vista senza al momento intravvedere una meta.
Oggi, purtroppo, in Occidente non sembrano emergere figure carismatiche in grado di esprimere una visione politica credibile, autorevole, in grado cioè di imprimere un’accelerazione positiva nei confronti delle future generazioni. La politica non può essere relegata unicamente agli affari, alla tracotanza e alla mera cupidigia di alcuni, sarebbe la fine della nostra civiltà, la fine ingloriosa per tutti noi.
https://www.ft.com/content/725b4d15-bd8d-4083-a04e-db016338af2e?syn-25a6b1a6=1
MOSCA: Rilascio di Robert Gilman
Vi propongo il comunicato ufficiale da parte del Dipartimento di Stato americano, sicuramente scarno, ma al contempo colmo di significati diplomatici assolutamente non trascurabili:
“Oggi, dopo oltre quattro anni di detenzione in Russia, Robert Gilman sta tornando a casa per ricongiungersi alla sua famiglia. Il signor Gilman si unisce agli oltre 100 americani che il Presidente Trump ha liberato durante il suo secondo mandato. Ringraziamo la Russia per aver collaborato con l’inviato speciale Steve Witkoff per il rilascio del signor Gilman e per avergli permesso di ricevere le cure mediche necessarie qui negli Stati Uniti. Pur apprezzando questo passo positivo, continuiamo a chiedere l’immediato ritorno di tutti gli altri americani ingiustamente detenuti, incluso Stephen Hubbard, anch’egli ingiustamente detenuto. Il Presidente non si fermerà finché tutti gli americani ingiustamente detenuti non saranno tornati a casa”.
https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/08/release-of-robert-gilman/
https://tass.com/world/2171535
La Russia si sta preparando alla mobilitazione autunnale, subito dopo la simulazione delle elezioni parlamentari
– Discorso del Presidente
Nel consueto discorso serale, Zelensky non parla della situazione al fronte, sempre più critica e decide di chiudere il suo intervento riferendo di aver trasmesso alla controparte americana le proposte di pace per porre fine al conflitto.
Leggiamo insieme:
“La Russia ha nuovamente utilizzato missili lanciati dalla Corea del Nord nel suo attacco contro l’Ucraina la scorsa notte. Missili balistici sono stati lanciati contro Kiev e Zaporizhzhia da diverse regioni russe. Tragicamente, ci sono state vittime: le mie condoglianze a tutti i loro cari. Decine di persone sono rimaste ferite in questi attacchi. La situazione a Zaporizhzhia è stata particolarmente grave. Per tutta la giornata di oggi, sono proseguiti gli attacchi con vari tipi di droni contro città e villaggi in prima linea, dalla regione di Sumy a quella di Kherson. Gli attacchi missilistici notturni sono stati lanciati dalle regioni russe di Kursk, Rostov, Oryol e Voronezh. C’è stata un’altra minaccia di missile balistico. E quando rispondiamo a questi attacchi russi, quando colpiamo le loro infrastrutture, questo deve essere considerato esclusivamente come una reazione pienamente giustificata alla guerra della Russia, al suo costante terrore contro l’Ucraina, contro il nostro popolo. Oggi abbiamo condotto operazioni appropriate – sanzioni a medio e lungo raggio – contro la Russia, prendendo di mira impianti dell’industria petrolifera, logistica e infrastrutture militari. Il Comandante in capo delle Forze armate ucraine e il Servizio di sicurezza ucraino ne hanno parlato. Noi continueremo – in risposta. L’Ucraina non ha certo bisogno della guerra. Se Putin desidera la guerra a tal punto da ricorrere all’ennesima palese manipolazione politica con le sue elezioni farsa, al punto da temere di ammettere alle elezioni anche un solo partito che si esprimesse almeno in parte a favore della pace – e ha escluso il partito Yabloko – allora le sue priorità sono chiarissime. C’è stato un rapporto dell’intelligence della Difesa – Oleh Ivashchenko – sui preparativi della Russia per la mobilitazione. Tutto è confermato