Firenze, 12 agosto 2026 – Quante volte abbiamo attraversato piazza del Duomo a testa bassa, sbuffando davanti a quei gruppi di turisti che, spaesati, sorseggiano un cappuccino mentre addentano una pizza margherita? E quante volte, dall’altra parte, siamo stati noi a finire nel mirino degli abitanti di un’altra città, magari mentre sorseggiavamo una sangria con una paella davanti alla Sagrada Familia? E anche quando siamo convinti di essere viaggiatori diversi dagli altri, perché abbiamo pianificato l’itinerario seguendo i consigli dell’influencer locale di nicchia, finiamo comunque per fare le stesse code e visitare gli stessi luoghi. Al diavolo il caldo torrido che imperversa sulla città.

Si parte

Per questo abbiamo deciso di fare un esperimento: vivere Firenze esattamente come la vivono milioni di visitatori. Per un giorno abbiamo seguito alla lettera uno degli itinerari più cliccati dai turisti anglofoni, intitolato “Florence in half a day: All the highlights to see”, ovvero: “Firenze in un giorno e mezzo: tutto quello che c’è da vedere”.

Armati di una bottiglietta d’acqua, cappellino e occhiali da sole, ci siamo trasformati in perfetti turisti mordi e fuggi. Lo rifaremmo? La risposta è no.

Nonostante il divieto, girando per il centro si vede spesso chi organizza per strada giochi come “le tre carte“ o “le tre campanelle“

Il cibo

La prima tappa è il Duomo. La cattedrale di Santa Maria del Fiore, completata nel 1436, è uno dei monumenti più fotografati al mondo. Davanti alla cupola del Brunelleschi, una distesa di turisti armati di smartphone cerca di racchiudere in uno scatto tutta la sua magnificenza. Intorno, gelaterie, bar, bancarelle di souvenir, ristoranti e bisteccherie. 

Noi, però, abbiamo un altro compito: fare quello che farebbe un turista. E quindi mangiare. Notiamo che molti spagnoli e americani passeggiano con una coppetta ricavata da un limone svuotato, riempita di una specie di gelato. “La cucina italiana è buonissima”, esclama entusiasta Alfonso, arrivato dalla Spagna. Verrebbe da spiegargli che quel sorbetto ha ben poco di tradizionale, ma chi siamo noi per giudicare? Così cediamo anche alla tentazione: coppa grande, per non farci mancare nulla, e i primi 12 euro da turisti se ne vanno per una pozione chimica dal retrogusto di limone.

Approfondisci:

“Le famiglie spendono meno. Ma basta accusare noi balneari di prezzi folli. Gli aumenti veri sono altri”

“Le famiglie spendono meno. Ma basta accusare noi balneari di prezzi folli. Gli aumenti veri sono altri”

Verso la seconda tappa, Piazza della Signoria, ci imbattiamo nell’immancabile accoppiata pizza e latte macchiato. Non ce la sentiamo di consumarli insieme, nemmeno per amore della cronaca. Ripieghiamo su una pizzetta e, poco dopo, un cappuccino: conto da 14 euro, complice il servizio al tavolo. D’altronde, con la Fontana del Nettuno a pochi metri, è difficile lamentarsi del prezzo. Ne è convinta Rory, 22 anni, arrivata dagli Stati Uniti. “Restiamo a Firenze due giorni – racconta – poi ripartiamo per la Liguria. Con la mia famiglia stiamo facendo il giro dell’Italia. Questa città è meravigliosa”.

Per pranzo puntiamo all’Antico Vinaio, attratti dalle celebri schiacciate che richiamano migliaia di persone da tutto il mondo. I prezzi vanno dai 9 ai 13 euro, ma è la fila interminabile di via dei Neri a farci cambiare idea. “È sempre così, soprattutto d’estate”, racconta Alejandro, cuoco della catena da oltre un anno. “C’è chi si mette in coda dalle sette del mattino per aspettare l’apertura. A fine giornata non ne possiamo davvero più”.

E2B047A7-F519-4417-8E40-D08A2E52D0AE

Le code

Tra gli aspetti più sottovalutati dell’overtourism ci sono le file. Basta trascorrere qualche ora a Firenze da turista per capire che la città si è trasformata in un’immensa coda. Dopo un po’ viene quasi da chiedersi se la vita stessa non sia altro che una fila ordinata di persone in attesa che succeda qualcosa.

