A più di un mese di distanza dal secondo turno elettorale, Keiko Fujimori è emersa come la candidata più votata nel ballottaggio in Perù.
Figlia del dittatore Alberto Fujimori, Presidente della Repubblica peruviana dal 1990 al 2000 e condannato poi per svariati reati, Keiko Fujimori è arrivata al potere dopo essersi presentata per ben quattro volte alle elezioni presidenziali[1]. Stando allo scrutinio successivo al 7 giugno e conclusosi dopo più di venti giorni, Fujimori è stata votata per lo più nelle aree urbane del Paese e dai peruviani all’estero; mentre il suo avversario Roberto Sánchez ha ricevuto in gran parte l’appoggio delle zone rurali, con uno scarto di appena 50.000 voti[2] che porterà alla proclamazione ufficiale di Fujimori il prossimo 28 luglio, una volta sciolte le accuse di irregolarità presentate dal suo rivale.
Chi è Keiko Fujimori?
Keiko Fujimori, 51 anni, è la leader del partito di destra Fuerza Popular (FP), fondato nel 2010. Tuttavia, la sua carriera politica è iniziata ben prima se si considera che, nel 1994, divenne first lady a soli 19 anni quando il padre e la madre[3] si separarono. Alla morte del padre nel 2024, Fujimori ha raccolto l’eredità del fujimorismo, divenendo per questo una figura molto controversa agli occhi di tanti. Durante la campagna elettorale, Fujimori ha cercato di trasmettere un’immagine forte, richiamando all’unità e alla riconciliazione nazionale attraverso un piano di governo dal titolo Perú con orden. Tra i punti più rilevanti, la sicurezza nazionale e la lotta alla criminalità, con un esplicito rimando al Presidente de El Salvador Nayib Bukele, soprattutto in merito alla costruzione di carceri di massima sicurezza, il dispiegamento delle forze di polizia e l’inasprimento delle pene per i reati più gravi. A ciò si aggiungono l’uso mirato dell’intelligenza artificiale e misure di carattere economico-sociale volte a ridurre il deficit fiscale, favorire il passaggio al rinnovabile, diminuire la dipendenza dagli idrocarburi importati e garantire l’accesso ai beni di prima necessità e al mercato immobiliare.
L’accusa di brogli elettorali
Lo sfidante di Fujimori, Roberto Sánchez, è invece a capo del partito Juntos por el Perú e rappresenta la sinistra dell’ex Presidente Pedro Castillo (2021-2022)[4], durante il cui mandato era stato Ministro del Commercio Estero e del Turismo. L’obiettivo di Sánchez, che si definisce candidato presidencial castillista (candidato presidenziale castillista) era proprio rivendicare Castillo, condannato per cospirazione finalizzata alla ribellione quando, nel dicembre 2022, aveva cercato di sciogliere il Congresso. Uno dei punti principali della campagna elettorale di Sánchez è stata la liberazione dell’ex Presidente – da sempre dichiaratosi innocente – che egli considera vittima di un complotto golpista. La sua liberazione, sostenuta da Sánchez per mezzo di un indulto, farebbe da apripista alla rinascita della patria e del governo per il popolo, favorendo la creazione di una nuova Costituzione (una patria soberana, justa y construida desde las bases del pueblo peruano[5]).
Le accuse di brogli elettorali erano state presentate già durante il primo turno del 12 aprile, quando Fujimori aveva ottenuto la maggioranza dei voti (17,19%) e Sánchez era emerso come il secondo più votato (12,03%) contro il candidato di estrema destra Rafael López Aliaga (11,91%), che ha contestato lo scrutinio senza presentare delle prove concrete.
Il ruolo del voto estero
I conteggi hanno inoltre rivelato l’importanza del voto espresso dai peruviani residenti all’estero, che sono stati fondamentali nell’assicurare la vittoria a Fujimori – stando al voto interno, sarebbe invece emerso Sánchez come vincitore. È stato proprio il voto estero (63% dei voti a favore di Fujimori) a determinare il ritardo nel conteggio finale e Sánchez non ha esitato a parlare di frode e manipolazione dei risultati, alludendo all’eliminazione dell’obbligo di digitalizzazione dei verbali da trasmettere a voto concluso – una procedura adottata, invece, durante il primo turno.
Quali prospettive?
Il 15 luglio, l’Organismo Nazionale Elettorale del Perù (Jne)[6] ha consegnato le credenziali ufficiali alla Presidente eletta che, il prossimo 28 luglio, assumerà ufficialmente la guida del Paese, spaccato all’interno fra sostenitori e detrattori, oltre che fra centri metropolitani e aree rurali, divisione, quest’ultima, riflessasi perfettamente nel voto. Se, da un lato, i sostenitori di Fujimori associano il suo cognome a ordine, crescita economica e lotta all’organizzazione terroristica Sendero Luminoso; i suoi detrattori temono un’escalation in senso autoritario, con chiare violazioni dei diritti umani e corruzione diffusa.
Al momento, lo scenario più probabile è lo slittamento a destra del Perù, che si aggiungerebbe al gruppo di Paesi latinoamericani che hanno già intrapreso questa nuova direzione. La linea dura di governo della Presidente neoeletta potrebbe tradursi in una maggiore cooperazione con Paesi allineati quali El Salvador di Bukele o l’Argentina di Milei, con un parallelo avvicinamento agli Stati Uniti di Trump, che è da sempre un fermo sostenitore della svolta reazionaria dei Paesi sudamericani. Non resta che osservare i primi passi di Fujimori per capire l’effettiva direzione che intraprenderà il Perù, mentre si attendono le elezioni presidenziali in Brasile il prossimo autunno.
[1] Ha collezionato tre sconfitte consecutive alle elezioni del 2011, 2016 e 2021.
[2] L’organo competente è l’Ufficio Nazionale per i Processi Elettorali (ONPE).
[3] Susana Higuchi ha giocato un ruolo chiave nel finanziamento della campagna presidenziale che ha portato al potere Alberto Fujimori nel 1990, quando quest’ultimo, in opposizione al candidato Mario Vargas Llosa, era uno sconosciuto per la maggior parte delle persone. Di professione ingegnere, Higuchi ha avuto quattro figli da Fujimori, da cui ha poi ottenuto il divorzio a seguito delle accuse di violenza e corruzione.
[4] Professore originario di un paesino delle Ande, Pedro Castillo è riuscito a battere Keiko Fujimori nel 2021 divenendo Presidente del Perù, per poi essere incarcerato un anno dopo con l’accusa di voler sciogliere il Parlamento. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/peru-al-bivio-fujimori-contro-sanchez-237994
[5] Una patria sovrana, giusta e costruita dalle basi del popolo peruviano, https://cnnespanol.cnn.com/2026/06/07/latinoamerica/peru-roberto-sanchez-candidato-izquierda-quien-es-orix
[6] Il Presidente del Jne Roberto Burneo, nel consegnare le credenziali a Fujimori presso il Gran Teatro Nazionale di Lima, ha sottolineato che, per la prima volta, una donna è stata eletta alla guida del Paese per mezzo del voto popolare.
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Benedetta Vincenti
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