da documenti interni russi: si stanno preparando per l’autunno, subito dopo la simulazione delle elezioni parlamentari. Il piano di Putin non è particolarmente complicato. Vuole creare l’impressione che i russi siano a favore della guerra – ogni partito ancora ammesso alle elezioni è, in un modo o nell’altro, contrario alla pace. E poi, dopo le cosiddette elezioni, ha in programma un’ulteriore rapida mobilitazione di diverse centinaia di migliaia di russi entro la fine dell’anno, più altrettanti l’anno prossimo. Questo si aggiungerà al reclutamento che stanno cercando di attuare tramite l’arruolamento a contratto. Il contingente russo in Ucraina perde almeno 30.000 uomini al mese, il 60% dei quali viene ucciso. Le dimensioni complessive dell’esercito di occupazione sul nostro territorio si sono gradualmente ridotte, grazie alle nostre operazioni militari e, soprattutto, all’uso dei droni. Putin ora crede che un’ulteriore mobilitazione e il coinvolgimento di truppe nordcoreane gli permetteranno di prolungare questa guerra e intensificare l’attività offensiva russa. Noi ci stiamo preparando per le nostre operazioni militari, per rendere il più difficile possibile alla Russia l’attuazione di tali piani. Ho affidato i compiti pertinenti ai nostri servizi di intelligence e ai servizi speciali ucraini.
E un ultimo punto.
Abbiamo ricevuto un rapporto dal nostro team negoziale. Abbiamo trasmesso le nostre proposte alla controparte americana. Gli Stati Uniti possono contribuire a rafforzare la nostra difesa, innanzitutto attraverso la difesa aerea, e possono esercitare pressioni sulla Russia affinché cambi i suoi piani, passando dal prolungamento della guerra alla preparazione per porvi fine. Ringrazio tutti coloro che ci stanno aiutando a difendere l’Ucraina, il nostro popolo e la nostra indipendenza. E per favore, abbiate cura di voi stessi e prestate attenzione agli allarmi antiaerei.
https://www.president.gov.ua/en/news/speeches
L’Ucraina è impegnata in una corsa contro il tempo mentre la Russia soffoca i porti del Mar Nero
Dominic Culverwell, giornalista ucraino e noto esperto di economia e finanza del Kyiv Independent, ha voluto evidenziare le attuali gravi criticità economico-commerciali esistenti in Ucraina, meritevoli di dedicata attenzione informativa proprio perché’ il quadro d’insieme ci viene proposto dall’interno della realtà di Kiev. Una situazione drammatica, non oggetto di particolare attenzione da parte dei network europei.
Leggiamo insieme:
ll fumo che si leva sul Mar Nero è ormai uno spettacolo quotidiano nell’oblast di Odessa, mentre la Russia continua a colpire porti e navi nelle acque ucraine. Ma è sulla terraferma che l’impatto della campagna russa si fa sentire maggiormente, con l’Ucraina che rischia una crisi economica se il paese non trova presto una soluzione.
Le principali vittime sono le aziende agricole e siderurgiche ucraine, entrambe motori chiave dell’economia, che sono state tagliate fuori dalle cruciali rotte commerciali attraverso il Mar Nero. Secondo Olena Bilan, capo economista della società di investimenti Dragon Capital, l’Ucraina potrebbe perdere tra l’1% e l’1,5% del suo prodotto interno lordo (PIL) entro la fine dell’anno.
Sebbene il Mar Nero non sia ufficialmente bloccato, le navi evitano l’Ucraina per timore di essere colpite da missili. Da giugno, Mosca ha deliberatamente intensificato gli attacchi contro navi civili e infrastrutture portuali, mentre l’Ucraina esercita pressione sull’economia russa colpendo sempre più spesso raffinerie petrolifere, la flotta ombra e centri logistici a duplice uso.
Al momento non esiste una soluzione chiara alla crisi. Le rotte commerciali terrestri sono semplicemente incapaci di trasportare gli stessi volumi del Mar Nero e sono più costose, mentre i porti sul Danubio, più bassi, sono esposti agli attacchi russi.