Approfondisci:

Timbrature anomale e soldi dall’azienda al suo conto: licenziata la furbetta del cartellino. Lei fa causa, il tribunale le dà torto

Timbrature anomale e soldi dall’azienda al suo conto: licenziata la furbetta del cartellino. Lei fa causa, il tribunale le dà torto

Per acquistare il biglietto del Duomo bisogna mettere in conto almeno un’ora di attesa. Senza prenotazione, agli Uffizi si possono superare tranquillamente le due ore. Si aspetta anche per entrare al Bargello o a Palazzo Vecchio. E c’è persino chi resta in fila oltre mezz’ora per una foto alla macchinetta automatica: tre euro a scatto, per dovere di cronaca.

I turisti, quelli veri, sembrano viverla con assoluta serenità. “Restiamo a Firenze solo tre giorni – raccontano gli spagnoli James e Ophelia, in coda proprio davanti alla macchinetta –. Vogliamo portarci a casa dei ricordi. Il caldo e le file non ci interessano: per questo siamo qui e non al mare”. La stessa spensieratezza si legge sui volti di molti visitatori. “Dopo Firenze andremo a Verona – spiegano David e Laura, arrivati dal Portogallo –. Per la bellezza di questa città vale la pena sopportare sia il caldo sia le attese”.

Noi, però, non riusciamo a condividere lo stesso entusiasmo. Camminando sull’asfalto rovente, con il sole a picco, decidiamo di fermarci a riempire la borraccia a una fontanella. Ma anche lì ci aspetta una sorpresa: attesa stimata tra i trenta e i quaranta minuti.

489DB6D5-6BFA-4980-8684-E96C1E58EC1A

Chi lavora, coi turisti

Per visitare una città con tranquillità servono anche piccole comodità: trovare un posto a sedere in un bar, acquistare un souvenir, passeggiare in un ambiente pulito e ben tenuto. Dietro tutto questo c’è il lavoro di decine di persone che, a Firenze, sono una presenza costante. E allora viene spontaneo chiedersi: com’è cambiato il turismo visto dai loro occhi?

“È cambiato completamente. Da un paio d’anni – racconta la titolare dell’Opera Caffè – le persone spendono sempre meno. Arrivano soprattutto gruppi organizzati che, nella migliore delle ipotesi, chiedono un bicchiere d’acqua. Mi è capitato più volte che, dopo aver bevuto il cappuccino, si alzassero senza pagare. Cosa ordinano di più? Sicuramente iced coffee e limonata”.

La stessa impressione arriva da Massimo Lombardi, ’cassettaio’ di piazza Duomo. “La mia famiglia porta avanti questa attività da generazioni, ma non avevo mai visto persone così restie a spendere. Al massimo comprano un magnete e, con pochi euro, si portano a casa un ricordo. Sono lontani i tempi in cui acquistavano con più leggerezza”.

Approfondisci:

Timbrature anomale e soldi dall’azienda al suo conto: licenziata la furbetta del cartellino. Lei fa causa, il tribunale le dà torto

Timbrature anomale e soldi dall’azienda al suo conto: licenziata la furbetta del cartellino. Lei fa causa, il tribunale le dà torto

Un po’ incivili

A pesare è anche l’inciviltà di alcuni visitatori. “Molti non si rendono conto che la Loggia dei Lanzi è parte integrante degli Uffizi – spiega Mario Ferrante, addetto al servizio di controllo –. Si sdraiano sui gradini, mangiano appoggiati ai piedi delle statue. È una disperazione. Credo che non abbiano la percezione del luogo in cui si trovano. Una volta un’americana mi mostrò una foto di piazza San Marco, a Venezia, chiedendomi dove fosse. Le risposi: “Signora, così su due piedi, ha parecchia strada da fare””.

Il fattaccio

Per chiudere la giornata da perfetti turisti ci facciamo coraggio e compriamo un cono in una di quelle gelaterie dove il gelato deborda dalla cialda. Cono piccolo: tre euro. Paghiamo con la carta e rimettiamo il portafoglio nello zaino. Solo una volta rientrati in redazione ci accorgiamo che non c’è più.

Scippo? Distrazione? Forse non lo sapremo mai. Una cosa, però, è certa: questa esperienza da turisti ci è costata cara. In tutti i sensi.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link