“La mia forza è sempre stata il coraggio di inseguire i sogni, un’ostinazione che mi ha permesso di vedere la bellezza dove gli altri scorgevano solo degrado. Ho attraversato i continenti cercando la vertigine di un orologio capace di farmi battere il cuore”. Nelle parole di Sandro Fratini, imprenditore fiorentino classe 1953, vive ancora lo sguardo incantato del ragazzo di Campi Bisenzio che, il giorno della Prima Comunione, rimase folgorato davanti all’inesorabile mistero del tempo dettato dagli ingranaggi di un Longines.

Chi era Sandro Fratini ragazzo e cosa è rimasto di lui? “Un giovane pieno di sogni. E la cifra della mia vita è rimasta la stessa: la capacità di alimentarmi di desideri e visioni. C’è chi pensa che certe mie scelte imprenditoriali fossero guidate dal pragmatismo, ma in realtà ho sempre seguito istinto e cuore. Se mi si presentava l’occasione di un affare redditizio che però non mi divertiva, che non mi dava un’emozione vera, io rifiutavo. Più che un imprenditore, mi considero un sognatore che ha fatto della passione la propria bussola. È questa ricerca continua della bellezza che mi guida ancora oggi, a 73 anni”.

Il suo nome resta legato a una pagina storica del jeans italiano: la Rifle. Cosa custodisce di quegli anni? “Quando si parla di Rifle, si parla di una storia di passione e, soprattutto, di un legame familiare profondo. Negli anni Ottanta e Novanta, quell’azienda non era soltanto un lavoro, ma un cammino condiviso insieme a mio padre, a mio zio, ai miei cugini. Eravamo, e siamo rimasti, una grande famiglia, unita da un affetto autentico. Oggi mio padre e mio zio non ci sono più, ma quel patrimonio di valori resta vivo dentro di noi. Guardando indietro, rivedo un tempo bellissimo che mi ha formato come uomo e in cui ci siamo anche divertiti nel senso più profondo e creativo del termine. Poi gli scenari storici ed economici sono mutati. L’emergere della realtà cinese ha cambiato radicalmente le regole del gioco. Il giorno in cui ho dovuto cedere l’azienda confesso che c’è stata una commozione sincera, una ferita sottile. Non stavo semplicemente vendendo un marchio: stavo lasciando andare una parte della mia identità”.

Qual è oggi il suo rapporto con Firenze? “Io amo Firenze in modo viscerale. Le mie radici sono a Campi Bisenzio, ma la fiorentinità la sento dentro, in ogni strada. È un senso di appartenenza profondo. La città ha tutto, ma negli ultimi tempi il tema della sicurezza mi preoccupa. Leggere di scippi e rapine quotidiane è una ferita, un’ombra che Firenze non merita. Non è un’accusa all’amministrazione, che fa quello che può: le forze dell’ordine fanno un lavoro straordinario, ma serve la certezza della pena”.

I fiorentini hanno sempre un angolo di città del cuore. Qual è il suo? “Se devo pensare a quell’angolo di Firenze in cui ritrovare una connessione intima con la città, non ho dubbi: è Piazza Santa Maria Novella. È un luogo verso il quale nutro un sentimento quasi personale, profondo. Oltre venticinque anni fa, in tempi davvero non sospetti, ho scelto di investire lì, nel settore alberghiero. L’ho fatto perché ho sempre creduto che quella fosse una delle piazze più straordinarie di Firenze. All’epoca c’era un degrado evidente, doloroso da vedere; e proprio per aver scommesso su quel luogo quando era difficile farlo, oggi sento quella piazza anche un po’ mia. Ancora adesso, quando l’attraverso e ne contemplo la bellezza”.

È anche un grandissimo tifoso della Fiorentina… “Sono tifosissimo. Nella vita ci sono due cose che non si cambiano mai: la mamma e la squadra del cuore”.

Qual è il giocatore viola che l’ha fatta più emozionare? “Sono almeno quattro o cinque: Luciano Chiarugi con i suoi dribbling mi fece innamorare del gioco. Giancarlo Antognoni era l’incarnazione della fiorentinità e dell’eleganza. Poi Gabriel Batistuta, un gigante assoluto, e Daniel Bertoni. Infine Giovanni Galli, un grande portiere ma soprattutto un amico sincero con cui ho mantenuto un rapporto umano forte negli anni”.

C’è mai stato un momento in cui è stato vicino ad acquistare la Fiorentina? “Mai, le assicuro che erano solo voci. Era una promessa fatta a mio padre. Lui conosceva la mia emotività e mi disse con grande garbo: ’Mi raccomando, non comprare mai la Fiorentina’. Sapeva che la mia passione avrebbe potuto avere il sopravvento sulla ragione, portandomi a fare scelte irrazionali. Ho rispettato quel consiglio, continuando a soffrire per i colori viola da semplice tifoso”.

Lei è uno dei più importanti collezionisti di orologi al mondo. Si dice che la sua collezione ne conti più di 2mila e valga milioni. “Il numero preciso non lo conosco. E nemmeno il valore economico. Sono tanti, sono il frutto di quarant’anni di ricerche e di viaggi in giro per il mondo. Per me hanno un valore puramente affettivo: non li ho mai quantificati sul piano finanziario, non essendo interessato a venderli. È la storia di un grande amore. E come si può mettere un prezzo all’amore?”.

Quando è nata questa passione? “Il giorno della prima comunione, con un Longines placcato oro. Fui subito catturato dal mistero di quel meccanismo. Mia nonna fu la mia prima complice, regalandomi orologi finché non sono diventato grande e ho iniziato a comprarli da solo. Poi arrivò mio padre, che mi faceva da socio sulle acquisizioni più importanti quando non potevo permettermele. Devo tutto a loro due”.

Cosa vede in un orologio che gli altri non vedono? “Mi emoziona la sensazione di tenerlo sul palmo della mano. Non sono un purista maniacale: se un quadrante mostra i segni del tempo a me piace, purché abbia qualcosa da raccontare. Come si può pretendere la perfezione da un oggetto di ottant’anni? Preferisco che mostri le sue ‘rughe’, proprio come una bella donna: portano con sé il racconto della vita. Se c’è un’imperfezione creata dai decenni, per me è un valore in più”.

Ha passato la vita a custodire orologi. Ma cos’è per lei il tempo oggi? “Il tempo insegna una lezione severa: è l’unica cosa che non si può comprare. È talmente prezioso che vorrei poterne acquistare ancora, se fosse possibile. Ma il tempo è inesorabile”.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link