“Al momento è difficile trovare un armatore abbastanza coraggioso da puntare a uno dei porti ucraini”, ha dichiarato al Kyiv Independent Bogdan Kostetskyi, socio operativo della società di consulenza Barva Invest.
“A quanto pare, l’unica opzione rimasta saranno i valichi di frontiera terrestri, che nella migliore delle ipotesi potrebbero generare un traffico di 1,5 milioni di tonnellate (di prodotti agricoli) quando ne avremmo bisogno di circa 5 milioni di tonnellate al mese.”
Le conseguenze sono già disastrose. I costi logistici per i cereali sono aumentati di 50 dollari a tonnellata, mentre i prezzi interni dei cereali sono crollati, le esportazioni agricole sono diminuite del 23% il mese scorso rispetto a giugno e i colossi siderurgici Ferrexpo e Metinvest hanno interrotto la produzione in diverse miniere perché impossibilitati a importare ed esportare prodotti. A lungo termine, gli agricoltori a corto di liquidità potrebbero seminare meno, le aziende siderurgiche potrebbero licenziare il personale e i costi per i consumatori potrebbero aumentare di pari passo con l’incremento delle tariffe del trasporto merci su rotaia, che questo mese sono aumentate del 30% a seguito degli attacchi al porto, ha dichiarato al Kyiv Independent Serhii Vovk, direttore del Center for Transportation Strategies, una società di consulenza con sede a Kiev. Per ora, gli agricoltori ucraini stanno optando per immagazzinare il loro grano anziché pagare prezzi di esportazione esorbitanti, mentre le autorità cercano soluzioni. Ma il momento critico arriverà a metà settembre, quando inizierà il raccolto del mais, con l’Ucraina che si aspetta un’annata eccezionale, e lo spazio di stoccaggio si esaurirà, ha affermato Vovk.
“Il mais è uno dei principali prodotti cerealicoli ed è destinato principalmente al mercato cinese. Per esportarlo sono necessarie acque profonde e grandi navi”, ha affermato.
Kiev è alla disperata ricerca di partner che possano fornire supporto. Una delle opzioni attualmente in discussione è l’esportazione attraverso quattro porti polacchi, nonostante il divieto imposto da Varsavia sulle importazioni di cereali ucraini, secondo quanto riferito dal Ministero dell’Agricoltura ucraino.
Nel frattempo, le Ferrovie ucraine, la compagnia ferroviaria statale, stanno negoziando con le Ferrovie moldave uno sconto del 50% sulle tariffe di transito per ridurre i costi di trasporto merci, con l’obiettivo finale di trasportare le merci al porto rumeno di Costanza. Kiev ha inoltre chiesto all’UE ulteriori 220 milioni di euro (254 milioni di dollari) in sovvenzioni per sostenere i piccoli e medi agricoltori, aiutandoli a pagare gli interessi sui prestiti bancari attraverso il programma di prestiti statali al 5-7-9%. Bruxelles ha dichiarato al Kyiv Independent di aver ricevuto la richiesta e di star valutando la situazione, oltre a essere in contatto con Kiev, Bucarest e Chișinău. Non ha confermato se fornirà i finanziamenti.
La svolta decisiva potrebbe arrivare entro la fine del mese, quando la Turchia farà da mediatrice nei colloqui tra Russia e Ucraina, dopo aver chiesto una moratoria sugli attacchi nel Mar Nero il 9 agosto. Ankara aveva già contribuito a negoziare l’accordo sul trasporto del grano nel Mar Nero nel 2022, che aveva ripristinato il trasporto del grano ucraino precedentemente bloccato dalle navi russe.
I primi risultati dei colloqui per il ripristino delle operazioni marittime potrebbero essere visibili il 20 agosto, ha dichiarato Valerii Tkachov, vicedirettore del Dipartimento Operazioni Commerciali delle Ferrovie Ucraine, ad ASAP Agri, una società di analisi, confermando poi la tempistica al Kyiv Independent. L’esercito ucraino sta anche lavorando per sbloccare fisicamente i porti, ha aggiunto Tkachov al Kyiv Independent. La Turchia è un attore chiave che opera nei porti ucraini e russi e acquista cereali e metalli sia dalla Russia che dall’Ucraina, ha affermato Vovk. Tuttavia, ha aggiunto, non è certo che Ankara riesca a negoziare con successo un altro accordo sul Mar Nero in tempo utile.
“Abbiamo pochissimo tempo per trovare una soluzione. Da qui a ottobre o all’inizio di novembre. Dopodiché, i nostri magazzini saranno pieni e sarà davvero un grosso problema”, ha affermato.
https://kyivindependent.com/ukraine-faces-race-against-time-as-russia-chokes-black-sea-ports/
La SAPO ammette che la corruzione in Ucraina non sta diminuendo e che lo Stato non ha la volontà politica di combatterla.
La stampa ucraina ha recentemente riportato il contenuto del briefing svolto da Oleksandr Klymenko, capo della Procura Specializzata Anticorruzione (SAPO), finalizzato a commentare il rapporto del dipartimento relativo al primo semestre del 2026. Il coraggioso magistrato ha tracciato un quadro d’insieme decisamente a tinte fosche, meritevole di grande attenzione perché questa metastasi, rappresentata dalla pervasiva corruzione, sarà assolutamente protagonista nel lungo e complesso processo di ricostruzione del paese che sarà affidato in via esclusiva all’Europa al termine del conflitto.
Leggiamo insieme:
Il livello di corruzione in Ucraina rimane invariato, e la corruzione tra i più alti funzionari è addirittura in aumento.
Lo ha annunciato Oleksandr Klymenko, capo della Procura Specializzata Anticorruzione (SAPO), durante un briefing , commentando il rapporto del dipartimento relativo al primo semestre del 2026, secondo quanto riportato dall’Agenzia di stampa ucraina.
“La corruzione in Ucraina non sta diminuendo. Rimane allo stesso livello. Anzi, se parliamo di corruzione ai vertici, è addirittura in aumento. Lo Stato dimostra di non avere la volontà politica di combattere adeguatamente questa corruzione”, ha osservato il capo della Procura sudafricana.
Tra i problemi irrisolti, ha citato la mancanza di un istituto di esperti e i cosiddetti “emendamenti Lozovyi”, tuttora non abrogati, che offrono ai funzionari corrotti l’opportunità di sottrarsi alle proprie responsabilità archiviando i procedimenti per motivi puramente formali. Klymenko ritiene inoltre che la SAPO non disponga ancora di poteri sufficienti.
Ad esempio, propone di consentire al dipartimento di avviare autonomamente indagini sui parlamentari e di coordinare le azioni investigative, sia pubbliche che sotto copertura, nei loro confronti.
“Pertanto, non dovremmo dipendere dalla volontà di un altro funzionario che non ha alcun legame con la Struttura Anticorruzione”, ha sottolineato il capo della SAPO.
Inoltre, Klymenko ha richiamato l’attenzione sul problema dell’estradizione e sulla creazione di gruppi investigativi congiunti con altri Stati, poiché la maggior parte dei casi di corruzione oggigiorno si estende oltre i confini dell’Ucraina.
“Oggi la maggior parte dei progetti fraudolenti non si limita più ai confini dell’Ucraina. Molti casi riguardano altre giurisdizioni. In particolare, nel caso Midas, un gran numero di giurisdizioni sono state coinvolte nella legalizzazione dei fondi. Dobbiamo creare gruppi investigativi internazionali con altre giurisdizioni al fine di ottenere prove in questo specifico procedimento penale nel modo più rapido ed efficiente possibile e scambiare informazioni con i pubblici ministeri di altre giurisdizioni”, ha spiegato Klymenko.
Conclusione
La poesia “Promemoria” di Gianni Rodari insegna che la pace si costruisce attraverso la normalità dei gesti quotidiani, mentre la guerra rappresenta una deviazione assoluta da evitare. Con una semplicità disarmante, Rodari elenca azioni ordinarie come “lavarsi, studiare, giocare”, contrapponendole all’unica cosa da non fare mai: la guerra.
Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno, né di notte,
né per mare, né per terra:
per esempio, la guerra.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani
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Stefano Silvio Dragani
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